AnCnoc 22 yo (2016, OB, 46%)

Miscela di barili ex-bourbon ed ex-sherry, questo AnCnoc di 22 anni è stato lanciato nel 2013. La distilleria si chiama Knockdhu, ma negli anni ’90 ha deciso il cambio di nome del whisky per evitare confusioni con Knockando, e ne ha approfittato per rifarsi il look: pur essendo nello Speyside (è la distilleria più a est della regione, per gli appassionati degli inevitabili primati vantabili da ciascuna distilleria) ama considerarsi delle Highlands, e in etichetta infatti si dichiara Highland Malt – cosa coerente con lo stile della distilleria, generalmente. Bando alle chiacchiere, diamoci dentro.

N: molto fresco e ricco, ma con sobrietà. Note di biscotti burrosi al miele e vaniglia si confondono con accenti floreali davvero suadenti. Buccia di mele rosse, prugne fresche e un po’ di arancia candita lo rendono fruttato e, di nuovo, per nulla pesante. E dopo qualche minuto si leva una sensazione di legno caldo e frutta secca (nocciole su tutto) che arrotonda e dona profondità. Facile ma non monodimensionale, anzi ama oscillare tra un lato minerale e qualcosa di molto meno impalpabile, tipo un bel panettone natalizio. Anche una nota di cioccolato al latte.

P: l’attacco non è un mostro di potenza senza controllo, anzi forse un filo watery. Ripaga però il bevitore, raffinato o ignorante che sia, con note cremose di vaniglia e ancora un bel cestone di frutta giallorossa (?), per esempio mele, susine e uvetta. Tanta arancia e cioccolato. Anche un bel pacchetto di frutta secca tostata, deciso ma non invasivo. Si dimenticavano le spezie, che invece ci sono, con nette suggestioni di chiodi di garofano e pepe.

F: frutta secca uber alles assieme a toffee, spezie da cucina e una certa sensazione minerale che definiremmo come ‘ok’.

Proprio buono, rotondo ma complicato da noticine speziate che – immaginiamo – non a tutti piaceranno. Molto gradevole la sensazione generale sia al naso che al palato, una sensazione di freschezza ma anche di discreta complessità, che col tempo va ‘scurendosi’. Peccato solo per un palato un filo timido, che però gli permette di conservare quel binomio dolcezza-eleganza che in definitiva vale pur sempre un convinto 87/100, stesso voto che abbiamo dato al 18 anni. Dovessimo scegliere, non sapremmo. Nota di colore: dovrebbe costare attorno ai 110 euri, che per un 22 anni ci pare prezzo onesto.

Sottofondo musicale consigliato: Blur – Charmless man.

Clynelish 22 yo (1993/2016, Silver Seal, 51,7%)

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angoli di whisky antique

Dopo aver assaggiato un Clynelish ‘italiano’ finito in Tokaij, ci ha punto vaghezza di restare a Brora e di sbevazzarci un altro single cask della distilleria più waxy di Scozia. Perché non mettere alla prova un ventiduenne selezionato da Max Righi per la sua Silver Seal, nella linea Whisky is classic…al? Peraltro, qualche settimana fa abbiamo fatto un giro nella nuova sede di Whisky Antique, vetrina commerciale della passione di Max per l’acquavite di cereali: sempre a Formigine, la nuova sede diventa ben più di un semplice negozio, con l’esibizione di pezzi rarissimi in un corner dedicato al collezionismo, promesse di sinergie con un ristorante al piano di sopra, perfino una terrazza dedicata agli abbinamenti tra malti, rum e sigari. Un tripudio per gaudenti epicurei, insomma: se siete da quelle parti, fateci un salto! Adesso basta con la pubblicità, facciamo noi un salto nel bicchiere.

img-2d-0011-20160512182643_im319783N: esprime una mineralità pazzesca, a base di torba e olio di oliva. Burro fresco, terra bagnata e persino aria di mare. La tipica cera di Clynelish qui latita un poco, ma è degnamente sostituita da un lato fruttato molto intenso: pesche, ananas sciroppato. Anche sontuosi bignè e pasta di mandorle.

