Royal Brackla 13 yo (2006/2020, Valinch & Mallet, 51,7%)

Torniamo a mettere il naso sull’ultimo lotto di imbottigliamenti di Valinch & Mallet, e dopo un eccellente Dufftown finito in un barile ex-Oloroso oggi assaggiamo un Royal Brackla di 13 anni, anch’esso finito in uno di quei veri barili vecchissimi di vero sherry, stavolta varietà Pedro Ximenez. Al solito, vi rimandiamo alla chiacchierata che abbiamo fatto insieme a Davide e Fabio, così potrete sentire la storia di questa botte direttamente dalla loro viva voce.

N: che naso particolare… Note di liquirizia molto intensa, fin dall’inizio; c’è un sentore strano di sacco di juta, davvero inedito; pane corso, quello con l’uvetta. Castagne, anzi: farina di castagne. Noci, decisamente – e anche nocino, certo. Resta piuttosto vinoso, ma non ha niente a che vedere con quella dolcezza ruffiana e smaccata dei PX finish ‘moderni’ cui siamo abituati. Una punta sulfurea, diciamo di ‘freschino’ e di arancia un po’ troppo matura.

P: l’attacco è molto dolce e molto esplosivo, ancora molto vinoso (molto? moltissimo, sa proprio di Pedro Ximenez). Si parte da una zuccherinità da uvetta, da vino dolce, liquore all’arancia; ancora biscotti di castagne. Caramello bruciato, marmellata di fragola bruciata… Per nulla fresco. Dalla dolcezza iniziale, si passa a una nota amara molto carica, molto organica, che ci fa venire in mente catalogna cotta e del fegato bovino – amarino e metallico.

F: resta piuttosto piccante, di una piccantezza da gorgonzola stagionato (anzi, dice Zucchetti che sa di cabrales, e noi di fronta a cotanta maestria ci inchiniamo – non c’è il grasso del formaggio), e anche un po’ di cioccolato fondente.

Un profilo francamente unico; dobbiamo essere onesti, pur apprezzando la particolarità non è il nostro whisky ideale, non il nostro profilo perfetto. Ma siamo sicuri che piacerà a moltissimi, e in generale consigliamo caldamente l’assaggio perché un Pedro Ximenez così non l’avete mai assaggiato. Per appassionati di vestiti più che di corpi: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Nina Simone – Just like a woman.

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Laphroaig 18 yo (1987/2006, Douglas Laing, 50%)

Oggi ci sentiamo fortunati e peschiamo a caso nell’armadietto dei samples con la sicumera del bimbo che deve estrarre i bussolotti caldi di una lotteria truccata. E infatti, toh, spunta uno fra i tanti Laphroaig che affollano la nostra fortunata scansia: il primo selezionato è… rullo di tamburi… quello che avete già visto nella foto qui in alto! Vale a dire un refill sherry butt di Laphroaig, il #3109 per la precisione: 18 anni di invecchiamento, selezionato e imbottigliato da Douglas Laing nel 2006. Un vintage 1987 direttamente dalla bella serie Old Malt Cask, che tante soddisfazioni ha regalato a grandi e piccini.

56794-bigN: ci duole doverlo dire tutte le volte, ma quanto sono buoni i Laphroaig quando non sono violentati dagli stessi proprietari?! Elegantissimo, aromatico, la prima cosa che spicca è la frutta: mela rossa, proprio la buccia appena tagliata e fragrante; frutta tropicale, con kiwi dolce e mango (quasi mango disidratato). La torba è ancora bella viva, leggermente medicinale, ma senza essere troppo fumoso, e senza esibire una marinità troppo evidente. Piuttosto un che di american BBQ, ma senza eccessi “off”. La frutta tropicale è al limite del floreale, a tratti, se ha un senso. In generale spunta anche una sfumatura più erbacea, tra il timo e il rabarbaro, che si ferma a un centimetro dal balsamico.

P: di una bevibilità che sbalordisce, onestamente. Pieno, attacca sulla liquirizia, su note di legno ed erbe bruciate (canfora?) davvero intense. Poi man mano prende il comando il lato fruttato: mela, frutta bianca, che con un poco di acqua diventa perfino tropicale (succo mix tropical, ananas dolce). Biscotti al miele. Poi non dimentichiamo il fumo e la torba, che soprattutto senz’acqua pare piuttosto medicinale (la canfora…). L’acqua cambia molto, addolcisce il tutto e va ad attutire la componente più amara.

F: molto lungo, con sentori acri e medicinali, e con la nota marina (iodata più che compiutamente salata) decisamente evidente. Falò spento. Qualcuno azzarda: marmellata affumicata?

