Royal Brackla 30 yo (1984/2015, Cadenhead’s, 54,1%)

Come ogni anno, l’ormai prossimo Milano Whisky Festival è anche l’occasione per decine di appassionati per scambiarsi samples come fossero figurine Panini: “a te manca il Port Ellen Old Malt Cask 1982?” “Io ce l’ho doppio!, ma in cambio non mi accontento solo di un Mortlach NAS… Ne voglio tre e voglio anche la figurina di Higuain, una mezza boccia di Tavernello e due buoni sconto per la carta igienica e per gli yogurt alle prugne, e mettici pure cinque euro!”. Più o meno è andata così anche l’anno scorso, e il nostro amico Giuseppe (sì, proprio lui!) ha avuto cuore di portarci un sample di Royal Brackla 30 anni, imbottigliato nel 2015 da Cadenhead’s nella serie ‘Single Cask’ con etichetta dorata. Siccome anche sabato e domenica saremo al banchetto di Cadenhead’s, ne approfittiamo qui per ringraziare Giuseppe e per ricordarvi che hey!, passate a trovarci ché da noi si beve bene! Domani o dopo pubblicheremo i ‘soliti’ terzetti: occhio perché abbiamo preparato titoli veramente demenziali.

65371N: ha la faccia seria del whisky da meditazione, con un velo di cera e legno vecchio a regalare subito sensazioni molto particolari. Affianco a una nota garbatamente minerale troviamo potenti suggestioni fruttate, dalla marmellata di fragole a pesche zuccherine fino a un misto tropicale. Miele scuro e zucchero di canna, burro caldo e pasta frolla lo rendono nell’insieme molto complesso; e arriva anche qualcosa di vagamente balsamico ed erbaceo che non riusciamo del tutto a capire. Menta?

P: un senso di cera e di una leggera torba minerale ricopre tutto. Abbiamo spesse note di miele e di biscotti speziati di Natale, senza che in realtà la dolcezza risulti anche solo per un istante troppo pronunciate. Grande infatti è il bilanciamento, con deliziose suggestioni erbacee di the e di buccia essicata di arancia. Marmellata di fichi e caramelle al rabarbaro.

F: lungo e setoso, ancora in perfetto equilibrio tra la torba vegetale e una dolcezza appiccicosa.

Veramente un ottimo whisky, esattamente della tipologia che piace a noi: bilancia perfettamente un lato ‘dolce’, fruttato, con una venatura spigolosa, minerale e torbata, che ci fa arruffare il pelo sulla schiena. Serge dice “sexy and austere at the same time”, ovviamente ha ragione: rispetto a lui e al magico IBR però noi andremo ancora più in alto, spingendoci fino a un meritato 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Adam Green – Drugs, capolavoro.

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Benriach 1984/2010 (OB, batch #7, 54,1%)

Superato all’inizio del millennio un momento difficile, durante il quale il nuovo proprietario Chivas aveva stoppato la produzione di  Benriach, dal 2004 è iniziato il rilancio della distilleria. Dopo l’acquisto da parte di Billy Walker e altri soci finanziari- la proprietà è la stessa di GlenDronach e GlenGlassaugh, per intenderci- è stato lanciato un core range nuovo di zecca, oltre a interessanti lotti di single cask, strutturati in ‘serie’. Oggi assaggiamo un imbottigliamento uscito nel 2010 e invecchiato per 25 anni nella botte 493.

Benriach1984cask493-90x300N: la torba è veramente intensa, con un’affumicatura acre e persistente (fuliggine) che, assieme a sentori salmastri, di salamoia e di bacon, in un blind tasting ci farebbe senz’altro optare per Islay. Per usare ancora un’immagine che ci folgorò tempo fa, ricorda un barbecue spento, col grasso colato sulla brace. C’è poi un rimando davvero raffinato alle erbe aromatiche (rosmarino). In secondo piano, un bel cesto di frutta matura, con leggera prevalenza di albicocche e perfino ananas maturo. Tanta legna.

