Bunnahabhain 24 yo (1989/2014, C&S, 45,8%)

Da qualche mese avevamo tra i nostri samples questo Bunnahabhain 24 anni imbottigliato da C&S, imbottigliatore tedesco (ma con ascendenze evidentemente italiane: il proprietario si chiama Andrea Caminneci) con una discreta reputazione, dopo quasi 15 anni di attività. Omaggio dell’amico Fabio, il re delle similitudini whiskose: finalmente lo assaggiamo.

N: un profilo particolare, molto affilato. Ha note di salamoia, di olio d’oliva (un olio pungente, di quelli pugliesi, molto erbacei), perfino qualche sentore inaspettato di paraffina e canfora. Netto il profumo del chicco d’orzo, poi nocciolo di limone. Col tempo si apre su una agrumatura dolcina. Cera da legno. Note di mobiliere antiquario. Una punta, distante, di timo, fieno. Piacevole, davvero elegante, affilato, austero, ci tocca ripeterci.

P: molto buono, ancora di austera eleganza, da attrice tedesca anni ’30. La dolcezza è limitata, non ampia, ma assai piacevole, tutta di orzo, di cereale. Al massimo una mandorla, quella mandorla che ricorda il nocciolo d’albicocca… Yogurt al malto. Eccellente. Resta molto austero, con un sentore inaspettato di albume d’uovo (suggerisce furiosamente il grande Zucchetti), poi chicco di sale. Un che di lime.

F: lungo, secco e fresco, con salamoia, sale, ancora chicco di orzo maltato.

Come spesso accade quando si assaggia Bunnahabhain, abbiamo appena avuto a che fare con un campione: molto elegante, raffinato, intenso e affilato. Come direbbe Piccinini, “cccezionale!”: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Franco126 & Tommaso Paradiso – Stanza singola.

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Botti da orbi – Marco Zucchetti vs Game of Thrones pt.2

[Chiudiamo con la seconda parte dello straordinario reportage di Marco Zucchetti dedicato ai whisky che Diageo ha confezionato per celebrare l’ultima stagione di Game of Thrones. Dai che lunedì prossimo finalmente si massacrano…]

Talisker Select reserve, Casa Greyjoy (2019, OB, 45,8%)

L’accoppiamento perfetto: i signori delle Isole di Ferro hanno la loro roccaforte a Pyke. Da lì a Skye, casa di Talisker, il passo è anche letteralmente breve. Tra l’altro i Greyjoy sono pure soldati fieri e piuttosto ribelli, quindi il malto tosto di Talisker si addice loro come il lutto ad Elettra e lo spritz al Fuorisalone di Milano.

La piovra sullo stemma e sulla bottiglia suggerirebbe un whisky marino, “made by the sea”. Invece il primo olfatto è una pancetta affumicata da far venire l’acquolina come a Homer Simpson con le ciambelle. Tizzoni ardenti di un falò, alghe e salamoia per ricordare che comunque ci sono gli scogli in vicinanza. Ma è un mare dolce, anche al naso: frutti rossi (ciliegie), caramello bruciato e una confettura di prugne e arance. Ah, Theon Greyjoy (prima di finire evirato) dice di aver sentito anche una nota di peperone dolce grigliato. Ma non se ne assume la responsabilità eh, che non vuole che qualche altro recensore dissenziente gli tagli altri pezzi… In bocca è ancor più dolce, tra zucchero caramellato e sciroppo. È forse l’unico difetto (per chi lo considera un difetto, per carità) di un palato che sembra creato per piacere. Un po’ meno pepe del solito, un’aria di erbe officinali e un ritorno della carne grigliata (le costine glassate…). Un tocco di cuoio prima di un eccellente e lunghissimo finale di peperoncino, arachidi tostate e sale, ora molto netto.

È un Talisker carichissimo, più pirata che signore ma comunque professionista dell’amore, direbbe Julio Iglesias. Succulento e vibrante, pulp come Euron quando coperto di sangue stermina gente a caso tra le navi in fiamme. 85/100

Oban Bay reserve, Guardiani della Notte, (2019, OB, 43%)

La confezione è la più spettacolare della serie. Nera, con il giuramento dei Guardiani della Notte in rilievo sulla bottiglia. Qui è meglio confessare subito il conflitto di interessi del giudice: la bottiglia nera e i Guardiani gli vanno proprio a genio. Sarà in grado di essere spietato come Jon Snow quando impicca perfino un bambino?