P: molto coerente rispetto al naso anche se invertiremmo i termini della narrazione. Si afferma infatti una dolcezza ammaliante a base di crema pasticcera e pasta di mandorle, mele gialle e pesche; è una sorta di iperdolcezza che però paradossalmente riesce a essere trattenuta. Solo in un secondo momento ritorna quel senso di terra umida e di minerale. E la torba è abbastanza pronunciata. Una punta speziata (chiodi di garofano?).

F: a sorpresa si affaccia la cera, a nobilitare un finale ricco di riverberi fruttati e minerale. Fumo molto leggero.

90/100 tondi tondi, grazie alle sfumature di coerenza tra un naso leggermente più earthy e un palato invece più dolce, di una dolcezza enorme ma mai ruffiana, come accade solo in certi capolavori, guidati dal distillato, delle Highlands. Eccellente come tutti i Clynelish selezionati da Max che abbiamo avuto il piacere di assaggiare: grazie mille per l’ospitalità, e grazie mille per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Pearl Jam – Off He Goes.

Springbank 22 yo (1993/2015, Sansibar, 51,8%)

Sansibar è un marchio tedesco che sta appiccicato sulle cose più varie: traendo origine da un ristorante storico a Sylt, sull’isola di Rantum, in Germania, si è espanso fino a coprire capi d’abbigliamento, vini… Insomma, è un piccolo colosso: per fortuna degli appassionati di whisky di tutto il mondo, è da un po’ che Sansibar ha deciso di lanciarsi anche nel mondo degli imbottigliatori indipendenti. Da qualche tempo Max Righi importa il marchio in Italia, e l’ha presentato all’ultimo Spirit of Scotland: chiacchierando con Jens Drewitz, abbiamo ricevuto il caloroso ed entusiastico consiglio di assaggiare il loro Springbank 22 anni… L’abbiamo fatto, e subito dopo non abbiamo potuto esimerci dal portarne a casa un campione: come vedete, non siamo riusciti ad aspettare a lungo per berlo…

Schermata 2016-03-10 alle 23.24.31N: il primo impatto è già devastante, ed è un profilo che trovi solo a Campbeltown. Spiccano fin da subito zaffate di aria di mare, che ti arriva dritta in faccia in un giorno d’inverno; poi punte minerali acute, di gesso, di torba viva, fradicia, mista a sassi, rocce calcaree bagnate da acqua sferzante; una lana bagnata impressionante, ed anche pastelli a cera. C’è anche un lato ‘anticato’, di vestiti inamidati, di fiori secchi (e zuccherini: erica e viole); ha anche una nota metallica che ricorda certi profumi, certi dopobarba di una volta… Tè al bergamotto. Intense, anche se in disparte, le suggestioni vagamente zuccherine (proprio lo zucchero bianco, liquido); pesche bianche. Fantastico…

P: …e fantastico resta anche al palato, mostrando grande coerenza: ci muoviamo in un contesto di assoluta eleganza, pur nella violenza inaudita, spigolosa ed austera, degli elementi: c’è il mare e c’è la terra, la torba, che si scontrano; e volendo, c’è anche il fuoco, che rimane solo perché è spento e lascia un filo di fumo (cenere)… Ma facciamo con calma: tornano le note floreali del naso, con una dolcezza zuccherina che abbinata all’acqua di mare ricorda ancora un vecchio profumo; poi la mineralità, torbosa, acre (ancora amido, ancora lana bagnata) e lievemente metallica. Un pit di pepe.

F: lascia le labbra salate, innanzitutto; di nuovo fiori secchi, poi cenere; terra. Superminerale: un profilo francamente unico.

L’abbiamo appena scritto: è un profilo davvero unico, vi sfidiamo a trovare un malto simile fuori da Campbeltown. È violento, è compatto, è contundente: e ciononostante riesce al contempo a cullare suadente con note floreali, paradossalmente delicate ed eleganti. Chissà se al largo dell’isola di Rantum ci sono delle sirene… Di certo, quelle che Ulisse si ostinava a voler sentire dovevano avere questo odore, questo sapore. 92/100. Grazie infinite a Max e a Jens per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Jimmy Page & Robert Plant – The Battle of Evermore.

