Mystery Orkney 2006 (2019, Signatory Vintage for Die Whiskybotschaft, 64,8%)

Nel tripudio di Highland Park non dichiarati che da qualche tempo stanno invadendo il mercato degli imbottigliatori indipendenti, tempo fa abbiamo adocchiato (e comprato) questo Mystery Orkney 2006/2019, un single cask ex-sherry refill imbottigliato da Signatory per Die Whiskybotshaft, negozio e locale tedesco. La gradazione mostruosa ci ricorda che sì, è cask strength.

N: ti schiaffeggia senza aspettare di presentarsi con un uno-due di cerino spento, rame, zolfo, torbina fumigante. Dopo un po’ si agita sotto una nota di frutta supermatura, arancia quasi andata, albicocca matura, cioccolato, mon cheri… L’acqua, tanta acqua, lo rende più dolce, più aperto, con note decisamente più fruttate, ancora mele cotte e arancia.

P: al primo sorso sei steso, al secondo l’alcol continua a sentirsi, ma resta più aperto e complessivamente godibile. Torba minerale, ancora note sulfuree e minerali. Più fruttato, con frutta cotta, ancora arancia rossa troppo matura. Ciliegia sotto spirito. Molto speziato, cannella. L’acqua apre, rende l’esperienza più godibile, ma il profilo resta il medesimo: sulfureo, metallico e ramato, molto sporco, con uno sfondo di frutta cotta e cannella.

F: sulfureo ancora, lungo, legno caldo allappante e note amare, speziate, cioccolato fondente, frutta rossa e arancia amara. Ma soprattutto sulfureo.

Ora, noi amiamo il grado pieno, per carità: ma a questa gradazione l’impatto non è solo sull’esperienza (al palato devastante), è disturbante complessivamente – a maggior ragione su un profilo del genere, contundente e spigoloso e sporco come pochi. L’aggiunta di acqua è dunque essenziale: e pure, comunque, la componente sulfurea è fin troppo aggressiva per i nostri gusti da donnicciole, dunque ci fermiamo a 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Massimo Pericolo – Amici.

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Daftmill 2006 Winter Release (2018, OB, 46%)

Alla fine del 2017 è finalmente comparsa in commercio la prima bottiglia di Daftmill, microdistilleria iper-artigianale delle Lowlands. I fratelli Ian e Francis Cuthbert, sesta generazione di coltivatori di orzo destinato alla maltazione e dunque alla produzione di whisky, solo nel 2003 hanno deciso di imbarcarsi nel magico mondo della distillazione: pensate che producono solamente 20.000 litri annui!, e solo in due momenti diversi dell’anno, estate e inverno – cioè quando non sono troppo impegnati nella semina e nella raccolta. Naturalmente, viste le quantità, non hanno una distribuzione globale, vendono qualcosa solo tramite Berry Bros & Rudd e per ora hanno messo sul mercato solo tre imbottigliamenti, che già hanno raggiunto prezzi importanti sul mercato secondario. Grazie all’amico Giuseppe Bezza, uno dei pochi che è riuscito a comprare una bottiglia e ha addirittura avuto il coraggio di aprirla, abbiamo potuto assaggiare uno dei due imbottigliamenti della Winter Release vintage 2006 (casks #080-085), distillato il 16 dicembre 2006 e imbottigliato nel 2018.

N: fresco, aperto, con una nota di cereale bella poderosa: ed è un cereale bello ‘vegetale’, verde, foglioso, con tante sfumature minerali, con anche solide note di distillato (pane, crosta di pane, pudding) – il tutto corroborato e reso ben strutturato da sempre fresche note di frutta esuberante. Pasticcino all’albicocca. Le mele, appena affettate, sono protagoniste del lato fruttato, assieme a un’incredibile nota di mandarino, deliziosa. Possiamo dimenticare fiori freschi? Fiori freschi soffocanti, quasi. In realtà, il grande eroe di questa prima fase è proprio lei: la freschezza. Biscotti ai cereali. Mooolto interessante, delicato ma intenso al contempo.