Il naso ha qualcosa di riconoscibile (cioccolato al latte che pare di essere in Svizzera, non fra i ghiacci della Barriera e uvetta, arance candite e datteri). L’aria di mare di Oban si dev’essere congelata, ma viene sostituita da una frutta intensa e cerosa (uva rossa) e da un profilo eccentrico e divisivo. In tanti non hanno apprezzato le note di fieno umido, polvere da sparo e formaggio di capra (no, non siamo impazziti, né abbiamo fame) che emergono col tempo, ma non c’è che dire, il risultato funziona. In bocca non è poderoso, ma è pieno di sfaccettature. Parla molte lingue: quella minerale della grafite e di una torba da scamorza affumicata; quella piacevolmente e rotondamente fruttata fatta di arancia rossa e amarene Fabbri; quella speziata che si gioca fra cacao (i Pan di Stelle!), cannella e Morositas. E quella della frutta secca, con un bel croccante di arachidi salatine. Nel finale – piacevolmente lungo e fruttato – torna il formaggio di capra salato, con un filo di fumo e tante gelee alla mora.

Ora, se si rilegge il tutto viene da pensare a un quadro di Bosch o alla ricetta di un concorrente di Master Chef schizofrenico. Invece no, è un whisky profondo e godibile, carico come il Talisker ma con più coraggio. Con qualche grado in più sarebbe stato immortale, proprio come Jon Snow. 86/100

Lagavulin 9 yo, Casa Lannister (2019, OB, 46%)

Il bicentenario whisky di Islay, principe dei torbati, per la casata più malvagia, potente, spietata e luciferina di Westeros, i Lannister. I quali – parafrasando Beautiful – sono un po’ i Forester della serie tv: un padre spietato e puttaniere, due figli bellissimi che si accoppiano fra di loro perché nessuno gli ha spiegato che non si fa, un altro figlio nano e una sete atavica di potere. Di fatto, senza di loro Game of Thrones sarebbe innocua come Un posto al sole. Il carattere di Lagavulin – con cui condividono lo stemma leonino – ci sta a pennello.

Ohibò, che naso poco convenzionale per un Laga. C’è la torba, ma non è grassa. Molta aria di mare, caramello salato bretone, ma è la dolcezza a fare la voce grossa: pesca, vaniglia, buccia d’arancia e lamponi maturi non si trovano spesso da queste parti. C’è poi un che di erbaceo, tra la menta, foglie di tè e sigaro, che anticipa l’anima più animale del malto, tra wurstel e cuoio. In bocca è salato e grigliato. La torba prende le forme di banana bruciacchiata, tè Lapsang souchong e marshmallows sulla fiamma. L’alcol è bello pimpante, la frutta fa un passo indietro ma rimane presente (mirtilli, albicocca). Caramello, pan di zenzero e mandorle tostate salate chiudono il banchetto. Il finale si fa bruciato, piccante e giocato fra le note pungenti del malto giovane e il caramello.

Come dicevano l’Alto Passero e Andrea Giannone, le massime autorità morali di Approdo del Re e del Milano Whisky Festival: “Mai assaggiato un Lagavulin cattivo”. Anche questo non lo è, e ha anche il pregio di battere vie tutto sommato strambe per la distilleria. Paga dazio alla gioventù, ma sa di potenza e vittoria e non tradisce il dna isolano: la regina Cersei lo sorseggerebbe volentieri mentre vede scuoiare i suoi nemici. Atipico, ma tifiamo tutti per lui, come Tyrion. 86/100

Clynelish Reserve, Casa Tyrrell (2019, OB, 51,2%)

«Crescere forti», dice il motto dei Tyrell. Beh, questo è il malto a più alto grado infatti. Ma non basta a spiegare l’accostamento. Clynelish è malto ceroso, inconfondibilmente legato alle distese di erica delle Highlands nord-orientali proprio come la Casa Tyrell è legata all’Altopiano. Ecco, a dire il vero il vecchio Clynelish si sarebbe meritato una dinastia un po’ più coi controcazzi, eh, ma vuolsi così colà dove si puote, e non dimanderemo più altro.

