Heaven Hill 10 yo (2009/2020, Valinch & Mallet, 48,8%)

Concludiamo la nostra rassegna degli ultimi imbottigliamenti di Valinch & Mallet affrontando un single cask di Heaven Hill, cioè un Kentucky Bourbon da poco recensito anche dal Bevitore. Si tratta di un barile fratello (o di una botte sorella, scegliete voi il conflitto di genere che volete affrontare) di un altro Heaven Hill, che avevamo bevuto l’anno scorso, e che avevamo trovato molto inusuale e delicato. Vediamo se i geni sono gli stessi.

Progetto senza titolo (4)

N: molto poco muscolare, molto poco bourbonoso e davvero aromatico e delicato. Subito fiori bianchi e violetta, poi una dolcezza garbata di prugnette gialle, cocco essiccato, alkekengi e un poco di zucchero a velo. Beh, anche vaniglia, certo. Piacevole, anche se gli resta appiccicato qualcosa di artificiale – lascia un po’ un senso di bourbon efebico, se ci intendiamo. Nel suo sister cask avevamo rilevato un Kirsch, e anche qui c’è un certo senso di distillato di frutta.

P: il palato ci pare meno complesso del naso, totalmente dominato da una violetta molto, molto carica. Ci viene in mente la liquirizia alla violetta, se conoscete il prodotto… Resta piuttosto legnoso, con legno fresco e spezie; e poi ci colpisce un sentore di cioccolato di Modica, zuccherino e cioccolatone e acidino. Qualche altro sentore floreale.

F: un po’ più legnosetto e cioccolatoso, con sempre la violetta in evidente evidenza. Noce moscata.

Difficile da valutare, l’abbiamo trovato un po’ monodimensionale – rispetto all’altro HH imbottigliato da Valinch, ci sembra un filo meno complesso, pur sempre molto vicino e coerente. Ha un palato più legnosetto e meno fruttato che ci è parso meno emozionante, ed è la cosa che ce lo fa tenere un punticino sotto all’8 anni: 84/100. Non è il nostro stile di bourbon preferito (preferiamo i bourbon più muscolari, sono gusti), ma è molto delicato e piacevole, sappiamo che avrà molti estimatori.

Sottofondo musicale consigliato: Kim Wilde – Kids in America.

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Royal Brackla 13 yo (2006/2020, Valinch & Mallet, 51,7%)

Torniamo a mettere il naso sull’ultimo lotto di imbottigliamenti di Valinch & Mallet, e dopo un eccellente Dufftown finito in un barile ex-Oloroso oggi assaggiamo un Royal Brackla di 13 anni, anch’esso finito in uno di quei veri barili vecchissimi di vero sherry, stavolta varietà Pedro Ximenez. Al solito, vi rimandiamo alla chiacchierata che abbiamo fatto insieme a Davide e Fabio, così potrete sentire la storia di questa botte direttamente dalla loro viva voce.

N: che naso particolare… Note di liquirizia molto intensa, fin dall’inizio; c’è un sentore strano di sacco di juta, davvero inedito; pane corso, quello con l’uvetta. Castagne, anzi: farina di castagne. Noci, decisamente – e anche nocino, certo. Resta piuttosto vinoso, ma non ha niente a che vedere con quella dolcezza ruffiana e smaccata dei PX finish ‘moderni’ cui siamo abituati. Una punta sulfurea, diciamo di ‘freschino’ e di arancia un po’ troppo matura.

P: l’attacco è molto dolce e molto esplosivo, ancora molto vinoso (molto? moltissimo, sa proprio di Pedro Ximenez). Si parte da una zuccherinità da uvetta, da vino dolce, liquore all’arancia; ancora biscotti di castagne. Caramello bruciato, marmellata di fragola bruciata… Per nulla fresco. Dalla dolcezza iniziale, si passa a una nota amara molto carica, molto organica, che ci fa venire in mente catalogna cotta e del fegato bovino – amarino e metallico.

F: resta piuttosto piccante, di una piccantezza da gorgonzola stagionato (anzi, dice Zucchetti che sa di cabrales, e noi di fronta a cotanta maestria ci inchiniamo – non c’è il grasso del formaggio), e anche un po’ di cioccolato fondente.

