Glenturret 8 yo (2006/2015, Angel’s Share, 46%)

meow!, disse l'anima di Toswer

meow!, disse l’anima di Towser

Secondo imbottigliamento celebrativo per il nostro “venerato maestro” Davide, dopo l’eccellente 18 anni – non sappiamo se sia per scelta o per ventura, ma entrambi sono malti distillati a Glenturret, una delle più antiche distillerie attive (licenza ufficialmente concessa nel 1775, ma si vocifera che fosse attiva illegalmente già dal 1717). Un aneddoto che piace all’internet che piace: il gatto Towser, eternato dall’arte scultoria come si può vedere qui affianco, è entrato nel Guinness dei primati (pur essendo un felino, ahah! ok, scusate) per aver catturato la bellezza di trentamila topi tra gli anni ’60 e gli ’80 – complimenti, ma forse la vera notizia è un’altra: a Glenturret hanno un problema coi ratti, meglio vaccinarsi prima di andare a visitarla. Noi arriviamo, come sempre, troppo tardi rispetto alle celebrazioni davidesche: ma piutost che nient l’è mej piutost, si dice dalle nostre parti, e dunque “alla grande”!

img_4659N: l’alcol non è invasivo; per avere meno di dieci anni ha già una personalità bella sfaccettata, e pure solida anche se cangiante: predomina subito un agrume straripante, precisamente arancia – è poi molto zuccherino e caramellato: toffee burroso, zucchero di canna se non proprio mascobado, quasi panna cotta, o fonda di caffelatte zuccherato – ma anche pesche sciroppate o albicocche secche. Poi, in questo tripudio di zuccheri, a sorpresa si innesta anche un lato graffiante, speziato e quasi ‘sporco’ (un velo di sedano, di soffritto, un che di noce moscata, qualcosa di lontanamente sulphury…).

P: l’arancia dominava lassù, l’arancia domina pure qui: grande coerenza, questo palato si fa un po’ più ‘greve’ e succoso allo stesso tempo, rilanciando quelle note di zucchero di canna, di fudge e caffelatte, ma con un lato vanigliato, fruttato e cremoso più spiccato (frutta gialla, cocco, burro). Più cocco, meno sporco!, che appare già uno slogan perfetto per la vostra prossima campagna elettorale.

F: lungo, molto fruttato (cocco e arancia), con ancora un rivolo zuccherino a colare.

86/100. L’abbiamo usato per una degustazione nel padovano qualche settimana fa ed è stato tra i whisky più apprezzati, anche perché non mostra i soli otto anni – e sappiamo bene quanto ancora valga inconsciamente l’errata equivalenza “whisky vecchio = whisky buono”. Buono, ben fatto, complesso e intenso: non proprio come Davide, ma che ci vogliamo fare, ha altre doti. Un abbraccio.

Sottofondo musicale consigliato: un capolavoro assoluto paragonabile forse solo a certe composizioni del Mahler più sfrenato, ovvero The Kitty Cat Dance.

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Ledaig 14 yo (1992/2006, Cadenhead’s, 59,6%)

Ledaig, versione peated di Tobermory, distilleria della splendida Isola di Mull, è un whisky che ha la buona abitudine di dividere i palati; il suo distillato, infatti, spiazza sempre, con note molto particolari, generalmente inusuali… Il risultato è che o lo ami o lo odi, e ad imbottigliamenti squisiti si alternano versioni più che dimenticabili; noi speriamo di aver fatto centro, oggi, e assaggiamo un single cask ex-bourbon messo in vetro da Cadenhead’s otto anni fa.

prodotti.200x200.W325_72361N: ha il pregio di essere abbastanza espressivo anche a quasi 60%, l’alcol resta in disparte. Purtroppo però si esprime in modo molto, molto particolare: si tratta di un whisky piuttosto nudo e vegetale, con note di scorza di limone, orzata, mandorle fresche e frollini; poi però c’è tutto un aspetto (a dire il vero, è l’Aspetto) inorganico certo inusuale ma nel contesto francamente sgradevole. Ha una punta di umido / stantio (vi capita mai di dimenticare la borsa dello sport chiusa, coi panni sporchi dentro? ecco…) che non è affatto un bonus qui. Formaggio fresco, ma andato a male. Straccio bagnato.

P: replica abbastanza il naso, per fortuna senza quelle off-notes così prepotenti in quella fase. Domina quindi la frutta secca (mandorle e noci, a pioggia), con tanto malto evidente (ancora biscotti). Liquore di mandorle. Resta un senso, latente, di formaggio, di stantio, per fortuna senza però stare in primo piano. Meglio del naso, eh, ma comunque molto semplice. Con acqua, tende a farsi solo un po’ più amaro (mandorle e noci in versione appunto amarigna).

