WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com TASTE IT EASY Thu, 27 Mar 2025 11:14:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://www.whiskyfacile.com/wp-content/uploads/2020/06/cropped-WHISKYFACILE-WF-sfondo-nero-32x32.jpg WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com 32 32 triplete di akkeshi https://www.whiskyfacile.com/2025/03/26/triplete-di-akkeshi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=triplete-di-akkeshi https://www.whiskyfacile.com/2025/03/26/triplete-di-akkeshi/#respond Wed, 26 Mar 2025 10:49:44 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41423 Continue reading →]]> Finora ci era capitato di recensire un solo Akkeshi, il “Taisetsu” dedicato alla “grande nevicata” che Zuc aveva bevuto in Giappone. Siccome però di quel giramondo a sbafo non ci fidiamo troppo, ora che Akkeshi è entrato nel portafoglio di marchi importati da Velier abbiamo voluto testare con mano (e naso) la qualità dei suoi prodotti. Fondata nel 2016 da Keiichi Toita, si trova sull’isola settentrionale di Hokkaido, dove nevica spesso e dove ci sono pure le torbiere. L’idea è riprodurre lo stile di Islay, e per questo gli alambicchi e il mash tun sono stati creati da Forsyths. Si beva.

Akkeshi ‘Taisho’ blended (2022, OB, 48%)
Imbottigliamento della “24 solar term series” dedicata alle stagioni giapponesi. Questo in particolare è il “Peak of summer”. C: miele. N: giovane e con una certa ruspante esuberanza da grain, che si coglie fra le pieghe di un naso molto mieloso, con marmellata di miele e un filo di vernice. Menta, grafite e cedro. O forse è bergamotto. Ad ogni modo, il distillato apporta note di candito. Castagne crude e un filo di fumo. Pepe bianco e litches. Non intenso, ma fresco e delicato. P: la torbatura qui è più evidente, il corpo tutto sommato pieno e oleoso. Attacca dolce, con sciroppo e miele e caramella al miele. Col tempo si fa più cinerino, con parecchio limone minerale. A tratti sembra un unpeated Islay malt. Tisana alle erbe in cui qualcuno ha sciolto miele di eucalipto. Tisana alla liquirizia! F: cenere, limone, zenzero candito e liquirizia zuccherosa. Medio lungo.
Beh, per essere un blended e per di più giovincello, fa impressione. Non è di per sé indimenticabile, ma non ha difetti. Piacevole, non banale, mineralino. Per noi un 84/100.

Akkeshi ‘Ritto’ single malt (2021, OB, 55%)
Ancora serie delle stagioni, ma ora passiamo al single malt. Diecimila bottiglie, invecchiamento in mizunara e sherry per rendere l’idea dell’inverno che inizia: “Winter begins” si legge in etichetta. C: quasi ocra. N: un altro pianeta. Qui sembra di essere a Jerez, e di annusare il flor che si deposita nelle botti di sherry. Sa di botti, legno, pazienza e tempo. Incenso anche. Poi ecco la frutta, che parte dal distillato di pere e arriva alla cotognata, allo strudel, alle albicocche e alle prugne gialle. Anacardi e mandorle tostate si mescolano ad altra frutta gialla matura (kiwi gold). Palo santo anche, quel filo aromatico che si leva nel retronasale. P: l’alcol è totalmente assente, si apre dolcino e giovane, con ancora la frutta cotta di cui sopra con in più arancia rossa e pesche sciroppate. Poi però subentrano una dose generosa di spezie e tannini: chiodi di garofano, tabacco da pipa, noce moscata. Vivace, pepatino, con una bella nota ossidata di rancio (olio d’oliva!) e una sensazione di orange wine che ti si fissa in testa. F: media lunghezza, liquoroso e sapido, con fruttosio vario (alcuni dicono mele cotte, altri caramelle alla prugna) e un fumo ora più compiuto, da sigaro.
Praticamente unico, non ci era mai capitato di assaggiare un whisky così profondamente “cantinero” eppure fresco e minerale. Una bella macedonia mista di suggestioni che sfavillano, ognuna col suo viaggio ognuno diverso. Iridescente: 88/100.

Akkeshi ‘Seimei’ single malt 3 yo (2022, OB, 55%)
Seimei significa “puro e pulito” ed è la quinta stagione giapponese, quella in cui inizia a vedersi l’arcobaleno: per questo in etichetta si legge “Radiance of pure joy”. Single malt di età dichiarata di 3 anni, invecchiamento in bourbon (70%), sherry (20%), vino rosso e mizunara. C: paglierino. N: può un whisky profumare di alberi? Beh, forse in Giappone sì. Sa di corteccia, sauna, camino, falò. Sa di menta e aghi di pino in una foresta pietrosa, con rocce bagnate. Balsamo tigre, anche. La parte di eucalipto domina la metà fresca, cosparsa di fumo vegetale e inebriante. L’altra metà è una frutta bianca dolce, tra i litches e il cedro. Molto educato, iodato e piacevole. P: eh, buono, non c’è che dire. E fin qui, son capaci tutti. Touché. E allora andiamo più in là: è incredibile l’integrazione e la struttura che riesce ad avere a tre anni. Un torbato di tre anni invecchiato in botti così eterogenee raramente raggiunge un bilanciamento del genere. Lo sherry si sente un filo di più, così come l’acidità della parte vinosa. Il sale (carne affumicata e salata) si unisce alla torba umida e a una frutta secca tostata. Organico, meno balsamico. Timo bruciato, alghe riarse e un senso di pepe che a Corrado ricorda la cucina romana. F: lunghetto e un poco allappante, riemerge il distillato, con alghe e pepe bianco.
Meno unico rispetto al precedente, ma altrettanto clamoroso per intensità ed equilibrio in relazione all’età. La parte balsamica al naso è molto particolare e forse il finale è meno perfetto del resto, ma ragazzi che palato! 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: DJ Krush – Kemuri

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secret islay “ADB” 13 yo FOR mILANO WHISKY FESTIVAL (2010/2023, The Whisky Fellas, 53.2%) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/24/secret-islay-adb-13-yo-for-milano-whisky-festival-2010-2023-the-whisky-fellas-53-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=secret-islay-adb-13-yo-for-milano-whisky-festival-2010-2023-the-whisky-fellas-53-2 https://www.whiskyfacile.com/2025/03/24/secret-islay-adb-13-yo-for-milano-whisky-festival-2010-2023-the-whisky-fellas-53-2/#respond Mon, 24 Mar 2025 11:46:50 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41417 Continue reading →]]> Per l’ultimo Milano Whisky Festival, l’imbottigliatore indipendente milanese Whisky Fellas ha piazzato la bombetta. Trattasi di un single cask proveniente da una distilleria secreta di Islay, poi però leggiamo “ADB” in etichetta e ci viene un dubbio: sarà l’acronimo di Aurelio De Baurentis? O indicherà il software Android Debug Bridge? O ancora sono le iniziali di “Ancora Demolite Balle” con questa presunta segretezza? Va beh, è un Ardbeg dai. Distillato nel 2010 e imbottigliato nel 2023. Il colore è molto chiaro, tipo il vino bianco.

