Bowmore 15 yo (2002/2017, Valinch&Mallet per Mulligan’s Pub Milano, 53%)

Giuseppe dietro al suo bancone

Lunedì siamo stati al Mulligan’s per festeggiare i primi 50 anni di presenza della famiglia Bertoni in via Govone a Milano. Noi naturalmente non potevamo mancare, sia per il piacere di guardare le bottiglie esposte nelle vetrinette (un piacere in fondo masochistico, lo sappiamo), sia per assaggiare i tre imbottigliamenti celebrativi. Giuseppe Bertoni, storico proprietario del pub, si è affidato alle disponibilità degli amici Fabio e Davide di Valinch & Mallet: oggi pubblichiamo la recensione del whisky che più ci è piaciuto del trio, ovvero un Bowmore di 15 anni in bourbon – e noi ricordiamo bene come l’accoppiata V&M e Bowmore possa dare frutti spettacolari…

N: un Bowmore elegantissimo, con una torba profonda, da ‘stireria’: note di amido, intense. Il fumo c’è, è acre ma molto rarefatto, sottile, raffinato, perfino con sfumature di canfora. C’è poi una nota fruttata molto intensa e piacevole, al limite del tropicale, con pesche e mango. Impasto del pane, ma anche – a dirla tutta – qualcosa di più ‘dolce’, vanigliato: pastafrolla. Mandorle.

P: il corpo è molto ‘beverino’, certo non ti esplode sul palato. E però c’è una piccola deflagrazione di cenere, di pepe, molto più intensa di quanto il naso lasciasse presagire: con il tempo questo lato torboso si manifesta anche con una nota di cera deliziosa. Poi ancora frutta tropicale, limone, papaya e pesca bianca verso il finale.

F: lungo, elegante, tutto sulla cenere e su un mero ricordo di dolcezza fruttata (mela e pera).

L’avevamo anticipato: dei tre imbottigliamenti di Beppe, questo è il nostro preferito. Elegante, raffinato, giocato su delicati contrasti di mondi opposti: ci ha stupito il corpo molto beverino, ma non lo consideriamo un difetto – solo un pretesto per versarne un altro bicchiere, e poi un altro, e poi un altro ancora… 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morrisey – Spent the day in bed.

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Bruichladdich 15 yo (anni ’90, OB, 43%)

Di recente ci siamo imbattuti in un’enoteca nascosta, in un piccolo paesino della Toscana… Entrati in cerca di un vino da regalare a qualche parente, sommerso dalla polvere, in un angolo dimenticato del ripiano degli amari, malinconico ci guardava un tubo di cartone verde scuro; non abbiamo saputo resistere al sommesso grido di dolore che da lì proveniva, e con spirto caritatevole abbiamo deciso di portare via quella povera bottiglia, segregata da almeno 20 anni in quel girone infernale (in mezzo agli amari, dico io, agli amari! inaudita violenza! immotivata ferocia!). Trattavasi infatti di un Bruichladdich 15 anni, nell’edizione anni ’90, prima che la distilleria venisse ripresa in mano da Murray McDavid e Jim McEwan. Non abbiamo resistito oltre, e appena arrivati a casa abbiamo stappato, versato…

bruob.15yov2N: un naso molto caldo, molto aperto ed aromatico: il profilo è dominato dal calore del malto, biscottato e brioscioso, con decise e gradevolissime note di confettura d’albicocca. Vicine troviamo note di prugne cotte, anche di un poco di uvetta; e ancora mele e pere, una rotondità di vaniglia, anche di toffee. Qui e là abbiamo rintracciato percorsi di mele e pere. Unica uscita dal selciato è per una legnosità lucida (nel senso di lucido per legno) e per lievi note di brezza marina, appena accennate.

P: il palato segue linearmente le indicazioni giunte dal naso, e si divide tutto tra una morbidezza fruttata e vagamente maltosa (qui si sentono, lievi lievi, più note ‘giovani’, a dispetto dell’età, vale a dire note di ‘distillato nudo’: quindi canditi e un vago senso di cereale in fermentazione). Ancora una lieve nota marina (ma non propriamente sapida: è più un senso di umidità da barca, anche se ci rendiamo conto che detto così…) accompagna armoniosamente un miele davvero piacevole. Questa suggestione di aghi di pino, verso il finale, è un sogno, forse?

