Bruichladdich 15 yo (2003/2018, Valinch & Mallet, 54,1%)

Fabio Ermoli e Davide Romano hanno messo le mani su un barile di Bruichladdich, distillato nel 2003, e hanno deciso di imbottigliarlo lo scorso autunno. Non si tratta di un barile qualsiasi, non è il solito ex-bourbon: si tratta invece di una botte che precedentemente aveva contenuto Madeira, e il whisky invecchiato lì dentro c’è rimasto fin dal primo giorno, completando così 15 anni di maturazione tutti in ex-Madeira. Non è un profilo usuale, e dunque non ci aspettiamo di trovare il già visto… Mettiamolo alla prova.

N: mamma mia, che cosa strana!, decisamente no, non è un già visto. Troviamo note di grasso del prosciutto, un sentore netto e sulphury di compost (pare brutto dirlo, ma… c’è come una nota di “bidone dell’umido”, scusateci ragazzi), poi incontrovertibile e inaspettato arriva un sentore di pop corn caldi. Comunque molto strano, pesantemente sulfureo, decisamente inusuale. Ma che cos’è?! A riportare la carrozza nei binari più percorsi, ecco un croccante al miele e una sorta di ciocorì – e se invece fosse cioccolato bianco?

P: molto intenso e saporito, qui resta molto coerente, e ci sentiamo di confermare la definizione del sommo Matteo Zampini, frontman di Valinch nei festival italiani: popcorn liquidi. Ed è vero!, sa proprio di popcorn, caldi, burrosi e con una punta bene evidente di sale. Un poco di uva passa, a testimoniare di una vinosità accaduta e presente.

F: marino e salatino, con grasso di prosciutto e cenni, ancora, di roba lasciata lì a marc… ehm, fermentare – ma curiosamente e a dispetto delle apparenze è un sentore positivo. Molto lungo e persistente.

Quante volte abbiamo usato l’aggettivo “strano”? Di fronte a un profilo del genere, senza dubbio ostico e per niente sexy, si può fare come fa l’utente NiklasBM di whiskybase che assegna un 41/100 (“mai sperimentato così tanto zolfo […] un whisky completamente rovinato, che probabilmente mai avrebbe dovuto essere imbottigliato”), oppure si può, come facciamo noi, apprezzare l’unicità del single cask e pensare che questo è il classico whisky troppo divisivo, in fondo invalutabile… e poi alla fine dargli 85/100. Talmente freak che fa tutto il giro dall’altra parte e diventa piacevole. Caldamente consigliato un assaggio: difficilmente troverete cose simili.

Sottofondo musicale consigliato: Hot butter – Popcorn.

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Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 11

Il “Calendario Avventato” al giorno n.11 ci regala Glenlivet 15 yo. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #11

Appoggi il naso sul bicchiere una prima volta ed è già amore. Da subito infatti si nota un velo minerale, delicato eppure molto presente, che ricorda la roccia bagnata e la terra umida. Tutto qui? Nemmeno per sogno, perché suadenti sono le note di crema pasticcera e vaniglia, di pastel de nata portoghese e cioccolato bianco. E poi frutta gialla matura e legno massello profumato. Al palato per fortuna è un mostro di continuità: stessa nota minerale in ingresso, ben integrata con sensazioni di crema pasticcera e cioccolato bianco. La frutta prende il volo, tra mela gialla, melone e frutti tropicali. Il corpo pare solido, c’è tanta intensità e tutti i lati si riverberano in un finale lungo, che lascia la bocca pastosa e ben ingrassata, tra un tocco elegante di legno, chiodi di garofano e una crema dolcesalata.