P: veramente eccellente, l’alcol non è pervenuto. Si sente molto l’apporto del fresh bourbon: esplosione di vaniglia, di butterscotch, di biscotti al burro, shortbread… Ma il legno non la fa mai fuori dal vasino, perché tutta questa esuberanza viene mitigata e levigata da un rinnovato senso di freschezza, ancora molto floreale e cerealosa. Ancora mandarino, ancora biscotti ai cereali, mele fresche, fieno. Eccellente e gustoso.

F: lungo, molto buono, tra panna cotta, fiori freschi, mele fresche, scorza di limone.

Cavolo, che bomba, sembra un Rosebank! Complimenti ai fratelli Cuthbert: sono stati molto bravi a creare uno stile che appare profondamente lowlander, in un momento in cui – non stiamo qui a spiegarvelo, siete già svegli da soli – la divisione per zone appare come una curiosa e bizzarra approssimazione commerciale. Pulito, complesso, floreale, fresco, agrumato, con in evidenza il sapore del cereale… Se questo è un 12 anni ‘qualsiasi’, non sappiamo cosa potrà riservarci il futuro! Di certo, non appena avremo il piacere di tornare in Scozia, questa sarà una tappa immancabile. 88/100, e forse siamo pure stati bassi. Grazie infinite Giuseppe!

Sottofondo musicale consigliato: Nirvana – Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle.

Mortlach 11 yo (2006/2017, Kik Bar Bologna, 51,4%)

Il Kik Bar di Bologna è una vera e propria istituzione del whisky emiliano: attivo fin dal 1967, grazie all’energia e alla passione di Bruno Benassi è diventato un punto di riferimento per tutti i whiskofili. Piccola storia personale: quando uno di noi studiava a Bologna, grazie a un cenno su un numero di Whisky Magazine incontrato un po’ per caso abbiamo scoperto dell’esistenza del Kik Bar, e proprio lì, grazie alla guida di Bruno, abbiamo assaggiato il nostro primo Octomore, abbiamo comprato il nostro primo whisky distillato negli anni ’70 (una mignon di Scapa del 1979, non fatevi strane idee), abbiamo scoperto gli imbottigliatori indipendenti. Solo qualche dozzina di mesi dopo abbiamo deciso di aprire il blog. Ecco, il 2017 è stato un anno importante per il Kik Bar: Bruno ha festeggiato i 60 anni di lavoro, i 50 anni di matrimonio e il Kik ha raggiunto, anche lui, i 50 anni di attività. Per celebrare, Bruno ha imbottigliato tre whisky: oggi assaggiamo un Mortlach di 11 anni, imbottigliato a gradazione piena, che reca in etichetta il Nettuno – che chiunque abbia trascorso almeno un pomeriggio a Bologna dovrebbe riconoscere.

N: un Mortlach apparentemente non estremo, ma comunque ‘molto carataristico’ (cit.). Note sulfuree, che qui più che meaty sembrano muovere verso il formaggio (l’umami del parmigiano, se ci intendete). Fichi e datteri secchi, croccante di mandorle e albicocca disidratata. Mele rosse caramellata, e altra frutta rossa… Frutta vecchia, un po’ ‘sudata’, da whisky vecchio. Eccellente, al naso si intuisce un’ottima interazione tra distillato e barile.

P: tutto bello legato, come un cotechino col filo tirato. L’ingresso è ancora sul sulfureo, con sentori metallici, di rame. Non si sbrodola addosso, conserva una sua affilatura pur avendo un bel corpo e una bella intensità. Tende all’astringente. Arancia tarocco matura e piena, pesche all’amaretto. Zucchero caramellizzato (ma solo la crosticina), cioccolato al latte.

F: abbastanza lungo, spezie calde del legno, caramello bruciacchiato e buccia d’arancia (magari bruciata pure lei).

