Mortlach 21 yo (1992/2013, Douglas Laing’s Director’s Cut, 56,7%)

Conosciamo tutti la vicenda di Mortlach: la distilleria lavora per decenni come fornitrice di bulk-whisky per i blended di casa Diageo, e intanto la sua reputazione cresce grazie ai numerosi imbottigliamenti indipendenti di alta qualità, con una particolare predilezione per pesanti invecchiamenti in sherry, i più adatti ad abbinarsi ad un distillato molto particolare, sporco in virtù di un processo di distillazione unico. Poi, pochi anni fa, Diageo decide di imbottigliarlo come single malt di fascia premium, in decanter da 50cl (come questo), con prezzi “da Macallan”, inserendo una buona quota di maturazioni ex-bourbon nella miscela. Gli appassionati storcono il naso e continuano a rifornirsi presso gli indipendenti: così facciamo anche noi, pescando questo ventunenne scurissimo selezionato da Douglas Laing e messo in vetro nel 2013, a grado pieno, nella serie Director’s Cut.

N: sherry monster prometteva d’essere e sherry monster è – così tanto da tarpare le ali perfino agli spigoli del distillato di Mortlach… L’impatto è di un whisky molto morbido, ‘dolcione’, tra traboccanti frutti rossi (sceglieteli voi: tanto ci sono tutti), brioche al burro, cioccolato al latte, magari caldo, quasi gianduia. Suggestioni di caffè, che promettono un palato forse un po’ astringente… E poi caramello, con qualche nota ‘bruciacchiata’ da creme brulée. Legno, tanto legno, con emersioni resinose molto evidenti, pur non entrando nei territori balsamici. Ti satura il naso… Solo alla fine, dopo un po’, emerge un piacevolissimo sentore di tabacco di sigaro caraibico.

P: un nettare, un succo di frutta e legno, straordinariamente privo di gradazione alcolica. Ce lo attendevamo astringente, e invece è lontano da questa dimensione: ancora frutta rossa (strabiliante, mostruosa nella sua succosa intensità), cioccolato al latte, crema, tanta uvetta… Un tripudio di pasticceria ‘pesante’: crema rappresa, poi nocciolato, confetture, fichi. 

F: lungo, intenso e persistente, ancora su frutta rossa e cioccolato

La selezione di Douglas Laing colpisce nel segno: è un whisky delizioso, per dirla con il Gerva “è un nettare”, uno sherry monster fatto e finito, pulito, succoso… Certo, le caratteristiche grasse e sporchine del distillato restano tarpate. Qualcuno potrebbe dire “è tutta botte!”: costui avrebbe ragione probabilmente, ma questo whisky è equilibrato, non si spinge mai nel ‘troppo legno’ astringente, ruffiano nel senso migliore, piacione: e in effetti a noi piace, 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: VNV Nation – Beloved.

Piove whisky (anche d’estate)

Schermata 2016-07-27 alle 11.40.22Clynelish 13 yo (1992/2005, Ian McLeod’s Dun Bheagan, 46%)

La nostra cara Clynelish tradisce raramente: e infatti il naso è un bel lecca lecca di fragola e cera, al palato esplodono burro e panna cotta… E cera e frutti rossi sono ancora lì. Davvero un bel sogno burroso, che si merita tutto il suo 86/100.

Schermata 2016-07-27 alle 11.36.59Bladnoch 20 yo Cask Strength (1993/2013, OB, 55%)

Burro, erba tagliata, frutta gialla, limone… Al palato riesce ad essere sia cremoso che molto vegetale, paradossalmente nudo e davvero molto intenso. Sembra di stare su un prato, con la spiga in bocca, una torta paradiso e una bella donna. Cosa volete di più dalla vita? Beh, magari non quest’etichetta… 88/100

Schermata 2016-07-27 alle 11.41.20Ichiro’s Malt Double Distilleries (2015, OB, 46%)

Miscela di Hanyu e Chichibu: spaventosamente intenso, mirabilmente fruttato… Mostra benissimo la qualità dei malti di partenza, in un panorama che, a livello di descrittori, ricorda un tripudio di botti ex-bourbon: banana, frutta gialla, vaniglia, note di burro. Buono buonissimo. 87/100

tobermory19_drumlanrigTobermory 19 yo (1994/2013, Douglas of Drumlanrig, 46%)

