‘Speysider’ 44 yo (1973/2017, Antique Lions of Whisky, 51,6%)

Negli ultimi due anni si sono affacciati sul mercato diversi single cask di whisky prodotto in distillerie non dichiarate dello Speyside a inizio anni ’70, soprattutto nel 1973 – i rumors parlano alternativamente di Tamdhu, Macallan, Glenfarclas… Ma a noi francamente poco importa sapere chi abbia prodotto, ci interessa soprattutto sapere che a prezzi abbordabili – generalmente attorno ai 3/400 euro – sono accessibili whisky di oltre quarant’anni, a grado pieno, nella versione più nobile: il single cask. Anche ALoW, marchio frutto della prestigiosa sinergia tra Silver Seal / Whisky Antique, Lion’s Whisky e Sansibar, ha messo le mani su uno di questi barili e lo ha imbottigliato nella bellissima serie Butterflies, tributo evidente alle prime selezioni di Pepi Mongiardino: e ci pare il massimo berlo proprio oggi, a Natale.

Schermata 2017-12-25 alle 17.07.05N: la gradazione è come se non ci fosse, pare di annusare un succo: e che succo, ragazzi… Certo troviamo, sulle prime soprattutto, descrittori che a leggerli così paiono ‘standard’: un bel miele caldo, brioche, una purea di pere, la mela gialla farinosa, marmellata d’albicocca, dopo un poco anche un po’ di crema pasticcera… Ma poi pian piano si spalanca una nota di whisky vecchio da panico!, con una cera d’api intensissima, vecchi mobili intrisi di polish; poi un lato erbaceo, molto difficile e compatto, che stratifica l’esperienza – potenzialmente – all’infinito. Diremmo camomilla, fieno caldo al sole, d’estate; fiori d’arancio. E la frutta, signori, la frutta!, al limite del tropicale con ananas candito; marmellata di fichi, calda, incredibilmente intensa. Straordinario, un whisky continuamente cangiante, a perdersi nel turbine delle suggestioni si trovano una, cento, mille, strade da percorrere.

P: ha quella forza, quella chiarezza espressiva dei grandi whisky, tanto più sorprendente dopo 44 anni in botte, supportato da una gradazione che non lascia indietro neppure una virgola di intensità – e al contempo i 44 anni l’hanno reso perfettamente levigato! Un capolavoro. Torna il senso di marmellata, in particolar modo di fichi, e poi una frutta gialla poderosa (mele e albicocche dolci); poi ancora cera d’api, zenzero e un pizzicorino da pepe bianco. Crema pasticcera (anzi: proprio il sapore delle torte di frutta!). Un che di erbaceo, vagamente balsamico, duro a morire (eucalipto, diciamo). Scorza di agrume macerata nell’alcol (sappiamo che è un’eresia evocarlo qui, ma c’è un senso di Old Fashioned…).

F: pepe bianco e frutta gialla intensa e succosa, all’infinito; ancora cera d’api.

Stupefacente è la combinazione di eleganza e intensità, combinazione rara da trovare in un quarantaquattrenne: riesce infatti a mostrare tutta la raffinatezza di un whisky invecchiato lentamente, con certe note di frutta e cera che solo lunghissime maturazioni riescono a produrre, e al contempo si mantiene sempre intenso, esuberante quasi. Imperdibile: 93/100. Buon Natale a tutti!

Sottofondo musicale consigliato: Tony Bennett – Have yourself a merry little christmas.

Carsebridge 42 yo (1973/2015, Hunter Laing ‘Sovereign’, 48,9%)

Quante volte può capitare di assaggiare un single cask di 42 anni di una distilleria di grain whisky chiusa da oltre trenta? Non sapremmo, ma – ve lo possiamo garantire – a noi sta capitando proprio adesso. Grazie a Matteo Zampini (e a Fabio, ça va sans dire) per il sample.