N: come disse quello in ascensore con il collega che soffre di meteorismo: che puzzetta inattesa… Niente di stivaloso o formaggioso, sia chiaro, ma è comunque un naso screziato e imperfetto che ci incuriosisce. La prima nota che ci viene in mente è la giacca cerata non asciugata bene, con quel senso di Barbour un po’ stantio e ammuffito. Il mare c’è, ma è anche in questo caso un po’ stagnante, di alghe e di salamoia. Pesce affumicato, anche, e ostriche. Si può essere freschi nello stantio? Ebbene, questo naso lo è: mele granny, kiwi verde e coriandolo, ma anche un senso di umido perenne, di cantine e porto. Cimice? Cimice. Ma col tempo emerge un senso di ceviche (pesce, agrumi e spezie) che ci piace assai.

P: più tostato che torbato, è dominato da un senso di arachidi a non finire. Burro di arachidi e burro di cacao, ma anche falò e cenere di sigaretta al mentolo. La dolcezza è un buon mix fra questo malto grasso, che ricorda le nocciole e la macadamia, e il barile ex bourbon: cioccolato bianco. Oleoso, avvolgente, copre il palato alla grande. Più erbaceo che medicinale, ha queste noticine evidenti di finocchietto, di anice. Con acqua migliora, emerge un lato di carta oleata, di salumeria che fa molto Old Bottle Effect anche se non lo è.

F: lungo, oleosissimo, con burro, sale, torba fredda e pesce in salamoia.

Non siamo d’accordo fra noi, figuriamoci se sarete d’accordo voi… Lo abbiamo assaggiato in due: uno di noi si è entusiasmato per il corpo e per la capacità di rimanere fresco in un contesto non così fresco. L’altro ne ha apprezzato la consistenza ma non la coerenza, trovandolo quasi privo di un centro di gravità non si dice permanente, ma anche temporaneo. La media è un 87/100 che va a denotare un bel torbatino dal palato avvolgente.

Sottofondo musicale consigliato: All of them witches – Open passageways

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la tela di penelope (bourbon) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/21/la-tela-di-penelope-bourbon/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-tela-di-penelope-bourbon https://www.whiskyfacile.com/2025/03/21/la-tela-di-penelope-bourbon/#respond Fri, 21 Mar 2025 10:10:10 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41404 Continue reading →]]> Quando siamo stati a trovare il mitologico Claudio Riva nel suo antro magico della Brianza lecchese, ci siamo portati a casa un paio di samples di un bourbon che non avevamo mai sentito nominare. Un po’ perché siamo dei lazzaroni ignoranti, un po’ perché Claudio arriva prima di chiunque altro su qualsiasi whisky e dunque è giusto così.
Il whiskey in questione si chiama Penelope, come la moglie di Ulisse che tesse la tela per dieci anni e poi la disfa di notte. E anche come la figlia di Mike e Kerry Paladini, che nel 2018 scoprono di aspettare una bimba e cosa fanno? Arredano la stanza? Comprano un passeggino? No, producono un bourbon col suo nome. Il whiskey viene distillato a Lawrenceburg, Indiana, nell’impianto che oggi si chiama Ross & Squibb distillery e imbottigliato in Kentucky. Utilizza per il bourbon un mash di 4 cereali: 75% mais, 15% grano, 7% segale e 3% orzo maltato. Fanno anche delle cose da far accapponare la pelle, tipo gli invecchiamenti in rosè cask o in vino de naranja spagnolo, ma noi ci fermiamo migliaia di km prima, allo Straight bourbon classico e alla versione barrel strength.

Penelope Four grain Straight bourbon (2023, OB, 40%)
C: ramato. N: non poderoso, ci sono miele, arancia, banana, cereali Frosties della colazione. Un po’ di té alla pesca industriale. La vaniglia c’è, il cocco tostato classico del bourbon manca. C’è un che di clorofilla in compenso. Ma tutto flebile. P: il grado lo mantiene innocuo, ma piacevole. Caramelle (alla banana) e caramello, con parecchia vaniglia e burro. Il secondo palato si fa più legnosetto, con spezie (cumino, noce moscata) e toast imburrato. Che è la cosa che più rimane: pop corn al burro. F: zucchero caramellato, burro fuso, violetta leggera.
Non ci ha fatto impazzire, ma quel senso di toast imburrato è nitido e godibile. Sembra quando proprio il ricciolo di burro si scioglie sulla fetta di pane appena tolta dal toaster. 80/100.

Penelope Barrel strength #22-01 (2022, OB, 57.5%)
C: rame aranciato. N: le cose qui sembrano diverse, anche se non si parte col carnevale dei profumi neppure qui. Però si nota subito una maggiore predisposizione alla frutta, soprattutto l’albicocca (secca, ma anche fresca) e l’arancia. Navel, per essere precisi. C’è una parte di lucido da scarpe evidente, che si amalgama con la vaniglia, la cannella e anche un che di frutta rossa: fragoline. Esteri e tabacco aromatizzato. Col tempo emerge anche della prugna, un che di eau de vie francese altrimenti nota come cognac. P: molto più interessante della versione a grado ridotto! Qui la parte floreale si sente subito, poi soccombe allo smalto e alla potenza del legno e della frutta: ancora albicocca, mela rossa, cannella. Uno strudel impastato con il legno e il Pronto legno. Il secondo palato è più allappante e un filo astringente, anche qui il guizzo di burro (e noci pecan). F: buccia di mela, violetta e polvere di cacao e cannella. Amarognolo e lungo, con qualcosa di cola e ciliegie nere. Sorprendente.
Non c’è paragone, la versione a grado pieno è nettamente preferibile. Anche se il legno lascia parecchio anche in termini di “asciuttezza” e lo incasella nella discussa categoria dei bourbon severi. Che a noi piace, sia ben chiaro. Li troviamo più intellettualmente provanti, perché, come detto prima, essendo dei lazzaroni ignoranti siamo affascinati dai distillati meno primitivi. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Loreena McKennitt – Penelope’s song


