Macduff 32 yo (1980/2012, Laida Weg, 48,3%)

Torniamo a parlare di Laida Weg, un albergo/resort visionario in fondo alla Val Sesia, ormai purtroppo chiuso da qualche anno… O meglio, torniamo a parlare del suo ex-proprietario, Flavio Tognon: grande appassionato di whisky e collezionista, all’epoca decise di dotare il nuovo hotel di un whisky bar che potesse fare invidia ai migliori alberghi d’Europa. Per raggiungere l’obiettivo, Tognon fece anche qualche imbottigliamento, in passato ne abbiamo già assaggiato qualcuno: oggi mettiamo il naso su un Macduff di 32 anni, distillato nel 1980 e imbottigliato nel 2012 a grado pieno. Grazie ad Alessandro che ci ha portato il sample, ormai tanto tempo fa…

N: volevate l’eleganza di un buon distillato lasciato per decenni in un buon barile? Eccola. È compattissimo, tutti gli aromi sono fusi assieme alla perfezione e sezionarli per una degustazione pare quasi un delitto. Subito c’è una tropicalità intensa e delicata al contempo, affinata: note di papaya (di succo di papaya), poi frutta molto matura. Una patina lieve di cera. Caramelle Rossana: il ripieno, però, tiene a sottolineare Corrado. Un sentore di limone. Punte erbacee, quasi mentolate, ci viene in mente il tè earl grey. Biscotti burrosi, latte e miele. Bouquet di fiori secchi. Fantastico.

P: al tavolo si sono sprecate le peggiori imprecazioni, tipiche del giubilo più sfrenato. Esplode una centrale nucleare di frutta tropicale, dimensione che si prende tutta la scena. È succosissimo, poco cremoso, con una devastazione di papaya, maracuja, goyaba, ananas… Biscotti al burro, tè freddo zuccherato, agrumi (bergamotto e un velo di albedo). Ancora floreale, diciamo convinti “gelsomino”. Ancora, fantastico.

F: lungo, persistente, ecco ancora frutta tropicale, ancora agrumi, shortbread…

È vellutato, lievissimo, succoso, con l’intensità del grado pieno e la bevibilità di un succhino da bere all’intervallo alle scuole medie. Straordinario, eccellente, vale ogni centesimo possibile (online si trova a un prezzo altino, a dir la verità, ma tant’è). 94/100. Delizioso, di whisky del genere ne berremmo a tazze, a colazione, a pranzo, a merenda. Magnifico.

Sottofondo musicale consigliato: Drake – Passionfruit.

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Home Blend 35 yo – cask #26 (1980/2015, Wilson & Morgan, 47,6%)

Per festeggiare la vittoria del Portogallo (meglio dire: per festeggiare la sconfitta dei francesi, scusateci francesi ma sapete com’è, siete francesi) – si diceva, per festeggiare quel che abbiamo da festeggiare abbiamo deciso di proseguire sulla strada dei blended, scegliendone uno extra-lusso: si tratta dell’Home Blend di Wilson&Morgan, 35 anni, che l’italianissimo imbottigliatore ci presenta cosìFor years we dreamed of a perfect old blend which could bring back memories of the luxurious and slightly decadent whiskies of forgotten times. A blend which would have been served in an exclusive club, or in the homes of the wealthy. […] The result is as close as possible to the aged blends of decades ago, when blended Scotch was king and not an ingredient for mixing. Non siamo sicuri su quanto di preciso, ma di certo per qualche tempo il blend è stato finito in una botte ex-sherry.

Schermata 2016-06-21 alle 19.04.01N: naso ricco, mi ci ficco: molto aperto, mostra fin da subito un profilo molto importante, maturo e sfaccettato. Riesce a ricordare sia sontuosi frutti succosi (pesche, anche sciroppate) che frutta disidratata molto zuccherina, quasi appiccicosa (datteri, mele caramellate, fichi secchi, uvetta). E quelle barrette di cereali al miele, non le vogliamo nominare? Nominiamole, dai. Ci sono anche profonde note di tabacco, sia il tabacco da pipa che quello aromatizzato da narghilè… Il tutto perfettamente amalgamato in un contesto davvero vivo, con l’invecchiamento monstre che si manifesta, dopo un po’ d’ossigenazione, grazie a particolari e graziose note di erbe aromatiche (qualcuno ha evocato un vermouthino?).

