Dailuaine 37 yo (1976/2013, Silver Seal, 47%)

Arriviamo buoni ultimi, dopo Ibr e Whiskysucks, a dare le nostre impressioni su questo imponente imbottigliamento Silver Seal, invecchiato per ben 37 anni in una botte ex bourbon. Dailuaine è una distilleria di proprietà Diageo situata in pieno Speyside, di cui non si parla molto spesso, visto e considerato che non ha mai nemmeno avuto un core range e che larghissima parte della sua cospicua produzione (circa 3,4 mln di litri annui) finisce nei blended Johnny Walker.

dailuaine_20140108131019_im229133N: apertissimo e quasi stordente per il carico aromatico presente: si sentono anzitutto tutti i suoi anni, con una nota compatta e ‘schermante’, setosa, fatta di pastelli a cera, zucchero di canna, legna calda… Punte speziate, erbacee ed agrumate, tra il bergamotto, foglie di tè e tamarindo. Ma tutto ciò, intendiamoci, fa da sparring partner a una dolcezza fruttata d’intensità mostruosa: pesche e banane molto, molto mature; e ancora, toffee e burro, pastafrolla, che in qualche modo richiamano al malto. Croissant alla marmellata. Si potrebbe andare avanti ancora per molto con le suggestioni più golose…

P: in attacco pare molto trattenuto, con un corpo non carichissimo e la prevalenza assoluta delle note di cera e di tannini. Poi però in un attimo la situazione sfugge completamente di mano all’ignaro bevitore: esplode la frutta e, oltre al tripudio del naso, che qui concede la replica, escono qualcosa di vicino alla frutta rossa e tanto cocco. Tilt totale. C’è un gran malto tostato e a tratti pare di sentire del fumo di pipa. Frutta secca mista e carruba.

F: di intensità e complessità rare, tanto da replicare in toto le caratteristiche del palato, forse solo con un po’ di fumo di legno in più e con generose erbe aromatiche.

Francamente cosa volete di più dal vostro bicchiere? Questo Dailuaine è setoso, complesso, intenso, con un malto di personalità e ancora molto vivo a condurre le danze dopo quasi 40 anni trascorsi in compagnia di una botte comunque assai aromatizzante. Un equilibrio che ha del miracoloso: 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: CocorosieGravediggress

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Banff 34 yo (1976/2010, Cadenhead’s, 53,8%)

Il sito MaltMadness ritiene che Banff sia il nome di distilleria più buffo dell’intera Scozia, e forse ha ragione; siccome siamo dei simpaticoni, aggiungiamo una tacca al fucile e assaggiamo proprio un Banff, distillato nel 1976 (come dite? no, non eravamo ancora nati, noi) imbottigliato da Cadenhead’s nel 2010 dopo 34 anni di maturazione in una botte di quercia americana. Come sapete, noi staremo al banchetto proprio di Cadenhead’s, al Milano Whisky Festival di domani e domenica, ma questa bottiglia non l’avremo con noi. [UPDATE: Monica, dopo aver letto la recensione, ci dice che la bottiglia ci sarà! e se non ve la bevete voi, state sereni, la finiremo noi…] Il colore è dorato.

18847N: subito molto complesso e molto intenso. Caratteri generali: una cera straripante (par quasi un Clynelish), una leggera torba ‘terrosa’, oleosa, minerale; note di miele nette, granitiche e gradevolissime. Non si pensi però a un’austerità trattenuta e fine a se stessa: accanto si scatena una grande fanfara di note bourbonose, cremose e fruttate. Si inizia da una vaniglia / crema pasticciera, per passare alla mela gialla, poi panna cotta, poi agrumi canditi… L’età la dimostra solo con una lieve legnosità speziata che ancora, però, non ha preso il sopravvento (eucalipto, ma forse son fiori freschi?). Pian piano cresce un’affumicatura ‘sporca’ davvero incantevole. Orzata? Noce brasiliana (la noce di Pecan)? Cocco? Complesso, in continua oscillazione tra cremosità e austerità. C’è veramente di tutto…