Proprio perché amiamo farci del male, azzardiamo che possa trattarsi di un whisky d’età medio-alta, sui 18 anni. Ci piace una certa complessità raggiunta e l’equilibrio tra le parti in causa, il fruttato, il cremoso e un qualcosa di inerte, molto elegante. Pur a grado quasi sicuramente ridotto, c’è ricchezza ed edonismo da vendere. Il pollice è in alto: 87/100.

whisky auchentoshan signatory

Auchentoshan 15 yo (1999, Signatory Vintage, 46%)

auchentoshan distillery
visitor centre di un certo livello

Auchentoshan è una delle distillerie più facilmente raggiungibili di Scozia: si atterra a Glasgow, si noleggia una macchina trangugiando un orribile tramezzino aeroportualein mezz’ora si è già alle porte di un’antica distilleria fondata nel 1823. Il visitor centre, di cui vi regaliamo una foto molto glamour, si è giovato di un restyling nel 2004 e accoglie circa 20 mila visitatori all’anno; tutti con ancora la confezione unta di un tramezzino nell’auto a nolo – pare. Cattive abitudini alimentari a parte, Auchentoshan può fregiarsi del titolo di unica distilleria scozzese che ancora pratica esclusivamente la tripla distillazione: noi siamo talmente curiosi da sciabolare senza ulteriori indugi questo sample, riempito con un 15 anni del 1999 messo in bottiglia da Signatory Vintage (botti ex bourbon 800258 e 800259).

whisky auchentoshan signatoryN: è abbastanza immorale l’alcol percepito, che a soli 46 gradi è però prepotente e molto volatile. Non ci siamo, anche perché questa alcolicità non è riscattata da elementi esuberanti ma è piuttosto esaltata da un profilo ultra-naked, vegetale e poco più. Si impongono la propoli, l’erba secca, il chicco di cereale, la cellulosa tipo il bianco del limone (che per i più saputi si chiama ‘albedo’). Abbastanza floreale.

P: scampando alla tragedia del troppo alcol percepito, il palato è sicuramente più gradevole del naso. Dominano sentori di caramella alle erbe, e più in generale delicatamente erbacei. Si sente bene il distillato, sorretto da una zuccherosità appena accennata e tutta vegetale (orzo e fiori).

F: certamente non infinito, incredibilmente pulito, al punto che non ci ricordiamo se fino a un attimo fa stessimo bevendo whisky o vodka.

Sorprende come il barile in 15 anni abbia influito poco o nulla, lasciando il distillato in primissimo piano. E fin qui non avremmo nemmeno da protestare più di tanto. Il problema è che Auchentoshan, per quella che è la nostra esperienza di whisky degustati della distilleria, non ci sembra spiccare per memorabilità del distillato. E allora 77/100 ci sembra la cosa migliore da fare. A onor del vero segnaliamo che si trova ancora in vendita qui a un prezzo abbastanza popolare, altra cosa che – siamo onesti – tendiamo ad apprezzare.

Sottofondo musicale consigliato: The SorcerersPinch Of The Death Nerve.

 

Caol Ila 18 yo OB vs Caol Ila 15 V&M

Dal momento in cui abbiamo aperto il blog, sei anni fa (quasi sette, si invecchia anche da queste parti!), abbiamo sempre avuto almeno un Caol Ila a disposizione – ora con un gesto di arbitrio ineguagliabile, beviamo gli ultimi due superstiti e li beviamo insieme, a sfregio. Si inizia da un grande classico della distilleria di Islay, il 18 anni che abbiamo già avuto modo di assaggiare qualche anno fa, per poi passare a un recente single cask già esauritissimo di Valinch & Mallet: mondi lontanissimi, come nell’album di Battiato, che diventano vicini di casa… basta avere un po’ di fantasia (e di sete)!

Caol Ila 18 yo (2017, OB, 43%)

whisky-caol-ila-18-year-43-Al naso, è un Caol Ila fatto e finito, così come ce lo immaginiamo, compatto e solido: quindi una torba gentile, fumosa, poi un lato balsamico, con mentolo e aghi di pino. Tanta parte agrumata, con arancia fresca e pure marmellata d’arancia. C’è una morbida quota di vaniglia. Al palato si conferma di una bella cremosità compatta, davvero beverina e suadente – corroborante, oseremmo dire, se solo avesse un senso. Tanta dolcezza, sì, ma mitigata dagli spigoli di Islay, con marinità in netto aumento, così come il fumo. Liquirizia. Ottimo nella sua banalità. 87/100. Buono, tanto buono, al punto che forse al quinto bicchiere può pure stancare… Viene via con una novantina di euro.