Highland Park 22 yo (1992/2014, Cadenhead’s, 59,6%)

Dopo il primo Highland Park, ecco il secondo: si tratta una singola botte ex-sherry, 22 anni, selezionata e imbottigliata da Cadenhead’s – chi a Roma è passato dal banchetto Beija Flor ha avuto senz’altro occasione di assaggiarlo, dato che immediatamente, a prima snasata, ci era parso un campione: e come tale l’abbiamo presentato al pubblico. Il giorno dopo Serge e Francesco lo recensivano sui loro siti, entrambi con grande soddisfazione: oggi che l’imbottigliamento è esaurito, per il mercato italiano almeno, lo recensiamo anche noi.

Schermata 2015-04-29 alle 12.12.14N: incredibilmente aperto a quasi 60 gradi: e anche questo ha l’impronta dei grandi, ovvero una intensità impressionante abbinata alla capacità di evolvere e reinventarsi nel bicchiere. Risalta prima una gran festa di frutti rossi in confettura (fragola su tutti), arancia candita, un filo di caramello, un bel velo di tamarindo / chinotto. Poi (ma non è un poi, piuttosto un ‘nel frattempo’) il tutto è ingrossato da una vera anima intensa di torba vegetale e minerale, quasi ‘imburrato’ (proprio burro fresco); un pelo di tabacco dolce, aromatizzato, a donare ulteriore complessità. Con acqua, si apre su incantevoli suggestioni tropicali!, generiche ma sbebèm.

P: ariboom! Intensissimo, forse perfino più dell’altro, e vive di fiammate continue, con un corpo oleosissimo e masticabile. Le prime scioccanti esplosioni sono di agrumi, anche canditi, molto ricchi (dall’arancia al chinotto, un tripudio), poi tropicalia compatti e generici. Mela rossa. Poi, come al naso, non si perde d’animo neppure una certa torba, sia minerale / cerosa che bella affumicata. Una punta di tamarindo e rabarbaro, molto buona. Impressiona la tenuta con acqua, continuando ad evolvere sia il lato fruttato (sempre più tropical) che quello fumoso e torbato.

F: lungo e intensissimo. Tabacco da pipa e mela; tropicalia e cera, fumo e frutta. Top.

Iniziamo dal voto: 93/100, non uno di meno. Siccome stiamo confrontando, spieghiamo: sono due voti identici per due whisky diversi, come speriamo si capisca leggendo le tasting notes, ma anche simili: quello imbottigliato per Spirit of Scotland ha un naso esplosivo e palato e finale compatti; questo di Cadehead’s ha un naso compatto e palato e finale esplosivi. A rassicurarci sulla consistenza della distilleria, si sente la comune marca Highland Park – che è tra le nostre cinque distillerie preferite, non per caso.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – Gun Street Girl.

Glen Scotia 22 yo (1992/2014, Silver Seal, 57,6%)

Campbeltown un tempo si chiamava Kinlochkilkerran; poi per fortuna qualcuno (il signor Campbell, nello specifico) si è reso conto e ha pensato bene di rendere pronunciabile il toponimo anche da persone con moderata propensione verso i suoni gutturali. Ma perché tutto ciò? Perché oggi assaggiamo un whisky prodotto in una delle tre distillerie della città: non è Springbank, non è Glengyle, è… (rullo di tamburi) Glen Scotia! Scegliamo dunque uno degli ultimi imbottigliamenti di Silver Seal, un single cask di 22 anni che Max Righi ci ha caldamente consigliato, avvertendoci che sarebbe stata un’esperienza particolare… E in effetti noi sappiamo che con Glen Scotia non si scherza, minerali ruggine e zolfo sono sempre dietro l’angolo. Il colore ramato scuro ci fa subito capire che la maturazione è first-fill sherry.

m19190_1N: a 57,6% inizialmente è un po’ chiuso… Poi però quando inizia ad aprirsi non perde una caratteristica evidente fin dal primo approccio: la compattezza. Le varie anime, dispiegandosi, si annodano a vicenda in un tessuto olfattivo a maglie molto strette: c’è una botta ‘dolce’ sherried di caramello bruciato, arancia, confettura di frutti di bosco (molto molto succoso, clamorosamente succoso, diremmo); poi affianco una nota minerale e vagamente ‘sulphury’ con un accenno di torba fumé (o di sigaro? tanto tabacco da sigaro, in ogni caso). Poi, una liquirizia enorme e delle note di mentolo complicano ulteriormente un profilo già di per sé intricato. Bergamotto?

