Octomore ‘06.2’ (2014, OB, 58,2%)

In origine destinato al mercato del Travel Retail, questo Octomore 06.2 esibisce i muscoli dichiarando di essere prodotto a partire da orzo torbato a 167ppm. Ci risparmiamo il solito pippone sul gioco a chi ce l’ha più torbato, sul senso di un’operazione come quella fatta da Bruichladdich, e invece passiamo rapidamente all’assaggio. In questo caso, si tratta di un whisky invecchiato per 5 anni in barili ex-bourbon e di legno francese (ex-Cognac Limousine, se non andiamo errati).

N: che strano… Il profilo è veramente inatteso, colpisce fin dall’inizio con note molto ‘grappose’, di distillato astratto, bianco. Ansalone, che beve con noi, dice che gli ricorda un Hobstler, un distillato di frutta tedesco, e noi, che per pudore non facciamo domande, ci fidiamo. Lievemente marino e molto balsamico. Zucchero bianco. La torba acre, fumosa e vegetale (ricordiamo, il whisky è molto giovane), abbinata a quel lato distillatoso, ci ricorda curiosamente un mezcal.

P: si inizia sulla frutta (sul distillato di frutta), snaps, albicocche, mele e pere… Dev’essere l’apporto dei barili. Ancora molta ‘grappa’, molto dolce, un po’ di castagna bollita. Facendo salva un’affumicatura molto intensa, solo in un secondo momento arriva il sapore di whisky, con una lieve marinità. Con acqua… no. Il distillato di frutta prende assolutamente tutta la scena, e non è una buona notizia, se chiedete a noi: diventa inutilmente dolciastro.

F: qui diventa leggermente pescioso, per il resto rimane un senso di distillato di pera che onestamente con tutta questa torba e questo fumo continua ad avere poco a che fare.

Bisogna riconoscerlo: è un esperimento, più che legittimo e che è stato decisamente approvato dal mercato. Molto bene, niente da dire – e però per noi, in tutta onestà, non è un esperimento riuscito (anche se ad esempio Serge apprezza molto di più). 79/100. Grazie a Davide per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Gozu – Meth Cowboy.

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Octomore 08.1 ‘Masterclass’ (2007/2018, OB, 59,3%)

lo staff che a Bruichladdich si occupa di Octomore

Octomore, aka il mostro finale, aka la Morte Nera, aka la scodella di cenere, aka “ti spiezzo in due”, aka “Panzer Division Marduk“: Octomore, il whisky più torbato al mondo. Prodotto a Bruichladdich e frutto della geniale invenzione di Jim McEwan, è naturalmente un freak ma proprio per questo, pur costando uno sproposito e avendo uno dei rapporti età/prezzo peggiori della storia (si chiama tecnicamente “capolavoro di marketing”), è tra i più ricercati dai torbofili italiani, che generalmente entrano ai festival schiumando dalla bocca e guardandosi intorno per trovare uno di questi rari esemplari. L’orzo alla base di questo batch subisce una torbatura a 167 ppm, quindi tutto sommato ‘delicata’, se pensiamo che si sono spinti fino a oltre 200… E per avere un’idea, Lagavulin e Ardbeg torbano tra i 50 e i 55 ppm. Octomore Masterclass 08.1 è tutto del vintage 2007, maturato esclusivamente in botti ex-bourbon.

N: irrompe subito una folgorazione, immediata: la boule dell’acqua calda. C’è infatti tutta una gamma di oggetti di gomma (che forse non snoccioleremo per pudore), arrivando fino alla visione di un tir che inchioda, fa fischiare i dischi, i pneumatici sfrigolano, la puzza di smog si sente bene. Lo volevate torbato? Eccovelo! Pian piano si fa largo un sentore balsamico, tipo pino mugo e… tremate… masticha (liquore greco aromatizzato con resina). Zucchero a velo e cedro. Zafferano ma anche cimice spetasciata.

P: anche qui l’impatto è inaspettato… subito netto si staglia un sentore di senape!, inaspettata ma presente. Anche il lato balsamico non si fa certo pregare, con ancora resina e aghi di pino, eucalipto. Coerente rispetto al naso, e quindi impregnato di carbone e plastica bruciata. Dolcezza molto semplice, da zucchero bianco, vaniglia e candito da distillato.

F: chimico, plasticoso. Esce la (relativa, peraltro) gioventù, canditi e new make. Ancora zafferano.

Da una parte è indubbiamente estremo, anche se come sempre diciamo non dimostra di essere “quattro volte più torbato di un Ardbeg”, per intenderci; dall’altra parte sono sempre gli stessi eccessi, gli stessi pregi e gli stessi limiti. Come insegna una memorabile campagna di Pubblicità Progresso degli anni ’90, talvolta il vero sballo è dire no. E comunque, 84/100: di questo undicenne stupisce la percepita gioventù del distillato, che ormai siamo portati a credere darà il suo meglio dopo venti, trent’anni in botte. Aspettiamo con curiosità, e con Burzum nelle cuffie.

Sottofondo musicale consigliato: Burzum – Aske.