Bunnahabhain 34 yo (1980/2014, Silver Seal, 46,6%)

Bunnahabhain, Bunnahabhain, quante volte abbiamo provato a pronunciare il tuo nome con un pizzico di frustrazione, quante volte abbiamo guardato con sospetto a quella tua stramba usanza di rifiutare la torba su Islay, dove la torba scandisce i giorni degli uomini e delle donne. Ma oggi no, incoraggiati da una nuova creazione di Silver Seal, vogliamo darti il rispetto che meriti e buttarci con entusiasmo in questo single cask ex bourbon, dimenticato per ben 34 anni su un pezzetto di terra affiorante dall’Oceano.

Bunnahabhain-34-y.o.-1980-2014-Silver-Seal-e1429293195470N: un unico blocco odoroso monolitico e di grande compattezza. In generale è un naso bello ‘grasso’, che richiama ad esempio un panetto di burro. Poi domina un sentore di frutta molto intensa, tra mele rosse e albicocche; par di riconoscere degli accenni tropicali, sul succo di frutta misto tropicale. Tutto assai intenso e con uno standing per niente scarico dopo la lunga maturazione in botte. Una nota di lucido per legno e di profumo da donna. Confetti, marzapane e cioccolato al latte. Sfizioso no?

P: accentua le caratteristiche di maggiore rotondità e avvolge il palato con una deliziosa patina di marzapane, di cioccolato al latte e riso soffiato. Una grassa vaniglia oleosa, lievemente burrosa, con nitidi rimandi ai biscotti Walkers. Per i più cosmopoliti, ricorda anche gli snack a base di taro.

F: intenso ma non lunghissimo: lancia una sassaiola di confetti ma ritrae la mano.

Pubblichiamo la scheda di questo Bunna praticamente in contemporanea con il tonitruante istrione campano Giuseppe Napolitano, alias Il Bevitore Raffinato. Anche Giuseppe parla di vaniglia, marzapane e burro che vanno a formare un gradevole muro di dolcezza; IBR ne rimane rapito quasi fosse ‘nu babbà e assegna un voto stellare; noi, pur riconoscendo la pregevole fattura di questo single cask, rimaniamo più bassi, esclusivamente per gusto personale e un’inclinazione ancestrale verso profili più sfaccettati e meno accomodanti: 86/100 sia.

Sottofondo musicale consigliato: Fabio ConcatoGuido piano

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Port Ellen 12th release (1979/2013, OB, 52,5%) – Ospitaletto whisky festival 2014

Come l’anno scorso, ci avviciniamo allo Spirit of Scotland di Roma assaggiando un Port Ellen ufficiale: e come l’anno scorso, questo Port Ellen ci arriva direttamente dall’Ospitaletto Whisky Festival… Questa è la special release dell’anno scorso, quando è uscita costava una barca di quattrini: e a giudicare dai prezzi dell’edizione 2013 pare che la barca non sia affondata, anzi. Il colore è paglierino.

1921892_506925869418793_34043488_nN: pare uno riassunto delle puntate precedenti, e pensiamo alla 10ª e all’11ª: conserva dell’una (la decima) una evidente marinità, con note ‘pesciose’, iodate (aria di mare, alghe riarse in spiaggia), con una torba presente (diesel) ma al contempo non invadente, povera d’affumicatura; dell’altra (l’undicesima) ribadisce la dolcezza vanigliata e fruttata (l’hallmark banana è evidente, ma anche limone e agrume), con note di marzapane. Le due anime sono molto ben bilanciate, con in più un tocco di liquirizia e di zenzero.

P: corpo oleoso. L’incantesimo un po’ si spezza, lasciando prevalere la componente dolce: prende infatti il sopravvento la vaniglia, la meringa, lo zucchero, la pasta di mandorla, mentre la marinità pare deporre le armi. C’è una affumicatura più evidente (braci, pezzettoni di legno nel camino) ed anche una nota formaggiosa, tra l’emmenthal e la scamorza affumicata. Note pepate verso il finale. Ancora tanta liquirizia.

F: il ritorno del profumo e del mare, all’infinito… Ma la vaniglia resiste orgogliosa in tutto questo finale, bello intenso.

In generale, buono; nel particolare del mondo rapporto Ellen, manca un po’ di quella brutale ma raffinatissima intensità soprattutto al palato; ha una dolcezza forse fin troppo monolitica e sfacciata, dunque si sentono meno certe suggestioni setose dei PE ultratrentenni. Sarà che da questa distilleria tendiamo sempre ad aspettarci qualcosa in più? Sarà, forse; comunque, 89/100 è il voto.

Sottofondo musicale consigliato: Daniele PaceVaffanculo, un capolavoro dimenticato.

Banff 34 yo (1976/2010, Cadenhead’s, 53,8%)

Il sito MaltMadness ritiene che Banff sia il nome di distilleria più buffo dell’intera Scozia, e forse ha ragione; siccome siamo dei simpaticoni, aggiungiamo una tacca al fucile e assaggiamo proprio un Banff, distillato nel 1976 (come dite? no, non eravamo ancora nati, noi) imbottigliato da Cadenhead’s nel 2010 dopo 34 anni di maturazione in una botte di quercia americana. Come sapete, noi staremo al banchetto proprio di Cadenhead’s, al Milano Whisky Festival di domani e domenica, ma questa bottiglia non l’avremo con noi. [UPDATE: Monica, dopo aver letto la recensione, ci dice che la bottiglia ci sarà! e se non ve la bevete voi, state sereni, la finiremo noi…] Il colore è dorato.

18847N: subito molto complesso e molto intenso. Caratteri generali: una cera straripante (par quasi un Clynelish), una leggera torba ‘terrosa’, oleosa, minerale; note di miele nette, granitiche e gradevolissime. Non si pensi però a un’austerità trattenuta e fine a se stessa: accanto si scatena una grande fanfara di note bourbonose, cremose e fruttate. Si inizia da una vaniglia / crema pasticciera, per passare alla mela gialla, poi panna cotta, poi agrumi canditi… L’età la dimostra solo con una lieve legnosità speziata che ancora, però, non ha preso il sopravvento (eucalipto, ma forse son fiori freschi?). Pian piano cresce un’affumicatura ‘sporca’ davvero incantevole. Orzata? Noce brasiliana (la noce di Pecan)? Cocco? Complesso, in continua oscillazione tra cremosità e austerità. C’è veramente di tutto…

P: fuoco alle polveri! Sostanzialmente, pare coerente col naso: a dire il vero, pare senz’altro meno torbato, ma si conferma alla grande quel senso di olio, cera e miele. Grandissima arancia, e grandissimo agrume, in generale; poi ancora crema, vaniglia, una frutta secca da panico (la noce brasiliana a pallate), banana, frutta gialla cremosissima… Stiam qui a spezzare il capello, ma è tutto molto compatto e orgogliosamente unito.

F: lungo e persistente; infinito, ritorna il fumo; si sente il legno, la crema di vaniglia, la cera… Stupisce una nota di cioccolato amaro.

Come direbbe Piccinini, “ccezzionale!”: tutto legato, olio crema cera: a sorpresa, sconsigliamo l’aggiunta d’acqua, che non aggiunge ma anzi ruba quella maestosa compattezza del palato. Come primo Banff della nostra carriera, non possiamo decisamente lamentarci!, e il voto sarà di 93/100. Ci vediamo domani al festival, allora?

Sottofondo musicale consigliato: David Byrne e St. VincentThe Forest Awakes, e grazie a Tombino.