N: sapete bene che siamo degli uomini di mondo, e dunque certo non vi stupirete se il primo descrittore che ci viene in mente di fronte a cotanto naso è “fruta pinha” (scommettiamo che il Gerva la conosce!). Molto zuccherino e denso, con crema di vaniglia al limone, noce di Pecan; c’è anche una nota curiosa – ma non così tanto, per un grain – di colla per legno. Molta pera, anche una barretta di Galak; un filo di orzata. Non possiamo definirlo un “mostro di complessità”, ma il naso promette bene.

P: l’alcol non esiste, l’attacco è pulitissimo e molto fresco: cosa che ci stupisce, e a dirla tutta il palato colpisce positivamente. Cioccolato bianco e una bella bananona matura, intensissimi; ancora la nostra amata ‘fruta pinha’, zuccherina e grassa, burrosa. Un budino alla vaniglia. Una nota fresca di succo d’ananas (più zuccherino dell’ananas vero e proprio). A confermare un lato vegetale, ‘verde’ e fresco, troviamo note di sedano (che nella nostra perversa esperienza è nota tipica dei Rye).

F: di media durata, non di esplosiva intensità, molto pulito; a dominare è il gelato alla banana…

Ottimo whisky, che conferma come nella maggior parte dei casi i grain reggano magnificamente invecchiamenti molto importanti – o girando la questione, dimostra come nella maggior parte dei casi i grain richiedano invecchiamenti molto importanti per acquisire armonia. Questo single cask non potrà non piacere, con la sua pienezza sbarazzina: 42 anni e non sentirli, decisamente. 88/100, che clamore!

Sottofondo musicale consigliato: Klaus Nomi – After the Fall.

The Macallan 1959 (1973, OB, Rinaldi import, 46%)

Ci siamo appena risvegliati dalla degustazione da sogno e come per magia abbiamo realizzato che mentre sognavamo, in realtà vivevamo e bevevamo e godevamo. Insomma, era tutto vero: sabato all’Harp Pub si è assaggiato questo e quest’altro nettare, oltre al Port Ellen Rare Malt 20 anni, tra le facce soddisfatte della quindicina di appassionati accorsi (pochini sì, ma chi non c’era avrà avuto i suoi buoni motivi o forse pensava fosse uno scherzo). Ciliegina sulla torta di questo già conturbante dolciume è stato poi il Macallan di oggi, uno di quegl’import by Rinaldi che hanno contribuito a creare il mito della distilleria nel secolo passato e a fare del mercato italiano La Mecca del collezionismo d’oggidì. Riaddormentiamoci…

wm04041309-52_IM219652N: si presenta subito apertissimo e di colossale intensità. Ci porta a ridiscutere il concetto di sherry-cask, una sorta di iper-sherrycask, con quelle caratteristiche ma portate alle stelle. L’atmosfera è per così dire duplice, giocata cioè su due campi opposti: da una parte una patina ‘old’ di vecchi libri, dall’altra una frutta fresca, succosa, viva. La frutta- ah che felice parata di tutti i cliché ex sherry: prugne, uvette, fichi; frutta rossa (fragole, lamponi e ciliegie). E poi anche pesche e mango, oltre a un agrumato possente, tra l’arancia, il chinotto e il bergamotto (tè earl grey?). C’è poi una parte più da dolciume, che ricorda cioccolato, caramello, zucchero glassato, crema. Il tutto, si diceva, coccolato da un’avvolgente patina di carta vecchia, di legno odoroso (vecchi mobili) e qualche spezia. Tamarindo, tabacco da pipa. Balsamico.

P: ci sorprende rispetto al naso: affiancato a qualche conferma, infatti, emerge un lato, che si fa via via primario, molto balsamico, resinoso: proprio aghi di pino. Nel complesso non si può dire sia dolcissimo, con una forte presenza di tannini. Non sono vere e proprie ‘off notes’, ma di certo sono assai personali. Decise anche le note balsamiche di Pastiglia Valda. In generale è molto liquoroso e affiora una suggestione di Grand Marnier. Poi affianco si sparpaglia una clamorosa frutta rossa (ciliegia soprattutto), cioccolato, agrumi e ancora una punta di mango. Una grande intensità e vitalità del distillato, ci preme di sottolineare.