Quando il barile con lo sherry incontra lo spirito con la torba… No, non muore nessuno, però o è colpo di fulmine, come per la donna sexy e intelligente, oppure è l’accozzaglia invereconda. Qui siamo senza dubbio dalle parti della prima categoria, anche se per gridare al capolavoro manca qualcosina. L’olfatto è estremamente persuasivo, con un apporto di frutta raro. Il palato dà il meglio con una goccina d’acqua, ma va forse a perdere un po’ di quella Laphroaigness che nel naso ci aveva inebriato. Riassumendo, però, non possiamo non dare un convinto e soddisfatto 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cake – Long skirt, long jacket

Mystery Orkney 2006 (2019, Signatory Vintage for Die Whiskybotschaft, 64,8%)

Nel tripudio di Highland Park non dichiarati che da qualche tempo stanno invadendo il mercato degli imbottigliatori indipendenti, tempo fa abbiamo adocchiato (e comprato) questo Mystery Orkney 2006/2019, un single cask ex-sherry refill imbottigliato da Signatory per Die Whiskybotshaft, negozio e locale tedesco. La gradazione mostruosa ci ricorda che sì, è cask strength.

N: ti schiaffeggia senza aspettare di presentarsi con un uno-due di cerino spento, rame, zolfo, torbina fumigante. Dopo un po’ si agita sotto una nota di frutta supermatura, arancia quasi andata, albicocca matura, cioccolato, mon cheri… L’acqua, tanta acqua, lo rende più dolce, più aperto, con note decisamente più fruttate, ancora mele cotte e arancia.

P: al primo sorso sei steso, al secondo l’alcol continua a sentirsi, ma resta più aperto e complessivamente godibile. Torba minerale, ancora note sulfuree e minerali. Più fruttato, con frutta cotta, ancora arancia rossa troppo matura. Ciliegia sotto spirito. Molto speziato, cannella. L’acqua apre, rende l’esperienza più godibile, ma il profilo resta il medesimo: sulfureo, metallico e ramato, molto sporco, con uno sfondo di frutta cotta e cannella.

F: sulfureo ancora, lungo, legno caldo allappante e note amare, speziate, cioccolato fondente, frutta rossa e arancia amara. Ma soprattutto sulfureo.

Ora, noi amiamo il grado pieno, per carità: ma a questa gradazione l’impatto non è solo sull’esperienza (al palato devastante), è disturbante complessivamente – a maggior ragione su un profilo del genere, contundente e spigoloso e sporco come pochi. L’aggiunta di acqua è dunque essenziale: e pure, comunque, la componente sulfurea è fin troppo aggressiva per i nostri gusti da donnicciole, dunque ci fermiamo a 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Massimo Pericolo – Amici.

Daftmill 2006 Winter Release (2018, OB, 46%)

Alla fine del 2017 è finalmente comparsa in commercio la prima bottiglia di Daftmill, microdistilleria iper-artigianale delle Lowlands. I fratelli Ian e Francis Cuthbert, sesta generazione di coltivatori di orzo destinato alla maltazione e dunque alla produzione di whisky, solo nel 2003 hanno deciso di imbarcarsi nel magico mondo della distillazione: pensate che producono solamente 20.000 litri annui!, e solo in due momenti diversi dell’anno, estate e inverno – cioè quando non sono troppo impegnati nella semina e nella raccolta. Naturalmente, viste le quantità, non hanno una distribuzione globale, vendono qualcosa solo tramite Berry Bros & Rudd e per ora hanno messo sul mercato solo tre imbottigliamenti, che già hanno raggiunto prezzi importanti sul mercato secondario. Grazie all’amico Giuseppe Bezza, uno dei pochi che è riuscito a comprare una bottiglia e ha addirittura avuto il coraggio di aprirla, abbiamo potuto assaggiare uno dei due imbottigliamenti della Winter Release vintage 2006 (casks #080-085), distillato il 16 dicembre 2006 e imbottigliato nel 2018.

N: fresco, aperto, con una nota di cereale bella poderosa: ed è un cereale bello ‘vegetale’, verde, foglioso, con tante sfumature minerali, con anche solide note di distillato (pane, crosta di pane, pudding) – il tutto corroborato e reso ben strutturato da sempre fresche note di frutta esuberante. Pasticcino all’albicocca. Le mele, appena affettate, sono protagoniste del lato fruttato, assieme a un’incredibile nota di mandarino, deliziosa. Possiamo dimenticare fiori freschi? Fiori freschi soffocanti, quasi. In realtà, il grande eroe di questa prima fase è proprio lei: la freschezza. Biscotti ai cereali. Mooolto interessante, delicato ma intenso al contempo.