Sporco sporco, non troppo carico ma pieno di spigoli, esibisce tutte le asperità dell’Isola di Mull e del suo distillato; sia al naso che al palato resiste una nota metallica molto peculiare che talora pare prendersi fin troppo spazio; per il resto, molto erbaceo e maltoso, con un’anima di uvetta. Non la vorreste anche voi un’anima di uvetta? 82/100

‘Robust Smoky Embers’ 21 yo (2013, Cadenhead’s Creations, 46%)

Da un po’ sulle nostre pagine manca della torba isolana: decidiamo di prendere tre piccioni con una fava e assaggiamo questo vatting di – appunto – tre botti della patria dei torbati, Islay. Compongono la miscela, infatti un barile di Caol Ila, un barile di Ardbeg ed uno di Bowmore: tutti e tre sopra i 21 anni, selezionati ed uniti assieme secondo l’arbitrio di Mark Watt, naso ed anima di Cadenhead’s. L’esperimento non è usuale, ovviamente, vediamo come è andata.

mainlN: nel vatting prevalgono una torba gentile e una vanigliosità alla Caol Ila, con anche qualche guizzo quasi tropicale in stile Bowmore. Il profilo generale è così rotondo, con marinità  e note medicinali lievi, mentre il fumo non è di quelli acri ma è piacevolmente ‘dolce’. Vaniglia, zenzero candito e aranciata zuccherata completano un naso piacionissimo, ma non stucchevole. Per di più col tempo viene fuori bene, crescendo d’intensità.

P: che dolcezza, paradiso dei sensi! Ribadisce l’ispirazione caolilesca, con un’esplosione di vaniglia, borotalco e liquirizia. Mela gialla. Poi va un po’ in calando, con una nota erbacea e mentolata che prende il sopravvento e l’acre della torba: la dolcezza, verso il finale, retrocede dunque un poco. Semplice, intendiamoci, ma gradevole

F: rivincita di Islay: abbondante legno bruciato e medicinale amaro assieme agli ultimi rigurgiti vanigliosi e di mela matura.

All’ultimo Milano Whisky Festival, in cui avevamo inserito questa bottiglia in un percorso ‘sperimentale’ sulla torba, il ‘Robust Smoky Embers’ 21 anni è stato molto apprezzato: effettivamente, un vatting isolano sopra i 20 anni a 80 euro oramai è un’utopia. Oggidì, ahitutti, è esaurito, ma non possiamo che rimpiangerne le velleità: è un malto gradevolissimo, forse un po’ semplice (pare che la miscela abbia come smussato gli angoli delle tre distillerie, facendone perdere anche le più riconoscibili peculiarità – a parte la rotondissima Caol Ila, ovvio) ma che, forse anche grazie a questa semplicità, va giù con una facilità inquietante. 84/100 sarà il voto, alla prossima avventura!

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie tese – Catalogna.

Oban 21 yo (2013, OB, 58,5%)

Oban è un marchio di culto, soprattutto negli Stati Uniti: la cosa è tanto più sorprendente  se si pensa che la distilleria delle Highlands ha due sole bottiglie nel core range, il 14 anni classico e la versione, riverniciata di sherry, Distiller’s Edition. Grazie al prode Riccardo del Bar Metro, abbiamo potuto assaggiare la Special Release del 2013, mai distribuita in Italia. Le vie del Bar Metro sono infinite, quindi…

oban-21-year-old-2013-special-release-whiskyN: molto aperto, del tutto privo di alcol a dispetto della gradazione elevata. Da subito si mostra molto complesso e profondo, pur senza rinunciare a una certa vivacità nel bicchiere. L’apporto dello sherry ci sembra evidente: tanto miele, tanto caramello, note di cola, di tabacco da pipa aromatizzato; arancia rossa (marmellata di); più in disparte ma presenti, note di frutta rossa, bella e succosa (fragola). Ragionando sulla distilleria, ritroviamo però (che non si pensi a una ruffianata) una mineralità matura, affine al 14 ma migliore: non ruginosa ma su cera d’api, carta umida, vecchia cantina… Veramente, veramente buono.

P: replica le note del naso, guadagnando in intensità fruttata ma perdendo molto in quella profondità da whisky ‘di una volta’. Le note sporche del naso si semplificano in un più usuale ruginoso metallico, ma molto molto lieve. A dominare il lato dolceamaro e fruttato: quindi straordinaria intensità di caramello, miele scuro, cola e tamarindo; stabili i frutti rossi, più succosi; c’è anche un retropensiero bourbonoso di cocco… Biscotti di Natale di zenzero e cannella.