F: legno, tabacco, frutta secca (noce e nocciola) e frutta rossa; agrumi.

Un naso superlativo, che andrebbe ben oltre i 90 punti fino in cima alle classifiche e un palato spiazzante, tra il dubbio che nell’affinamento in bottiglia qualcosa sia mutato (siamo a ben 42 anni di riposo!) e che invece il difetto sia nostro e della nostra inesperienza con certi pezzi di Storia. Ad ogni modo pare esserci quasi uno sdoppiamento, in sè interessante e assolutamente inedito per noi, tra un lato balsamico/legnoso e uno più classico dolce e fruttato. Un whisky bifronte che, non fraintendete, ci è piaciuto assai e che difatti si becca un 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: AqualungStrange and beautiful (forse questo titolo è la giusta sintesi)

 

Glenury Royal 37 yo (1973/2011, The Whisky Agency & The Nectar, 43%)

La Glenury Royal è una delle molte distillerie che, nonostante siano state chiuse da anni, continuano a regalare eccitanti soddisfazioni postume agli appassionati: la distilleria, nelle Highlands orientali, dopo essere stata chiusa nel 1983 oggi è demolita e trasformata in un complesso residenziale, ma ha una storia carina (che potete leggere qui, in fondo al post di Serge). Noi ci limitiamo a dirvi che il fondatore è il Capitano Robert Barclay Allardyce, amico della regina e gran corridore – un personaggio simpatico, pare. Oggi assaggiamo una delle pochissime espressioni disponibili, ovvero un 37 anni del 1973, invecchiato in una botte ex-bourbon, imbottigliato da The Whisky Agency e The Nectar (il primo è un eccellente imbottigliatore tedesco, ora distribuito anche in Italia da whiskyantique.com; il secondo è un importatore belga) e presentato al festival di Limburg di quest’anno. Anche nel 2010 è stato imbottigliato un Glenury Royal dello stesso anno, giudicato fantastico (superstuff, nello specifico) da Serge, chissà come sarà questo.

N: uh, ottimo. Molto caldo, dolce, cremoso; immediatamente, frutta molto intensa. Pera caramellata, torrone (beh, miele e mandorle…), forse un po’ d’arancia; lievi note di cera, accompagnate lateralmente da sentori floreali, erbosi, molto buoni. Il naso è in evoluzione, ma resta sempre caratterizzato da una dolcezza molto spiccata, oltretutto impreziosita da ‘spigolosità’ vegetali (fiori, campagna, fieno) che davvero lasciano a bocca aperta.

P: sfruttiamo la bocca aperta per berlo: uhm, diverso da quel che ci aspettavamo… è un po’ debole ma molto acido, erboso (forse tè); il limone spicca sul malto, concedendo spazio a lievissime impuntature di miele. Subito prima del finale, ecco delle note fruttate (tropicali? c’è chi ci trova nitidamente la maracuja, proprio in limine) e perfino un che di mentolato.

F: ottimo. Toffee, vaniglia; panna cotta. Note erbose all’inizio (fieno), una puntina di menta. Molto buono, costituisce una sorta di sintesi di naso e palato.

È un whisky strano, incoerente, a suo modo: chi si sarebbe aspettato un palato così aspro? A tratti ricorda il profilo di damerino  del Cragganmore 21 che abbiamo recensito qualche tempo fa, anche se con un’eleganza e un savoir faire (eh?) molto più raffinati, data l’età più matura. Jim Murray pensa che questo sia un malto ormai alla fine del suo regno, e trova l’influenza del legno fin troppo marcata: noi siamo d’accordo solo in parte, ma di sicuro ci sarebbe piaciuto assaggiare lo stesso whisky un paio d’anni fa. La nostra valutazione è di 88/100: un punto in meno per quel palato così inatteso. Qui potete leggere quel che ne pensa Ruben di whiskynotes.be.

Sottofondo musicale consigliato: Tito & TarantulaAfter Dark, dalla colonna sonora di Dal tramonto all’alba.