Davvero ottimo: Mortlach è una distilleria rognosa, che produce un whisky molto corposo e particolare, ma che non sempre i bevitori sanno apprezzare. Questo undicenne è un eccellente esempio dello stile di casa, non puzzone come sa essere talvolta ma molto equilibrato, paradossalmente bilanciato, e con una personalità vigorosa che non può essere taciuta – un po’ come quella di Bruno, che vogliamo ringraziare per il sample. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Lucio Dalla – L’ultima luna.

Tamdhu 2006 (2015, Van Wees ‘The Ultimate’, 64,3%)

Saremo degli squilibrati, ma in una sera di piena estate, travolti dalla calura e dagli sciami di zanzare inferocite, abbiamo pensato fosse una buona idea quella di aprire un sample di un whisky a più di 64%… Trattasi di un gentile omaggio del sommo Fabio, valente blogger di whisky e cervello in fuga: un Tamdhu maturato nello sherry butt #918 per 9 anni, fino al momento in cui Mr. Van Wees ha deciso di porre fine alle sue sofferenze e imbottigliarlo nella serie The Ultimate.

foto da whisky.de

N: molto aggressivo e aromatico sulle prime: ti piomba in faccia tutto il carrello delle confetture da hotel. Frutta in marmellata (arancia amara, fragola), pasta di mandorle; passando oltre si scorge un tocco di tabacco da pipa. Sentori di foglia umida in autunno, quella coltre marcescente di foglie umide autunnali che tanta poesia decadente da due soldi ispira sui diari degli adolescenti. L’aggiunta di acqua dischiude un lato di carne che in effetti attendevamo sulla porta da po’.

P: alcol ovviamente esuberante e qui le note meaty (proprio di bistecca di porco) si fanno più evidenti, assieme a una gran frutta (pesca, fragola), perfino tropicale. Aranciata amara. L’acqua amplifica suggestioni carnose, quasi metalliche e ruginose. Ancora una marmellata di frutti rossi. A tratti vinoso.

F: molto lungo con agrumi, scorza d’arancia macerata, e melone. Liquirizia pura.

Estremo e saporitissimo, anche se la gradazione-monstre non pregiudica una certa qual beverinità. Una bomba in sherry così come ce la si aspetta, con tutta la luculliana seduzione della frutta succosa e con quegli spigoli carnosi e lievemente metallici così tipici dello stile di Tamdhu. Se poi pensiamo che in uscita questo Tamdhu costava circa 65€, beh… Complimenti. Un whisky giovane, carico ma non privo di personalità, nel senso di individualità: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Grace Jones – I’ve seen that face before.

Glenturret 8 yo (2006/2015, Angel’s Share, 46%)

meow!, disse l'anima di Toswer
meow!, disse l’anima di Towser

Secondo imbottigliamento celebrativo per il nostro “venerato maestro” Davide, dopo l’eccellente 18 anni – non sappiamo se sia per scelta o per ventura, ma entrambi sono malti distillati a Glenturret, una delle più antiche distillerie attive (licenza ufficialmente concessa nel 1775, ma si vocifera che fosse attiva illegalmente già dal 1717). Un aneddoto che piace all’internet che piace: il gatto Towser, eternato dall’arte scultoria come si può vedere qui affianco, è entrato nel Guinness dei primati (pur essendo un felino, ahah! ok, scusate) per aver catturato la bellezza di trentamila topi tra gli anni ’60 e gli ’80 – complimenti, ma forse la vera notizia è un’altra: a Glenturret hanno un problema coi ratti, meglio vaccinarsi prima di andare a visitarla. Noi arriviamo, come sempre, troppo tardi rispetto alle celebrazioni davidesche: ma piutost che nient l’è mej piutost, si dice dalle nostre parti, e dunque “alla grande”!

img_4659N: l’alcol non è invasivo; per avere meno di dieci anni ha già una personalità bella sfaccettata, e pure solida anche se cangiante: predomina subito un agrume straripante, precisamente arancia – è poi molto zuccherino e caramellato: toffee burroso, zucchero di canna se non proprio mascobado, quasi panna cotta, o fonda di caffelatte zuccherato – ma anche pesche sciroppate o albicocche secche. Poi, in questo tripudio di zuccheri, a sorpresa si innesta anche un lato graffiante, speziato e quasi ‘sporco’ (un velo di sedano, di soffritto, un che di noce moscata, qualcosa di lontanamente sulphury…).