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Teeling ‘wonders of wood’ (2022, OB, 50%) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/20/teeling-wonders-of-wood-2022-ob-50/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=teeling-wonders-of-wood-2022-ob-50 https://www.whiskyfacile.com/2025/03/20/teeling-wonders-of-wood-2022-ob-50/#respond Thu, 20 Mar 2025 11:50:41 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41400 Continue reading →]]> In qualche oscuro cantone del nostro armadietto abbiamo trovato un sample interessante. Non che gli altri non lo siano, ma questo ce lo eravamo dimenticati (ehm…). Trattasi di un Irish whiskey, nella fattispecie un single pot still – lo stile più caratteristico dell’isola verde, che utilizza anche orzo non maltato nel mash – e ancor più nella fattispecie distillato dal marchio dublinese Teeling. In particolare, è la prima edizione di un terzetto di rilasci sul mercato per la serie “Wonders of wood”, le meraviglie del legno, che suona molto come il nome di un negozio di souvenir altoatesini che vendono mucche intagliate e cose così. Ad ogni modo, la serie si propone di indagare l’effetto di legni bizzarri ed esotici sul whiskey: dall’Amburana brasiliano al ciliegio, fino al castagno. Qui ci limitiamo a rovere vergine Chinkapin, che ha vinto il Best single pot still ai World Whisky Awards 2022. Il colore è quasi ramato.

N: beh, il legno c’è, non si può negare. Una ventata di mobilio, ma non di mobilificio. La differenza è sottile ma sostanziale: non ci sono quelle note grevi di collante, segatura e mensole segate di fresco. Il legno è più arrotondato, integrato con una frutta vivace, che va dal mandarino alla susina fino all’albicocca secca. C’è un filo di fumo che ricorda il palo santo, ma soprattutto le spezie: cannella, macis qualcosa di china. Ecco, un che di erbaceo è in crescita, probabilmente dovuto all’orzo non maltato. Piacevole. Due gocce d’acqua non guastano, la frutta si fa più croccantina.

P: la prima cosa che colpisce è la texture, che è oleosa e cremosa, avvolgente. Sembra uno di quei succhi di frutta con dentro il latte. Porridge di malto, succo tropicale, smoothie di pesche. Il tutto reso piccantino dal legno e da guizzi che sembrano (ma non sono) quelli del rye. Cioccolato al latte fuso, di quelli con la panna, tipo Lindor. Ancora guizzi di erbe botaniche, tipo l’angelica o la cassia. E ancora la spezia del legno e un retrogusto fumé: toast di cereali con sopra i fichi neri caramellati. Regge bene l’acqua, che fa emergere un che di amarognolo (albedo di albume) e stempera la cremosità.

F: molto avvolgente ancora, uvetta, cioccolato al latte, caramello e succo tropicale piccante.

A noi è piaciuto molto, soprattutto per quella incredibile masticabilità che rende quasi indispensabile fare versi osceni con la bocca come se si stesse triturando una Big Babol. Spesso, pieno, è un whiskey di grande goduriosità, anche se un filo troppo spinto sul piano del legno e della spezia per il nostro gusto. Però la missione era quella, quindi mission accomplished. 86/100. Ah, è pure a 50% (e l’alcol non si sente): onore al merito.

Sottofondo musicale consigliato: Stevie Wonder – I wish

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“Whisky tour of the world”: girone H (ITALIA, AUSTRALIA, GIAPPONE) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/17/whisky-tour-of-the-world-girone-h-italia-australia-giappone/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=whisky-tour-of-the-world-girone-h-italia-australia-giappone https://www.whiskyfacile.com/2025/03/17/whisky-tour-of-the-world-girone-h-italia-australia-giappone/#respond Mon, 17 Mar 2025 11:58:34 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41368 Continue reading →]]> Bon, abbiamo finito il calendario dell’Avvento. Solo che non è Natale, ma è quasi Pasqua. Però noi non siamo particolarmente legati ai rigori del calendario ecclesiastico, percui come direbbero gli amici di Roma che sono venuti a trovarci al banchetto la scorsa settimana: “Sticazzi”. Chiudiamo oggi il “Whisky tour of the world” di Gravity Drinks, la (bellissima) confezione che racchiude 24 samples di whisky da ogni angolo del globo, raccolti in veri e propri volumi da mettere in libreria. Fra gli ultimi tre, il Puni Gold lo abbiamo già recensito ed essendo la stessa release non ci ripetiamo come Paganini. L’Hatozaki invece è un blended, mentre noi abbiamo assaggiato il Pure malt. Il single malt della Tasmania invece è una assoluta primizia. Che dire, si bevano gli ultimi della batteria. Caro “Whisky Tour of the World”, ci mancherai.

Lark classic cask (2023, OB, 43%)
Distilleria aperta nel 1992 dai coniugi Lark a Hobart, capoluogo della Tasmania, Australia. Questa release invecchia in botti ex sherry ed ex porto. C: oro rosa. N: sembra di arrivare al banchetto del caramellaio alla fiera, tra marshmallows, fragole, Big Babol e chi più vuole le carie più ne metta. Insomma, tanta frutta rossa, anche qualcosa di ciliegia, dovuta soprattutto alle botti ex Porto. Riesce comunque a mantenersi fresco, c’è come un qualcosa di aranciata rossa sanguinella. Ora diciamo una cosa forte: sentori di Kalimotxo, la bevanda basca a base di vino rosso e Coca Cola. Sa di bibita, di cose fruttate un po’ artificiali e zuccheri. Col tempo si complica un po’, si aggiungono uvetta, datteri, perfino un filo di fumo. P: in bocca recupera una parte amarognola e secca che non sospettavamo. Ai bon bon fragolosi del naso si aggiunge una parte astringente, una certa acidità da vino, e del legno: noci, anche. Il distillato è giovane, ma i barili hanno lavorato alla svelta. Lamponi, liquirizia pura, zenzero e fondi di moka. F: acido e lungo, fa salivare. Ancora caffè acidulo e arancia rossa.
Interessante, più passa il tempo più si stempera la parte piaciona e un po’ stucchevole del porto e si fa apprezzare lo sherry. Che è come se gli desse una sgridata epica e il monello torna seduto composto e severo. 82/100. Forse ecco, fin troppo severo alla fine: allappa un po’.