F: vanisce in fretta: perdura solo ancora un che di malto e noce.

70/100, e ci piace premiare da un lato la particolarità del tutto, dall’altro un palato il cui maggior difetto è la semplicità (mentre al naso…). C’è da dire altro? Saremo più fortunati con Ledaig, senz’altro; la fiducia nel futuro è una nostra virtù, lo sappiamo.

Sottofondo musicale consigliato: Ratos de Porao – Dificil de entender.

Longmorn 15 yo (2006, OB, 45%)

Questo 15 anni è sempre stato l’unico imbottigliamento ufficiale di Longmorn, anche dopo l’acquisizione della distilleria da parte di Pernod Ricard nel 2001. Nel 2007 però è arrivato il pensionamento, il suo posto è stato preso da un 16 anni ridotto a 48% e alcuni appassionati non l’hanno presa granchè bene, giudicando il precedente imbottigliamento di maggiore qualità. Al di là della naturale nostalgia del passato sempre pronta a confondere i sensi e distorcere i giudizi, un dato oggettivo da considerare per un possibile cambio di personalità di Longmorn è la fine, nel 1994, della distillazione a fuoco diretto; il che significa che presumibilmente quasi tutto il distillato della nuova versione è stato prodotto tramite il riscaldamento a vapore.

longmorn-15yoN: un classico whisky ricco, tutto da godere grazie a generose note fruttate (frutta rossa, pesche sciroppate, uvetta) e a un malto cerealoso che riesce a emergere con personalità. Una punta agrumata ammicca, con una bella acidità che si guadagna spazio. Rotondo e a tratti cremoso, vaniglioso e mieloso.

P: in attacco rimane molto ‘sul pezzo’, di buona intensità. Tutto sommato semplice e orientato verso un misto di frutta rossa un po’ indistinta, nocciola e suggestioni di brioches fragranti. In definitiva è abbastanza coerente col naso, che però pareva più variegato. A suo modo risulta raffinato: non dolcissimo, equilibrato ma senza strapparsi i capelli.

F: nocciola, poi nocciola e ancora una bella nocciola. Maltosissimo e gradevole.

Appena possibile ci procureremo un sample del nuovo re solitario del core range Longmorn e confronteremo con molta curiosità. Per ora però non possiamo non condividere lo sconcerto di un bevitore abituale di questo buon 15 anni, che tra l’altro all’epoca veniva acquistato con un altrettanto buon rapporto qualità/prezzo, nel vederlo scomparire dagli scaffali dei punti vendita. Perché, perché, perché? Perché i tempi cambiano e chi ha avuto, ha avuto…noi diamo 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Rosemary ClooneySway

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.

Mortlach 1988 (2006, Samaroli ‘Coilltean’, 45%)

Alcuni amici, freschi reduci da un viaggio scozzese, ci raccontavano di come i lavori di ampliamento e ammodernamento di Mortlach, storica distilleria di Dufftown, procedano a pieno regime: con tanto di vecchietti affianco alle transenne che considerano amaramente e ad alta voce quanto gli operatori del settore edilizio non siano più efficienti come un tempo. Illuminati da tale visione, decidiamo anche noi di rimpiangere il passato, e alla disperata ricerca di un approdo sicuro riscopriamo nel nostro armadietto un sample di Mortlach selezionato da Silvano Samaroli: si tratta di una botte ex-sherry fino, che per diciotto anni (1988/2006) avrà provato ad incidere su un distillato tipicamente scontroso. Il colore è dorato chiaro.

glenburgie-speyside-sherry-wood-1988N: c’è una nota peculiarissima di Mortlach, con il suo distillato bello sporco: non nell’accezione di brodo di carne, ma in questo caso, forse, l’interazione con lo sherry fino porta aromi sulfurei, di polvere da sparo, rame, quasi smog (non è affumicato, eh). Insomma, se fosse tutto qui sarebbe un inferno: invece, col passare dei minuti la nebbia si dirada e c’è un cambio di rotta deciso. C’è una gradevole nota liquorosa, di vino Passito, che poi evolve in clamorose suggestioni di confettura di fragola, di mandarini dolci… Perfino una suggestione a metà tra il floreale e il sapone (come suggeriscono le note ufficiali, ma è interpretazione dissimile di una stessa nota). Poteva sembrare normale, ma non lo è: molto complesso e cangiante (c’è anche uno po’ di toffee, ma anche un che di zenzero, quasi di Schweppes).