Caol Ila 15 yo (2002/2017, Valinch & Mallet, 52,8%)

Caol_ila_15_Valinch_&_Mallet_Single_Malt_Scotch_WhiskyAl naso, il lato torbato è molto simile al diciottenne, intenso ma non troppo aggressivo né particolarmente orientato al mare, salvo un sentore di pesce secco. Spicca una nota di risotto allo zafferano, e perfino un che di aceto balsamico. Il lato ‘dolce’ è vicino all’OB, anche se più scuro, decisamente più sbilanciato verso il bruciacchiato.  Al palato conferma questo spostamento, molto carico, con cuoio e liquirizia e miele evidentissimi. L’apporto dello sherry non è tanto sulla frutta rossa, quanto su una screziatura speziata (o una speziatura screziata, se preferite). Barbecue, pancetta sulla brace. 86/100. Buono, molto rustico, molto carico, ti deve piacere questo profilo, a tratti un po’ eccessivo forse. Pur nell’eccellenza complessiva, Serge lo definisce ‘impreciso’, e a dirla tutta siamo d’accordo: procede un po’ a strattoni, non ci sembra profondamente armonico; e tuttavia pare svolgere a pieno il compito di mostrarci ancora una volta come i single cask sappiano avere personalità da vendere e siano in molti casi degli abiti sartoriali, ad uno calzano a pennello, altri nemmeno ci entrano… ah lo si trova ancora sull’internet a 120 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Led ZeppelinThe Battle of Evermore

Bowmore 15 yo (2002/2017, Valinch&Mallet per Mulligan’s Pub Milano, 53%)

Giuseppe dietro al suo bancone

Lunedì siamo stati al Mulligan’s per festeggiare i primi 50 anni di presenza della famiglia Bertoni in via Govone a Milano. Noi naturalmente non potevamo mancare, sia per il piacere di guardare le bottiglie esposte nelle vetrinette (un piacere in fondo masochistico, lo sappiamo), sia per assaggiare i tre imbottigliamenti celebrativi. Giuseppe Bertoni, storico proprietario del pub, si è affidato alle disponibilità degli amici Fabio e Davide di Valinch & Mallet: oggi pubblichiamo la recensione del whisky che più ci è piaciuto del trio, ovvero un Bowmore di 15 anni in bourbon – e noi ricordiamo bene come l’accoppiata V&M e Bowmore possa dare frutti spettacolari…

N: un Bowmore elegantissimo, con una torba profonda, da ‘stireria’: note di amido, intense. Il fumo c’è, è acre ma molto rarefatto, sottile, raffinato, perfino con sfumature di canfora. C’è poi una nota fruttata molto intensa e piacevole, al limite del tropicale, con pesche e mango. Impasto del pane, ma anche – a dirla tutta – qualcosa di più ‘dolce’, vanigliato: pastafrolla. Mandorle.

P: il corpo è molto ‘beverino’, certo non ti esplode sul palato. E però c’è una piccola deflagrazione di cenere, di pepe, molto più intensa di quanto il naso lasciasse presagire: con il tempo questo lato torboso si manifesta anche con una nota di cera deliziosa. Poi ancora frutta tropicale, limone, papaya e pesca bianca verso il finale.

F: lungo, elegante, tutto sulla cenere e su un mero ricordo di dolcezza fruttata (mela e pera).

L’avevamo anticipato: dei tre imbottigliamenti di Beppe, questo è il nostro preferito. Elegante, raffinato, giocato su delicati contrasti di mondi opposti: ci ha stupito il corpo molto beverino, ma non lo consideriamo un difetto – solo un pretesto per versarne un altro bicchiere, e poi un altro, e poi un altro ancora… 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morrisey – Spent the day in bed.