Dal bicchiere spunta un gran bel naso. Si parte con una folata fresca di verbena, limone candito e mallo di noce. È assai minerale, buccia di lime e brina a sottolineare questa anima leggiadra come le vesti della bella Margaery dai capelli fulvi. Sotto le vesti ci sono le curve: mou, nocciole e frutta tropicale (maracuja), con un accenno delizioso di pasticcino al mandarino. Al palato è caldo – no, non cercate ancora dei doppi sensi con le scene di Margaery ignuda o mi costringerete a raffreddarvi gli spiriti con le immagini della vecchia Olenna -, ancora passion fruit e noci di cocco essiccate in un biscotto al malto e vaniglia. Il pepe dà un guizzo supplementare oltre la dolcezza miele e limone. Interessante la suggestione di semi di sesamo tostati che porta a un finale lungo, di nuovo pepato e che riempie la bocca di mango e spremuta di agrumi.

Non per riempire le recensioni di citazioni, ma chi dice che la gradazione non conta dovrebbe essere marchiato in fronte con la P di pirla. Qui, al netto del malto di qualità di base, il grado più elevato fa da amplificatore del gusto. Come se Margaery vestisse di latex. Ok, forza con le foto dell’ottuagenaria Olenna in pigiama, ce le siamo meritate… 87/100

Talisker Distiller’s Edition (2007/2017, OB, 45,8%)

Finalmente, dopo quasi due settimane di astinenza per colpa di influenza particolarmente rognosa, torniamo ad annusare ed assaggiare l’amata acquavite di cereale: e lo facciamo con un whisky che definire “un classicone” pare francamente riduttivo. Si tratta del batch 2017 del Talisker Distiller’s Edition: il 10 anni ‘normale’ (e che bella normalità…) con un ulteriore passaggio in barili ex-Amoroso, una varietà di sherry particolarmente dolce. Abbiamo ricevuto una bottiglia in omaggio da Saporideisassi.it, un sito di e-commerce con base a Matera cui vi suggeriamo di dare un’occhiata: la selezione dei distillati ha prezzi molto interessanti, e il reparto dedicato all’alimentare, ricco di prodotti del territorio, è francamente da acquolina in bocca. Ma torniamo al whisky, suvvia.

talisker-whisky-the-distillers-edition-2007-bottled-2017N: rispetto al DE del 2010 che avevamo assaggiato in una fase preistorica di whiskyfacile, qui stupisce una spiccata marinità, con note costiere, di aria di mare, di alghe, veramente evidenti. Poi c’è una nota di torba sporca, che ci fa venire in mente il gasolio, lo smog. Spostandoci sul versante della ‘dolcezza’, versante su cui complessivamente è sbilanciato questo naso, troviamo note di zucchero di canna, tarte tatin, caramello, qualcosa che ricorda la melassa. Arancia candita, proprio quella del panettone – e un ricordo di panettone, nel suo insieme. Un ulteriore fondo un po’ greve di vaniglia e pasta di mandorle.

P: molto coerente con il naso. Acqua di mare e marmellata di arancia sono fuse in un particolarissimo e rutilante tourbillon, tenuto assieme da un fumo di braci accese, di copertoni bruciati. Fino a qui, tutto bene, con note salate molto piacevoli. La dolcezza è ancora una volta ‘eccessiva’, tra cola, vaniglia, ancora zucchero di canna, caramello e tarte tatin (mele rosse). Buono, piacevole.

F: molto affumicato e bruciacchiato, pieno di caramello e uvetta. Un vago senso di marinità.

Il lato veramente convincente è quello costiero – è quello di Talisker, insomma. A dirla tutta, ci pare strano: è un whisky eccessivo, complessivamente, vive di tanto mare, di tanto bruciato, di tanta dolcezza – e a venire un po’ penalizzate, se vogliamo, sono le sfumature. Ma in fondo che ci frega, è Natale: è un dram che piacerà a tanti, pure a noi, da bere con spensieratezza – non stiamo a sottilizzare. 84/100. Su saporideisassi.com costa 74€.

Sottofondo musicale consigliato: Slaegt – I Smell Blood.

Talisker Skye (2015, OB, 45,8%)

È finalmente tempo che anche noi si beva il Talisker Skye con tutti i crismi della “degustazione a scopo recensivo”, per citare la barocca prosa del migliore di noi tutti, Il Bevitore Raffinato. Si tratta del NAS (No Age Statement, senza età dichiarata) che sostituisce (o sostituirà? onestamente, non ci abbiamo capito molto in tutto il rincorrersi di voci e rumors, e il 10 anni continuiamo a vederlo in giro) il tanto amato 10 anni, nave scuola per noi come per tanti appassionati del distillato di orzo maltato della terra di Alex Ferguson. Alcuni hanno speso parole al miele, altri al vetriolo: siamo francamente stupiti che siate riusciti a sopravvivere senza avere le nostre, di parole, ma tant’è, bravi voi. Colore: E150.

talob-non12N: il primo impatto riesce rassicurante e perturbante insieme: rassicura perché, a livello di descrittori, possiamo elencare quelle note che sempre devono esserci in un Talisker, e dunque un velo marino, delle note speziate e di pepe nero, perfino una sfumatura che ci ricorda il bacon. Perturbante, però, perché qui è davvero evidente una coltre di vaniglia, di marshmellows, di borotalco… Il tutto pare coprire una gioventù che però, siccome Talisker è sempre Talisker, è dura a morire (note di lieviti e canditi).

