Ardmore 9 yo ‘Caroni finish’ (2009/2018, A&G, 55,4%)

Dopo il grande successo dell’ultima edizione del Milano Whisky Festival, ci sembra doveroso tornare a parlare delle due menti che stanno dietro a un evento da piazzare ormai a buon diritto tra i più importanti festival europei di settore. Da anni peraltro i

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da destra a sinistra; A&G!

fondatori, Andrea e Giuseppe, indossano anche il variopinto abito di imbottigliatori, non disdegnando nemmeno puntate nei mondi paralleli del rum e del gin. È però solo dal 2018 che i due hanno creato, attingendo direttamente dai loro nomi, il marchio A&G, selezionando alcune chicche come questo Caol Ila. Noi oggi ci concediamo un’altra puntatina all’insegna della piacevolezza, assaggiando un whisky dalla storia bizzarra: dopo 7 anni in una singola botte ex bourbon, A&G hanno ben pensato di utilizzare una botte di Caroni di loro proprietà, la madre amorevole di questo Caroni, per fare un’extra maturazione di 19 mesi: arrivati a un totale di 9 anni, ecco saltare fuori queste 230 bottiglie.

IMG_0866_40N: sporco, sporchissimo, puzzone… E l’alcol non è pervenuto. C’è una torba organica, grassa, sporca, fumosa, da diesel, che si abbina a note di porto inquinato (sembra paradossale, anche perché non c’è marinità). Ci sono note di formaggio, di edamer forse (un formaggio ‘dolce’, ma pur sempre formaggio). Crosta di torta con marmellata bruciacchiata, note di vaniglia. Mentolatino, con un sentore di canfora sempre più nitido.

P: che buono… Inizia con un che di mentolato, di balsamico, davvero inaspettato. Molto fresco!, poi vaniglia, zucchero, prugna cotta: è fresco ma molto dolce, zuccherino. Mango acerbo, forse? C’è gomma bruciata, c’è fumo di torba, note intensamente chimiche, tanto sporche ancora. Resta fresco in bocca.

F: lunghissimo, ancora sporco e chimico, e il chimico arriva chiaramente dal rum. Dolce.

Sicuramente siamo a commentare un whisky estremo, che deve piacere perché è molto chimico, ma se vi gustano i sapori forti, beh: questo vi gusterà. Degustato alla cieca si era guadagnato una medaglia d’oro al Best Whisky dell’edizione 2018 del Milano Whisky Festival; un segno che, liberi dai preconcetti che i finish in rum si portano inesorabilmente dietro, non si può negare di avere nel bicchiere un whisky ben congegnato, dove l’azzardo della seconda maturazione rimarrà soltanto come un’altra bella storia da raccontare per quei ragazzacci di A&G: 87/100. Ci mettiamo pure il link di vendita, per non farci mancare nulla.

Sottonfondo musicale consigliato: Paolo Conte – Tropical

Dalmore 21 yo (1989/2011, Cadenhead’s, 51,4%)

La distilleria, situata nelle Highlands una ventina di chilometri a nord di Inverness, è tra quelle che meritano di diritto la visita di quanti si ritrovano a vagare sul suolo scozzese, in cerca di suggestioni alcoliche sempre più gratificanti. La Dalmore, di proprietà di White & Mackay, è infatti intelligentemente affacciata su un verde prato proprio sulla riva dell’imponente specchio di mare che fa di nome Firth. Insomma, un paesaggio spettacolare, reso ancora più gustoso da una distesa di botti esauste che si sgranchiscono un po’ le doghe proprio di fronte all’ingresso. Ma bando ai sentimentalismi! Oggi assaggiamo una botte ex bourbon selezionata da Cadenhead’s.

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N: l’alcol è un po’ pungente per ora, anche se al palato (spoiler!) questa sensazione svanirà. Ha un profilo austero ed elegante. Molto erbaceo (menta piperita, eucalipto) anche se il lato dolce del bourbon non si nasconde, con un forte influsso di pera e tropicale (ananas e un po’ di banana). Poi ancora legna tagliata, olio di mandorle e una sensazione di lucido per legno.

P: c’è estrema coerenza col naso; è bello ‘dritto’ e procede senza sterzare nè accelerare, con ancora la frutta secca (noce, mandorla) ad alternarsi a un malto tipo porridge. Rinveniamo ancora qualche suggestione tropicale, di ananas e lievi escursioni mentolate.

F: mandorle amare, ancora erbaceo e molto pulito. Non lunghissimo a dir la verità.

Non ci stancheremo mai di dir bene di questo genere di single cask. Qualcuno potrebbe obiettare che in un malto invecchiato per più di due decenni si vorrebbe ritrovare ben altra complessità di odori o sapori, oppure ben altra intensità (Serge lo definisce “young old one“)- in parte siamo d’accordo ed è il motivo per cui la nostra valutazione non si impennerà particolarmente- ma trascurare l’eleganza, l’asciuttezza del distillato sarebbe un peccato capitale, e francamente noi siamo persone di fede. Mai vorremmo urtare le divinità che riposano nel Firth: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tom Jobim e Vinicius de Moraes – A felicidade Ah la felicità, giureremmo di averla vista coi nostri occhi proprio sul prato della Dalmore