P: succoso e saporito, e del naso va a confermare la grande compattezza. Troviamo una teoria di marmellate d’agrumi (arance rosse, chinotto); poi una grande liquirizia, ancora caramello; fichi secchi; tutto molto ‘mixato’ assieme. Rispetto al naso, il lato più gloomy (?) trova più spazio, e se tornano le note minerali-sigarose, stupisce un muro di funghi cotti, veramente imponente. Mentolato, appena prima del finale.

F: si porta dietro la massiccia dose di liquirizia / funghi / zuccheri / sciroppo del palato. Intenso e di media durata.

Abbiamo aggiunto un po’ d’acqua, ma le note più sulfuree e potenzialmente sgradevoli si sono amplificate, facendo perdere un po’ di equilibrio a questo whisky… che comunque equilibrato non è affatto, ed è il suo pregio: eccessivo in tutto, ci ha dato l’impressione di un whisky perfetto per accompagnare un sigaro per le intense note sherried del naso e per un palato veramente hardcore. La prima fase ci ha fatto impazzire, la seconda meno: complessivamente, 87/100 è il voto che daremmo a questo sherry monster di Kinlochkilkerran… ehm, pardon, di Campbeltown.

Sottofondo musicale consigliato: Saint Vitus – Dying inside.

Littlemill 22 yo (1989/2011, Silver Seal, 49,8%)

Qualche giorno fa su facebook ci è capitato di imbatterci in un articolo (che non abbiamo più saputo ritrovare, ma insomma, fidatevi [UPDATE: trovato!]) che sosteneva che Littlemill potrebbe essere la nuova Port Ellen: produceva un distillato eccellente, ci sono un sacco di botti in giro… E ha il grande vantaggio di aver chiuso dieci anni dopo! Sarà dunque Littlemill la prossima distilleria di culto? In effetti, tante volte abbiamo sentito Giorgio D’Ambrosio dire che lì lavoravano davvero bene… Siccome per ora, almeno, di Littlemill se ne trovano tanti in giro, e hanno prezzi tutto sommato accessibili, proviamo a far fuori un po’ di samples che abbiamo in armadio, arbitrariamente in ordine di data di imbottigliamento: si inizia dunque con un Silver Seal di 22 anni, un single cask ex-sherry. Il colore è ramato.

Schermata 2014-03-24 alle 19.07.22N: fin da subito c’è una vera e propria tempesta di aromi ammalianti: frutta rossa in ogni declinazione (marmellata, torte, fresca e succosa…), con prevalenza di fragola e ciliegia; fichi d’India davvero percepibili, ma anche fichi secchi; uvetta; tabacco dolce / vanigliato da pipa; banana matura. Che varietà! E infatti, pur essendo fresco, proprio per la sua complessità non si farebbe scambiare per un giovincello: dopo un po’ appaiono anche note di legno umido che prima avevamo negato, oltre a suggestioni di crema pasticciera. Diventa sempre più noccioloso e legnosetto.

P: il palato non riserva sorprese: e quindi si conferma su un livello molto alto. Com’era prevedibile, si viene fucilati da un plotone di frutti rossi e tropicali (maracuja su tutto – la frutta tropicale è un hallmark di Littlemill, come ci insegnano), davanti a un muro di frutta secca (nocciola in particolare), un bel legno di personalità, qualche punta di cioccolato. Créme caramel?

F: frutta rossa incredibilmente persistente, ma capace anche di sortite amarognole, con ancora legno e frutta secca.

Come primo Littlemill della sessione non possiamo certo lamentarci! L’apporto della botte, con le sue note di frutta rossa intensa e di altri aromi tipicamente ex-sherry, al naso resta prevalente, mentre al palato le tipiche suggestioni tropicali del distillato riemergono in perfetto equilibrio. Insomma, un 89/100 ci pare un modo eccellente per iniziare questo percorso…

Sottofondo musicale consigliato: con un pensiero a Max e Ronald, oggi scegliamo Marco Borsato – Dromen Zijn Bedrog, cover di Riccardo Fogli… Che pezzo!