F: non lunghissimo, tutto sul malto e su un senso vago di miele salato.

Questo 15 anni non gode di buona fama: Serge gli dedica solo un 76/100, e lo elogia solo perché, per contrasto, meglio risalta il buon lavoro fatto dalla proprietà successiva. Noi, che siamo poveri di spirito e deboli di pretese, non sappiamo nascondere le nostre perplessità dinanzi a tale giudizio: non sarà certo un mostro di complessità, ma ci pare un whisky fresco, piacevole, senza note negative. Diremmo dunque 85/100: sarà solo frutto dell’entusiasmo per il felice ritrovamento?

Sottofondo musicale consigliato: Beth Hart & John Bonamassa – I’d rather go blind.

Benrinnes 15 yo (1998/2013, Silver Seal, 47,9%)

Benrinnes è una distilleria Diageo, ed è sita presso Aberlour, ameno paesino nel cuore dello Speyside, a due passi da Dufftown, vera capitale maltata della regione. Anche grazie ad alcune peculiarità tecniche (come ad esempio l’uso dei worm tubs o la parziale tripla distillazione; date un’occhiata qui e qui), Benrinnes produce un distillato decisamente particolare, spesso caratterizzato da una non indifferente torbatura, da note minerali e ‘meaty’ – un po’ come accade a Mortlach… Ma insomma, ci annoiamo da soli: oggi assaggiamo un single cask imbottigliato da Silver Seal nel 2013, si tratta di un 15 anni probabilmente (scommetteremmo noi) ex-refill sherry.

Schermata 2015-07-24 alle 13.21.35N: inizialmente esibisce decise e personalissime note ‘sporche’, tra il legno umido, il ‘chiuso’, perfino di formaggio stagionato… Poi cuoio, polvere da sparo. Presto, però, si capisce che la personalità esuberante trova sostanza anche in altri versanti dell’altopiano aromatico (eh? ragazzi, fa troppo caldo, forse dovreste smettere di bere): spicca in particolare una bella frutta rossa, bella e tanta (rfagole e lamponi – anche in versione gelée; poi ribes rosso). C’è anche una ‘dolcezza’ diversa: crostatina all’arancia, caramello.

P: il percorso è inverso rispetto al naso: qui si nota prima un attacco di frutti rossi e di caramello, di maron glacée; poi, quasi deglutendolo, improvvisamente, il palato si ‘impolvera’: tornano le note sporche del naso, qui ancora più uniche, minerali, perfino sulfuree: asparago, polvere da sparo… La frutta non si ritira però, ed anzi insiste e si reinventa tropicale (papaya).

F: lungo, molto, e persistente. Ancora polvere da sparo, con un senso di fumo lieve; arancia, frutta rossa ricca.

Come gli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela minerale e ‘pirico’; a differenza degli altri Benrinnes che abbiamo assaggiato in passato, questo single cask si rivela (a nostro gusto, permalosoni) ben cesellato dalla botte, che aggiunge carattere e dolcezza ad un distillato di suo non certo facile. L’esito è, secondo le nostre papille, pari a 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Jonathan Wilson – Coming to Los Angeles.

Benromach 15 yo (2015, OB, 43%)

Benromach, la distilleria di proprietà di Gordon & MacPhail che tante volte abbiamo lodato per la qualità dei whisky messi in circolazione ultimamente, non smette di introdurre nuovi imbottigliamenti nel core range: questa è la volta del 15 anni, che va a completare un portfolio già fatto del 5, del 10 anni, del 10 anni a grado pieno e dell’Organic (il link è alla recensione della versione precedente). Riceviamo un sample direttamente dalla distilleria (che ringraziamo: grazie in particolare a Juliette) e lo sottoponiamo subito al nostro severo giudizio.

15-Years-Old-Bottle-Box-2N: buono e riccamente aperto: a parte una nitida nota ‘sporca’ torbata, leggermente fumosa e di cuoio, il tratto principale è dato da potenti zaffate agrumate (aranciate, soprattutto: scorzetta, buccia d’arancia rossa maturissima…). Il complesso è come ‘fasciato’ da una bella cremosità bourbon che richiama la vaniglia e lo sciroppo d’acero; completano dei tocchi di uvetta e mele e prugne cotte. Col tempo, quella nota sporca evolve verso il rame (le vecchie pentole di rame di casa della nonna…).