Hatozaki finest blended (2023, OB, 40%)
Se è “finest”, chi siamo noi per non crederci. C: riesling, ma annacquato. Insomma, quasi trasparente. N: sporchino, calze bagnate e stuoie umide. Ha qualcosa della vodka di patate, e non ci pare sia una medaglia al merito. Fresco, con cereale, vaniglia, cocco, zucchero a velo e un profumo di APA, quelle American Pale Ale luppolate con sentori di fiori bianchi e pompelmo. Ci sentiamo anche qualcosa di latte macchiato, che può essere tradotto con “cremosità e un che di tostato”. Glassa. P: acquoso e leggerissimo, quasi innocuo, quasi inutile. Fatichiamo a trovare qualche nota più specifica di un generico “cereale dolce”. Qualcosa di pepe bianco, qualcosa di carambola, qualcosa di acquavite e new make. Cioccolato al latte, forse confetto al cappuccino. Non fa schifo: semplicemente non sa di quasi nulla. F: pizzicorino alcolico, un mix di zuccheri e un’idea di fumino. Sedano, indivia.
Perché? Perché fare un whisky che non sa praticamente di nulla? E farlo anche decentemente, perché non ha difetti marchiani, eh. A parte il fatto di non sapere di nulla, che forse non è la dote migliore di un whisky. Neppure di un blended: 74/100.

Finiti i samples, fateci tirare due somme e dare due riconoscimenti. Questo “Whisky tour of the World” secondo noi lo vince… Il Cotswolds Virgin Oak. Menzione d’onore per lo Scotch single malt di Nc’Nean, il Kavalan triple sherry e l’Archie Rose australiano in botti ex Apera wine. Sorprendente.
Non daremo gli Oscar al contrario, perché a Natale siamo tutti più buoni, perfino se postiamo le rece dell’Avvento a fine marzo. Vi basti sapere però che in Messico fanno ottimi mezcal, tutto sto accanimento per fare il whisky non ci sentiamo di sostenerlo, ecco…
Comunque, che viaggio.

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cadenhead’s carnival https://www.whiskyfacile.com/2025/03/13/cadenheads-carnival/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cadenheads-carnival https://www.whiskyfacile.com/2025/03/13/cadenheads-carnival/#respond Thu, 13 Mar 2025 10:58:09 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41374 Continue reading →]]>

Sì, è quasi sgradevole, ne conveniamo. Il fatto di partecipare a una degustazione il lunedì e postare le recensioni il mercoledì successivo è eretico. Una puntualità decisamente lontana dal mondo Whisky Facile, fatto di ritardi (spesso cognitivi), lassismo e pigrizia. Ma anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta, no? E allora stavolta ecco il resoconto di un tasting dopo neanche 48 ore dall’evento. Non vi ci abituate però.
Ad ogni modo, lunedì eravamo al sempre confortevole Mulligan’s di via Govone per una serata organizzata da Andrea e Giuseppe del Whisky Festival. A tenerla, quel bel pezzo di maschio italico del nostro CEO Jacopo Grosser, in quel caso nei panni del brand expert di Fine Spirits. Con lui, Andrew Wallace, evidentemente discendente di Braveheart e Sales & Marketing expert di J&A Mitchell, a sua volta proprietaria di Springbank, Kilkerran e Cadenhead’s appunto. Il quale tra parentesi è il più vecchio imbottigliatore indipendente di Scozia.
Abbiamo bevuto 5 whisky: tre della serie Original Collection, imbottigliati a 46%, e due della serie Enigma, in cui rientrano single cask, small batches e blended malt da distillerie sconosciute.

Glen Garioch 10 yo (2013/2024, Cadenhead’s, 46%)
Sei barili di Glen Garioch distillati nel 2013 hanno fatto 3 anni di finish in botti ex Oloroso first fill. C: mogano scuro rossastro. N: pieno, scuro e cioccolatoso, più maturo della sua età. Barili belli freschi, lussureggianti osiamo dire. Uvetta ammollata nel rum, boeri, amarene, cuoio. E un’arancia succosa e polverosa, con tanto di prugna e liquirizia e una parte quasi floreale, che ricorda i liquori di una volta. Spesso, denso, vibrante. P: si cambia scenario, non ce lo aspettavamo ma ci sta: si fa molto più secco, come da manuale dell’Oloroso old style. Si aggiungono mandorle, noccioli di ciliegia e un gran kick di pepe nero. La parte agrumata è ancora protagonista, si amplifica l’apporto acidino del vino (buccia d’uva nera). Asciutto, nel secondo palato ricompare una marmellata di ribes rappresa. F: legnosetto ma dolce, ben equilibrato, la crostata alla marmellata che incontra la pelletteria.
Buono, davvero. E non per caso riesce anche nell’impresa di essere il più votato della serata. Sul lungo, come dice l’ottimo Lagonigro che beve accanto a noi, si fa un po’ muscolare, ma a noi la cosa piace. Anzi, è quel che lo rende piuttosto unico, considerando il grado ridotto. Entusiasmo, 88/100. Non sarà un capolavoro di raffinatezza, ma sul serio a quel grado, a quell’età e a quel prezzo è un mezzo miracolo.

Ben Nevis 11 yo (2012/2024, Cadenhead’s, 46%)
Cambiamo totalmente genere, andiamo su un vatting di 5 barili di Ben Nevis e maturati in refill ex bourbon. C: molto pallido. N: la purezza del distillato impuro. Nel senso che è da subito nudo come mamma e master distiller l’ha fatto, cioè con una dominazione di cereale e con note sporchine e metalliche molto tipiche della distilleria. Quando si parla di “spirit driven” whisky: l’orzo e una parte di limone, con della banana acerba e del pompelmo. C’è anche una dimensione quasi erbacea di fieno. Pastiglie Leone al fieno, ne abbiamo? No? Con il tempo emerge un tratto quasi di sapido, di ostrica, nonostante il mare non sia vicino a Ben Nevis. Metallo del motore, con la sua patina di sporcizie. Intrigante. P: anche qui sembra più giovane dei suoi 11 anni, a causa di barili refill che poco interferiscono col distillato. Pompelmo, cereali e qualcosa di zucchero, ribes bianco e mele granny. Molto tagliente, ma con un’anima più nascosta quasi cremosina, che fa venire in mente il porridge. Polvere di cereale. F: oleoso e metallico, lunghetto. Pepe bianco, di nuovo porridge e nocciole tostate.
Platea divisa e anche in Whisky Facile non c’è unanimità. Chi come Serge Valentin (e Jacopo, modestamente) adora i profili minimal, nudi e crudi, lo adora. Chi cerca più piacevolezza, rimane un po’ spiazzato dalla lucida e spietata affilatezza del distillato. Quel che si può dire è che è esemplare dello stile della distilleria e che – seppur divisivo – è certamente ben fatto e complesso. 86/100.