Rosebank 22 yo (1981/2004, ‘Rare Malts’, OB, 61,1%)

Dopo un Festival fantastico, e dopo una seratina niente male passata con alcuni amici all’inaugurazione del Club 1909 di Milano (ne riparleremo… ma intanto, tenete d’occhio il sito e le degustazioni che organizzeranno) continuiamo a trattarci bene, e assaggiamo una perla rara di una distilleria chiusa delle Lowlands: parliamo di Rosebank, e parliamo dell’ultima versione ufficiale uscita nella serie dei “Rare Malts”. Dorato chiaro è il colore di un malto imbottigliato alla gradazione monstre di 61,1%.

Schermata 2013-11-13 alle 18.26.34N: l’alcol c’è, ma non trattiene, non pare chiudere: sembra essere lontano chilometri da un profilo di Rosebank ‘nudo’, con un invecchiamento che ha prodotto tante variazioni su un tema: il malto. Partiamo da qui allora, da un malto ‘profumoso’, delicato come solo Rosebank sa essere: note di tè, poi c’è una bella componente fruttata, con le consuete punte agrumate ‘acidine’ (limone, pompelmo); ma c’è anche tanto altro: un nerbo di frutta gialla (mela, confettura d’albicocca, tutto delicato), poi punte briosciose. Col tempo, tende a mutare continuamente, ossigenandosi. Ancora una volta, riesce il miracolo di Rosebank: è succoso ma al contempo si conferma un profilo secco, erboso e ‘composto’. Miracolo!, ad aggiungere complessità, qualche spezia legnosa e un po’ di frutta secca.

P: la stessa alternanza rilevata al naso tra secchezza e succosità si ripete, in modo ancora più netto: l’ingresso è infatti una vera carrellata di frutta (mela, pompelmo, a tratta suggestioni quasi tropicali), che lascerebbe pensare a un crescendo fatto di lingue di sapore. Invece, a sorpresa, il whisky sembra addomesticarsi in bocca, facendosi secco, quasi evaporando in una maltosa amarognolignità. E dopo questa fuga immaginifica e neologistica, il silenzio. Anzi no: mandorle amare, legno, frutta secca. Sempre più amaro, soprattutto con acqua (che, a dispetto dei 61%, non consigliamo). I più arditi rileveranno anche un po’ di formaggio dolce (emmenthal).

F: media lunghezza, in pieno stile Lowlands, a base di malto erboso – che pare ripulire la bocca, per passare a un nuovo dram.

Questa curva juicy – austero ti illude che questo whisky possa contenere infiniti mondi possibili; in verità, la bilancia del reale pende decisamente dalla parte dell’amarognolignità, che è la nostra nuova parola preferita. Non esiste? Vero, ma anche questo whisky è difficile da trovare, e quindi. Il voto sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: FoalsBlack Gold // Track 8

Glendronach 22 yo (1990/2013, Silver Seal, 52,1%)

Sabato 21 settembre Formigine diventa la capitale del whisky italiano: Max Righi inaugura ufficialmente, in pompa magna, la nuova sede di Whisky Antique… Definirlo un negozio è poco, è praticamente un museo di storia del whisky, con una quantità impressionante di bottiglie di ogni tempo, di ogni tipo: noi, che siamo dei ragazzi svegli, abbiamo fatto un salto in anteprima quest’estate, e oltre ad aver dato una mano a sistemare un po’ di bottiglie sugli scaffali (che emozione… alcune foto le trovate su facebook), ne abbiamo approfittato per assaggiare un Glendronach appena arrivato, fresco fresco di imbottigliamento. E voi sapete quanto sia raro trovare un Glendronach di un imbottigliatore indipendente (e infatti la “d” è minuscola)… Questo è del 1990 ed è stato per quasi 23 anni in una botte di sherry Oloroso. Il colore è ambrato scuro.

ea2596bca3ebd8a92ec08cd1d4500925.44a48695f020a1a5189379a0a16a5a9bN: l’alcol è rimasto in Scozia, lasciando questo whisky bello aperto. C’è qui una robusta, indelebile staffilata (eh?) di ‘dolcezza’ zuccherina: uvetta, forse un sentore di pandoro?, poi il consueto tripudio di frutta rossa (ciliegia uber alles) e cioccolato. Brioche all’albicocca, in pieno. Sa essere cremoso, con suggestioni di zuppa inglese, ma anche conservare note meno scontate, per quanto tipiche della distilleria (aceto balsamico, funghi, legno umido). Davvero godibile e di personalità.