P: l’arancia dominava lassù, l’arancia domina pure qui: grande coerenza, questo palato si fa un po’ più ‘greve’ e succoso allo stesso tempo, rilanciando quelle note di zucchero di canna, di fudge e caffelatte, ma con un lato vanigliato, fruttato e cremoso più spiccato (frutta gialla, cocco, burro). Più cocco, meno sporco!, che appare già uno slogan perfetto per la vostra prossima campagna elettorale.

F: lungo, molto fruttato (cocco e arancia), con ancora un rivolo zuccherino a colare.

86/100. L’abbiamo usato per una degustazione nel padovano qualche settimana fa ed è stato tra i whisky più apprezzati, anche perché non mostra i soli otto anni – e sappiamo bene quanto ancora valga inconsciamente l’errata equivalenza “whisky vecchio = whisky buono”. Buono, ben fatto, complesso e intenso: non proprio come Davide, ma che ci vogliamo fare, ha altre doti. Un abbraccio.

Sottofondo musicale consigliato: un capolavoro assoluto paragonabile forse solo a certe composizioni del Mahler più sfrenato, ovvero The Kitty Cat Dance.

Ledaig 14 yo (1992/2006, Cadenhead’s, 59,6%)

Ledaig, versione peated di Tobermory, distilleria della splendida Isola di Mull, è un whisky che ha la buona abitudine di dividere i palati; il suo distillato, infatti, spiazza sempre, con note molto particolari, generalmente inusuali… Il risultato è che o lo ami o lo odi, e ad imbottigliamenti squisiti si alternano versioni più che dimenticabili; noi speriamo di aver fatto centro, oggi, e assaggiamo un single cask ex-bourbon messo in vetro da Cadenhead’s otto anni fa.

prodotti.200x200.W325_72361N: ha il pregio di essere abbastanza espressivo anche a quasi 60%, l’alcol resta in disparte. Purtroppo però si esprime in modo molto, molto particolare: si tratta di un whisky piuttosto nudo e vegetale, con note di scorza di limone, orzata, mandorle fresche e frollini; poi però c’è tutto un aspetto (a dire il vero, è l’Aspetto) inorganico certo inusuale ma nel contesto francamente sgradevole. Ha una punta di umido / stantio (vi capita mai di dimenticare la borsa dello sport chiusa, coi panni sporchi dentro? ecco…) che non è affatto un bonus qui. Formaggio fresco, ma andato a male. Straccio bagnato.

P: replica abbastanza il naso, per fortuna senza quelle off-notes così prepotenti in quella fase. Domina quindi la frutta secca (mandorle e noci, a pioggia), con tanto malto evidente (ancora biscotti). Liquore di mandorle. Resta un senso, latente, di formaggio, di stantio, per fortuna senza però stare in primo piano. Meglio del naso, eh, ma comunque molto semplice. Con acqua, tende a farsi solo un po’ più amaro (mandorle e noci in versione appunto amarigna).

F: vanisce in fretta: perdura solo ancora un che di malto e noce.

70/100, e ci piace premiare da un lato la particolarità del tutto, dall’altro un palato il cui maggior difetto è la semplicità (mentre al naso…). C’è da dire altro? Saremo più fortunati con Ledaig, senz’altro; la fiducia nel futuro è una nostra virtù, lo sappiamo.

Sottofondo musicale consigliato: Ratos de Porao – Dificil de entender.