P: veramente eccellente, l’alcol non è pervenuto. Si sente molto l’apporto del fresh bourbon: esplosione di vaniglia, di butterscotch, di biscotti al burro, shortbread… Ma il legno non la fa mai fuori dal vasino, perché tutta questa esuberanza viene mitigata e levigata da un rinnovato senso di freschezza, ancora molto floreale e cerealosa. Ancora mandarino, ancora biscotti ai cereali, mele fresche, fieno. Eccellente e gustoso.

F: lungo, molto buono, tra panna cotta, fiori freschi, mele fresche, scorza di limone.

Cavolo, che bomba, sembra un Rosebank! Complimenti ai fratelli Cuthbert: sono stati molto bravi a creare uno stile che appare profondamente lowlander, in un momento in cui – non stiamo qui a spiegarvelo, siete già svegli da soli – la divisione per zone appare come una curiosa e bizzarra approssimazione commerciale. Pulito, complesso, floreale, fresco, agrumato, con in evidenza il sapore del cereale… Se questo è un 12 anni ‘qualsiasi’, non sappiamo cosa potrà riservarci il futuro! Di certo, non appena avremo il piacere di tornare in Scozia, questa sarà una tappa immancabile. 88/100, e forse siamo pure stati bassi. Grazie infinite Giuseppe!

Sottofondo musicale consigliato: Nirvana – Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle.

Mortlach 11 yo (2006/2017, Kik Bar Bologna, 51,4%)

Il Kik Bar di Bologna è una vera e propria istituzione del whisky emiliano: attivo fin dal 1967, grazie all’energia e alla passione di Bruno Benassi è diventato un punto di riferimento per tutti i whiskofili. Piccola storia personale: quando uno di noi studiava a Bologna, grazie a un cenno su un numero di Whisky Magazine incontrato un po’ per caso abbiamo scoperto dell’esistenza del Kik Bar, e proprio lì, grazie alla guida di Bruno, abbiamo assaggiato il nostro primo Octomore, abbiamo comprato il nostro primo whisky distillato negli anni ’70 (una mignon di Scapa del 1979, non fatevi strane idee), abbiamo scoperto gli imbottigliatori indipendenti. Solo qualche dozzina di mesi dopo abbiamo deciso di aprire il blog. Ecco, il 2017 è stato un anno importante per il Kik Bar: Bruno ha festeggiato i 60 anni di lavoro, i 50 anni di matrimonio e il Kik ha raggiunto, anche lui, i 50 anni di attività. Per celebrare, Bruno ha imbottigliato tre whisky: oggi assaggiamo un Mortlach di 11 anni, imbottigliato a gradazione piena, che reca in etichetta il Nettuno – che chiunque abbia trascorso almeno un pomeriggio a Bologna dovrebbe riconoscere.

N: un Mortlach apparentemente non estremo, ma comunque ‘molto carataristico’ (cit.). Note sulfuree, che qui più che meaty sembrano muovere verso il formaggio (l’umami del parmigiano, se ci intendete). Fichi e datteri secchi, croccante di mandorle e albicocca disidratata. Mele rosse caramellata, e altra frutta rossa… Frutta vecchia, un po’ ‘sudata’, da whisky vecchio. Eccellente, al naso si intuisce un’ottima interazione tra distillato e barile.

P: tutto bello legato, come un cotechino col filo tirato. L’ingresso è ancora sul sulfureo, con sentori metallici, di rame. Non si sbrodola addosso, conserva una sua affilatura pur avendo un bel corpo e una bella intensità. Tende all’astringente. Arancia tarocco matura e piena, pesche all’amaretto. Zucchero caramellizzato (ma solo la crosticina), cioccolato al latte.

F: abbastanza lungo, spezie calde del legno, caramello bruciacchiato e buccia d’arancia (magari bruciata pure lei).

Davvero ottimo: Mortlach è una distilleria rognosa, che produce un whisky molto corposo e particolare, ma che non sempre i bevitori sanno apprezzare. Questo undicenne è un eccellente esempio dello stile di casa, non puzzone come sa essere talvolta ma molto equilibrato, paradossalmente bilanciato, e con una personalità vigorosa che non può essere taciuta – un po’ come quella di Bruno, che vogliamo ringraziare per il sample. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Lucio Dalla – L’ultima luna.