P: il corpo è pieno ma molto beverino; complessivamente si può dire che mantiene quel che prometteva al naso solo in parte… Esibisce infatti una bella marmellata di arance amare, che ci fa realizzare come il profilo rispetto al naso tenda a farsi più ‘scuro’, più ‘amaro’, più vecchio e più influenzato dal legno: ci sono note di tannini più evidenti, che – in grande equilibrio col resto – ricordano che al trascorrere del tempo si deve del rispetto. Meno fresco che al naso, non perde del tutto quelle note zuccherine e fruttate che riassumiamo con: fichi e datteri, mela rossa. Ancora un cenno di tabacco. Cioccolato.

F: piuttosto lungo, inizia sulla dolcezza zuccherosa e di frutta secca e prosegue sulle suggestioni più erbacee.

Veramente ben confezionato, piacevole e pericolosamente beverino: il passaggio finale in una sherry cask col valore di marriage tun permette al profilo complessivo di unire sia la rispettanda profondità di un whisky molto invecchiato ad una splendida freschezza, viva soprattutto al naso. Bene, benissimo: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Diesel.

Glen Mhor 1980 (2011, Gordon & MacPhail, 43%)

Circa un mese fa abbiamo avuto il privilegio di ricevere da Gordon & MacPhail quattro campioni della serie “Rare Vintage” e tra questi abbiamo già assaggiato un Glen Grant 52 yo indimenticabile, oltre a un Dallas Dhu 34 yo e a uno Strathisla 1965 molto interessanti.  Si tratta di imbottigliamenti davvero importanti, impreziositi dalle storiche etichette dei tempi gloriosi, quando G&M aveva licenza esclusiva per alcune distillerie e di fatto faceva uscire single malt altrimenti semplicemente inesistenti sul mercato. Si tratta di un fenomeno nato a partire dagli anni ’30 ma che è poi sopravvissuto come una felice tradizione fino ai giorni nostri, giorni in cui (quasi) tutte le distillerie forgiano core range a volte fin troppo variegati. Questo Glen Mhor, distilleria delle Highlands chiusa nel 1983, ha riposato in refill sherry butts per più di 30 anni.

glen-mhor-1980-gmN: non immaginatevi una botte eccessivamente marcante e aromatica: piuttosto, il legno pare aver sottratto… Sembrano rimasti i tratti più ‘vegetali’ del distillato, sotto forma di fiori (camomilla!, e gambi di fiori recisi) e un malto davvero pulito (non brioscioso o burroso, per intenderci). Poi c’è una grande citricità limonosa, multiforme: dalle foglie fresche alla limonata appena zuccherata. Un mero ricordo di vaniglia e un pizzico di pera e banana. Leggermente minerale. Semplice, ma incredibilmente raffinato…

P: una sorprendente, leggera nota alcolica in ingresso, e poi parte una botta di dolcezza, proprio di zucchero bianco… Si parlava di dolcezza: non è ‘moderna’ e vanigliosa, da whisky caricato con legno, anzi: è una paradossale dolcezza ‘austera’, verosimilmente guidata dal distillato, e di nuovo viene in mente la limonata zuccherata. Poi, sempre sul versante dell’austerità, in aumento una mineralità terrosa, ciottolosa (in fin dei conti proprio torbata, anche se leggermente). Resiste anche il lato erbaceo, leggermente e piacevolmente amaricante.

F: breve e molto pulito, dopo un primo rimasuglio di dolcezza lascia spazio alla mineralità di torba.

Il Glen Mhor di oggi ci ha davvero stupito per le botti a millesimo riempimento, scariche e dagli esiti imprevedibili: la baracca infatti è retta dal distillato, austero e romanticamente lontano dalla modernità vanigliata. A noi questo stile francamente affascina molto, perchè rappresenta l’eleganza che non c’è più e lo premieremo con un 87/100. Costa intorno ai 300 euro, se vi pungesse vaghezza.