Un profilo francamente unico; dobbiamo essere onesti, pur apprezzando la particolarità non è il nostro whisky ideale, non il nostro profilo perfetto. Ma siamo sicuri che piacerà a moltissimi, e in generale consigliamo caldamente l’assaggio perché un Pedro Ximenez così non l’avete mai assaggiato. Per appassionati di vestiti più che di corpi: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Nina Simone – Just like a woman.

Dufftown 11 yo (2009/2020, Valinch & Mallet, 51,9%)

Proseguendo con le nuove release di Valinch & Mallet, oggi assaggiamo un Dufftown 11 anni, finito per due anni in un barile ex-Faraon Oloroso. Si tratta di una botte particolare, dato che proviene dalla Bodega Hidalgo La Gitana, e si è fatta 50 anni di Solera, prima di essere acquistata (insieme a tutte le altre della stessa solera) da Fabio e Davide. Dovete sapere, infatti, che i due stanno iniziando a giocare con le botti, per cercare di imprimere nuove qualità a parte del loro stock, e per farlo non si accontentano di botti ‘normali’, ma vanno a cercare dei barili in grado di offrire davvero una differenza. Ci hanno raccontato i loro esperimenti in modo molto approfondito, e vi suggeriamo di dare un’occhiata alla chiacchierata che abbiamo fatto con loro su Facebook qualche giorno fa…

Progetto senza titolo (2)

N: l’apporto dell’Oloroso è impressionante, ma è un Oloroso ‘diverso’, molto profondo. Abbiamo note di croccante al miele, di albicocca secca; tanta nocciola, in generale molta frutta secca. Poi ecco spuntare un po’ di panforte… E poi, beh, tantissima arancia, tantissima e multiforme: molto speziata, ma anche liquore all’arancia, Cointreau. Chinotto. Lucido per legno. E se dicessimo Vetiver?, vi sembreremmo dei matti? Cioccolato e legno, tamarindo – dopo un po’ si fa un po’ più scuro, sempre con quella nota acetica in evidenza. Molto interessante. Durante la degustazione, Fabio ha detto “kumquat umami”: per una volta, non siamo stati noi.

P: super carico, molto vinoso, ma anche molto equilibrato e relativamente ‘chiaro’ – si percepisce molto di più l’ossidato della frutta rossa che siamo soliti collegare all’Oloroso. Cacao amaro e noce (dolci di noce); buccia di pesca. Liquirizia pura, oleosa. Davvero molto buono. Non abbiamo citato l’arancia, che anche al palato resta esuberante. Il sapore del dattero, ma senza quel senso di zucchero rappreso: si capisce? A complicare il profilo (e la coerenza della nostra descrizione), un netto senso di umami, da salsa di soia.

F: arancia, noce e pane di segale. Molto, molto lungo, pressoché infinito. Tabacco da sigaro, piccantino, e uvetta sotto spirito.

Un profilo davvero unico, nel senso che sa tanto di Oloroso, ma effettivamente è un Oloroso inusuale, non quello che siamo abituati a conoscere. Pare davvero un whisky molto vivo, umorale, che continua a cambiare e ad evolvere: è uno di quei malti, saporiti e cangianti, che ti permette di trovare nuovi sentori ad ogni annusata. Veramente ottimo, e molto divertente da bere: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Anathema – Endless Ways.

Aultmore 9 yo (2010/2020, Valinch & Mallet, 51,4%)

La scorsa settimana abbiamo avuto il piacere di conversare virtualmente con Fabio Ermoli e Davide Romano: ne è uscita une bellissima chiacchierata (ancora disponibile sulla nostra pagina facebook, se vi pungesse vaghezza), in cui i due ci hanno raccontato un po’ i piani per il futuro e qualche dietro-le-quinte del mestiere dell’imbottigliatore. La chiacchierata è stata oliata da quattro nuove release di V&M, che in questi giorni recensiremo: oggi si parte da questo giovane Aultmore in bourbon, invecchiato per 9 anni.