P: anche qui, il percorso è diviso in due fasi distinte ma unite, in un tripudio del bifrontismo maltato: l’attacco, pur lasciando presagire una grande ricchezza, è infatti molto tagliente, tra note di terra, cera, con una mineralità torbosa molto spinta; effetto di amico, sembra di bere piccoli sorsi di una lavanderia… Perfino una nota di olive nere. Poi però esplode una dolcezza intensa, molto compatta, tra le prugne (frutta cotta), il miele, la frutta tropicale fermentata (le tasting notes ufficiali parlano di kiwi…). Scorza d’arancia.

F: terra acre bruciata e fumo; liquirizia salata, olio essenziale di arancia rossa. E su quest’ultimo descrittore, ragazzi, ci togliamo il cappello di fronte a noi stessi. 😉

Un whisky di grandissima personalità, che non può che confermare e radicare le ottime impressioni già avute dai due 10 anni; se dovessimo confrontarlo con qualcosa di più noto, lo paragoneremmo a un qualcosa di Campbeltown, a metà tra un Kilkerran estremo e un Logrow gentile… Di certo dispiega note ormai inusuali, che però richiamano alla mente certi imbottigliamenti del passato – e la cosa ci piace assai, qualora non si fosse inteso. 90/100 e tanti applausi a una distilleria che a larghe falcate scala posizioni nella nostra classifica del cuore. Costerà attorno ai 75€.

Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – Warped.

Glen Scotia 15 yo (2015, OB, 46%)

Proseguiamo con piacere il nostro giretto nella tasting room di Glen Scotia assaggiando il 15 anni ufficiale; e lo assaggiamo con particolare curiosità, dato che per la prima volta nella nostra carriera mettiamo le mani su un GS maturato interamente in botti di quercia americana (ex-bourbon? non necessariamente…). Come reagirà questo distillato così nervoso e ‘sporco’ con il legno che più sa arrotondare?

Schermata 2015-07-03 alle 15.01.59N: si sente immediatamente una decisa nota ‘sporca’, appunto, con qualcosa di nettamente sulfureo (bacon, verdure cotte) che si alterna ad una frutta rossa anche abbastanza profonda. Mele rosse e marmellata di fragole. Si impreziosisce sul marron glace, su un cioccolato al latte e alla nocciola goloso e ruffiano. Si fa quasi cremoso, ma mantiene note ‘vegetali’ e maltose fino alla fine.

P: corpo leggero, beverino ma molto saporito. Ribadisce l’ondata sulfurea, ma c’è di più: speziato (legno e pepe, chiodi di garofano), bergamotto, frutta rossa disidratata. Agrumi (arancia, buccia) Pare secco, vegetale, quasi pulito, nel suo essere così sporco. Scivola via bene in bocca. Particolare ma mai sgradevole; particolarissimo.

F: lungo e speziato. Su note di legno, pepe, tamarindo, arancia e frutta rossa. Pancetta.

Questo secondo imbottigliamento ci ha persuasi decisamente di più rispetto al pur onesto Double Cask. L’apporto del legno effettivamente leviga un po’ certi spigoli (probabilmente più legati all’immaturità relativa del distillato che non alle sue peculiarità, altrimenti intatte) che però restano bene in vista, esibiti come dei trofei. Tutte quelle note di frutta rossa ci fanno pensare a una quota di botti magari solo stagionate con sherry. Ad ogni modo,  85/100 per un whisky che forse non piacerà a tutti, ma che saprà regalare soddisfazioni a chi avrà cuore di dedicargli qualche minuto. Lisergico, a suo modo, come il video che segue: supportate La Suerte, la band che ha raccolto il testimone dei Bluvertigo nella staffetta del cantautorato monzese.

Sottofondo musicale consigliato: La Suerte – L’origine del mondo.