P: pare davvero coerente col naso, ne replica perfettamente le varie fasi: attacca sul ferroso sulfureo di Mortlach, si apre a confetture varie, con una dolcezza ben evidente, ma questa volta più imperniata sull’agrume. Arancia dolce, mandarino. Biscotti ai cereali. Davvero coerente, proprio buono. Ancora una nota di Passito, meno intensa.

F: lungo, intenso e avvolgente. Un che di sulfureo, poi un tripudio dolce, tra frutta secca, agrumi, con una punta minerale a tenere tutto assieme.

Esperimento perfettamente riuscito. Questo Mortlach è infatti molto levigato, l’alcol è docile, ma non per questo il dram è privo di intensità, anzi! Il suo maggior pregio è proprio il bilanciamento perfetto tra tutte le diverse componenti: 89/100, con complimenti a Silvano Samaroli per la selezione, è il nostro voto, ed il leggere le note e le valutazione di Serge ci ricorda di come la soggettività e il gusto personale abbiano un ruolo chiave nel teatrino della degustazione.

Sottofondo musicale consigliato: Vanessa de Mata & Ben Harper – Boa sorte.

Auchentoshan 18 yo (2006, OB, 55,8%)

Auchentoshan è una delle distillerie peggio collocate di Scozia: immaginatevi un’uscita in tangenziale in una zona industriale in periferia di Glasgow… Non proprio un idillio bucolico, eh? A dispetto di una collocazione -ehm- sfortunata, il suo visitor centre è molto bello, e i suoi whisky sono noti per la delicatezza, in virtù anche della tripla distillazione (oppa Lowlands style! se siete dei secchioni e volete approfondire la questione della tripla distillazione, consigliamo questo link, molto dettagliato e con tanto di schemini che vi faranno subito sentire degli ingegneri) e di un taglio di teste e code particolarmente ‘selettivo’. Oggi assaggiamo un 18 anni di qualche anno fa, invecchiato in sole botti di sherry Oloroso. Il colore è dorato.

auchentoshan-18-year-old-oloroso-sherry-whiskyN: si distingue subito per una chiusura iniziale praticamente ermetica, che lascia spazio solo a un profilo sherried totalmente privo di note gradevoli o fruttate. Invece, è contraddistinto da un che di vagamente ‘sulfureo’, nel senso qui di ‘finta pelle plasticosa’, o un che di timidamente ‘rancido’ (cimice schiacciata, o latte appena andato a male). Note di garza medicinale, sgradevoli. Un po’ di conforto arriva, in sottofondo, con suggestioni di olio di mandorla, forse una punta di cannella?, un po’ di frutta secca… Nell’inerzia complessiva, forse (sarà suggestione) si riconosce un che di erba fresca. L’acqua apre, accentuando le note erbose più acri, ma non solo quelle: forse forse era meglio tener chiuso.

P: purtroppo, molto coerente col naso; eccezion fatta per una nota dolce in più – ma è una dolcezza indistinta e quasi fittizia, di zucchero di canna. Tornano poi le note chimiche di plastica lavorata, di lieviti. Forse frutta secca.

F: ritorna la malintesa austerità del naso: breve, amarognolo e sgradevole.

Ci aspettavamo onestamente tutt’altro. È sgradevole dall’inizio alla fine, qualche nota dolcina qui e là ci ricorda che è pur sempre un whisky, ma onestamente pare curioso come una distilleria possa decidere di imbottigliare un prodotto del genere. Non è che non ci piace: è che proprio è mal congegnato. 60/100 è il nostro giudizio, e ci conforta che anche Serge la pensi come noi. Giuriamo, “cimice schiacciata” non avremmo mai pensato di scriverlo in una recensione, e invece…

Sottofondo musicale consigliato: alla fine della degustazione, ci si sente così: Sunn O)))Bathory Erzsbebet. (poi, per dire, a Jacopo piacciono i Sunn O))), eh)

Brora 30 yo (2006, OB, 55,7%)

Ieri sono stati annunciate da Diageo le nuove Special Release autunnali; rimandiamo alle parole del sempre austero Oliver per una più che condivisibile analisi della situazione. La morale, in ogni caso, è che noi questi imbottigliamenti non li vedremo neppure col bincolo (a meno che Diageo non decida di aprire le bottiglie al Milano Whisky Festival, ma se non è mai accaduto negli anni passati…). Decidiamo dunque di consolarci con una piccola verticalina di Brora: o meglio, assaggiamo e confrontiamo due trent’anni ufficiali, uno del 2006, l’altro del 2010. Con ordine, iniziamo dal più attempato.