Longmorn 15 yo (2006, OB, 45%)

Questo 15 anni è sempre stato l’unico imbottigliamento ufficiale di Longmorn, anche dopo l’acquisizione della distilleria da parte di Pernod Ricard nel 2001. Nel 2007 però è arrivato il pensionamento, il suo posto è stato preso da un 16 anni ridotto a 48% e alcuni appassionati non l’hanno presa granchè bene, giudicando il precedente imbottigliamento di maggiore qualità. Al di là della naturale nostalgia del passato sempre pronta a confondere i sensi e distorcere i giudizi, un dato oggettivo da considerare per un possibile cambio di personalità di Longmorn è la fine, nel 1994, della distillazione a fuoco diretto; il che significa che presumibilmente quasi tutto il distillato della nuova versione è stato prodotto tramite il riscaldamento a vapore.

longmorn-15yoN: un classico whisky ricco, tutto da godere grazie a generose note fruttate (frutta rossa, pesche sciroppate, uvetta) e a un malto cerealoso che riesce a emergere con personalità. Una punta agrumata ammicca, con una bella acidità che si guadagna spazio. Rotondo e a tratti cremoso, vaniglioso e mieloso.

P: in attacco rimane molto ‘sul pezzo’, di buona intensità. Tutto sommato semplice e orientato verso un misto di frutta rossa un po’ indistinta, nocciola e suggestioni di brioches fragranti. In definitiva è abbastanza coerente col naso, che però pareva più variegato. A suo modo risulta raffinato: non dolcissimo, equilibrato ma senza strapparsi i capelli.

F: nocciola, poi nocciola e ancora una bella nocciola. Maltosissimo e gradevole.

Appena possibile ci procureremo un sample del nuovo re solitario del core range Longmorn e confronteremo con molta curiosità. Per ora però non possiamo non condividere lo sconcerto di un bevitore abituale di questo buon 15 anni, che tra l’altro all’epoca veniva acquistato con un altrettanto buon rapporto qualità/prezzo, nel vederlo scomparire dagli scaffali dei punti vendita. Perché, perché, perché? Perché i tempi cambiano e chi ha avuto, ha avuto…noi diamo 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rosemary ClooneySway

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.

Mortlach 1988 (2006, Samaroli ‘Coilltean’, 45%)

Alcuni amici, freschi reduci da un viaggio scozzese, ci raccontavano di come i lavori di ampliamento e ammodernamento di Mortlach, storica distilleria di Dufftown, procedano a pieno regime: con tanto di vecchietti affianco alle transenne che considerano amaramente e ad alta voce quanto gli operatori del settore edilizio non siano più efficienti come un tempo. Illuminati da tale visione, decidiamo anche noi di rimpiangere il passato, e alla disperata ricerca di un approdo sicuro riscopriamo nel nostro armadietto un sample di Mortlach selezionato da Silvano Samaroli: si tratta di una botte ex-sherry fino, che per diciotto anni (1988/2006) avrà provato ad incidere su un distillato tipicamente scontroso. Il colore è dorato chiaro.

glenburgie-speyside-sherry-wood-1988N: c’è una nota peculiarissima di Mortlach, con il suo distillato bello sporco: non nell’accezione di brodo di carne, ma in questo caso, forse, l’interazione con lo sherry fino porta aromi sulfurei, di polvere da sparo, rame, quasi smog (non è affumicato, eh). Insomma, se fosse tutto qui sarebbe un inferno: invece, col passare dei minuti la nebbia si dirada e c’è un cambio di rotta deciso. C’è una gradevole nota liquorosa, di vino Passito, che poi evolve in clamorose suggestioni di confettura di fragola, di mandarini dolci… Perfino una suggestione a metà tra il floreale e il sapone (come suggeriscono le note ufficiali, ma è interpretazione dissimile di una stessa nota). Poteva sembrare normale, ma non lo è: molto complesso e cangiante (c’è anche uno po’ di toffee, ma anche un che di zenzero, quasi di Schweppes).