Bowmore 15 ‘Darkest’ (2013, OB, 43%)

Tra qualche giorno avremo il piacere di tenere una nuova degustazione presso l’Harp Pub di piazza Leonardo, qui a Milano, in cui cercheremo di analizzare alcune differenze tra le zone di produzione e tra i vari invecchiamenti (ex-bourbon, ex-sherry…). Abbiamo scelto, per Islay, un single cask di Caol Ila e questo Bowmore di 15 anni, che deve il suo nome (il suo colore) al passaggio finale di tre anni in botti ex-sherry Oloroso. L’abbiamo assaggiato al fianco di un single cask ex-bourbon, che pubblicheremo sabato. Snasiamolo, via.

15yearsolddarkestN: fantastico come si rinvenga immediatamente l’anima Bowmore, comune anche all’altro (coming up on whiskyfacile) – anche se qui senza dubbio le botti scelte tendono a marcare una grossa differenza. Ha una bella anima marina e agrumata (immaginiamoci della spuma di mare versata su un letto di lime ed agrumi vari, anche canditi), ma su questa base si innesta un che di caramello, che porta effetti di fichi freschi, tamarindo. C’è un’affumicatura lieve, in stile B, ma comunque difficilmente trascurabile; è anche bello legnosetto. Braci spente.

P: il corpo è gradevole ma non robustissimo. Qui lo sherry interviene ancor di più che al naso, arrotondando e ammansendo il distillato: lo copre con una coltre di liquirizia, frutta giallorossa (mele prugne cotte pesche sciroppate) e caramellosa che assieme alla torba marina tipically Bowmore svela un assaggio mentolato e saponoso, appena avvertibile ma mai in discussione.

F: ancora fruttato, lievemente affumicato e soprattutto… chinotto. Non lunghissimo (il finale, non il chinotto, quello dipende un po’, è soggettivo).

Resta tanto Bowmoroso pur se decisamente sverniciato con lo sherry: il risultato è un buon equilibrio tra torba marina e frutti e caramelli legnosi. Non un tripudio di complessità, per carità: comunque è un malto ruffiano ma non troppo, fatto per piacere e che dunque, inevitabilmente, piacerà. Anche a noi: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Megadeth – In my darkest hour.

Dalmore 15 yo (2014, OB, 40%)

275842229197392Dalmore è forse stata la prima distilleria a trasformarsi coscientemente in un brand di lusso (il sito master of malt definisce Dalmore “the most legendary distillery in the world, when it comes to creating stunning whisky with real provenance”), anche grazie all’eccellente lavoro del grandissimo Richard Paterson; già a partire dalla fine degli anni ’90 Dalmore ha messo sul mercato bottiglie costosissime, e continua a farlo, in effetti, attirandosi le critiche di tanti (ricordate le parole di Serge sulla serie Constellation?, una serie che tra le altre perle aveva un 19 anni finito in Porto in vendita a oltre 2000 sterline… pare anche buono, eh; epperò…). La proprietà è da tempo asiatica: prima un indiano, ora un cinese filippino la cui azienda immobiliare si chiama Megaworld Corporation, che sembra ‘na roba uscita da un fumetto, e invece. La smettiamo con l’aneddotica? Dai, sì, e mentre con la foto a destra ricordiamo la nostra visita alla splendida distilleria affacciata sul Cromarty Firth, oggi assaggiamo il 15 anni ufficiale. Colore: ramato.

Dalmore-15N: ha una bella personalità: a dispetto della gradazione è ben formato e intenso; il legno, assieme a qualche nota d’alcol, dà un bell’effetto di lucido per legno, per mobili… Generosi sentori di frutti secca (oleosità mandorlata e noce); albicocca disidratata, come frutta, poi ampia presenza di banana matura, marmellate. Tarte tatin. Sullo sfondo, lo sherry si presenta anche sotto forma di pane all’uvetta.

P: un palato di rara coerenza col suo naso: il rammarico è che qui i 40% intervengono ad ammorbidire, certo, ma anche a depotenziare un po’. In primissimo piano fin dall’attacco legno, frutta secca, uvetta e albicocca, che tutti assieme danno un senso diffuso di dolceamaro. Un palato senza guizzi ma abbondantemente sopra la sufficienza.

F: inaspettatamente lungo e ancora coerentissimo, su frutta secca e uvetta.

