Ben Nevis 18 yo (1996/2015, Adelphi, 54,3%)

Eravamo da Adelphi per assaggiare un Bunnahabhain, perché non fermarsi ancora un po’ da quelle parti, questa volta per un Ben Nevis? Non ce lo ripetiamo una seconda volta e aggrediamo il bicchiere: si tratta di un single cask ex-bourbon di diciotto anni, whisky distillato nell’anno in cui la pecora-clone Dolly vedeva la luce, Clinton si guadagnava accesso alla stanza ovale e ai suoi piaceri per altri quattro anni, Tupac Shakur veniva freddato da ignoti malfattori.

Schermata 2017-08-28 alle 09.48.12N: siamo arrivati nel bel mezzo del festival della frutta, sembra. Per prima dobbiamo menzionare una intensissima maracuja, con quella sua tropicalità peculiare, divisa tra dolcezza e acidità; poi mango maturo, fragoline di bosco – anzi, confettura di fragoline. Forse sopraggiunge anche una mela? Poi, sullo sfondo, una zuccherinità fatta di pastiera napoletana (quella bbbuòna!), pasta di mandorle. Una lieve mineralità, che abbinata al tropicale e noi fa impazzire.

P: l’alcol pizzica abbastanza, mentre qua e là si detonano bombe di frutta: ancora molto tropicale (mango e maracuja) con l’aggiunta di pesche e mele rosse. C’è poi una dolcezza più scura, tutta zuccherina: zucchero bruciato, caramello, ciambellone appena sfornato, al limite del bruciacchiato… Molto piacevole. Verso la fine, ecco la noce…

F: qui arriva un erbaceo cerealoso e mineralino, e poi ancora dolcezza fruttata (tappetone di frutta gialla, ancora mango).

Molto buono, un tripudio di frutta tropicale come piace a noi; il naso resta un capolavoro, forse questo Ben Nevis diventa un po’ alcolico al palato, fase in cui qualche spigolo abbassa una valutazione altrimenti entusiastica. “Solo” 86/100, dunque, ma adesso ascoltiamoci un po’ di musica del 1996.

Sottofondo musicale consigliato: Oasis – Don’t Look Back In Anger.

Smokehead 18 yo (OB, 46%)

Oramai quasi un decennio fa lo storico produttore e imbottigliatore scozzese Ian MacLeod, proprietario di Glengoyne e Tamdhu, ha lanciato il marchio Smokehead, ovvero sia imbottigliamenti contenenti whisky di una singola distilleria di Islay, la cui identità è però accuratamente celata. Ne esiste una versione base invecchiata 6 anni, ma anche quella ‘Extra Black’ che andiamo ad assaggiare oggi, dall’invecchiamento ben più importante e di cui sono state prodotte 6 mila bottiglie. Tra l’altro Smokehead è diventato una release iconica, con tanto di sito, concorsi per bartender e concerti a tema. Insomma, un gran circo. Il buon Fabio Ermoli, di Aritrade, ha l’esclusiva per la distribuzione in Italia e sono già due anni che spadroneggia nel contest organizzato dal festival romano Spirit of Scotland. Così, tanto per capirci.

WebN: si presenta splendidamente aperto. Al principio emerge una robusta coltre marina, iodata, di alghe in un’atmosfera brumosa; dopo qualche minuto però grande è il bouquet d’aromi: mele rosse, caramello, vaniglia e zucchero a velo. Ma c’è di più, qualcosa di più ‘scuro’ e pesante, che rivela forse l’età: liquirizia, zafferano, un pelo di chinotto. Legna bruciata: e qui arriva il fumo, intenso pervasivo, acre e ‘dolce’ al contempo. Un naso completo e gradevole.

P: molto beverino (Serge parla di “dangerous whisky“), dal corpo spensierato; ma nonostante ciò conferma la personalità vivace e di nuovo molto scura: ancora chinotto e liquirizia; pepe nero. E poi ancora più in profondità: tè nero affumicato (Lapsang Souchong), un velo d’eucalipto. C’è un retrogusto amaro un po’ medicinale e poi rispetto al naso aumenta a dismisura il fumo di torba, così intenso da formare una coltre che si attraversa a fatica. Non è salato come il naso lasciava presagire, ma solo lievemente salmastro.

F: inizia su una dolcezza legnosetta (liquirizia, noce moscata, pepe, cola) e prosegue poi all’infinito sulla torba, acre e smoggosa, fumosissima.

Non abbiamo ancora assaggiato la versione base ma per una volta ci sembra che il gran chiasso del marketing di cui parlavamo all’inizio sia ben supportato da un prodotto solido, di grande bevilità ma anche dalla discreta complessità; il tutto a un prezzo tutto sommato umano di circa 90 euro. Per quel che riguarda il nome della distilleria dietro a questo nettare isolano, non azzardiamo piroette nel buio, non sapendo nemmeno se le due versioni di Smokehead- il 6 e il 18 anni- siano realizzate con barili provenienti dalla medesima distilleria. Ci limitiamo a far notare che su Internet molti sembrano ritenere che si tratti di Ardbeg; noi siamo dubbiosi per una sola ragione: con questi prezzi sarebbe l’Ardbeg 18 anni (o giù di lì) di gran lunga più economico da molto tempo. Bisognerebbe tornare indietro fino all’Airigh Nam Beist. Ad ogni modo il voto è un bel 90/100 rotondo rotondo.

Sottofondo musicale consigliato: Iggy Pop Lust for life