P: ingresso un po’ alcolico… Di nuovo, quella sensazione dolceamara: domina la scena ancora una vaniglia molto imponente, con una dolcezza che vira al caramello a prendersi la scena con la forza. Liquirizia a blocchi, anche un velo di caffellatte; cioccolato. Solo a lato ritroviamo una forte affumicatura (forte come qualità, non come quantità: è bella torbosa, acre), ancora spezie e pepe e un qualcosa di vagamente erbaceo e mentolato. La marinità no, non pervenuta.

F: lungo, gioca tutto sulla liquirizia e sulla quercia bruciata. Cioccolato.

È indubbiamente lontano sia dall’ottimo 10 anni che da un altro NAS, geneticamente più simile, come lo Storm (che pure è concettualmente all’opposto): però provate a pensare alla sensazione di un neofita che si confronta per la prima volta con un single malt fatto di bordate contrapposte di vaniglia e fumo… Probabilmente anche lui se ne innamorerà, e da lì si innamorerà del whisky tutto, come a noi accade con il 10 anni: a Diageo questo qualcuno deve averlo capito, ed anche se l’asticella di ingresso al single malt è stata probabilmente abbassata, beh: ma non di molto, suvvia. 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Calcutta – Oroscopo.

Talisker Storm (2013, OB, 45,8%)

E insomma, tanto tuonò che piovve. Nella cornice tanto chic della Triennale di Milano (Parco Sempione, verde marrone) martedì scorso Talisker ha presentato in pompa magna la tanto attesa nuova versione, lo Storm. Questa è senz’altro una buona notizia per l’Italia, perché se il whisky si ricorda del nostro vituperato paese e riporta a Milano eventi del genere, beh, che dire… alla grande! Lo Storm è una versione multivintage (formula, come ci ricorda Ruben, decisamente più di moda del solito NAS; comunque, senza età dichiarata) composta da un mix di botti “ringiovanite” e di altre refill. Informazioni vaghe, messe così, ma fa niente; assaggiamo e vediamo. Grazie a Federico per il sample.

talisker-storm-bottlecartonN: rispetto al 10 anni, beh, è più giovane e si sente: c’è una torba più potente e pungente, oltre a bordate di malto ben più evidenti (con note ‘giovani’, tipo lievito, canditi, washback… in una parola, quasi newmake-ish). Di certo prominente è il lato marino/iodato (tempeste sugli scogli… non potevamo non scriverlo!), così come note agrumate limonose che contribuiscono a ‘spogliare’ il distillato. Caramella al caffè, liquirizia. Tracce di legno speziato, un po’ indefinite; caramello.

P: rispetto al naso, l’attacco è più sul dolce (caramello, caffè zuccherato, frutta caramellata, cioccolato), così come l’affumicatura resta più intensa (proprio legno che brucia). Le note agrumate sono qui più calde (diciamo chinotto, o arancia candita) – questo profilo, così poco coerente con un naso naked, ci sorprende in positivo, anche se la marinità qui – pur presente, con tracce sapide – resta un po’ troppo in disparte. Resta invece il tipico pepe nero di Talisker.

F: si torna alle asperità del naso, con un’accentuata marinità sapida, oltre a un malto francamente ancora acerbetto.

Incoerente tra naso e palato, questo Storm guadagna punti grazie al secondo, a nostro giudizio; non si comprende perché quasi dovunque costi (poco) più del 10 anni, che ci pare ancora imbattibile per rapporto qualità/prezzo. Ad ogni modo, è un bel Talisker, che mostra le caratteristiche più ruvide della distilleria, senza nascondere le componenti che giungono dal distillato più giovane presente nel vatting: 85/100 è la nostra opinione tradotta in numero, e questo è ciò che pensa Serge, mentre Davide ne parla un po’ qui.

Sottofondo musicale consigliato: Elio e le storie teseParco Sempione, e solo per un attimo vi risparmiamo Thunderstorm dei Domine.