Bruichladdich 15 yo (anni ’90, OB, 43%)

Di recente ci siamo imbattuti in un’enoteca nascosta, in un piccolo paesino della Toscana… Entrati in cerca di un vino da regalare a qualche parente, sommerso dalla polvere, in un angolo dimenticato del ripiano degli amari, malinconico ci guardava un tubo di cartone verde scuro; non abbiamo saputo resistere al sommesso grido di dolore che da lì proveniva, e con spirto caritatevole abbiamo deciso di portare via quella povera bottiglia, segregata da almeno 20 anni in quel girone infernale (in mezzo agli amari, dico io, agli amari! inaudita violenza! immotivata ferocia!). Trattavasi infatti di un Bruichladdich 15 anni, nell’edizione anni ’90, prima che la distilleria venisse ripresa in mano da Murray McDavid e Jim McEwan. Non abbiamo resistito oltre, e appena arrivati a casa abbiamo stappato, versato…

bruob.15yov2N: un naso molto caldo, molto aperto ed aromatico: il profilo è dominato dal calore del malto, biscottato e brioscioso, con decise e gradevolissime note di confettura d’albicocca. Vicine troviamo note di prugne cotte, anche di un poco di uvetta; e ancora mele e pere, una rotondità di vaniglia, anche di toffee. Qui e là abbiamo rintracciato percorsi di mele e pere. Unica uscita dal selciato è per una legnosità lucida (nel senso di lucido per legno) e per lievi note di brezza marina, appena accennate.

P: il palato segue linearmente le indicazioni giunte dal naso, e si divide tutto tra una morbidezza fruttata e vagamente maltosa (qui si sentono, lievi lievi, più note ‘giovani’, a dispetto dell’età, vale a dire note di ‘distillato nudo’: quindi canditi e un vago senso di cereale in fermentazione). Ancora una lieve nota marina (ma non propriamente sapida: è più un senso di umidità da barca, anche se ci rendiamo conto che detto così…) accompagna armoniosamente un miele davvero piacevole. Questa suggestione di aghi di pino, verso il finale, è un sogno, forse?

F: non lunghissimo, tutto sul malto e su un senso vago di miele salato.

Questo 15 anni non gode di buona fama: Serge gli dedica solo un 76/100, e lo elogia solo perché, per contrasto, meglio risalta il buon lavoro fatto dalla proprietà successiva. Noi, che siamo poveri di spirito e deboli di pretese, non sappiamo nascondere le nostre perplessità dinanzi a tale giudizio: non sarà certo un mostro di complessità, ma ci pare un whisky fresco, piacevole, senza note negative. Diremmo dunque 85/100: sarà solo frutto dell’entusiasmo per il felice ritrovamento?

Sottofondo musicale consigliato: Beth Hart & John Bonamassa – I’d rather go blind.

Benrinnes 15 yo (1998/2013, Silver Seal, 47,9%)

Benrinnes è una distilleria Diageo, ed è sita presso Aberlour, ameno paesino nel cuore dello Speyside, a due passi da Dufftown, vera capitale maltata della regione. Anche grazie ad alcune peculiarità tecniche (come ad esempio l’uso dei worm tubs o la parziale tripla distillazione; date un’occhiata qui e qui), Benrinnes produce un distillato decisamente particolare, spesso caratterizzato da una non indifferente torbatura, da note minerali e ‘meaty’ – un po’ come accade a Mortlach… Ma insomma, ci annoiamo da soli: oggi assaggiamo un single cask imbottigliato da Silver Seal nel 2013, si tratta di un 15 anni probabilmente (scommetteremmo noi) ex-refill sherry.

Schermata 2015-07-24 alle 13.21.35N: inizialmente esibisce decise e personalissime note ‘sporche’, tra il legno umido, il ‘chiuso’, perfino di formaggio stagionato… Poi cuoio, polvere da sparo. Presto, però, si capisce che la personalità esuberante trova sostanza anche in altri versanti dell’altopiano aromatico (eh? ragazzi, fa troppo caldo, forse dovreste smettere di bere): spicca in particolare una bella frutta rossa, bella e tanta (rfagole e lamponi – anche in versione gelée; poi ribes rosso). C’è anche una ‘dolcezza’ diversa: crostatina all’arancia, caramello.

