Whisky de Table (2017, Compass Box for La Maison du Whisky, 40%)

Se La Maison du Whisky, storico négociant di whisky francese, e Compass Box, visionario blender scozzese, uniscono le menti i risultati non possono non essere provocatori e degni del più attento interesse. Per celebrare i 60 anni dell’azienda francese, Compass Box ha ideato il “Whisky de table”, cioè whisky da tavola: il concept è quello di un whisky da bere durante il pasto, magari con ghiaccio, e la bottiglia richiama ovviamente quelle del bianco novello francese… Si tratta di quattro single malts, invecchiati singolarmente per tre anni in barili di Buffalo Trace (di solito particolarmente ‘dolce’, ci spiegava un cooper la scorsa settimana, rispetto ad altri barili ex-bourbon): la composizione è 48,1% Clynelish, 10% Caol Ila, mentre la quota di Benrinnes e Linkwood ci sfugge.

m51719N: ovviamente giovane, vien da dire, e onesto nel mostrarlo. Molto fresco ma con una venatura di torba, un lieve filo di fumo che conferisce spessore al profilo generale: e iniziamo proprio da qui, dalle note torbatine e minerali, che si abbarbicano su una freschezza agrumata (limone, lime) e su una frutta gialla, soprattutto candita (e viene in mente anche una mousse di pera). A proposito di canditi: zenzero. Una note erbacea, anzi proprio erbosa: lemongrass.

P: grande coerenza, riassumendo diremmo “come al naso, ma più caldo e più amarino” – ma perché riassumere. Ha un’ottima intensità, se paragonata a un corpo non esplosivo; l’agrume resta presente, ma molto meno, spostandosi più sul pompelmo. Ancora pere (mousse di), forse una dolcezza più caldina.

F: generosi rabbocchi di fumo, ostriche e una mineralità diffusa – il tutto su un tappetino di pere.

Ora, noi dobbiamo dichiarare un problema con il whisky: a noi piace tanto anche il new make, abbiamo scoperto, quindi di questi tempi non consideriamo la gioventù, anche estrema, come un problema per forza. Questo WdT ci pare di grande complessità, o per lo meno varietà, anche se ovviamente si tratta di un imbottigliamento piuttosto semplice. Il profilo corrisponde al nostro gusto, e si fa bere con una facilità estrema: gli diamo 84/100 perché ci piace, non è un giudizio strettamente tecnico (se lo assaggiassimo blind cosa diremmo?) ma – come dire – emozionale. Buono buono, bravi tutti.

Sottofondo musicale consigliato: Joss Stone & Nneka – Babylon.

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Wolfburn Single Malt (2016, OB, 46%)

A Thurso ha sede Wolfburn, la distilleria più a nord della Scozia, isole escluse: noi la seguiamo virtualmente fin dalle primissime pietre posate, dato che dichiara di voler rispettare lo stile delle Highlands del nord ed ha produzione artigianale, e abbiamo atteso a lungo il loro primo imbottigliamento (cioè, a lungo: tre anni, e cosa sono tre anni se non una briciola nella pagnotta in costante lievitazione del tempo?). Qui potete leggere un sintetico e bel reportage di Yoav che vi racconterà qualche simpaticissimo aneddoto: tipo che il sistema di aria condizionata consiste in una saracinesca che si alza e si abbassa; che la fermentazione dura circa 67 ore; che gli alambicchi della piccolissima distilleria sono due, e la produzione annuale è di 115000 litri. Noi assaggiamo la prima versione ufficiale standard, un tre anni portato in Italia dai prodi Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival.

wfbob.non1N: molto aperto e privo di note alcoliche, rivela subito una grande intensità e una bella personalità, di quelle che ci piacciono: va bene la gioventù (con le sue note di foglie verdi, lieviti e limone), va bene l’invecchiamento (in bourbon, diremmo, ma quasi senza tracce di vaniglia: c’è piuttosto zucchero liquido, acino d’uva) – ma in realtà, se dovessimo caratterizzarlo con aggettivi, diremmo che è soprattutto salmastro e marino: ci sorprende che già dopo soli tre anni nel bicchiere si presenti tutta questa fierezza delle Highlands più selvagge… Salamoia, brezza marina, e a rendere ulteriormente variegato il profilo un che di medicinale, che ci ricorda la pasta del dentista; minerale, anche, con note di roccia bagnata (dev’esserci della torba qui, Watson!).