P: l’alcol si sente poco, in un palato contrassegnato da saporti forti e intensi. Una grossa onda saporosa colpisce fin dall’attacco, ancora con una spiccatissima attitudine fumosa e torbata, resa ancora più profonda da note di caffè e pepe nero. Si sente anche, deciso, l’apporto del legno, con liquirizia a gogò; poi, proprio mentre il liquido si avvia verso la sua naturale direzione, il palato è percorso da un sussulto di dolcezza, tra lo zucchero di canna e l’albicocca, con una bella acidità. Una punta speziata (chiodi di garofano).

F: lungo, intenso. Ha luogo la celebrazione del legno bruciato, della liquirizia. Veramente tanta liquirizia, anche nella versione caramella.

Questo single cask è un malto curioso, che stupisce per una nota salmastra davvero inattesa al naso e per un’altra, altrettanto stupefacente, di pepe e spezie al palato. Inoltre tutta l’esperienza si svolge in un contesto fumoso davvero sfacciato, clamorosamente pervadente in uno speysider di 25 anni. Non sarà facilissimo trovarlo sul mercato, anche perché ne sono state prodotte solo 146 bottiglie, ma noi consigliamo caldamente di assaggiarlo per la sua particolarità: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Kathy Brier – There’ll be some changes made

 

 

Mortlach 12 yo (1984/1996, Wilson & Morgan, 43%)

gli alambicchi di Mortlach

gli alambicchi di Mortlach

Lo scorso 12 ottobre (già, ormai un po’ di tempo fa…) abbiamo avuto il piacere di tenere una degustazione per la più grande comunità italiana di appassionati di whisky, ovvero il forum singlemaltwhisky.it (fateci un giro: il buon Dyka ha appena rifatto la grafica, è anche bello da vedere adesso!). Pian piano facciamo fuori i sample che avevamo raccolto quel giorno, e oggi tocca a un altro Mortlach, questa volta di 12 anni, imbottigliato dall’italianissimo Wilson & Morgan per una delle sue primissime serie. La cosa interessante è che i Mortlach sono quasi sempre invecchiati in botti di sherry, mentre questa è una singola botte (#4088) ex-bourbon; ora, sappiamo che il distillato di Mortlach è “particolare”, con note sulfuree e ‘brodose’, in virtù di una particolarissima doppia distillazione e mezzo, con alambicchi ‘bizantini’ su cui spicca la celebre Wee Witchie (dettagliate info le trovate a un certo punto di questa pagina – noi, come Claudio sa bene, non ci abbiamo capito niente, eheh).

DSC_0019N: delicato, non mostra note alcoliche. Sul distillato Mortlach, che talvolta è un po’ ‘sporchino’, prevale una dolcezza discreta ma molto netta (vaniglia senz’altro, pere mature, ma anche note ‘giovani’ di frutta candita). C’è una bella maltosità, anche piuttosto intensa (cereali, muesli), ma quelle note meaty tipiche della distilleria sono appena appena sussurrate (brodo), con qualche suggestione minerale gradevole. Una nota di limone (forse pare canarino?), e a sorpresa un che di speziato, ma spezie dolci (cannella).

P: ancora per negazione, manca la nota sporca dei Mortlach. Per il resto, replica fedelmente e con grande coerenza quanto trovato al naso, anche se difetta un po’ al corpo (deboluccio – è la gradazione?). Per la verità, emergono con più nettezza le suggestioni della botte ex-bourbon (vaniglia a palate, perfino punte cremose, tipo crema pasticciera), bilanciate da un fondo erbaceo e maltoso, con note di erba fresca, frutta secca e limone non zuccherato. Piacevole, complessivamente discreto.

F: pulito e vegetale, erbaceo. Erba, erba, erba! Nocciola. Non lunghissimo e di media intensità.

Un daily dram un po’ eccentrico: lodevole è il bilanciamento tra l’apporto della botte e le suggestioni cerealose ed erbacee che arrivano dirette dirette dal distillato, rendendo il complesso educato e composto, certo non ruffiano. Forse una gradazione più alta avrebbe dato più grip al corpo, ma nessuno lo saprà mai! La nostra valutazione è di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Elephant revivalSing to the mountain.

