Laphroaig 18 yo (1987/2006, Douglas Laing, 50%)

Oggi ci sentiamo fortunati e peschiamo a caso nell’armadietto dei samples con la sicumera del bimbo che deve estrarre i bussolotti caldi di una lotteria truccata. E infatti, toh, spunta uno fra i tanti Laphroaig che affollano la nostra fortunata scansia: il primo selezionato è… rullo di tamburi… quello che avete già visto nella foto qui in alto! Vale a dire un refill sherry butt di Laphroaig, il #3109 per la precisione: 18 anni di invecchiamento, selezionato e imbottigliato da Douglas Laing nel 2006. Un vintage 1987 direttamente dalla bella serie Old Malt Cask, che tante soddisfazioni ha regalato a grandi e piccini.

56794-bigN: ci duole doverlo dire tutte le volte, ma quanto sono buoni i Laphroaig quando non sono violentati dagli stessi proprietari?! Elegantissimo, aromatico, la prima cosa che spicca è la frutta: mela rossa, proprio la buccia appena tagliata e fragrante; frutta tropicale, con kiwi dolce e mango (quasi mango disidratato). La torba è ancora bella viva, leggermente medicinale, ma senza essere troppo fumoso, e senza esibire una marinità troppo evidente. Piuttosto un che di american BBQ, ma senza eccessi “off”. La frutta tropicale è al limite del floreale, a tratti, se ha un senso. In generale spunta anche una sfumatura più erbacea, tra il timo e il rabarbaro, che si ferma a un centimetro dal balsamico.

P: di una bevibilità che sbalordisce, onestamente. Pieno, attacca sulla liquirizia, su note di legno ed erbe bruciate (canfora?) davvero intense. Poi man mano prende il comando il lato fruttato: mela, frutta bianca, che con un poco di acqua diventa perfino tropicale (succo mix tropical, ananas dolce). Biscotti al miele. Poi non dimentichiamo il fumo e la torba, che soprattutto senz’acqua pare piuttosto medicinale (la canfora…). L’acqua cambia molto, addolcisce il tutto e va ad attutire la componente più amara.

F: molto lungo, con sentori acri e medicinali, e con la nota marina (iodata più che compiutamente salata) decisamente evidente. Falò spento. Qualcuno azzarda: marmellata affumicata?

Quando il barile con lo sherry incontra lo spirito con la torba… No, non muore nessuno, però o è colpo di fulmine, come per la donna sexy e intelligente, oppure è l’accozzaglia invereconda. Qui siamo senza dubbio dalle parti della prima categoria, anche se per gridare al capolavoro manca qualcosina. L’olfatto è estremamente persuasivo, con un apporto di frutta raro. Il palato dà il meglio con una goccina d’acqua, ma va forse a perdere un po’ di quella Laphroaigness che nel naso ci aveva inebriato. Riassumendo, però, non possiamo non dare un convinto e soddisfatto 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cake – Long skirt, long jacket

Glen Moray 18 yo (2018, OB, 47,2%)

“per me si va nella warehouse dolente”

Il nostro giretto per lo Spirit of Speyside dell’anno scorso ci aveva lasciato sensazioni contrastanti sulle sorte magnifiche e progressive dello scotch, ma di sicuro avevamo molto apprezzato l’atteggiamento di Glen Moray, distilleria (francamente bruttarella, ma non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace, lo sapete) di Elgin: ospitalità, piacere di accogliere i turisti, bacon a profusione ad ogni ora del giorno, whisky flights e single cask hand-filled a prezzi ragionevoli… Insomma, tanto cuore. Oggi assaggiamo il 18 anni ufficiale, maturato esclusivamente in American Oak First fill.

N: mela rossa glassata, brioche alla marmellata (marmellata di fragole, se dovessimo sbilanciarci – e in fondo è il nostro sito, se non ci sbilanciamo qui), zucchero bruciato, un po’ di frutta cotta (mela soprattutto) poi timidi sentori di frutta rossa (in crescita per la verità, fragoline di bosco, diremmo). Pastafrolla, biscotti al burro. Note di lucido per legno, con sentori forti ma molto moderni.

P: molto coerente, si sente forse un po’ più la vaniglia rispetto al naso, ma come profilo resta molto fruttato. Mela in ogni sua forma, ancora frutta cotta, uvetta. Resta un senso di ‘molto semplice e costruito’. Non sgradevole, intendiamoci, ma un po’ pesantino alla lunga.

F: si raccoglie un po’ a sorpresa su una nota leggermente amarognola e speziata, di legno tostato e cannella. Per il resto ancora tanta tanta mela.

È ben fatto, nulla si può dire di male: rotondo, morbido, piacione e senza dubbio molto carico. Resta la sensazione di monodimensionalità, non ha evoluzione, e a dirla tutta alla lunga probabilmente finisce per stufare un poco… Ma sia chiaro, a 80€ è un diciottenne più che competitivo, piacerà alla gente cui piacerà: con questa criptica e insensata chiusa, ci avviamo al voto che sarà 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Wu-Tang Clan – Bells of War.

Ledaig 18 yo (2019, OB, 46,3%)

Tobermory, cent’anni fa

Ledaig è la versione torbata di Tobermory, distilleria dell’Isola di Mull: come abbiamo avuto modo di raccontare tante volte, è un produttore storico che da quando ci siamo affacciati al mondo del whisky, una decina d’anni fa, era tra le peggio quotate in circolazione. “Il whisky che puzza” era la definizione più benevola. Negli anni fortunatamente le cose sono cambiate, e anche i più agguerriti detrattori si sono dovuti arrendere all’evidenza, anche grazie al contributo dei tanti imbottigliatori indipendenti che hanno saputo selezionare barili eccellenti: e se addirittura Serge l’ha definita ‘la nuova Ardbeg’, beh, un motivo dovrà pur esserci. Assaggiamo oggi il 18 anni ufficiale, finito in barili ex-sherry Oloroso.

N: ci aspettavamo un profilo un po’ sporco, e in effetti lo troviamo, molto complesso e variato: note di polvere da sparo, stivali di gomma, ma anche arancia appena muffita, formaggio Shropshire con l’uvetta di corinto affogata (grazie Lorenzo!), taleggio. È grasso e sporco, con torba appiccicosa e salsa barbecue. Detto questo… ragazzi che whisky! Dopo un poco arriva pure un senso di liquore amaro morbido, cioccolato al latte, lampone.

P: qui il percorso sembra essere opposto, e la prima suggestione è… l’epifania di una grigliata di frutta! Tanta arancia rossa e gelée alla frutta (c’è un senso di dolcezza fruttata quasi astratto, quasi artificiale), poi la ‘sporcizia’ prende il sopravvento tra pancetta, caldarroste, torba bella organica e ancora taleggio.

F: lungo lungo lungo, emergono marmellate di frutti rossi e neri. Mirtillo intriso di torba e pancetta, fumo a gogo. Speciale, praticamente unico.

Sentiremo parlare molto del core range di Ledaig: che bello vedere una distilleria che si risolleva e punta dritto verso l’Olimpo dei Malti. Complesso, inusuale, soddisfacente, in grado di pungolare i sensi con continue suggestioni inaspettate… Un profilo francamente unico, che sta lì a dimostrarci che il single malt scotch whisky è un mondo fantastico: con tre ingredienti, più o meno uguali per tutti, ciascuno riesce a fare cose diversissime. Ah, che bello. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soundgarden – Spoonman.