brora-30-year-old-natural-cask-strength-2006-bottling-with-tube-3541-pN: tra i vari Brora assaggiati, questo è senz’altro nella zona-farmy, ma attenzione: c’è l’universo mondo affianco… Le note ‘sporche’ si dividono tra legno umido, fieno, cantina; ma poi, dicevamo, un piccolo mondo incantato: c’è sicuramente una coltre complessiva ma discreta di mineralità e torba (con una affumicatura composta ma ben presente: cenere di braci, proprio). Ma a tramortire è tutto un lato ‘dolce’ dalla complessità eclatante: da un’intensa arancia (sia secca che buccia) a pacchi di cioccolata, dal mandarino a mele rosse a grandi suggestioni cremose (cremosità e zuccherinità: panettone, zucchero a velo, tarte tatin, uvetta marzapane, chi più ne ha…). Tanto buon profumo di legno, speziato. Perfino una nota di bacon.

P: lo schema è simile al naso: l’avvio è su note sporche (diciamo stalla/cera), con il lato minerale e una torba vegetale e più affumicata che risultano potenziate rispetto al naso. Poi arriva il carico di dolcezza fruttata e zuccherina (aggiungiamo una nitida nota di miele ai fiori), che pare lì lì per esplodere in un tripudio nucleare: ma sorprendentemente questo dram si rivela ‘più Broresco del Brora’: tornano infatti a gamba tesa note intense e insistenti di cera oleosa e di torba e affumicato, con qualche lieve nota marina. Poi comunque ancora importante è l’agrume. Punte speziate: zenzero? Fantastique. Col tempo è ancora più rotondo, la dolcezza si spalanca in un tripudio maltoso. Top, davvero.

F: vi immaginereste mai che questo finale possa non essere incantevole? Potreste, certo: ma sbagliereste, e di grosso. Super cenere, anche un po’ salato. Infinito.

Un Brora ‘inquinato’ e davvero spettacolare. Per adesso ci limitiamo al voto, nei prossimi giorni pubblichiamo il cuginetto del 2010 e rimandiamo a lì le considerazioni. Brava Brora, hai lavorato proprio bene: 93/100 e una pacca sulla spalla per te. Ci manchi un sacco.

Sottofondo musicale consigliato: Dean MartinStanding on a corner.

Littlemill 16 yo (1989/2006, Cadenhead’s Authentic Collection, 59,7%)

logoSenza troppi giri di parole, i Littlemill sono tra i nostri whisky preferiti. Oggi assaggiamo un imbottigliamento di qualche anno fa, un sedici anni di Cadenhead’s, storico imbottigliatore scozzese: ne siamo entrati in possesso perché qui a Milano abbiamo la fortuna di avere il Cadenhead’s Whisky Bar (da poco rinominato Alcoliche Alchimie), ovvero un tempio del whisky, con una quantità impressionante di bottiglie (la maggior parte, naturalmente, Cadenhead’s) non solo in vendita, ma anche in mescita! Se avete occasione, fateci un salto: Monica è gentilissima e vi dedicherà tutta l’attenzione del caso. Eccoci al nostro Littlemill: il colore è paglierino.

Schermata 2013-01-09 a 11.44.14N: a dispetto di origine e gradazione, non è per niente timido negli effluvi, esterna volentieri: le primissime suggestioni che nitide si offrono sono di pere (intensissime, fresche e mature; anche liquore di pera), di toffee (vogliamo esagerare: alpenliebe!), di pasta di mandorla, una vaniglia generosa, poi frutta gialla, camomilla zuccherata. Cioccolato bianco unito a una robusta nota di malto (orzata); anche un pizzico di legno ed erba fresca. Note di “canarino” (non il volatile, la famosa scorza di limone bollita post-sbronza…). L’acqua curiosamente amplifica un che di ‘caramella’, o di marshmallow, ed erboso, anche se non cambia le carte in tavola.

P: c’è un attacco agrumato, limonoso, ma cremoso al contempo (crema al limone, limonata zuccherata). Ancora cioccolato bianco, vaniglia e pasta di mandorla; il tutto risulta un po’ più discreto rispetto al naso, qui l’acqua pare necessaria, anche se decise note di frutta gialla (susine, prugne gialle) si fanno apprezzare accanto a una cremosità niente male. L’aggiunta di qualche goccia d’acqua, anche qui, non modifica la rosa di sapori: attenuate le spigolosità dell’alcol, resta un profilo intenso ma semplice, forse impreziosito da una sbarazzina nota di zenzero.

F: ancora note cremose, ma compiutamente Lowland, se ha senso (quindi discreto, nocciolo di limone, erboso, molto maltato), non troppo intenso né lunghissimo.