F: non banale, lungo tra suggestioni ancora ruginose e un agrume caldo, caramellato.

Quando abbiamo assaggiato questo Oban, non avevamo controllato le specifiche sull’invecchiamento; per questo, avevamo ipotizzato un apporto dello sherry abbastanza massiccio. Per la verità, oltre allo sherry, c’è anche un notevole contributo di botti di quercia americana rejuvenated, ovvero resa molto molto più attiva – e per questo molte note ‘scure’ ci hanno a posteriori ricordati certi ottimi bourbon (tipo il Sunny Brook). Per questa ragione Serge non apprezza troppo questo Oban, ritenendolo troppo moderno e costruito: a noi però è piaciuto molto, sarà anche costruito ma è costruito proprio proprio bene. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Hexvessel – Woods to conjure.

Arran 15 yo Douglas of Drumlanrig (1997/2013, 46%)

Oggi andiamo a pescare direttamente dalla capiente saccoccia dei Laing, gloriosa dinastia scozzese di imbottigliatori indipendenti e blenders. La serie Douglas of Drumlanrig non gode della fama di altre più fortunate ‘saghe’ quali “Old Malt Cask” e “Old and Rare”, ma insomma noi ci certo non ci formalizziamo, anche di fronte a un single cask che ha vissuto un’extra maturazione in un port puncheon; sono esperimenti che a volte dovrebbero sfociare direttamente nel penale, ma Arran è distilleria che più volte ha attirato le nostre lodi per il fatto di essere un distillato riconoscibile (certo, se lo assaggiassimo alla cieca le cose si farebbero più complicate e la peculiarità arrenesca andrebbe forse a farsi benedire, ma chi mai si premurerebbe di apparecchiarci una trappola tanto crudele?). Dati contrastanti quindi, un’unica ratio la ritroveremo come al solito nel bicchiere…

Isle_of_Arran_15YO_-_Douglas_of_Drumlanrig_-_whisky_singapore_grandeN: molto aperto e odoroso. Per essere un 15 anni sa ancora tanto di distillato, con una forte componente di cereale inzuppato nel latte caldo. Sopra, un po’ scollate da questa base maltosa, si agitano zaffate zuccherine, in odor di finish aggressivo di Porto, che ricordano pesche sciroppate,  sciroppo di zucchero. Vaniglia e poi immancabile è quella nota agrumata tipica di Arran, con la scorzetta d’arancia. A tratti percepiamo una suggestione inquietante di cimice schiacciata, un che di vegetale andato storto. Speriamo nel palato…

P: da manuale. Un manuale su come non fare i finish, però: c’è ancora una nota cerealosa ed erbacea di distillato, per la verità molto alcolica, ma il peggio è che risulta totalmente slegata dall’ondata dolciastra-legnosa che arriva un attimo dopo. Le suggestioni sono quelle tipiche del Porto, con una vinosità zuccherosa, sciroppata; di uvetta e ancora di pesche. I sapori sono anche intensi, ma la sensazione non ha molto di piacevole.

F: come se non bastasse emerge una nota amara di legno davvero disturbante, tra sentori di alcol troppo grezzo e sciroppi alla frutta.

Uno dei whisky più catastrofici della nostra esperienza di degustazione, in un climax discendente da naso a finale. Qui non si tratta di non apprezzare i sentori tipici del Porto (che, comunque, non ci fa impazzire: deve accadere un miracolo perché un whisky in Porto ci risulti dignitoso), si tratta che ha proprio troppi aspetti sgradevoli e sballati: 69/100.

Sottofondo musicale consigliato: Maruego – Cioccolata feat. Caneda

 

Balvenie Tun 1401 (2013, OB, batch #7, 49,2%)

Il giorno dopo il Milano Whisky Festival bisogna rimettere insieme i cocci, i tanti frammenti di facce e le storie ascoltate. Per noi il day after è però anche l’occasione per ripartire dai sample raccolti, catalogandoli e organizzando le bevute dei prossimi mesi. Ora ripartiamo dall’edizione dello scorso anno, in cui siamo riusciti a mettere le manacce su una rara release di Balvenie, ovverosia il settimo batch della serie ‘Tun 1401’, che prende lo stravagante nome dal numero del tino in cui vengono lasciati i malti provenienti dalle varie botti per il cosiddetto marriage. Queste uscite, contraddistinte da una scelta molto molto oculata delle botti (il cui numero di serie è sempre indicato in etichetta), sembrano essersi interrotte nel 2013, col batch numero 9, in favore delle serie ‘Tun 1509’ e ‘Tun 1858’. Nello specifico il whisky di oggi è il risultato dell’assemblaggio di sette botti di quercia americana e due sherry butt. Alla salute!