Ardmore 11 yo (2011/2022, Cadenhead’s, 46%)
Distilleria delle Highlands, malto torbato. Il whisky ha riposato in botti ex Pinot noir dal 2020. C: rame rosso/rosato. N: fragola e cenere, un’accoppiata degna del miglior cono gelato. La frutta è pimpante e fresca, ci sono pesche al vino e aranciata, qualcosa di geranio perfino. Lime e kiwi. Quindi frutta matura e acidula. Il tutto si innesta sulla torba di terra di Ardmore, in questo caso non particolarmente acre: carne affumicata al barbecue, fiammiferi. Ecco, ci sono screziature quasi sulfuree che non stonano ma possono non far impazzire. Comunque bello croccante al naso. P: al palato invece sembra quasi frizzantino! Pizzica di acidità e tannini, con fragoline di bosco, lamponi acerbi e ancora un tratto agrumato che ora vira più sulle tonalità del kumquat. La cenere è ancora presente: cuoio marchiato a fuoco. Ci sono poi le consuete ciliegie, un cenno di rabarbaro. Bilanciato, piacevole. F: più sui frutti rossi e sul vino che non sulla cenere. In certi momenti sembra allappante. Macis e torba.
La vivacità è senz’altro la caratteristica migliore di questo whisky. Pimpante, irriverente, il finish in barili ex vino ha dato una mano di frutta rossa senza esondare nell’eccesso di astringenza. Anche qui un whisky molto ben fatto, diamo 86/100 ma Zuc scuote il crapone calvo perché avrebbe dato anche un punto in più. La solita manica larga…

Enigma Peated Highland 14 yo (2024, Cadenhead’s, 53.9%)
Un mix di barili ex bourbon ed ex sherry per un single malt anonimo torbato proveniente da una distilleria delle Highlands. Un segreto? No, è Glenturret. Cioè un parente del nostro Ruadh Mhor. C: oro chiaro. N: dopo il gatto con gli stivali, il whisky con gli stivali. Non c’è niente da fare, il Glenturret torbato ha sempre questa galassia di sentori sporchi, dalla toma alle pentole di metallo unte lasciate sul camino spento. A questa teoria di note off un po’ stivalose si aggiunge la frutta: ananas grigliato, pomelo, mele renette. La dolcezza è quella del torrone, con un po’ di banana. Nocciole. L’alcol è assente, il cheeseburger si fa sentire sul lungo. Quasi quasi ricorda l’acqua di mare, comunque è molto saporito anche al naso, quasi umami. P: piacevole, con un bel gioco di torba e dolcezza. Ancora il torrone che si mescola alla frutta gialla e alla cenere, in un bilanciamento riuscito. Pompelmo maturo, anacardi, un’oleosità grassa di frutta secca e bacon. Il secondo palato è tutto del caramello salato. F: prende una tangenziale un filo amarognola, ma piacevole. Mandorla salata e ancora caramello. Croccante salato, ecco.
Grasso, ciccioso, con una rotondità data dal gioco di differenti barili bourbon e sherry. Forse non è profondissimo, ma comunque 87/100.

Enigma Islay 15 yo (2008/2024, Cadenhead’s, 54.8%)
Ancora single malt, ancora distilleria non dichiarata ma nota: Lagavulin, nientepopòdimeno. Small batch da 1494 bottiglie. C: oro chiaro. N: non siamo sicuri che avremmo detto immediatamente Laga. Freschissimo, pulito, un’ode al lime sottoforma di buccia e succo proprio. Succo di lime con dentro le alghe, le ostriche, i capelli delle sirene, le scaglie del Leviatano, insomma mare profumo di mare con il Laga io voglio giocareeeee… Rientriamo nei ranghi, scusate l’entusiasmo. Il fatto è che è un naso inebriante, pungentino e insieme sapido. C’è qualcosa di giardiniera, di verdurine in salamoia. Un fumo freddo si sparge ovunque, spiaggia in inverno. Purissimo e verdino, con note vegetali di insalata iceberg e cedro candito. Uva spina? Zucchero a velo cade come neve a Natale. P: buonissimo, di quella bontà soddisfacente che spesso abbiamo trovato nei Laga 12 delle Special releases. Pesce affumicato, torba spinta e sapida e un senso di oleosità diffusa, che in certe cose ricorda anche il grasso di prosciutto. C’è ancora quella dimensione vegetale di pinzimonio, di olive verdi in salamoia. E però si interseca con la dolcezza, il cioccolato bianco. Che ossimoro splendido. F: molto salato, con carpaccio di spada affumicato, magnesia e alghe.
Adamantino, 88/100. Potremmo chiuderla qui, ma vogliamo sottolineare il profilo isolano all’ennesima potenza di questo Lagavulin. Semplicemente un’idea platonica di Islay.

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Wolfburn Langskip (2023, OB, 58%) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/10/wolfburn-langskip-2023-ob-58/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=wolfburn-langskip-2023-ob-58 https://www.whiskyfacile.com/2025/03/10/wolfburn-langskip-2023-ob-58/#respond Mon, 10 Mar 2025 10:46:44 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41356 Continue reading →]]> Gli appassionati di Highland Park sanno ormai quasi tutto dell’eredità vichinga della distilleria e in generale delle isole Orcadi. Negli anni, non si contano gli imbottigliamenti dedicati a divinità, animali sacri, eroi, spade, martelli, spinterogeni, insomma a qualsiasi oggetto o personaggio dell’epica norrena. Quel che tendiamo a dimenticare – si cerca sempre di rimuovere qualcosa che diventa insopportabile – è che i vichinghi dalle Orcadi sono scesi in tutta la Scozia (fino a York e ancor più a sud in Inghilterra). Dunque, è naturale che il passato vichingo si riverberi anche nelle releases di altre distillerie. Figuriamoci per Wolfburn, la più vicina geograficamente alle Orcadi.