Il naso è davvero molto promettente, il palato è forse un po’ semplice ma offre comunque soddisfazione, il finale è rapido rapido. Comunque, il carattere lowlander c’è tutto, le sfumature aromatiche sono tipicamente Littlemill, e un naso così difficilmente lo troverete altrove: 84/100 è il nostro giudizio. Grazie infinite a Monica per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Danger Mouse & Daniele Luppi feat. Norah JonesBlack.

Port Ellen 6th release (1978/2006, OB, 54,2%)

Ed eccoci qui, il giorno prima del Milano Whisky Festival, ad affrontare il più atteso tra gli imbottigliamenti assaggiati la scorsa settimana: la sesta edizione dei Port Ellen ufficiali, una Special Release che costa quanto una macchina usata ma che di sicuro ha un sapore migliore. 27 anni, imbottigliato nel 2006; il colore è giallo paglierino.

N: ci sorprende: rispetto a quel che ci saremmo attesi, il lato minerale e quello vegetale (la zona più austera dei PE) restano inespressi, a discapito di note vanigliate e torbate invece ben presenti in primo piano. Si percepisce una buona marinità (ostriche, alche, aria di mare), corredata di un fumo ancora ben percepibile; a lasciare di stucco è però la ‘dolcezza’, davvero di grande intensità (vaniglia, pasta di mandorle… tipico profilo bourbon). Un po’ di frutta (banana matura, pera). Buono così com’è, nella sua semplicità.

P: solo in parte coerente col naso, soprattutto per quel che riguarda il lato dolce: c’è meno frutta (comunque ben presente: pera e forti suggestioni tropicali, banana, ananas a fette) e molto più malto, con insistenti note di cera e di fieno ad accompagnare la vaniglia. La marinità si fa da parte, lasciando spazio a una bella torbatura, minerale e discreta. Tanta liquirizia, suggestioni di succo di limone zuccherato. L’acqua, che al naso non aveva spostato granché, qui rende tutto più rotondo. Foglie di tè.

F: cenere, malto; ancora, molto legno e paglia. Lungo, persistente. Ancora frutta gialla.

Dobbiamo ammettere che leggendo i commenti di Serge ci troviamo perfettamente d’accordo, con tutta l’umiltà del caso: questa sesta release è ottima, come praticamente tutti i Port Ellen ufficiali, ma in modo più “accessibile” (volendo, più ruffiano, ma senza che sia considerato un difetto, in questo caso) e tenendo da parte gli aspetti più austeri che ci hanno fatto innamorare dei malti di questa distilleria . Un 90/100 di puro piacere, quindi…

Sottofondo musicale consigliato: Dave Matthews BandAll along the watchtower, cover molto bella di una canzone molto bella di Bob Dylan.

Longmorn 18 yo (1988/2006, Berry Bros & Rudd, cask #BBR010, 46%)

Berry Bros & Rudd è uno dei più antichi negozi di vini al mondo, dato che spaccia alcol agli inglesi e non solo dal 1698… Naturalmente, in tre secoli di storia hanno ampliato la loro offerta, e da buoni britannici è dal 1923 che trattano e imbottigliano whisky. Oggi assaggiamo un Longmorn del 1988 (stesso vintage dell’ottimo Longmorn Silver Seal assaggiato un po’ di tempo fa, ma più giovane), invecchiato in una botte ex-bourbon e imbottigliato nel 2006.

N: note balsamiche (anicetta); comunque zuccherino, fruttato (fragola); latte. Pera caramellata, con grande intensità, che come spesso negli Speysiders va a braccetto con un malto croccante e gustoso. Lievi note di scorza d’arancia. Legno speziato (noce moscata?), vaniglia.

P: note di schiuma da barba, sulle prime, che alcuni possono trovare fastidiose; invero qui non sono troppo intense. Il mentolato iniziale lascia spazio a un bouquet fruttato piuttosto godibile e intenso (pesche sciroppate, pere, arancia, fragola…). Ancora malto, a conferire una piacevole ‘biscottatura’; zucchero di canna.

F: pasta di mandorle, malto. Abbastanza persistente. Cioccolato, quasi.

In casa whiskyfacile siamo rimasti divisi: uno di noi, infatti, ha trovato le note di schiuma da barba veramente fastidiose, mentre l’altro quasi non le ha percepite. La valutazione, dunque, sarà una media tra le nostre impressioni, nello specifico 86/100. Non è un malto particolarmente complesso, ma è come dovrebbe essere un buono speysider di questa età.

Sottofondo musicale consigliato: Erland & The CarnivalThis night.