Quando siamo stati in distilleria, tra i vari assaggi disponibili a prezzi civili (leggi: gratis) avevamo particolarmente gradito il 15 anni: e in effetti, a riassaggiarlo con calma, ci piace ancora, anche se come al solito non possiamo non biasimare la scelta di imbottigliare a 40%… È senz’altro un whisky molto rotondo e con grande personalità, non privo di screziature da vero highlander: 85/100 e un rimpianto per i soli 40%… Con un pizzico di verve in più, soprattutto al palato, sarebbe stato un malto al #topdelsogno, ma tant’è.

Sottofondo musicale consigliato: Marcus Miller – Tightrope.

Glen Scotia 15 yo (1999/2014, Cadenhead’s, 58,7%)

Il Glen Scotia di lunedì ci ha sconfinferato il velopendulo; decidiamo dunque, con gesto forte, di raddoppiare e ci sgargarozziamo un altro Glen Scotia, questa volta di Cadenhead’s – chi è passato al banchetto di Beija Flor all’ultimo festival romano sa che ci era piaciuto, ma adesso è il caso di fare le cose sul serio, con calma e per benino. Si aprano le danze, o meglio: i sample.

Schermata 2015-04-01 alle 12.43.45N: ci ricorda molto quello di Silver Seal… privato però di quell’intensa coltre heavily-sherried, intensamente fruttata. Questa maggiore, relativa nudità lascia emergere una nota minerale torbata e leggermente affumicata molto buona; ed anche una punta sulfurea – ferrosa (polvere da sparo e ruggine) che spicca molto più che nell’altro. Anche clorofilla (tutti annusate clorofilla, vero?). Poi, certo, non manca un aspetto più fruttato e brioscioso: fichi secchi, scorza d’agrume, confetture, brioche.

P: molto Glen Scotia, se la cosa può avere un senso. Rispetto all’altro, certo è meno succoso e più ‘pungente’, ma ha un bel corpo vivo e pulsante di lingue di sapore, di contro al monolite Silver Seal. Abbastanza semplice, se vogliamo, ma particolare e coerente col naso; le stranezze arrivano da un’accentuatissima polvere da sparo / ruggine, abbinata a un’arancia rossa mooolto matura e minerale. Aggiunge poi una sua personalissima rotondità con innesti briosciosi e maltosi davvero azzeccati.

F: medio-lungo, arancia andata e brioscia.

Il naso è meno complesso di quello Silver Seal, il palato però è più spigoloso e sfaccettato, meno imponente; il rapporto è dunque inverso, cambiano gli addendi e le tipologie, ma il distillato GS si rivela ancora in tutta la sua riottosa recalcitrante bislacca peculiarità. 87/100 anche per questo: consigliamo l’assaggio di entrambi, alcuni li troveranno estremi, altri li adoreranno. Noi, intanto, beviamo e godiamo. A venerdì.

Sottofondo musicale consigliato: Chic feat. Nile Rodgers – I’ll be there.

Caol Ila Unpeated 15 yo (2014, OB, 60,39%)

Tra le Special Release 2014 di Diageo figuravano ben due Caol Ila, un ingombrante 30 anni e questa espressione quindicenne, il cui malto non torbato è stato distillato nel 1998. Ne esistono 10.668 bottiglie ricavate da un invecchiamento in soli botti di bourbon di prima riempitura. Insomma, complice anche la gradazione monstre, ci aspettiamo qualcosa di davvero potente, ben consapevoli che i puristi della distilleria stanno già scuotendo la testa e borbottano a mezza voce: “Eh no no, non si fa, un Caol Ila senza torba non si fa”. Ma non formalizziamoci e diamogli una possibilità…

caol-ila-15-year-old-1998-unpeated-2014-special-release-whiskyN: bel naso intrigante. Molto burroso (proprio burro fresco) e con note di frutta dolce, per lo più frutta gialla (albicocca) e agrumi (limoni, sì, ma anche cedro/lime). Qualcosa di candito, qui e là, e note di malto giovane. Dopo un po’ d’ossigenazione, l’alcol si attenua ed emerge una nota di torba lievemente fumosa. Pera. Non si direbbe Caol Ila, ovviamente, anche se dopo un po’ quegli spunti di frutta dolce e di vaniglia e un po’ limonosi… ma blind non si riconoscerebbe mai. Non male, soprattutto la frutta è molto gradevole. E dopo evolve ancora, diventando quasi tropicale!