P: fuoco alle polveri! Sostanzialmente, pare coerente col naso: a dire il vero, pare senz’altro meno torbato, ma si conferma alla grande quel senso di olio, cera e miele. Grandissima arancia, e grandissimo agrume, in generale; poi ancora crema, vaniglia, una frutta secca da panico (la noce brasiliana a pallate), banana, frutta gialla cremosissima… Stiam qui a spezzare il capello, ma è tutto molto compatto e orgogliosamente unito.

F: lungo e persistente; infinito, ritorna il fumo; si sente il legno, la crema di vaniglia, la cera… Stupisce una nota di cioccolato amaro.

Come direbbe Piccinini, “ccezzionale!”: tutto legato, olio crema cera: a sorpresa, sconsigliamo l’aggiunta d’acqua, che non aggiunge ma anzi ruba quella maestosa compattezza del palato. Come primo Banff della nostra carriera, non possiamo decisamente lamentarci!, e il voto sarà di 93/100. Ci vediamo domani al festival, allora?

Sottofondo musicale consigliato: David Byrne e St. VincentThe Forest Awakes, e grazie a Tombino.

Royal Brackla 36 yo (1976/2012, Silver Seal, 51,9%)

La storia della distilleria Brackla, al centro di una piccola querelle geografica (Speyside o Highlands? tecnicamente, la seconda, e a questo ci atteniamo), è davvero simpatica, se non altro perché è stata fondata da un signore che, a giudicare dal nome, sarebbe stato un perfetto pirata o piuttosto un personaggio di romanzi gotici inglesi dell’Ottocento, ovvero il Capitano Willian Fraser di Brackla. Siccome questo tizio dotato di cotanto nome era culo e camicia con il re Guglielmo IV, questi decise nel 1835 di concedere alla distilleria l’appellativo di Royal, che ora porta insieme a sole altre due altre distillerie (Lochnagar e la defunta Glenury). Ma comunque, se volete cenni storici li trovate agilmente qui; ci dilunghiamo ancora solo per dar conto del fatto (significativo per comprendere alcune dinamiche commerciali) che quanto Diageo l’ha venduta a Bacardi nel 1998, l’accordo non coinvolgeva botti piene. Ovvero, vuoi la distilleria? Tiè, compratela e fattelo da solo, il tuo whisky. Assaggiamo un single cask di 36 anni imbottigliato da Silver Seal; il colore è ambrato.

Schermata 2013-07-22 alle 16.00.40N: attenzione; procediamo con calma e ordine perché siamo davanti a un profilo veramente, veramente particolare. Inizialmente colpisce una nota torbata, con un che di affumicato che però sparisce in fretta, o almeno così ci pare; sulle prime ci accoglie anche un che di ‘farmy‘, quasi di emmenthal (?), e una mineralità (terra bagnata) che pare completare un profilo-tipo delle Highlands più austere. Poi però, oltre a una dimensione floreale che stupisce, abbinata a quanto snasato finora, si impone una incrollabile suggestione di vino bianco secco, poi di sidro di mele – sicuramente, mele in ogni declinazione possibile dominano la scena fruttata. Scorza d’arancia. Tracce di vaniglia.

P: ah però. Nettamente migliore rispetto a un naso già molto intrigante: scompaiono quelle note di vino bianco, che al naso parevano un po’ schermare la varietà aromatica, in favore di una maggiore rotonda morbidezza, calda e intensa. Replica per il resto, e splendidamente, il naso: tanta mela e tanta arancia; poi, bene in evidenza, un fumo di torba sempre discreto ma avvolgente, ancora una nota di emmenthal, quasi farmy. Poi zenzero candito; è anche più cremoso e vanigliato (c’è torta di mele qui); forse miele? Con acqua, non inopportuna, diventa più torbato e ‘vegetale’ e amarognolo, un po’ più austero, ma sempre molto buono.