P: pare davvero coerente col naso, ne replica perfettamente le varie fasi: attacca sul ferroso sulfureo di Mortlach, si apre a confetture varie, con una dolcezza ben evidente, ma questa volta più imperniata sull’agrume. Arancia dolce, mandarino. Biscotti ai cereali. Davvero coerente, proprio buono. Ancora una nota di Passito, meno intensa.

F: lungo, intenso e avvolgente. Un che di sulfureo, poi un tripudio dolce, tra frutta secca, agrumi, con una punta minerale a tenere tutto assieme.

Esperimento perfettamente riuscito. Questo Mortlach è infatti molto levigato, l’alcol è docile, ma non per questo il dram è privo di intensità, anzi! Il suo maggior pregio è proprio il bilanciamento perfetto tra tutte le diverse componenti: 89/100, con complimenti a Silvano Samaroli per la selezione, è il nostro voto, ed il leggere le note e le valutazione di Serge ci ricorda di come la soggettività e il gusto personale abbiano un ruolo chiave nel teatrino della degustazione.

Sottofondo musicale consigliato: Vanessa de Mata & Ben Harper – Boa sorte.

Auchentoshan 18 yo (2006, OB, 55,8%)

Auchentoshan è una delle distillerie peggio collocate di Scozia: immaginatevi un’uscita in tangenziale in una zona industriale in periferia di Glasgow… Non proprio un idillio bucolico, eh? A dispetto di una collocazione -ehm- sfortunata, il suo visitor centre è molto bello, e i suoi whisky sono noti per la delicatezza, in virtù anche della tripla distillazione (oppa Lowlands style! se siete dei secchioni e volete approfondire la questione della tripla distillazione, consigliamo questo link, molto dettagliato e con tanto di schemini che vi faranno subito sentire degli ingegneri) e di un taglio di teste e code particolarmente ‘selettivo’. Oggi assaggiamo un 18 anni di qualche anno fa, invecchiato in sole botti di sherry Oloroso. Il colore è dorato.

auchentoshan-18-year-old-oloroso-sherry-whiskyN: si distingue subito per una chiusura iniziale praticamente ermetica, che lascia spazio solo a un profilo sherried totalmente privo di note gradevoli o fruttate. Invece, è contraddistinto da un che di vagamente ‘sulfureo’, nel senso qui di ‘finta pelle plasticosa’, o un che di timidamente ‘rancido’ (cimice schiacciata, o latte appena andato a male). Note di garza medicinale, sgradevoli. Un po’ di conforto arriva, in sottofondo, con suggestioni di olio di mandorla, forse una punta di cannella?, un po’ di frutta secca… Nell’inerzia complessiva, forse (sarà suggestione) si riconosce un che di erba fresca. L’acqua apre, accentuando le note erbose più acri, ma non solo quelle: forse forse era meglio tener chiuso.

P: purtroppo, molto coerente col naso; eccezion fatta per una nota dolce in più – ma è una dolcezza indistinta e quasi fittizia, di zucchero di canna. Tornano poi le note chimiche di plastica lavorata, di lieviti. Forse frutta secca.

F: ritorna la malintesa austerità del naso: breve, amarognolo e sgradevole.

Ci aspettavamo onestamente tutt’altro. È sgradevole dall’inizio alla fine, qualche nota dolcina qui e là ci ricorda che è pur sempre un whisky, ma onestamente pare curioso come una distilleria possa decidere di imbottigliare un prodotto del genere. Non è che non ci piace: è che proprio è mal congegnato. 60/100 è il nostro giudizio, e ci conforta che anche Serge la pensi come noi. Giuriamo, “cimice schiacciata” non avremmo mai pensato di scriverlo in una recensione, e invece…

Sottofondo musicale consigliato: alla fine della degustazione, ci si sente così: Sunn O)))Bathory Erzsbebet. (poi, per dire, a Jacopo piacciono i Sunn O))), eh)