P: molto ‘pastoso’, il corpo non delude; da subito, in maniera preminente esplode ancora la marinità, con note saline davvero evidenti, e ancora salamoia e un poco di lieviti. La dolcezza è ancora elegante, anche se nettamente più marcata rispetto al naso: c’è un filo di pera (crema alla pera?) che trascina i sensi verso un profilo… da Caol Ila: il velo di dolcezza infatti, assieme a un fumo di torba molto più evidente che non al naso ma comunque gentile, ci ricorda da vicino quello stile, anche se – ovviamente – la torba è molto meno ‘viva’. Ancora un che di medicinale.

F: fa proseguire piuttosto a lungo le note di fumo, di sale e di una dolcezza vanigliata e zuccherina. Ancora la gioventù è lievitante.

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alambicchi lupeschi

L’avevamo descritto come un whisky già molto maturo, per la sua età, salmastro e sicuramente con evidenti influssi di torba. Dopo la degustazione, l’illuminazione è arrivata leggendo le caratteristiche d’invecchiamento: illuminazione che ci conforta, dato che si tratta soprattutto di botti quarter cask (in grado di accelerare l’invecchiamento) e per giunta che aveva ospitato whisky torbato di Islay (voci dicono si tratti di Laphroaig, ed effettivamente loro hanno proprio una release Quarter Cask…). Siamo tanto bravi, ma ancor di più quelli di Wolfburn, che hanno fatto un whisky che – se continua così – non potrà che essere campione. 86/100. [SVEGLIAAAAA!!!11!!1!!, il voto è alto per un tre anni!!!, dirà qualcuno: ma a noi piace proprio tanto, per fortuna siamo in buona compagnia e poi, in fondo: li decidiamo noi i voti, o no?]

Sottofondo musicale consigliato: Red Hot Chili Peppers – Dark Necessities.

Slyrs 3 yo (2010, OB, 43%)

Agosto è oramai fra noi, indomiti lettori che ci seguite anche mentre la palpebra cala sotto l’ombrellone o la guida tibetana vi abbandona bellamente su un 4 mila, e ci ha sparpagliato quasi tutti in giro per il mondo. L’occasione per uscircene anche noi dalla Scozia senza troppi sensi di colpa è in effetti molto ghiotta e così nei prossimi giorni pubblicheremo recensioni di whisky provenienti dai quattro angoli del pianeta; insomma vedetela come una sorta di “consigli per le vacanze” in versione Whiskyfacile! La prima tappa è qui a due passi dalla nostra Milano, in Baviera; nella cittadina di Schliersee da più di un decennio si sono infatti messi in testa di produrre single malt, lo Slyrs, e hanno già sfornato diversi prodotti (nel 2015 dovrebbe uscire il primo 12 anni). Su Dramming potete leggere un bel report di chi c’è stato per davvero. Noi per ora lo assaggiamo e basta.

whisky_05N: non male, dai: molto morbido e profumato. Cestoni di pere. Pere, pere ovunque e un senso di sidro di mele. Per il resto ci sono i ‘soliti’ canditi, con note un po’ grappose. Sentori lievi di olio di mandorle. In generale, è molto pulito e non troppo entusiasmante.

P: mandorle e pere uber alles, veramente in modo massiccio. Affiora poi una strana nota saponosa. Ad ogni modo bisogna dire che ha un bel corpo e una bella intensità: un malto pieno, con un che di alcolico a dire il vero eccessivo.

F: pera, mela, mela, pera, pera, mela, mandorla. Abbiamo detto “pera”?

Il nostro parere su questo tipo di whisky si fa francamente acerbo, non avendone assaggiati tantissimi, acerbo almeno quanto questo tre anni, che ha il pregio indiscusso dell’intensità, ma si ferma all’ABC. Semplice, semplice: 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fred BuscaglioneOgni notte così