P: ci piace sottolineare la diversità di questo Glendronach rispetto ad altri, non ultimo l’ottimo single cask per il MWF: se di là c’erano tutte l’oscurità e l’importanza di un legno ‘scuro’, qui prevale una zuccherinità spensierata, attenzione!, mai puttanona. Ciò si sostanzia in bombe di frutta rossa (ciliegia, fragola, lampone), in note di albicocche secche. Davvero incredibile è la regale cremosità, burrosa: brioche, panettone, frutta secca (nocciola). Raro è sentire sapore di malto, negli sherry monster: qui l’incantesimo accade, celebrato dalle trombe degli alfieri di frutta secca. Noce, e burro.

F: lungo e persistente; cioccolato ai frutti rossi, frutta secca infinita. Note davvero intense di burro, di noce. Eccellente.

Davvero splendido. Una complessità notevolissima, che ci colpisce particolarmente perché tradisce le nostre aspettative: ci attendevamo uno sherry monster, e ce l’abbiamo in effetti; ma non è solo uno sherry monster, si tratta di una botte che non ha tradito il distillato e ne ha rispettato le note più personali. Detto ciò, non possiamo che ammirare la grande intensità e l’ottima qualità di aromi e sapori. 92/100 è il verdetto, come spesso accade chapeau a Max per la selezione, e grazie – ovviamente – a lui e alla Betty per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Tim MaiaO caminho do Bem.

Hanyu 22 yo (1986/2008, Part des Anges, 58,4%)

anche a cartman piace il giappone

anche a cartman piace il giappone

Il penultimo whisky che ci ha presentato Salvatore Mannino la scorsa settimana era un Hanyu di 22 anni, un single cask (#2812) imbottigliato da Part des Anges, importatore e imbottigliatore francese, nella serie ‘Closed Distilleries’. Quest’ultima nota, se siete dei ragazzi svegli, vi farà capire che Hanyu è una distilleria che non c’è più: la storia dettagliata la potete leggere sul sito che è la vera bibbia del whisky giapponese, ovvero Nonjatta; per ora vi basti sapere che Hanyu ha una “nipotina” (Chichibu, di cui assaggeremo ben due espressioni nei prossimi giorni)… Ma su questo torneremo. La bottiglia è molto bella, e l’etichetta – per quanti si dilettano in tali amenità – è in carta di riso.

3N: Salvatore Mannino ce l’ha presentato come un malto in continua evoluzione, e in effetti è così: alterna profonde note di confettura d’albicocche e miele a escursioni nella terra da fiori, passa da suggestioni di spezie (noce moscata, ci pare) a liquirizia e vaniglia, poi si sposta su zone ancora ‘minerali’ (e ci viene in mente, chissà perché, la matita temperata…, ma anche suggestioni di funghi) e poi torna su note liquorose (Salvatore parlava di Cynar, e in effetti…), poi si trovano anche punte di zucchero di canna, di frutti rossi… Molto particolare; a dispetto della gradazione si fa annusare serenamente (l’acqua ‘ammoscia’ il tutto, senza mutare troppo), e presenta spigoli per lo più gradevoli ma che – a tratti – feriscono un po’.

P: quella sensazione minerale resta ben nitida, e a tratti forse pare predominante (ok, non mangiamo le matite, però le avrete ‘masticate’, una volta nella vita, dietro ai banchi di scuola, no? ecco…), con note ‘terrose’ e leggermente metalliche (soprattutto verso il finale, dobbiamo dire); dietro però c’è una buona dolcezza, con note ancora di albicocche disidratate e forse fichi freschi? Oppure forse uvetta? Ci pare di riconoscere una lieve affumicatura… Chissà. Con acqua, a contraddire chi si aspettava una bella apertura, si intensificano ulteriormente le suggestioni di terra.