BalvenieN: attenzione, allarme rosso, naso da panico! Ci sono quell’intensità, piacevolezza e compattezza tipiche dei primi della classe. A dispetto delle proporzioni della miscela si respira nel bicchiere un’aria da vecchio sherried setoso, ma al contempo vivo e fruttato. C’è infatti subito quello schermo di cera (cera d’api, ma anche proprio candela spenta) che spesso ritroviamo nei grandi, ma sotto si scatena il finimondo: note di tè, rabarbaro; di cantina umida, legno di botte impregnata. Non è vanigliato ma  ha un lato fruttato di straripante vivacità, tutto dominato da una fragola spaventosa e da pesche succosissime. Il miele fa da collante tra sfumature di prugne secche e uvetta, tra chinotto e arancia dolce. Naso splendido.

P: incredibile l’assenza di alcol, che tra l’altro aumenta la sensazione di nettare succoso… e diciamo “nettare” anche se qui rispetto al naso la frutta arretra (ancora fragole). S’impone invece una componente più sfumata-ma bella intensa, eh- di legno impregnato, foglie di tè, tabacco da pipa, eucalipto, rabarbaro, chiodi di garofano, tanta cera d’api e caffellatte. Arrivano poi anche gli agrumi e il caramello. Insomma, un florilegio di suggestioni tutte gentili e miscelate però in una pozione di grande e compatta intensità.

F: lungo e persistente, alle mille suggestioni di cui sopra si aggiungono note leggermente fumose-tostate magnifiche.

La serie dei Tun 1401 è oramai un pezzo da collezione molto ambito e oltre al batch #2 recensito qualche anno fa difficilmente potremo mettere in parole qui sul sito tutto quel ben di dio. Il prezzo della release di oggi si aggira oramai sui 500 euro, così tanto per dire. Al i là dell’esuberanza dei collezionisti, comunque, stiamo parlando di alcune delle migliori botti di una delle migliori distillerie di Scozia. Mica bruscolini: 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Queen – Somebody to love

Mortlach 25 yo (1987/2013, Adelphi, 59,4%)

Come sapete i siti che in Italia in varie salse parlano di whisky stanno spuntando come funghi. Il gran decano dei maltofili 2.0 ci guarda tutti dall’alto, avendo abbondantemente superato i cinque anni di attività, e col piglio coriaceo di sempre si premura di ricordare che “Angel’s Share nasce nel Febbraio 2009 in un desolato paesaggio web per il whisky in Italia, per fortuna man mano colmato da altri amici, ma che ai tempi vedeva la totale mancanza di notizie e informazioni sul whisky in lingua italiana”. Poi appunto è iniziata la proliferazione- un elenco completo lo trovate qui– tra siti di rater e portali d’informazione. Emblematico è il caso di Roma, dove la nascita del festival Spirit of Scotland, arrivato nel 2015 alla terza edizione, ha accompagnato la nascita a stretto giro di ben due siti di recensori. Un vero e proprio collettivo, che acquista bottiglie intere per degustazioni extra large, e un cane sciolto, il quale ha avuto l’ardire di staccarsi proprio da quel gruppo per tentare l’impresa solitaria sotto i vessilli di whiskymaschio. A nostro parere si trattava di una bella creatura, certamente mai banale, e dispiace vedere che il sito non viene più aggiornato da qualche  mese. Oggi quindi gli tributiamo il nostro personale omaggio assaggiando questo Mortlach, che ci piovve in saccoccia proprio sottoforma di dono da parte del maschio del whisky.

mortlach_1987_adelphiN: molto compatto e intenso. Non ha quella nota carnosa tipica di Mortlach però non è del tutto pulito, ricorda un po’ del legno vecchio e umido in cantina, con anche belle note cerose, oleose. Altri aromi ‘pesanti’ sono il cioccolato amaro, il rabarbaro, il tabacco. Poi c’è un lato zuccherino con tanto toffee e marmellate varie (di arance ma anche di albicocche). Non è sicuramente un whisky semplice, il quarto di secolo ha dato complessità a un distillato già tradizionalmente intrigante di suo. Vengono fuori anche zaffate delicate di frutta rossa.