F: ancora una lieve torba (è comunque la fase più affumicata), con belle note di un malto burroso. Mela, ancora; ancora arancia e zenzero candito.

Se fossimo dei tamarri, diremmo “minchia, oh, tanta roba”; e forse basterebbero queste poche parole a rendere bene l’idea… Si tratta di un ottimo whisky, tagliente e inusuale quanto basta, soprattutto al naso; c’è una parziale incoerenza, ma è incoerenza femminile, che aggiunge fascino, non ne sottrae, con un palato inaspettatamente rotondo e di grande varietà. Trentasei anni portati con leggiadria e sprezzatura: eccellente, come primo Brackla su whiskyfacile, e 90/100 il giudizio. Costa intorno ai 400 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Lana Del ReyYoung and Beautiful; e la risposta è no, Lana, sappilo.

Inchgower 27 yo (1976/2004, OB, Rare Malts, 55,6%)

Tra le tante distillerie dello Speyside più o meno ‘dimenticate’ dal mercato c’è la Inchgower: le espressioni ufficiali, almeno negli ultimi vent’anni, si contano sulle dita di una mano, e la Diageo non sembra avere intenzione di modificare i suoi piani… Ricordiamo infatti che, in ossequio alle proporzioni di vendita, i whisky della maggior parte delle distillerie sono per lo più destinati a finire nei blended; come ci insegnano in questa pagina Davide e – non ce ne vorrà il primo, ma – soprattutto Pino Perrone (date un’occhiata ai commenti), Inchgower è parte di Bell’s, Johnny Walker e White Horse. Affrontiamo oggi una versione della serie “Rare Malts” di Diageo, serie molto apprezzata dai collezionisti, come si sa; è del 1976 ed è stata imbottigliata nel 2004 a gradazione piena.

ingrm.1976N: mmm, wow! Ma siamo sicuri di non essere nelle Highlands più a nord? Ci sono note di una profonda affumicatura – profonda ma tenue, si capisce che intendiamo? forse no -, accanto a suggestioni inattese, minerali, ‘polverose’ (quando abbiamo letto Serge scrivere di ‘vecchi libri’ abbiamo subito condiviso) e di legno umido. Miele, in gran quantità. Affianco, c’è una dimensione sherried molto discreta, con note di succo di mela, di frutti rossi (fragole e lamponi), di frutta secca (mandorla). Zucchero di canna, caramello. Pere, a pacchi, forse candite?, poi una bella maltosità. Una nota come di Campari? Buono, complesso e inatteso.

P: ancora resistono le note minerali del naso, rivelando aromi di torba nitidi ma delicati e una puntina di olio d’oliva; anche una buonissima epifania di zenzero candito (è ‘piccantino’). Poi, una dolcezza educata ed elegante, tra pere e mele, una lieve suggestione di frutti rossi, di panna cotta… Non mancano tracce di mandorla e noce brasiliana (cosa?), né punte cerealose (proprio i fiocchi della Kellog’s, sì). Suggestioni ‘balsamiche’ e mentolate.

F: burro!!! Persistente ma non lunghissimo, tra note burrose di pera e una timida suggestione ancora mentolata; malto, quasi erbaceo. Molto pulito.

Confessiamo, questo Inchgower è stato una sorpresa inattesa: buono e delicato, molto minerale ed erbaceo, con note fruttate che quasi non sembrano rivelare la maturità del distillato. Forse a tratti, soprattutto al palato, la dimensione che chiamiamo ‘vegetale’ prende un po’ il sopravvento, ma di certo ne consigliamo l’assaggio. Il Milano Whisky Festival spesso ne ha una bottiglia aperta, ai suoi Ring of Malt; se venite al World Whisky Day all’Entropia a Milano, il 18 maggio, magari lo potete provare. Intanto, la nostra valutazione è di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Morcheeba – Trigger Hippie.