P: il percorso è inverso rispetto al naso: qui si nota prima un attacco di frutti rossi e di caramello, di maron glacée; poi, quasi deglutendolo, improvvisamente, il palato si ‘impolvera’: tornano le note sporche del naso, qui ancora più uniche, minerali, perfino sulfuree: asparago, polvere da sparo… La frutta non si ritira però, ed anzi insiste e si reinventa tropicale (papaya).

F: lungo, molto, e persistente. Ancora polvere da sparo, con un senso di fumo lieve; arancia, frutta rossa ricca.

Come gli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela minerale e ‘pirico’; a differenza degli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela (a nostro gusto, permalosoni) ben cesellato dalla botte, che aggiunge carattere e dolcezza ad un distillato di suo non certo facile. L’esito è, secondo le nostre papille, pari a 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Coming to Los Angeles.

Benromach 15 yo (2015, OB, 43%)

Benromach, la distilleria di proprietà di Gordon & MacPhail che tante volte abbiamo lodato per la qualità dei whisky messi in circolazione ultimamente, non smette di introdurre nuovi imbottigliamenti nel core range: questa è la volta del 15 anni, che va a completare un portfolio già fatto del 5, del 10 anni, del 10 anni a grado pieno e dell’Organic (il link è alla recensione della versione precedente). Riceviamo un sample direttamente dalla distilleria (che ringraziamo: grazie in particolare a Juliette) e lo sottoponiamo subito al nostro severo giudizio.

15-Years-Old-Bottle-Box-2N: buono e riccamente aperto: a parte una nitida nota ‘sporca’ torbata, leggermente fumosa e di cuoio, il tratto principale è dato da potenti zaffate agrumate (aranciate, soprattutto: scorzetta, buccia d’arancia rossa maturissima…). Il complesso è come ‘fasciato’ da una bella cremosità bourbon che richiama la vaniglia e lo sciroppo d’acero; completano dei tocchi di uvetta e mele e prugne cotte. Col tempo, quella nota sporca evolve verso il rame (le vecchie pentole di rame di casa della nonna…).

P: anche qui, il percorso è diviso in due fasi distinte ma unite, in un tripudio del bifrontismo maltato: l’attacco, pur lasciando presagire una grande ricchezza, è infatti molto tagliente, tra note di terra, cera, con una mineralità torbosa molto spinta; effetto di amico, sembra di bere piccoli sorsi di una lavanderia… Perfino una nota di olive nere. Poi però esplode una dolcezza intensa, molto compatta, tra le prugne (frutta cotta), il miele, la frutta tropicale fermentata (le tasting notes ufficiali parlano di kiwi…). Scorza d’arancia.

F: terra acre bruciata e fumo; liquirizia salata, olio essenziale di arancia rossa. E su quest’ultimo descrittore, ragazzi, ci togliamo il cappello di fronte a noi stessi. 😉

Un whisky di grandissima personalità, che non può che confermare e radicare le ottime impressioni già avute dai due 10 anni; se dovessimo confrontarlo con qualcosa di più noto, lo paragoneremmo a un qualcosa di Campbeltown, a metà tra un Kilkerran estremo e un Logrow gentile… Di certo dispiega note ormai inusuali, che però richiamano alla mente certi imbottigliamenti del passato – e la cosa ci piace assai, qualora non si fosse inteso. 90/100 e tanti applausi a una distilleria che a larghe falcate scala posizioni nella nostra classifica del cuore. Costerà attorno ai 75€.

Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – Warped.

Glen Scotia 15 yo (2015, OB, 46%)

Proseguiamo con piacere il nostro giretto nella tasting room di Glen Scotia assaggiando il 15 anni ufficiale; e lo assaggiamo con particolare curiosità, dato che per la prima volta nella nostra carriera mettiamo le mani su un GS maturato interamente in botti di quercia americana (ex-bourbon? non necessariamente…). Come reagirà questo distillato così nervoso e ‘sporco’ con il legno che più sa arrotondare?