La Langskip vichinga

L’impianto sorge a Thurso, sulla costa che “vede” le Orcadi, a poche miglia dal porto di Scrabster da cui parte il traghetto per Stromness, il secondo centro abitato dell’arcipelago dopo il capoluogo Kirkwall. Ha iniziato a produrre single malt nel 2013 e per questo è considerata una delle più giovani di Scozia. Non ne abbiamo assaggiati molti, ma i due che abbiamo provato ci avevano convinto in pieno. Quindi quando al banchetto di Spirits & Colori, che lo importa in Italia, abbiamo riempito questo campione, beh ce lo siamo portati a casa con grande interesse.
Langskip è il nome delle navi vichinghe che si vedono in tutte le rappresentazioni storiche. Sulle coste della contea di Caithness, estremo angolo nord-orientale di Scozia, ne sono state ritrovate parecchie. Il whisky è un NAS che invecchia solo in botti ex bourbon di primo riempimento. Viene imbottigliato a 58%, che non è cask strength ma poco ci manca. Imbottigliamento storico del core range, per quanto storico possa essere un core range così giovane. Si beva, il colore è un oro brillante.

N: giovane e fresco come uno di quei talentini usciti dalla cantera del Barcellona. Alcol totalmente assente, siamo sicuri che sia davvero a 58%? C’è un’aria di mare libidinosa, mischiata a puntine acidule di frutta verde, dal succo di pompelmo alla mela granny, fino al kiwi. La frutta non è però acerba, il barile porta una sua bella dote di dolcezza: torta di mele, malto, vaniglia, uva spina matura. C’è un’idea di salamoia che a Zuc ricorda il Gibson. Non Mel di Arma Letale, ma il cocktail: ovvero il Martini con la cipollina sott’aceto. Un tocco di fumo freddo ed erbaceo aleggia ovunque. Con due gocce d’acqua esplode lo zucchero (confetti) e un che di arachide tostata.

P: spesso il grado alto e la gioventù, quando si accoppiano, generano whisky un po’ estremi. Qui invece siamo cintura nera di bilanciamento ed equilibrio, a partire proprio dall’alcol, ben integrato anche al palato. Il sorso è bello sostanzioso, con liquirizia ripiena e nocciola che si mescolano a una bella macedonia dominata dalla pesca bianca. Il cereale sta un passo indietro, ma tiene insieme il tutto. Dolcetti alla pera, pepe bianco e macedonia. Compare un’anima di clorofilla inattesa, anche questa dolce: le antiche chewing gum Brooklyn verdi! Con una lieve diluizione la torba si fa curiosamente più impattante, anche lo zenzero e il pepe. Bizzarra inversione dei ruoli.

F: torbina, buccia di pompelmo e ancora pepe bianco. E quella liquirizia Haribo quasi salatina…

Il terzo malto di Wolfburn che assaggiamo, il terzo che apprezziamo. Un 85/100 meritato, perché non è per nulla comune, lo ripetiamo, avere un whisky così giovane eppur così ben equilibrato. Il bilanciamento è così miracoloso che paradossalmente con l’aggiunta di acqua si incasina un po’. Non è un prodigio di complessità, la torba minerale l’abbiamo apprezzata maggiormente in altre releases. Ma ha un palato strutturato e soddisfacente che ne berremmo subito un altro. La profondità arriverà con invecchiamenti più lunghi.

Sottofondo musicale consigliato: The Undertones – Teenage kicks

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Poli ‘Conclave’ (2024, ob, 46%) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/08/poli-conclave-2024-ob-46/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=poli-conclave-2024-ob-46 https://www.whiskyfacile.com/2025/03/08/poli-conclave-2024-ob-46/#respond Sat, 08 Mar 2025 16:12:27 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41343 Continue reading →]]> Uno può essere un caso, ma se sono due comincia ad essere un indizio. Al terzo ci sarà la prova: Jacopo Poli sta diventando (anche) un produttore di whisky. Uno dei nomi più stimati della grappa italiana, infatti, ha lanciato pochi mesi fa il suo secondo imbottigliamento di whisky di malto. “Conclave”, questo il vaticanesco nome, arriva dopo il “Segretario di Stato”, che nel 2021 venne lanciato sorprendendo un po’ tutti. Sembrava un esperimento, ancorché venuto piuttosto bene. Ma Jacopo Poli – come sa chiunque abbia avuto la fortuna di visitare la distilleria di Schiavon, nel Vicentino – è un visionario e dunque con il whisky ci ha voluto riprovare. E noi siamo qui apposta per assaggiare.

Se il “Segretario” era un NAS affinato 2 anni in botti ex Amarone, a sottolineare il legame con il territorio, “Conclave” si sgancia dalla dimensione macroregionale. Un single malt di 5 anni ottenuto da malto torbato e non torbato, distillati separatamente. I barili utilizzati sono barrique di rovere bianco, tostate a livello intermedio, usate e rigenerate. Un invecchiamento più classico insomma. Anche la gradazione cambia: da 43% si passa a 46%. Non cambia invece la storica bottiglia di Poli, con il tappo “a macchinetta”. Ah, ultima cosa: si chiama Conclave perché anche le botti vengono chiuse a chiave in attesa di trovare un accordo sensoriale tra legno e distillato. Il colore è ovviamente più dorato. Si beva!

N: si apre con un curioso mix di birra e fieno bruciato, molto vivace. L’orzo è senz’altro protagonista, si va dall’Ovomaltina al chicco d’orzo. C’è una bella croccantezza, che sfocia nelle nocciole tostate. La frutta è bianca (mele soprattutto), con una screziatura di kumquat. C’è poi una dimensione più erbacea che si ricollega al fieno in apertura e che assume le fattezze olfattive della melissa, della camomilla e dei fiori d’arancio. Piacevole, primaverile. Il fumo è leggerissimo, si potrebbe confondere con la tostatura delle nocciole. Ci sono vaniglia e un-non-sappiamo-che quasi vinoso. Una suggestione ci si staglia in mente: il pane di zucca. Sono note curiose, di sicuro non è un naso piacione, ha un suo carattere definito e potenzialmente divisivo.

P: l’ingresso non è il massimo della potenza, ma solo Putin mira al massimo della potenza, noi si sta bene anche con qualche grado di guerra nucleare in meno. La prima cosa che si nota è una maggiore evidenza della torba, che non è isolana, ma più in stile Highlands se dobbiamo trovare un paragone scozzese. Quindi miele d’erica e mineralità, anche se forse è più miele d’acacia. Anzi, miele d’acacia netto. Il malto è più dolce del previsto, si sentono mele cotte, crostata all’albicocca e albicocche secche. Secca è anche la pasticceria: cantucci? Ecco, rispetto all’olfatto si moltiplica una dimensione balsamica, molto precisa, di erbe montane…

F: …tipo il pino mugo, che guizza nel finale insieme a liquirizia e a un senso come di castagnaccio bruciato. Non corto, il finale.