Sottofondo musicale consigliato: CreamSunshine of your Love

Dallas Dhu 34 yo (1980/2014, Gordon & Macphail, 43%)

Oltre al già leggendario Glen Grant 52 anni, il postino ci ha portato altri tre sample dalle cantine di Gordon & MacPhail: uno che fin da subito ci ha particolarmente attirato è stato questo Dallas Dhu di 34 anni, e ci ha attirato perché ancora risuona nella nostra memoria la voce di Andrea Giannone, una delle menti del Milano Whisky Festival, che ci magnificava le doti di una distilleria chiusa come altre più celebri ma, rispetto a quelle, decisamente sottovalutata. Pochi sono i Dallas Dhu in cui ci si imbatte, e per questo gioiamo davvero: un single cask ex-refill sherry (ma il colore è paglierino chiaro chiaro!) di 34 anni, messo in bottiglia a 43%.

ddug!m1980v1N: apertissimo e molto intenso, con alcol inesistente. Se già il colore risultava inatesso, al naso forse nessuno indovinerebbe la botte in sherry e tanto meno l’invecchiamento monstre: si presenta infatti ancora molto ‘fresco’, con poderose note di malto in distilleria (mashtun ma anche warehouse) e anche richiami molto erbacei, come foglie fresche e menta. A questa maltosità si legano anche suggestioni minerali e vagamente cerose. Poi però non si può tralasciare una gran quantità di frutta bella profumata. Pesche sciroppate, mele, albicocche e banane secche. Miele e cioccolato bianco, a rendere il tutto ancora più goloso. Infine aromi di legno impregnato.

P: ancora molto pieno e sull’attacco splendidamente minerale, ceroso e mentolato. Poi, mentre il malto non arretra di un millimetro, si fanno avanti anche note zuccherine di mela, zucchero bianco, pane dolce al latte. Si mantiene comunque su una dolcezza molto trattenuta e gradevole, costantemente venata di suggestioni erbacee e vagamente legnose e speziate (pepe bianco).

F: si richiude elegantemente su mele, malto, menta e foglie fresche. Molto minerale.

Saremo stringati. I pregi: un’intensità veramente straordinaria a questa gradazione e un naso davvero particolare e raffinato. I difetti: non ne ha per davvero, forse un limite è che al palato a ogni sorso si fa sempre più vegetale e mentolato, perdendo forse quell’equilibrio d’aromi della parte olfattiva. In totale, un gran bel whisky da 89/100 a un prezzo per portafogli all’ingrasso ma che, visto il mercato, pare quasi economico (300 euro).

Sottofondo musicale consigliato: Paolo Frescura – Non serve a niente

 

Glenburgie 1980 (2009, Samaroli ‘Glen Cawdor’, 45%)

L’ultimo festival Spirit Of Scotland è stato occasione, oltre che per ritrovare amici, per fare nuove conoscenze: e senz’altro tra le persone con cui più volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere dobbiamo menzionare Francesco Saverio Binetti, cordiale responsabile marketing di Samaroli (che peraltro potremo ritrovare qui, ma ci torneremo). Tra i dram che ci ha proposto spiccava uno Springbank 15 anni del 1973, della serie Ageing Monography… Spettacolo puro! E molto interessante è stato provare il bicchiere ‘ufficiale’ di Samaroli: la settimana ventura tenteremo un esperimento, stay tuned! Ora iniziamo ad affrontare alcuni samples di questo storico imbottigliatore, e anzi: nei prossimi giorni cercheremo di fare una piccola sessione ‘italians do it better’, assaggiando uno o due whisky selezionati e imbottigliati da nostri compatrioti. Incominciamo proprio da un Glenburgie Samaroli di quasi trent’anni, imbottigliato nella serie Glen Cawdor, ovvero in bottiglie da 50 cl, e ridotto ai proverbiali – per Samaroli – 45%.

glenburgie_1980N: non si direbbe trentenne: un profilo fresco, anche se di grande intensità. Certo, il legno si sente, e si sente come ‘segatura’, ricordandoci la sensazione di quando si entra in uno studio di falegnameria (e per questa nota, solo per questa, ci ricorda certi Balvenie). Poi, tanta frutta intensa, quindi: albicocca, ananas, susine gialle, poi agrumi (buccia d’arancia, ma anche crema al limone). Un profilo affascinante, arricchito anche da delicati richiami floreali e speziati (sandalo, ma anche zenzero candito); ah, dimenticavamo, il tutto su un tappetone bourbon tra vaniglia e una clamorosa pasta di mandorle.