Schermata 2015-07-03 alle 15.01.59N: si sente immediatamente una decisa nota ‘sporca’, appunto, con qualcosa di nettamente sulfureo (bacon, verdure cotte) che si alterna ad una frutta rossa anche abbastanza profonda. Mele rosse e marmellata di fragole. Si impreziosisce sul marron glace, su un cioccolato al latte e alla nocciola goloso e ruffiano. Si fa quasi cremoso, ma mantiene note ‘vegetali’ e maltose fino alla fine.

P: corpo leggero, beverino ma molto saporito. Ribadisce l’ondata sulfurea, ma c’è di più: speziato (legno e pepe, chiodi di garofano), bergamotto, frutta rossa disidratata. Agrumi (arancia, buccia) Pare secco, vegetale, quasi pulito, nel suo essere così sporco. Scivola via bene in bocca. Particolare ma mai sgradevole; particolarissimo.

F: lungo e speziato. Su note di legno, pepe, tamarindo, arancia e frutta rossa. Pancetta.

Questo secondo imbottigliamento ci ha persuasi decisamente di più rispetto al pur onesto Double Cask. L’apporto del legno effettivamente leviga un po’ certi spigoli (probabilmente più legati all’immaturità relativa del distillato che non alle sue peculiarità, altrimenti intatte) che però restano bene in vista, esibiti come dei trofei. Tutte quelle note di frutta rossa ci fanno pensare a una quota di botti magari solo stagionate con sherry. Ad ogni modo,  85/100 per un whisky che forse non piacerà a tutti, ma che saprà regalare soddisfazioni a chi avrà cuore di dedicargli qualche minuto. Lisergico, a suo modo, come il video che segue: supportate La Suerte, la band che ha raccolto il testimone dei Bluvertigo nella staffetta del cantautorato monzese.

Sottofondo musicale consigliato: La Suerte – L’origine del mondo.

Bowmore 15 ‘Darkest’ (2013, OB, 43%)

Tra qualche giorno avremo il piacere di tenere una nuova degustazione presso l’Harp Pub di piazza Leonardo, qui a Milano, in cui cercheremo di analizzare alcune differenze tra le zone di produzione e tra i vari invecchiamenti (ex-bourbon, ex-sherry…). Abbiamo scelto, per Islay, un single cask di Caol Ila e questo Bowmore di 15 anni, che deve il suo nome (il suo colore) al passaggio finale di tre anni in botti ex-sherry Oloroso. L’abbiamo assaggiato al fianco di un single cask ex-bourbon, che pubblicheremo sabato. Snasiamolo, via.

15yearsolddarkestN: fantastico come si rinvenga immediatamente l’anima Bowmore, comune anche all’altro (coming up on whiskyfacile) – anche se qui senza dubbio le botti scelte tendono a marcare una grossa differenza. Ha una bella anima marina e agrumata (immaginiamoci della spuma di mare versata su un letto di lime ed agrumi vari, anche canditi), ma su questa base si innesta un che di caramello, che porta effetti di fichi freschi, tamarindo. C’è un’affumicatura lieve, in stile B, ma comunque difficilmente trascurabile; è anche bello legnosetto. Braci spente.

P: il corpo è gradevole ma non robustissimo. Qui lo sherry interviene ancor di più che al naso, arrotondando e ammansendo il distillato: lo copre con una coltre di liquirizia, frutta giallorossa (mele prugne cotte pesche sciroppate) e caramellosa che assieme alla torba marina tipically Bowmore svela un assaggio mentolato e saponoso, appena avvertibile ma mai in discussione.

F: ancora fruttato, lievemente affumicato e soprattutto… chinotto. Non lunghissimo (il finale, non il chinotto, quello dipende un po’, è soggettivo).

Resta tanto Bowmoroso pur se decisamente sverniciato con lo sherry: il risultato è un buon equilibrio tra torba marina e frutti e caramelli legnosi. Non un tripudio di complessità, per carità: comunque è un malto ruffiano ma non troppo, fatto per piacere e che dunque, inevitabilmente, piacerà. Anche a noi: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Megadeth – In my darkest hour.