P: grande botta di sapore. Sorprende la cera in aumento che avvolge la bocca in modo spettacolare, assieme al cacao. Poi si manifestano con più forza note di frutta rossa sempre in marmellata. Anche pesche, albicocche e mele rosse, in un gran balletto di frutta matura, zuccherosa. Un bel legno speziato, con la noce moscata e i chiodi di garofano che si sentono nitidamente. Rimane comunque abbastanza asciutto, chiudendosi su note legnose amaricanti.

F: lungo, speziato, ceroso e ancora molto fruttato, pur se complessivamente amarognolo.

A proposito di blog non anglofoni, l’unica altra recensione di questo single cask l’ha fatta whiskysaga, che gli dà 90 punti ma l’ha scritta in norvegese, rendendo il confronto abbastanza ostico per noi. Aiutiamoci da soli, quindi: questo Mortlach è di quelli che si ricordano per un po’, pur mancando di alcune caratteristiche peculiari della distilleria. C’è quella nota di legno amaro che lo trattiene dall’essere un grandissimo, ma è comunque un grande. L’impressione è che l’invecchiamento fosse arrivato proprio al limite e lo si sia riacciuffato un attimo prima che la situazione degenerasse: 87/100 e ancora grazie a whiskymaschio, sia mai che tornando alla mente questo dram sull’onda della recensione, non torni anche la voglia di rimettersi all’opera…

Sottofondo musicale consigliato: Lady Gaga – Dance in the dark (pensate che non sia un’artista talentuosa? Ricredetevi)

Chichibu ‘On The Way’ (2013, OB, 58,5%)

Ormai, quando si parla di Giappone e whisky, anche il pubblico meno addestrato sa che si tratta di ‘roba buona’; una delle realtà emergenti del malto made in Japan è senz’altro Chichibu, distilleria giovane (aperta nel 2008) che abbiamo già imparato ad apprezzare attraverso alcuni imbottigliamenti assaggiati in passato. Oggi proviamo una versione del 2013, “On the way”: è un vatting di tre botti, una Mizunara del 2008 e due botti di quercia americana, una del 2009 e l’altra del 2010.

japan_chi9N: aperto e aromatico anche a gradazione così imponente, rivela un carattere e una personalità belli decisi: spiccano, in primissimo piano, note intensissime di frutta, soprattutto gialla (pesche, mele, albicocche), di vaniglia e persino qualche suggestione vagamente tropicale, indefinita. Col tempo cresce un lato erbaceo, sia ‘maltoso’ (cereali, ma anche proprio campi di grano) che più mentolato. Aumenta anche la zona del legno, sia con note proprio di segatura, di mobilificio, sia con qualcosa di speziato (noce moscata).

P: qui l’alcol è più in evidenza, ma bastano un paio di sorsi per ‘acclimatarsi’. Molto dolce, con ancora vaniglia e frutta gialla (qui la pera pare farla da padrona); biscotti ai cereali (proprio i digestive, se avete presente), ma anche biscotti burrosi. Ancora spezie dal legno, soprattutto noce moscata, e ancora un senso di ‘legna fresca’ in evidenza. Forse sorge un qualcosa di tostato, perfino di affumicato?

F: piuttosto lungo, tutto sul cereale, davvero piacevole. Ancora un’impressione, forse fallace, di falò.

Confermiamo l’impressione positiva avuta dai precedenti imbottigliamenti: questo whisky stupisce, come gli altri, per la grande maturità di un malto che di fatto è appena un tre anni. Certo, non chiediamogli troppa complessità: accontentiamoci però di qualità e intensità dei sapori, e aspettiamo in disparte le prove più invecchiate del futuro. 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Scandal – Awanaitsumorino, Genkidene. Un piacere per gli occhi, forse più che per le orecchie…

Miltonduff 24 yo (1989/2013, Silver Seal, 51,3%)

Dopo questi ultimi due Ardbeg, eccellenti ed estremi nella loro torbosa isolanità, cerchiamo rifugio nei più morbidi territori dello Speyside: nelle nostre peregrinazioni continuiamo però ad affidarci alla guida di Max Righi, novello Virgilio, che ci consegna questo Miltonduff, una botte ex-sherry (o una parte, per lo meno: solo 120 bottiglie messe in commercio) di 24 anni.