Karuizawa 28 yo (1984/2012, La Maison du Whisky, 59,3%)

Karuizawa è una distillera chiusa da qualche anno, ormai; la cosa decisamente dispiace a tutti gli appassionati, dato che – molto banalmente – i suoi alambicchi buttavano fuori un distillato di qualità davvero notevole, e negli ultimi anni anche nel Vecchio Continente ha trovato fama e fortuna più che meritate. Si metta agli atti che l’orzo utilizzato dalla distilleria era il “Golden Promise”, varietà molto in voga in Scozia nei gloriosi anni ’70 (ora, se non andiamo errati, è usata quasi solo da Glengoyne e Benromach… se avete informazioni in proposito, datecele!) ed ora rimpiazzata da versioni più ‘performanti’, ma non necessariamente migliori… Ma insomma, le lodi sperticate nei confronti di Karuizawa le avevamo sempre solo lette e sentite, perché fino a sabato scorso non avevamo mai avuto il piacere di metterci sopra il naso: e quindi, eccoci alle prese con un single cask (#7975) del 1984, botte di sherry, imbottigliamento bellissimo de La Maison di Whisky nella “Cocktail Serie”.

Schermata 2013-05-16 a 21.39.13N: alcolico ma annusabilissimo e molto aperto; nonostante l’età pare relativamente fresco, anche se certo non spensierato…. Vale a dire che l’apporto della botte è importante e il complesso rivela aromi decisi: mele rosse fresche, confetture d’albicocca e frutti rossi, tanta legna ‘secca’ e spezie (cannella, chiodi di garofano). Sentori di aceto balsamico. Molto particolare il fatto che sembri sia secco che cremoso… Maestosa frutta secca (nocciola); fichi secchi; complesso, ma soprattutto molto intenso. Una bella maltosità si svela, assieme a delle suggestioni (sarà vero?) persino floreali. Pian piano, e con l’aggiunta di un goccio d’acqua, spunta una certa affumicatura e il lato cremoso aumenta decisamente.

P: gusto deciso, attacco prorompente e di grande personalità. A tutto legno e spezie (cannella, un sacco!); fichi secchi e prugne secche. Coerente col naso, ne ripete infatti la complessità: ancora un’impressione di confettura (d’albicocche, soprattutto); suggestioni di pasticceria marocchina, o mediorientale, anche se non è affatto stucchevole per dolcezza; emerge infatti a far da contrappeso una nota amarognola (chinotto, rabarbaro, legno). Sul finale, inattesa ecco una discretissima affumicatura (forse un che di polvere pirica bruciata?). Buono, particolare, impegnativo. Con acqua, una marmellata d’arancia emerge.

F: molto lungo e gradevolmente fruttato; l’albicocca torna ad essere la grande protagonista, assieme a una crescente – ma ancora assai discreta – affumicatura.

La fama è davvero meritata: la complessità è notevole, così come l’intensità di tutti gli aromi. Bastano proprio poche parole: molto, molto buono, Consigliatissimo, ma occhio ché le poche bottiglie rimaste sono molto costose… Il nostro giudizio sarà di 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Francoise HardyLa maison ou j’ai grandi (c’est La Maison du Whisky…)

Tamdhu 26 yo (1984/2011, Adelphi, 48,8%)

Quando la Tamdhu, nel cuore dello Speyside, è stata acquistata nel 2011 da Ian McLeod, proprietario di Glengoyne, tutti sono stati tanto contenti, dato che dal 2009 la distilleria era stata “messa in naftalina” dai precedenti padroni; la produzione è ripresa all’inizio di quest’anno, pare. Oggi assaggiamo la botte #2836, whisky distillato nel 1984 e rimasto a riposare in botte fino all’anno scorso; il sonno si è interrotto grazie al prodigo intervento di Adelphi, storico imbottigliatore scozzese da poco distribuito in Italia da Pellegrini. Il colore è dorato.