P: la sensazione del corpo è  un po’ deludente, inizialmente indistinto e quasi ‘acquoso’: in un secondo momento, però, la qualità dei sapori compensa una certa mancanza d’intensità. Frutta, frutta, frutta (il bouquet ci pare identico al naso, con coerente dominio di frutta gialla), poi ancora marzapane e ancora vaniglia. Un buon malto, che ha acquisito una certa personalità con gli anni. Camomilla zuccherata!

F: lungo e persistente ma delicato, con grande apporto del legno: la liquirizia perdura all’infinito… E poi nocciola, mandorla, ancora qualche suggestione fruttata.

Ottima qualità dei sapori e degli aromi, che vanno a sostenere un whisky rotondo, morbido e gentile, sempre bevibilissimo e impreziosito da un naso freschissimo, fruttato e floreale. A nostro giudizio, al palato il corpo pare forse fin troppo gentile e questo, se da un lato lo rende di beva assai facile, dall’altro lo tiene giù d’un paio di punti nel nostro “registro di classe”: la qualità è però alta, badate bene, e dunque un 87/100 ci sembra decisamente appropriato.

Sottofondo musicale consigliato: Vampire WeekendCape Cod Kwassa Kwassa.

Macduff 31 yo (1980/2012, Wilson & Morgan, 50,2%)

Macduff è un personaggio chiave nel Macbeth, non foss’altro per il fatto che è lui ad uccidere il tiranno regicida; nel dramma reca con sé il peso della moralità, e in nome di questo (e in nome del bene della Scozia) arriva di fatto a sacrificare la sua famiglia, massacrata dai sicari di Macbeth, pur di andare in Inghilterra a radunare un esercito che possa porre sul trono il legittimo erede di re Duncan. Curiosamente, entra in scena nel secondo atto, e rimproverando Macbeth per l’ora tarda del suo risveglio discute degli effetti dell’alcol sull’uomo, in un dialogo fitto di doppi sensi; chissà se Macbeth avrà avuto in mente il whisky, quando dice che il bere “provokes the desire, but it takes / away the performance”… Ad ogni modo, oggi assaggiamo un Macduff – appunto – distillato nel 1980, quando la distilleria era di proprietà italiana (Martini Rossi), e imbottigliato l’anno scorso da Wilson & Morgan (che, a dispetto del nome, è azienda italianissima) nella prestigiosa serie Collector’s Edition che già tante gioie ci ha regalato. La botte di sherry è la numero 6886, e la gradazione è di 50,2%.

wm066235-66_IM127122N: beh, che dire… esuberante davvero, questo malto, fin dalle prime battute: c’è veramente ogni tipo di frutto, dal tropicale (banana, anzi: ci viene in mente la dolcezza dei gelati alla banana…; ma poi anche, come dire, una suggestione di Pina Colada, a dimostrazione del tripudio tropicale in atto) alla frutta rossa (more e lamponi) ad agrumi belli maturi (arancia, sì). L’effetto è quello di una ricchissima macedonia; poi, accanto al lato fruttato, un tourbillon cremoso e burroso (crema di nocciola, cioccolato bianco, marzapane…). Ci sono anche note di lucido da scarpe e, più lievi, di legno, che forse tradiscono la veneranda età del distillato assieme a qualche timida traccia di erbe aromatiche. Comunque, a sondare il lato fruttato ci si potrebbe rimanere per giorni e giorni…

P: attenzione, una slavina di frutta vi sta già travolgendo! A voler sintetizzare tutto in un’unica suggestione, sa proprio di succo di frutta tropicale, impressionante; banana, maracuja, cocco… poi mela rossa, ancora fragole e lamponi, ancora spremuta d’arancia… Eccellente. Più in disparte, note di caramello e toffee, in parte di frutta secca (nocciola) e di una liquirizia dolce. Intenso, intensissimo, godibilissimo: va giù che è un piacere.