Fumata grigia nel nostro personalissimo raduno cardinalizio di Whisky Facile. Lo abbiamo bevuto in tre e non c’è accordo, volano le coltellate, partono le congiure all’interno della Santa Sede del nostro blog, roba che al confronto i giochi oscuri in Vaticano sono roba da dilettanti. Proviamo a trarre le conclusioni: due di noi hanno apprezzato una certa scattante aromaticità, con quel brio erbaceo e balsamico unito al cereale. Un altro di noi lo ha trovato slegato e poco godibile, sicuramente troppo giovane e meno riuscito del Segretario di Stato. Uno ha votato 84, uno 83 e uno 77, e quindi andiamo di media secca: 81/100. Poi con calma, quello che ha dato il voto basso vedremo se farlo uscire dalle segrete di Oltretevere o lasciarlo lì a marcire tra i suoi peccati…

Sottofondo musicale consigliato: Nirvana – Jesus doesn’t want me for a sunbeam

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“Whisky tour of the world”: girone G (stati uniti, scozia, taiwan) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/04/whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan https://www.whiskyfacile.com/2025/03/04/whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan/#respond Tue, 04 Mar 2025 10:44:14 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41335 Continue reading →]]> Non sentite anche voi profumo di Avvento? No? Eh, forse perché siamo in ritardo di tre mesi, può succedere. Comunque, ce l’abbiamo quasi fatta. Abbiamo ancora solo due gironi del magnifico “Whisky tour of the world” di Gravity Drinks, con i 6 whisky del capitolo finale, intitolato “Triumph”. Come la moto. Oggi abbiamo un bourbon, un rye prodotto in Scozia e un single malt in sherry di Taiwan. Nella classifica del surrealismo, questo terzetto è messo bene. Si beva, che siamo curiosi come cercopitechi.

Green river straight bourbon (2023, OB, 45%)
La distilleria si trova in Distillery road (ma pensa…), a Owensboro, sulla sponda meridionale del fiume Ohio. Qui, è Kentucky, dall’altra parte è Indiana. Caratteristica produttiva è la buona percentuale di “winter rye” usata nel mash: 70% mais, 21% segale, 9% malto d’orzo. C: ambrato chiaro. N: le caramelle Elah liquirizia e menta. Il che significa grande presenza di mou, di toffee. Però la dolcezza è bilanciata e forse superata dalla freschezza di bosco: pigne! C’è il classico legno del bourbon, quindi vaniglia, ma la sensazione è leggera, non è uno di quei bourbon ponderosamente dolci. Ci sono note di lampone, di tisana di verbena, papaya candita. E lo zucchero brulé. Spezie varie a chiudere. P: continua a non essere esageratamente dolce, con legno e liquirizia sugli scudi, insieme a una parte erbacea e amarognola che parte dalle bucce di mela e pompelmo e arriva di nuovo alle tisane. Torta di mele, anche. Il rye si fa apprezzare nel secondo palato, dove spunta la piccantezza. Arancia e violetta. F: arancia candita, semi di finocchio confettati e il pizzicorino zenzeroso della segale.
Un bourbon moderno e ben fatto, in cui il naso è più originale del palato. Pimpante, fresco, beverino: 84/100.

Arbikie 1794 Highland rye (2022, OB, 48%)
Distilleria a gestione familiare, i fratelli Stirling puntano forte su cereali alternativi al malto. L’Highland Rye è prodotto a partire da segale, frumento e malto d’orzo. La prima release è andata sul mercato a prezzi mostruosi. C: oro. N: cereali insilati, mangime dei pesci e solvente, il che non è esattamente un buon viatico olfattivo per il gaudente consumatore. C’è anche una parte di sedano in giardiniera che bah, probabilmente arriva dalla segale non maltata, ma lascia un po’ basiti. Col tempo le spezie aumentano sensibilmente, si notano cumino e chiodi di garofano. Foglie di té nero molto aromatiche (la cosa migliore), ma anche qualcosa di cartone, fieno e zerbino di iuta. Abbastanza estremo nel suo carattere farmy. P: pungente, con una parte dolce di caramello e cannella, resina e una dimensione di nuovo erbacea e vegetale che può ricordare il vermut. L’alcol si sente un po’ troppo, il retrogusto è vagamente metallico e amarognolo. F: stessa nota amarognola, asciutto e non particolarmente lungo.
Abbiamo dei dubbi, grossi dubbi. Comprendiamo il lavoro eccellente che si sta cercando di fare con la valorizzazione distillatoria di altri cereali oltre all’orzo, ma il risultato in questo caso è piuttosto estremo e scarsamente sexy. 76/100.

Kavalan Triple sherry 3 yo (2023, OB, 40%)
Di Kavalan si è parlato molto in passato, soprattutto quando il Vinho Barrique fu eletto a miglior single malt al mondo al World Whisky Awards del 2016. Clima tropicale, angel’s share smodata, invecchiamento rapido. Qui si usano barili ex Oloroso, ex PX ed ex Moscatel. Età di invecchiamento di 3 anni coraggiosamente esplicitata. C: rossastro. P: gelée ai frutti rossi, caramelle alla fragola, sciroppo alla granatina. Tutto l’armamentario della frutta rossa zuccherina, insomma. Anche arancia rossa e qualcosa di caramelle al rabarbaro. Piacevole, anche se dolcissimo. Cola con il limone, un tocco floreale. Succo di melograno! E anche succo di ribes. Riesce ad essere acidino e croccante. Col tempo il Moscatel si fa apprezzare, con un che di more di gelso e erbe aromatiche. Sorprendente. P: qui il grado pretende il suo tributo. Nel senso che lo sherry regala le identiche suggestioni di ciliegie, uva fragola e agrume (qui mandarino), ma rimane tutto in superficie. Si aggiunge però una dimensione più dolce e cremosina di praline di cioccolato ai frutti rossi e caffelatte. Un’epifania: lo yogurt ai frutti di bosco! Il secondo palato si fa più legnoso e asciutto, con tabacco e té infuso. F: medio corto, sul legnoso (radice di cassia?), caffè di cicoria, di nuovo frutti di bosco.
Il finale è la parte meno convincente di un whisky che è però senz’altro ben fatto. Si avverte un senso di artificio, d’altronde la stessa maturazione extra-veloce dettata dal clima tende a dare questo effetto: whisky per certi versi molto più complessi della loro età, ma con palati piuttosto vuoti. Qui bisogna dire che con qualche grado in più forse non si avvertirebbe questo down. Solo il finale, appunto, mostra un po’ la corda dei soli 3 anni di maturazione. Nel complesso, promosso con un 85/100.