Tamdhu 2006 (2015, Van Wees ‘The Ultimate’, 64,3%)

Saremo degli squilibrati, ma in una sera di piena estate, travolti dalla calura e dagli sciami di zanzare inferocite, abbiamo pensato fosse una buona idea quella di aprire un sample di un whisky a più di 64%… Trattasi di un gentile omaggio del sommo Fabio, valente blogger di whisky e cervello in fuga: un Tamdhu maturato nello sherry butt #918 per 9 anni, fino al momento in cui Mr. Van Wees ha deciso di porre fine alle sue sofferenze e imbottigliarlo nella serie The Ultimate.

foto da whisky.de

N: molto aggressivo e aromatico sulle prime: ti piomba in faccia tutto il carrello delle confetture da hotel. Frutta in marmellata (arancia amara, fragola), pasta di mandorle; passando oltre si scorge un tocco di tabacco da pipa. Sentori di foglia umida in autunno, quella coltre marcescente di foglie umide autunnali che tanta poesia decadente da due soldi ispira sui diari degli adolescenti. L’aggiunta di acqua dischiude un lato di carne che in effetti attendevamo sulla porta da po’.

P: alcol ovviamente esuberante e qui le note meaty (proprio di bistecca di porco) si fanno più evidenti, assieme a una gran frutta (pesca, fragola), perfino tropicale. Aranciata amara. L’acqua amplifica suggestioni carnose, quasi metalliche e ruginose. Ancora una marmellata di frutti rossi. A tratti vinoso.

F: molto lungo con agrumi, scorza d’arancia macerata, e melone. Liquirizia pura.

Estremo e saporitissimo, anche se la gradazione-monstre non pregiudica una certa qual beverinità. Una bomba in sherry così come ce la si aspetta, con tutta la luculliana seduzione della frutta succosa e con quegli spigoli carnosi e lievemente metallici così tipici dello stile di Tamdhu. Se poi pensiamo che in uscita questo Tamdhu costava circa 65€, beh… Complimenti. Un whisky giovane, carico ma non privo di personalità, nel senso di individualità: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Grace Jones – I’ve seen that face before.

Glenturret 8 yo (2006/2015, Angel’s Share, 46%)

meow!, disse l'anima di Toswer
meow!, disse l’anima di Towser

Secondo imbottigliamento celebrativo per il nostro “venerato maestro” Davide, dopo l’eccellente 18 anni – non sappiamo se sia per scelta o per ventura, ma entrambi sono malti distillati a Glenturret, una delle più antiche distillerie attive (licenza ufficialmente concessa nel 1775, ma si vocifera che fosse attiva illegalmente già dal 1717). Un aneddoto che piace all’internet che piace: il gatto Towser, eternato dall’arte scultoria come si può vedere qui affianco, è entrato nel Guinness dei primati (pur essendo un felino, ahah! ok, scusate) per aver catturato la bellezza di trentamila topi tra gli anni ’60 e gli ’80 – complimenti, ma forse la vera notizia è un’altra: a Glenturret hanno un problema coi ratti, meglio vaccinarsi prima di andare a visitarla. Noi arriviamo, come sempre, troppo tardi rispetto alle celebrazioni davidesche: ma piutost che nient l’è mej piutost, si dice dalle nostre parti, e dunque “alla grande”!

img_4659N: l’alcol non è invasivo; per avere meno di dieci anni ha già una personalità bella sfaccettata, e pure solida anche se cangiante: predomina subito un agrume straripante, precisamente arancia – è poi molto zuccherino e caramellato: toffee burroso, zucchero di canna se non proprio mascobado, quasi panna cotta, o fonda di caffelatte zuccherato – ma anche pesche sciroppate o albicocche secche. Poi, in questo tripudio di zuccheri, a sorpresa si innesta anche un lato graffiante, speziato e quasi ‘sporco’ (un velo di sedano, di soffritto, un che di noce moscata, qualcosa di lontanamente sulphury…).

P: l’arancia dominava lassù, l’arancia domina pure qui: grande coerenza, questo palato si fa un po’ più ‘greve’ e succoso allo stesso tempo, rilanciando quelle note di zucchero di canna, di fudge e caffelatte, ma con un lato vanigliato, fruttato e cremoso più spiccato (frutta gialla, cocco, burro). Più cocco, meno sporco!, che appare già uno slogan perfetto per la vostra prossima campagna elettorale.

F: lungo, molto fruttato (cocco e arancia), con ancora un rivolo zuccherino a colare.

86/100. L’abbiamo usato per una degustazione nel padovano qualche settimana fa ed è stato tra i whisky più apprezzati, anche perché non mostra i soli otto anni – e sappiamo bene quanto ancora valga inconsciamente l’errata equivalenza “whisky vecchio = whisky buono”. Buono, ben fatto, complesso e intenso: non proprio come Davide, ma che ci vogliamo fare, ha altre doti. Un abbraccio.