0000000018172N: un classico naso da Speysider, quel che cercavamo! Si apre su un tripudio di pasticceria e frutta, in ogni forma: domina sulle prime la pasta di mandorla (i dolcetti di marzapane, che buoni!), ma anche qualcosa che ricorda il pandoro, o la torta paradiso; ci sono note cremose, ma non ruffiane, ed anzi lievemente mosse da punte agrumate (essenza di buccia d’arancia; limone, ma forse perfino pompelmo?); la frutta è sia fresca e matura (pesche, mele; anche una bella nota di melone) che disidratata (ancora mele, albicocche); uva bianca e fragole sono frutto della nostra immaginazione? Col tempo si fa più complesso, lasciando emergere note di malto, di legno impregnato; evolve anche verso un lato più ‘scuro’ (miele, sciroppo d’acero), al limite del minerale.

P: bisogna ripararsi in un rifugio per resistere al bombardamento di sapore; inizia con intense note dolci, molto piacevole (confettura di albicocca, molta; zucchero di canna, tuorlo d’uovo; pesche sciroppate, e mele), e pian piano lascia spazio ad un malto che si rivela più ‘sporco’ rispetto alle nostre attese: c’è una venatura minerale che, abbinata ad un progressivo aumento delle note più ‘legnose’, richiude il profilo di sapori ancora su miele e su una cremosità tostata (e con questa suggestione agghiacciante pensiamo alla creme brulee).

F: si divide tra un lato ‘frizzantino’, maltoso e fruttato, e alcune note, francamente inaspettate, di cacao amaro e pepe.

Siamo di fronte ad un whisky molto buono, che abbina le più rotonde note della frutta cremosa tipica dei malti dello Speyside ad alcune venature minerali, maltose e amaricanti inattese che donano complessità al profilo; uno di noi ha però trovato queste venature non troppo integrate nel contesto, e dopo un lavoro diplomatico degno della migliore prima repubblica, giungiamo al compromesso storico di un 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gianni Morandi – Banane e lampone.

Brora 35 yo (2013, OB, 49,9%)

Bene, bene, bene. Oggi facciamo un altro piccolo passo verso la realizzazione del nostro obiettivo principale nella vita: assaggiare tutte le edizioni ufficiali di Brora della serie partita nel 2002. Purtroppo per adesso ne abbiamo recensite solo cinque e in effetti le prime uscite hanno ormai raggiunto valutazioni folli, sopra i mille euro; inoltre ai festival i Brora sono oramai una rarità assoluta, ma noi non disperiamo. Che inguaribili romantici. Intanto, grazie alla degustazione Diageo del Milano Whisky Festival 2014 tenuta dal magnifico Franco Gasparri, siamo riusciti ad accaparrarci questa versione del 2013. Tiè!

Brora_35yo_2013_High-ResN: tra i vari Brora ufficiali assaggiati (non abbastanza) questo ci sembra particolarmente broresco: ci sono, pazzescamente intense, le tipiche note di pastello a cera, di roccia bagnata, di emmenthal; la torba è molto evidente, a tratti molto fumosa e riempie il naso. Affascinanti sono poi le note di chiesa, di umido e fantastici certi affondi nel marino; dalla specola della ‘dolcezza’, invece, nel mix sembrano prevalere gli spunti ex bourbon: confetti, zucchero a velo, pasta di mandorla; perfino una vaniglia quasi cremosa. E ancora, tabacco da sigaro, arancia, mandarino e pepe nero.

P: alcol inesistente. L’impressione avuta al naso di un Brora per così dire ‘inorganico’ e austero è del tutto confermata: è infatti molto marino e generoso, di una torba spessa, cinerea e minerale; troviamo poi nuovamente possenti note di cera, con anche fieno umido, senza però virare nella ‘stalla’ (traduzione italiana per ‘farmy notes’). Liquore all’arancia. E ancora sale e pepe. Poi marmellata d’arancia e d’albicocca. Sciroppo di zucchero. La dolcezza è compattissima ed esplosiva, anche se quasi subalterna rispetto a un lato austero semplicemente straordinario.

F: cera infinita, cenere, ancora aria di mare e alghe riarse. Goduria.

La nostra impressione è che la versione 2013 sia per la sua austerità e super marinità la più tagliente tra quelle assaggiate. Non si può parlare di un whisky rotondo, ma ugualmente questo dram dimostra un’eleganza che nemmeno Jocelyn Angloma in certe sue discese sulla fascia… Il giubilo tra i blogger che più seguiamo è unanime, da whiskynotes a Drinkhacker, e noi ci uniamo alla festa: 94/100.

Sottofondo musicale consigliato: una terrificante cover bossanova da night club di Lady GagaBad Romance