F: molto burroso, ancora tropicalia, ancora toffee, più legno e frutta secca ‘burrosa’, cioè noce. Piuttosto lungo e persistente.

Abbiamo già detto che la frutta tropicale è impressionante? 91/100 è il nostro giudizio per un whisky davvero rotondo, fruttato, e che a parte qualche deliziosa nota legnosetta al naso non tradisce mai la sua età già – relativamente – veneranda. Un whisky che non possiamo non consigliare; esaurito secondo il sito ufficiale (ci trovate anche le tasting notes), si trova ancora in giro attorno alle 200 euro. Complimenti per la selezione.

Sottofondo musicale consigliato: veramente non potevamo esimerci dall’andare a pescare il brano ai tropici, con un gran pezzo di Caetano Veloso, Podres Poderes

Caol Ila 30 yo (1980/2010, Master of Malt, 57,4%)

Master of Malt è un negozio di whisky online, celebre perché negli ultimi anni ha ‘rivoluzionato’ l’accessibilità ai whisky, creando il servizio “try before you buy“: vale a dire, mette in vendita sample da 3 cl di moltissimi imbottigliamenti, ufficiali e indipendenti, alcuni di qualità davvero incredibile (fate conto che si trovano spesso imbottigliamenti del Feis Ile, oppure quasi tutte le family cask della Glenfarclas…), consentendo a tanti come noi di assaggiare tante cose diverse senza ipotecare la casa della nonna. I ragazzi imbottigliano anche: oggi assaggiamo un Caol Ila di 30 anni, un single cask (ex-bourbon) messo in bottiglia due anni fa. Costava intorno ai 100 euri all’epoca, ovvero poco per una simile età. Il colore è paglierino carico, quasi dorato.

caol-ila-30-year-old-single-cask-master-of-malt-whiskyN: ma è davvero a 57,4%? Incredibilmente aperto e aromatico, data la gradazione, e molto “compatto”, nel senso che diverse anime convivono senza gerarchie. La torba è gentile e levigata dal tempo ma ancora presente, e sfuma in sentori marini (salmastro, iodato); la sensazione ‘salata’ dell’aria di mare ricorda quasi l’odore del sale grosso attorno alla carne (l’avrete fatto un rosbiffe, no?)… Quasi note di bacon? Accanto, dolcezza setosa, tendente al vegetale (ci ricorda un po’ delle release ufficiali dei Port Ellen), tra note di malto, di banana, poi ancora sentori di vaniglia e, più lievi, di frutta gialla (susine). Liquirizia. Al di là di tutto, un naso notevole e – soprattutto – in continua evoluzione, senza perdere un millimetro in intensità.

P: che intensità, sull’attacco. L’alcol qui si sente di più, ma non nasconde deflagrazioni fruttate (ancora prugne gialle e vagonate di agrumi; limonata zuccherata) davvero buone. Cenni di frutta tropicale. Qui si affievolisce la marinità, un po’ compressa da una dolcezza di vaniglia e mandorla molto buona. Liquirizia. Ancora tanto sapore di malto: orzata! Miele ai fiori d’arancio: è una dolcezza masticabile, con qualche nota di menta fresca.

F: bello persistente, tonnellate di cenere gentile, un limone dolce e riecco il sale, il sapore di acqua di mare.

Questo Caol Ila è davvero molto buono: riesce nell’impresa di coniugare delicatezza e intensità, restando coerente nelle tre fasi e sfoderando molte sfumature tipiche di alcuni Caol Ila, quando raggiungono questa età. Considerando anche il prezzo, non possiamo dargli meno di 90/100; qui le note di Oliver Klimek, cui è piaciuto meno, e qui quelle di Gal Granov.

Sottofondo musicale consigliato: KarateSmall Fires, ascoltatela, è molto bella.