F: non molto lungo né intenso, dobbiamo dire, e quasi tutto su quelle note metalliche di cui sopra. Punte di un’astratta dolcezza fruttata.

Senza dubbio è un whisky molto particolare, lo ripetiamo: non è un whisky semplice, a un naso davvero molto buono segue un’evoluzione forse un po’ negativa – a nostro gusto -, con quella componente minerale e terrosa che prende un po’ troppo il sopravvento. Detto ciò, interessante e davvero divertente; Serge lo stronca, noi saremo più indulgenti e gli daremo lo stesso voto che al Nikka, perché quello era semplice ma molto buono, questo è complesso ma un po’ troppo spigoloso. 83/100, dunque, e avanti un altro.

Sottofondo musicale consigliato: The lonely shepherd, dalla colonna sonora di Kill Bill.

Pulteney 22 yo (1990/2012, Cadenhead’s, 55,2%)

Lo diciamo fin da adesso: scrivere questa recensione è stato molto difficile. Come alcuni di voi sanno, uno di noi lavora di notte (e beh sì, le battute si sprecheranno); di conseguenza, non sempre riusciamo a bere, pardon, degustare insieme come facciamo di solito. In questi casi, rari per la verità, stendiamo le nostre tasting notes ‘autonomamente’ in momenti separati, poi ci confrontiamo e cerchiamo di farne una sintesi coerente; di solito le oscillazioni sono assai scarse, ma in questo caso… I nostri giudizi erano radicalmente opposti! Per intenderci, ballavano una decina di punti, e dipendevano tutti da un’interpretazione del palato totalmente diversa (per quanto le note non lo fossero di molto); insomma, a uno è piaciuto molto, all’altro no… Ci torneremo dopo; per adesso, proviamo a farci largo tra i nostri rovelli e passiamo ai fatti: (Old) Pulteney 22 anni in botte di bourbon, imbottigliato in 204 esemplari da Cadenhead’s nella serie Authentic Collection. Da Monica (Alcoliche Alchimie) lo trovate, ça va sans dire…

foto-19N: uh, l’effetto complessivo è eccezionale: ampie zaffate da maturazione in bourbon first fill (torta, crema alla vaniglia, cioccolato bianco, cocco) sono unite ad un’intensa marinità (brezza di mare, alghe); è ottimo il bilanciamento armonico tra la ‘dolcezza’, anche sfacciata, e l’austerità da vero highlander del nord (che note minerali, di tanto in tanto!). Tanta frutta secca (mandorla a pacchi, nocciola) e un pit di scorza di limone; canditi. Nitide note erbacee (certi infusi… sì, ma quali? pff, siete pignoli). Ottimo.

P: ok, qua è dura; limiteremo i qualificativi (termine tecnico nell’ambito della grammatica italiana). L’attacco è davvero molto mentolato ed erbaceo (ancora, certe tisane balsamiche lasciate lì in infusione; e pure mentolo e basta); ha note frizzantine e piccanti, tipo zenzero candito. Ancora molto minerale (si sentono proprio le rocce) e vegetale, ma dietro c’è una dolcezza molto delicata e discreta, che riprende quanto riscontrato al naso (cioccolato bianco, mandorla, nocciola). Note di scorza di limone, pian piano.

F: lungo e abbastanza persistente, ancora molto minerale e ‘vegetale’, erbaceo (infusi vari). Caramella al limone.

Dunque, il prode Serge dà un giudizio relativamente drastico, dicendo che è “solo per estremi esegeti delle Highlands”… In effetti è un whisky spigoloso e difficile, “unsexy” per usare ancora le parole del baffuto alsaziano: guardando le valutazioni su whiskybase, tutti gli utenti che lo hanno bevuto hanno dato voti molto più alti. Insomma, senza dubbio è un whisky che divide, e soprattutto al palato (questa è la nostra esperienza) ad alcuni piacerà molto, ad altri no. Curiosamente, quello che tra noi si professa più amante di questo stile è quello che l’ha apprezzato meno… Noi facciamo una sintesi brutale delle nostre valutazioni e daremo un 85/100, consapevoli che un compromesso è la cosa più sbagliata da fare. Diciamo che è un votissimo, o un voticchio…

Sottofondo musicale consigliato: Bobby Blue BlandBlind Man, splendida…