P: un palato sporco e interessante. Tra note minerali e leggermente affumicate a spiccare è un mix molto gentile di note acri e di una dolcezza molto marcata, di frutta matura, quasi tropicale (pere dolci e mango?). Un pelo d’acqua lo rende ancora più interessante, facendo scemare un po’ la dolcezza e aumentando la zona costiera (salato e minerale). Burro. Buono, facile ma buono.

F: vaniglia e burro. Note di frutta e molto poco smocky rispetto al palato.

Questo Unpeated è sicuramente poco caolilesco, ma di certo non ci uniremo al coro dei delusi. L’anima della distilleria è sì snaturata, ma trasmigra in un corpo nuovo di zecca che ha un certo fascino. Sarà la gradazione, ma l’intensità delle suggestioni minerali e burrose è davvero straripante, con anche un lato fruttato niente male. Inoltre, non che questo influisca sul nostro voto finale, è una delle poche Special Release con un rapporto qualità/prezzo decente, lo si trova ancora oggi intorno agli 80 euro. Bene così: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Heart Barracuda

Balvenie 15 yo ‘Single Barrel’ (2014, OB, 47,8%)

Si sa, Balvenie è nella top five delle nostre distillerie attive preferite; e non ci sbilanciamo oltre solo per quel profondissimo senso del pudore che ci muove in ogni azione (ehm…). Una delle nostre bottiglie preferite, nel camaleontico core range della distilleria di Dufftown, è il 15 anni ‘Single Barrel’: vale a dire una singola botte, di quindici anni. Tempo fa ne avevamo assaggiata una versione ‘anonima’, priva dell’indicazione del numero di botte, dato che proveniva da una mignon raccattata in qualche aereoporto; oggi facciamo le cose per bene, e mettiamo naso e palato al servizio della fu botte numero #3811 (non c’è su whiskybase, ma la bottiglia da cui abbiamo attinto al Milano Whisky Festival è chiara: se avete tempo e voglia, aggiungetela voi, ché a noi ci fa fatica). Botte ex-bourbon, riempita di distillato il 24 febbraio 1999 e di esso svuotata il 28 luglio scorso (2014, per i distratti).

FullSizeRender-18N: grande apertura aromatica, che dispiega tutta la classe di Balvenie. La botte si fonde magnificamente con un distillato di qualità: e dunque, c’è quella tipica cremosità di questi invecchiamenti ex-bourbon (crema pasticciera, vaniglia), poi molta frutta (gialla: ma da una banana matura si passa all’albicocca disidratata, alla mela gialla, al succo di pera…), anche secca (mandorle, anzi: pasta di mandorle). Poi note di amaretto, e una zaffata di zafferano. A lato, ma mica poi così a lato, il malto, che sta tra la brioche e l’orzo bagnato. Possiamo azzardare che questa nota di legno di botte pregna di whisky si configura come una costante, nei malti Balvenie? Possiamo, certo, il sito è nostro e ci facciamo quello che ci pare.

P: rispetto al naso, risulta più dolce e maltoso che non fruttato e cremoso… Spieghiamoci: prevale una dolcezza biscottata, calda (tipo biscotti al burro), su cui danzano note di frutta secca (ancora mandorle e nocciole) e di crusca e cereali vari. Poi certo non è assente la frutta di cui sopra (chips di mele, albicocca disidratata), mentre un che di vaniglioso/cremoso diminuisce d’intensità.

F: bello lungo e accogliente, con note cerealose e una grande anima… bourbon (ma di quelli buoni). Replica il palato, con tutta la sua complessità.

Con Balvenie non sbaglia mai nessuno: non sbaglia la distilleria a distillare, non sbaglia il venditore a vendere, non sbaglia l’importatore a importare, non sbaglia il ladro a rubarne tre casse, non sbaglia l’acquirente ad acquistare, non sbagliamo noi a bercene un dram dopo l’altro. Non sbaglieremo neppure nel sentenziare: 87/100!, e a presto.

Sottofondo musicale consigliato: Kalabrese – Stone on your back (Frank Wiedermann Remix).