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il gioco delle coppie: mars tsunuki ‘yakushima aging’ (2017/2023, OB, 60%) vs mars tsunuki ‘tsunuki aging’ (2018/2023, ob, 60%) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/03/il-gioco-delle-coppie-mars-tsunuki-yakushima-aging-2017-2023-ob-60-vs-mars-komagatake-tsunuki-aging-2018-2023-ob-60/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-gioco-delle-coppie-mars-tsunuki-yakushima-aging-2017-2023-ob-60-vs-mars-komagatake-tsunuki-aging-2018-2023-ob-60 https://www.whiskyfacile.com/2025/03/03/il-gioco-delle-coppie-mars-tsunuki-yakushima-aging-2017-2023-ob-60-vs-mars-komagatake-tsunuki-aging-2018-2023-ob-60/#respond Mon, 03 Mar 2025 16:19:46 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41235 Continue reading →]]> Il migliore di tutti noi, ovvero l’insostituibile Corrado, ogni tanto riesce ancora a sorprenderci. E considerando che in questi anni lo abbiamo visto arrivare alle serate di recensioni collettive con qualsiasi tipo di sample rimediato nel dark web, non è facile. Una delle ultime volte in cui ci siamo visti, ha estratto dalla sua bisaccia senza fondo (quella di Eta Beta) parecchi bottiglini contenenti empirei liquidi provenienti dal Paese del Sol Levante. In sostanza, ha saccheggiato la rete racimolando qualsivoglia whisky giapponese. Dei vari Chichibu abbiamo già scritto, oggi confrontiamo due single cask di Mars Tsunuki della New Vibrations series per La Maison du Whisky. Prima di assaggiarli, piccolo reminder, che dietro Mars si nasconde un mondo complesso.
La Hombo Shuzo Ltd. è proprietaria del gruppo Mars e di due distillerie, in cui produce single malt: la prima è la Shinshu Mars, aperta nel 1985 ai piedi del monte Komagatake; la seconda si chiama Tsunuki ed è stata inaugurata nel 2016 a Kagoshima. Entrambi i single malt possono essere invecchiati in tre diversi siti: a Komagatake, in montagna, dove l’angel share è tra il 3 e il 4%; a Tsunuki, dove fa più caldo e l’angel share è tra il 5 e il 7%; oppure sull’isola di Yakushima, dove l’angel share raggiunge il 7-9%. Tutto chiaro? Si beva.

Mars Tsunuki ‘Yakushima aging’ (2017/2023, OB, 60%)
Distillato della seconda omonima distilleria, in cui i due alambicchi sono entrambi dotati di worm tub. L’invecchiamento di questo barile ex bourbon #2082 è avvenuto per 6 anni nei dunnage di Yakushima, quindi clima caldo e vicinanza al mare. Malto torbato a 20 ppm, 175 bottiglie prodotte. C: oro. N: deliziosamente profumato, sembra di entrare in una di quelle vecchie confetterie che vendono pastiglie Leone e zuccherini. La frutta è leggera, asprigna, tra il mandarino, la carambola e l’uva spina. Litchees, anche. C’è una inebriante sensazione di iodio, di vento primaverile e mare. Fresco e croccante, con un filo di fumo dolce e cocco che permea il naso. Con il tempo si fa più dolce: granita all’orzata! L’alcol è miracolosamente assente. P: potente ma non devastante, con ancora una dose massiccia di frutta bianca: pera, zenzero candito, pastiglie Leone alla banana, ananas acerbo. Un po’ di alcol si sente, ed è ovvio. La torba è molto costiera, tra il minerale e la grafite, ma con delle suggestioni di miele e “verdi”, tra il cardamomo e il finocchietto. Fresco, puro, scattante. Sorbetto al limone e iodio. Liquirizia, anche. F: medio lungo, con pere e mele cotte, lemonino e zuccherino (le Ginevrine! che incredibile ricordo d’infanzia…) e un filo di fumo leggero.
Un gran bell’animale, che ci fa esclamare “ottantanove!”. Perché la paura fa novanta, ma la purezza adamantina di questo malto fa 89/100. Per essere un 6 anni mostra una complessità impressionante, che unita alla perfezione di distillazione e alla rotondità della gradazione alcolica ci fa godere molto.

Mars Tsunuki ‘Tsunuki aging’ (2018/2023, OB, 60%)
Lo sherry hogshead T738 ha riposato per 5 anni nel sito di invecchiamento di Tsunuki e ha dato 239 bottiglie. Il distillato è torbato a 50 ppm, quindi aspettiamoci più note fumose. C: ambra. N: uno aspetta la torba e la prima cosa che sente al naso è… il legno. Certo, è un legno da camino, da braci appena accese, ma quelle suggestioni vengono dopo. Il protagonista è invece il barile, con un legno aromatico che ricorda il sandalo, o forse il patchouli. La frutta è ovviamente più su tonalità scure, con arancia, datteri, fichi caramellati. C’è anche del cuoio, che arriva direttamente dallo sherry. Una tensione balsamica (ginepro? resina?) aggiunge un’ulteriore dimensione a un naso che è senz’altro più centrato sul barile che sul distillato. P: un po’ strong, qui l’alcol è meno celestiale rispetto al suo gemellino. Caramello, croccante alle mandorle bruciacchiato che introduce di nuovo quel senso di tizzoni ardenti, che noi puntualmente sbocconcelliamo a merenda. La dolcezza è fruttata e caramellata, parte dalla marmellata di frutti rossi – ci viene in mente quella di certe brioches integrali – e arriva allo strudel. Cannella, di nuovo fichi secchi. La torba è ben integrata, nel secondo palato emerge una parte vinosa e liquorosa, che gioca con sensazioni di cioccolato. F: scorzette di arancia dragée, pepe nero, caldarroste e ancora quella parte appiccicosa di marmellata e liquore zuccheroso.
Molto intenso, molto dolce. Rispetto al primo, è senza dubbio più piacione e meno puro e diretto. Ci sta, sono due facce della stessa medaglia. Non si possono fare ragionamenti sul sito di invecchiamento, però: con due barili così diametralmente opposti, impossibile dire quali delle note di degustazione sia ascrivibile alle condizioni meteo dei magazzini. Noi preferiamo il primo, lo troviamo più pulito e più “ideale”, ma anche questo è un gran bel malto, sherroso quanto basta: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gemelli diversi – Un attimo ancora

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