tamadl1984N: subito, affianco a una gradazione che si fa molto sentire, c’è una grande e piacevolissima maltosità, che occupa la scena a tal punto da far sorgere dubbi sulla botte: bourbon o sherry? Quasi sicuramente però è un refill, e per ora dovessimo scommetterci un euro propenderemmo per la prima ipotesi. Ad ogni modo: è un naso molto intenso, che col tempo si anima di una gran messe di frutti diversi e tutti maturi: innanzitutto molta arancia, poi mela (a pacchi), fichi freschi, leggere suggestioni tropicali… Un po’ di cioccolato e una leggera, ma deliziosa, nota di cera.

P: sostanzialmente coerente col naso, quindi buono, con grande enfasi sul malto (cereali) e una netta accentuazione delle note di cera. Il complesso è compatto: spicca una nitida e intensa nota fruttata, tra bombe di cocco e molotov di arancia, con ulteriori suggestioni tropicali. Cioccolato a far capolino qui e là.

F: una quantità di cocco impressionante; malto, mela e un delicato legno; finale bello lungo, fa valere il suo non essere più un giovincello.

Molto deciso, con note fruttate sempre più intense man mano che sta nel bicchiere, che ci confermano la prima impressione (refill-bourbon, ma ci informeremo); un ottimo Speysider, insomma, impreziosito da note di cera veramente gradevoli. Un punto in meno per quell’alcol ancora un po’ imbizzarrito: 86/100, costa intorno ai 120 euro, se ne trovate ancora una bottiglia.

Sottofondo musicale consigliato: Sandy Muller – Dança Dança Dançarino, cover di Lucio Dalla.

Caol Ila 24 yo (1984/2009, Bladnoch Forum, 55%)

La distilleria Bladnoch, nelle Lowlands, fa anche da broker di botti e imbottiglia malti di altre distillerie: in questo caso, abbiamo la possibilità di assaggiare un Caol Ila del 1984 (cask #5381, 290 esemplari), messo in vetro nel 2009. Come è noto, la Caol Ila è di gran lunga la distilleria più produttiva di Islay, e per questo non è infrequente trovare imbottigliamenti indipendenti, che – per la stessa ragione – possono essere di qualità molto diverse… Vediamo come si comporta questo malto dal colore dorato chiaro, una volta messo in bicchiere.

N: sulle prime, ultra-tight. Molto alcolico, si sente una qualche dolcezza candita (arancia? zenzero candito?), qualche nota citrico-limonosa (ok, dai: limone); per ora, però, tutto molto blando e un po’ troppo alcolico. Note di vaniglia, molto leggere. Con acqua, le note alcoliche si attenuano, lasciando spazio a una più netta affumicatura e, soprattutto, a una dolcezza vegetale e agrumata (scorza d’arancia) un po’ più gradevole. Anice.

P: una bella dolcezza accoglie il palato, ma pare sempre un malto fin troppo ‘chiuso’, o inespressivo, se si vuole. Vagamente floreale, ma troppo raccolto. Ancora ci muoviamo tra una frutta astratta e note torbate e agrumate (arancia un po’ amara… ancora scorza). L’acqua – decisamente necessaria – mostra un profilo più accessibile, con deboli vaniglia e limone a ricacciare in secondo piano l’alcol puro. Ha punte quasi balsamiche, ma onestamente non ci paiono troppo integrate.

F: boh. Finale? Boh. Boh. Ancora scorza d’arancia, un vago affumicato, ma tutto finisce in gran fretta.

L’acqua non apre, ma tende ad attenuare. Il palato, complessivamente, non è malvagio: è tipico di certi Caol Ila di questa età, ma non è supportato da intensità, complessità, bilanciamento, corpo. Soprattutto, poi, il naso resta un po’ indisponente: per questo non possiamo andare oltre a 78/100, anche se il Maniac Robert Karlsson lo giudica decisamente migliore. All’asta va via a 70/80 euro, se volete.

Sottofondo musicale consigliato: Die AntwoordBaby’s On Fire.