Sottofondo musicale consigliato: un capolavoro assoluto paragonabile forse solo a certe composizioni del Mahler più sfrenato, ovvero The Kitty Cat Dance.

Ledaig 14 yo (1992/2006, Cadenhead’s, 59,6%)

Ledaig, versione peated di Tobermory, distilleria della splendida Isola di Mull, è un whisky che ha la buona abitudine di dividere i palati; il suo distillato, infatti, spiazza sempre, con note molto particolari, generalmente inusuali… Il risultato è che o lo ami o lo odi, e ad imbottigliamenti squisiti si alternano versioni più che dimenticabili; noi speriamo di aver fatto centro, oggi, e assaggiamo un single cask ex-bourbon messo in vetro da Cadenhead’s otto anni fa.

prodotti.200x200.W325_72361N: ha il pregio di essere abbastanza espressivo anche a quasi 60%, l’alcol resta in disparte. Purtroppo però si esprime in modo molto, molto particolare: si tratta di un whisky piuttosto nudo e vegetale, con note di scorza di limone, orzata, mandorle fresche e frollini; poi però c’è tutto un aspetto (a dire il vero, è l’Aspetto) inorganico certo inusuale ma nel contesto francamente sgradevole. Ha una punta di umido / stantio (vi capita mai di dimenticare la borsa dello sport chiusa, coi panni sporchi dentro? ecco…) che non è affatto un bonus qui. Formaggio fresco, ma andato a male. Straccio bagnato.

P: replica abbastanza il naso, per fortuna senza quelle off-notes così prepotenti in quella fase. Domina quindi la frutta secca (mandorle e noci, a pioggia), con tanto malto evidente (ancora biscotti). Liquore di mandorle. Resta un senso, latente, di formaggio, di stantio, per fortuna senza però stare in primo piano. Meglio del naso, eh, ma comunque molto semplice. Con acqua, tende a farsi solo un po’ più amaro (mandorle e noci in versione appunto amarigna).

F: vanisce in fretta: perdura solo ancora un che di malto e noce.

70/100, e ci piace premiare da un lato la particolarità del tutto, dall’altro un palato il cui maggior difetto è la semplicità (mentre al naso…). C’è da dire altro? Saremo più fortunati con Ledaig, senz’altro; la fiducia nel futuro è una nostra virtù, lo sappiamo.

Sottofondo musicale consigliato: Ratos de Porao – Dificil de entender.

Longmorn 15 yo (2006, OB, 45%)

Questo 15 anni è sempre stato l’unico imbottigliamento ufficiale di Longmorn, anche dopo l’acquisizione della distilleria da parte di Pernod Ricard nel 2001. Nel 2007 però è arrivato il pensionamento, il suo posto è stato preso da un 16 anni ridotto a 48% e alcuni appassionati non l’hanno presa granchè bene, giudicando il precedente imbottigliamento di maggiore qualità. Al di là della naturale nostalgia del passato sempre pronta a confondere i sensi e distorcere i giudizi, un dato oggettivo da considerare per un possibile cambio di personalità di Longmorn è la fine, nel 1994, della distillazione a fuoco diretto; il che significa che presumibilmente quasi tutto il distillato della nuova versione è stato prodotto tramite il riscaldamento a vapore.

longmorn-15yoN: un classico whisky ricco, tutto da godere grazie a generose note fruttate (frutta rossa, pesche sciroppate, uvetta) e a un malto cerealoso che riesce a emergere con personalità. Una punta agrumata ammicca, con una bella acidità che si guadagna spazio. Rotondo e a tratti cremoso, vaniglioso e mieloso.

P: in attacco rimane molto ‘sul pezzo’, di buona intensità. Tutto sommato semplice e orientato verso un misto di frutta rossa un po’ indistinta, nocciola e suggestioni di brioches fragranti. In definitiva è abbastanza coerente col naso, che però pareva più variegato. A suo modo risulta raffinato: non dolcissimo, equilibrato ma senza strapparsi i capelli.

F: nocciola, poi nocciola e ancora una bella nocciola. Maltosissimo e gradevole.

Appena possibile ci procureremo un sample del nuovo re solitario del core range Longmorn e confronteremo con molta curiosità. Per ora però non possiamo non condividere lo sconcerto di un bevitore abituale di questo buon 15 anni, che tra l’altro all’epoca veniva acquistato con un altrettanto buon rapporto qualità/prezzo, nel vederlo scomparire dagli scaffali dei punti vendita. Perché, perché, perché? Perché i tempi cambiano e chi ha avuto, ha avuto…noi diamo 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rosemary ClooneySway

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.