Aultmore_b_9_Valinch_&_Mallet_Single_Malt_Scotch_Whisky

N: molto aperto, molto piacevole, molto Speysider. C’è tutto quello che di buono uno cerca in un giovane ex-bourbon, tutto virato sulla freschezza: frutta gialla / bianca (pesca bianca, ), sorbetto al limone, zucchero a velo e un qualcosa di burroso – burro fresco, shortbread, perfino pandoro. C’è una componente erbacea, diciamo di margarina e fiori freschi, gardenia. Davvero piacevole.

P: sempre pulito e pieno, al limite dell’austero; frutta fresca, mela, mandarino, yogurt all’ananas. Molto fresco e beverino, non troppo dolce, molto equilibrato e delicato. Agrumato ed erbaceo; poi note di zucchero bianco, ancora. Ha proprio un’acidità positiva, che ti pulisce la bocca e fa salivare. Molto buono.

F: pulito, molto erbaceo e cerealoso, ancora pesca bianca e ananas. Nocciolo di pesca.

Davvero molto piacevole: affilato, fruttato, per niente ruffiano. Un esempio perfetto di “whisky che sa di whisky”, con tutta la freschezza di un giovane Speysider in bourbon, in cui la botte si è comportata bene e non ha completamente smarmellato di vaniglia il whisky. 87/100. Tra l’altro, cercando il prezzo online abbiamo visto che su Whiskyitaly costa 50€: un regalo che sarebbe un peccato non accettare.

Sottofondo musicale consigliato: R.E.M. – Shiny Happy People.

Ardmore 10 yo (2009/2020, Roma Whisky Festival, 57,1%)

RWF-FOR-WEBÈ di pochi giorni fa l’annuncio ufficiale dell’annullamento del Roma Whisky Festival: era una formalità ormai, vista la situazione, ma ci è piaciuto illuderci fino all’ultimo. Ad ogni modo, siccome siamo gente temeraria, la scorsa notte abbiamo evitato la quarantena, eluso la sorveglianza e siamo andati fino a casa di Pino Perrone a Roma per sottrargli una preziosa bottiglia di Ardmore 10 anni, ex-sherry Fino puncheon, imbottigliato apposta per la IX edizione del Roma Whisky Festival. Pino non si è accorto di nulla, le autorità neppure, bene così: ce la beviamo subito. PS: era una fake news, non ci siamo mossi di casa, prima che qualcuno che si crede più intelligente degli altri incominci a rompere le balle. La foto in alto, però, quella sì, l’abbiamo rubata a Pino e al suo profilo instagram.

ardmore_1_300xN: che splendido lerciume, con quel dedalo di sensazioni estreme che vanno dal metallo pesante (rame, ottone, Slayer…) al formaggio. Un formaggio a pasta semidura e molto grasso, tipo una Fontina o una toma alle erbe. Sì, perché poi balenano del timo bruciacchiato e della menta secca. L’affumicatura è evidente e tende alla cenere. Spunta poi un lato minerale che ricorda la salamoia di olive. Curioso, si direbbe quasi un whisky costiero. Gomma (non bruciata, proprio sudata) e col tempo sempre più erbaceo e meno sporco. Contundente ma convincente.

P: molto più torbato che al naso. C’è proprio un tappeto di cenere e ancora di erbe bruciate, fuliggine spessa. La frutta si limita a una sensazione citrica di limone astratto, quasi gazzosa. Torna, ma meno prepotente, un che di formaggio. Il palato rimane dominato dalla salamoia e dal grasso. Eccezionale la mancanza di impatto alcolico.

F: molto salato e oleoso, con la torba che assume le fattezze del catrame e del timo bruciato.

Di un whisky così, con tante note “off” e un profilo acuminato, si dice spesso che è divisivo. Questo è addirittura settario, nel senso che proprio o lo idolatri o ne chiedi la radiazione dall’albo dei malti. È estremo, difficile, talmente ricco di personalità che ti viene subito da paragonarlo al suo istrionico e geniale deus ex machina, il Professor Pino Perrone. Noi che in un whisky apprezziamo la sfacciata mancanza di compromessi, non possiamo che iscriverci al suo fan club: grasso, sale e sporcizia affumicata. Don’t stop us now. 87/100. Siccome si può trovare anche senza andare a rubare in casa di Pino, ecco il link di vendita.

Sottofondo musicale consigliato: Oranssi Pazuzu – Uusi teknokratia.