Tomintoul 1967 (2000, Gordon & MacPhail, 40%)

Direttamente dal Tasting Facile del 2017, eccoci alle prese con un Tomintoul del 1967: c’è un che di archeologico in una bevuta del genere, se si pensa che la distilleria dello Speyside ha iniziato a scaldare gli alambicchi solo nel 1965. Si tratta di una prestigiosa selezione di Gordon&MacPhail, dalla serie Rare Old, ed è stato imbottigliato ben diciotto anni fa, all’alba del nuovo millennio, proprio quando la proprietà passo da White &Mackey agli attuali proprietari di Angus Dundee. Trattasi di un barile sherry first-fill, curiosamente ridotto a 40%. Andiamo, e che Dio ce la mandi buona.

5466-7727tomintoul1967-2000rareoldN: la presenza dello sherry è inconfondibile, ma si tratta di uno sherry non succoso, piuttosto tagliente e leggermente metallico, con note ruginose che si protraggono per l’intera degustazione. Si inizia con aromi di castagne, anzi di buccia di caldarrosta; poi uvetta sotto spirito, della marmellata bruciacchiata ai bordi della crostata… Noci e prugne; uno di quei dolci alla carruba. Particolare, ad un assaggio alla cieca potrebbe quasi sembrare un altro distillato (un Cognac, forse – lo dice pure Serge, che è un po’ più affidabile di noialtri). Dopo un po’, sviluppa come una nota vinilica, quasi di scotch (disambigua: nel senso del nastro adesivo), che ci ricorda un sentore erbaceo fasullo, come fosse chimico. Difficile immaginare cosa intendiamo, vero?

P: compie uno strano percorso: attacca sulla dolcezza, quasi succosa qui, tra il tamarindo, la marmellata di prugne, l’uvetta, ancora la castagna; sulle prime pare molto zuccherino, con caramello e ancora carruba. Dopo queste premesse, i 40% lo lasciano sfumare e cade nel baratro dell’anonimato. Poi il legno tende a prendersi la scena: si sente una sorta di astringenza legnosa che ci fa venire in mente il tè Pu-er, lasciato un po’ troppo in infusione.

F: tè e legno, legno e tè; ancora un che di metallico e un ricordo di prugna secca. Cacao amaro in polvere.

Se dobbiamo cercare un pregio in questo Tomintoul (distilleria che francamente ci ha abituato ai tiepidi entusiasmi), in fondo ne troviamo due, ancorché piccini. Innanzitutto, come dicevamo in apertura, rappresenta un’occasione più unica che rara per tornare alle origini di Tomintoul, quando ancora si distillava con due soli alambicchi; e poi il profilo complessivo, dalla ferrosità contundente e dalla dolcezza un po’ appassita, è certo non così frequente ai giorni nostri. Detto questo, francamente questo single cask finisce per deludere sia perché poco gradevole sia perché poco intenso. Serge non lo ama particolarmente, e noi meno: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: The André canta Habibi (Ghali cover)

Tomintoul 1967 (2011, Samaroli, 40%)

Dopo una settimana così intensa e così goduriosa, grazie ai sample portati a casa dal Feis (Sac)ile 2013, dobbiamo restare – come dire – su alti livelli: dopo whisky giovani e torbati, passiamo a un piccolo confronto tra due attempati gentle drams, ovvero due Tomintoul ultraquarantenni (ce ne sono diversi, sul mercato, di questi tempi) imbottigliati di recente da due marchi storici del whisky italiano, Samaroli e Silver Seal. Il primo che assaggiamo è il Samaroli: 44 anni per un whisky messo in botte (#2562) due anni dopo l’apertura della distilleria e in bottiglia nel 2011. Il colore è paglierino.

samaroli_tomintoul_1967N: molto amichevole e gentile, par quasi placido. Non nasconde però l’età di vegliardo, e vive di composte, felici contraddizioni: ricco ma non complessissimo, profondo e accattivante ma non certo esuberante. La quarantennale interazione tra botte e distillato ha donato generose note di erbe di campo, aromatiche, secche ed infuse, e qualche lieve suggestione di rabarbaro. C’è poi una dimensione maltata, vagamente burrosa (diciamo brioche) e della frutta gialla ‘calda’ e delicata (pesche e albicocche). Olio di mandorla. Tracce di cioccolato al latte, in grande crescita col tempo.

P: l’attacco è delicatissimo, e il corpo, a 40%, è un po’ scarico. Si replica parzialmente il naso (con la sordina sempre pigiata), soprattutto per quel che riguarda il lato vegetale / erbaceo, con qualche nota in più di propoli. C’è un buon malto levigato e dolcino, e sul finale tende a riemergere un po’ di frutta gialla (pera e albicocca). Noce; ancora tracce di cioccolato bianco.

F: resistono noce e malto; delicato e medio-lungo, tutto appunto su frutta secca (diremmo buccia di mandorla).

Stendere le considerazioni conclusive per questo whisky, lo ammettiamo, ci imbarazza un po’; di certo siamo di fronte a un buon whisky, che porta con una freschezza inattesa i suoi anni e che conferma la gentilezza del malto Tomintoul. Altrettanto certamente, però, non possiamo negare di essere rimasti un po’ delusi dalla relativa semplicità che caratterizza questo imbottigliamento (alcuni amici più esperti di noi come Davide e Pino hanno un ricordo più positivo del nostro, a onor del vero); semplicità che onestamente non ci pare appropriata all’attesa di 44 anni e – soprattutto – a un costo di più di 600 euro. Detto ciò, tenendo conto del solo bicchiere, il nostro giudizio sarà di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Andrew Bird – Sovay.