Talisker 10 yo (2012, OB, 45,8%)

Avevamo annunciato l’ultimo giapponese, e invece no: siccome abbiamo partecipato alla presentazione milanese del Talisker Storm (evento di cui parla con dovizia di subordinate il caro Davide, che mannaggiallùi sta su Islay, adesso), ve ne vogliamo parlare. Ma prima di assaggiare la tanto attesa tempesta, pare obbligatorio riempire un buco gigantesco che grava sulla credibilità di whiskyfacile: vuoi non recensire lo storico Talisker 10 anni? Una vera e propria leggenda, un malto che ha trasformato tanti bevitori occasionali in brutte persone appassionate di whisky, spesso dotate di taccuino e boccette e con la fastidiosa tendenza ad annusare il bicchiere decine e decine di volte prima di assaggiarne il contenuto.

Talisker_10_Yr_v2N: buonissimo, come sempre! Lato fruttato e isolano sono magnificamente bilanciati e combinati in modo armonioso: da una parte ci sono aromi di mela rossa, zucchero bruciato (diciamo tarte tatin, ma anche mele e pere cotte con la cannella), confettura di fragole, scorza d’arancia, arancia candita… La maltosità di Talisker è ancora bella nervosa, e sotto a una coltre assai speziata (cannella, chiodi di garofano, pepe nero!) ci sta una buonissima, lieve affumicatura – lieve perché pur se profonda e intensa è quasi incorporata in un profilo davvero molto compatto. Su tutto, aleggia la brezza dell’Atlantico, fresca e iodata. Davvero un bel naso, composito, complesso e al contempo del tutto affabile.

P: wow! Un sapore molto compatto e omogeneo, di fronte al quale verrebbe solo da esclamare “Talisker!”. Volendo sezionare, c’è tutto il naso, con sapori che ritornano con grande intensità, esplodendo sul palato. Quindi è molto complesso e variopinto: è pepato e speziato, delciatamente fumoso; ma riesce contemporaneamente a essere caldo, con una bella dolcezza maltosa e fruttata (ancora tarte tatin, confettura d’albicocca, fette biscottate); una menzione speciale alle note di tabacco di sigaro.

F: legno bruciato; pare di sentire una torba marina bruciare sotto al naso… e sullo sfondo, ancora una dolcezza caramellata e perfino cioccolato.

Questa mattina, al supermercato, abbiamo visto che questo Talisker costa 29 euro: senza ombra di dubbio, assieme al gorgonzola dell’Esselunga, è il prodotto alimentare col rapporto qualità-prezzo più alto in commercio: o per lo meno, insomma, a noi piace moltissimo. Bilanciato, complessso, intenso, caldamente consigliato a tutti: un Talisker 10 anni ci deve essere, sul ripiano in cui tenete le bottiglie aperte. Il nostro voto sarà di 88/100, e Serge la pensa così e Ruben così, Ralfy così.

Sottofondo musicale consigliato: Hank Williams IIIStraight to Hell / Satan is real.

Talisker Distiller’s Edition (1999/2010, OB, 45,8%)

La serie Distiller’s Edition dei principali malti (i Classic Malts) della Diageo comprende – in parole povere – le versioni base di quei malti con un’ulteriore maturazione, generalmente non lunghissima, in botti particolari. Il Caol Ila D.E., come sappiamo, passa un po’ di tempo in botti di Moscatel; il Talisker, invece, trascorre qualche mese in botti di sherry Amoroso, una varietà particolarmente dolce e utilizzata per lo più per cucinare… Vediamo se questo Talisker è stato cotto a puntino: il colore, ramato chiaro, ci ricorda che una goccia di caramello dev’essere passata dalle parti dell’isola di Skye.

N: sulle prime, l’alcol è un po’ pungente; l’affumicatura è leggerissima rispetto al 10 e al 18 anni. Molto “legnoso” (legno umido, lucido per legno) e molto, molto fruttato (mela, frutti rossi, uvetta); l’apporto dello sherry è – come dire – invasivo, con note quasi di melassa e di cola (il ghiacciolo che mangiavate da bambini: sì, vi dicevano “alla cola” ma in realtà era tamarindo… insomma, dai, ci siamo intesi). Marinità zero, pepatino più o meno, non molto affumicato: a dirla tutta, superato lo shock di un Talisker così ‘dolce’, dopo un po’ dobbiamo riconoscere che non è stucchevole. Va bene la melassa, ma non è un naso melenso.

P: uhm, dolciastro, annacquato (il corpo è deboluccio), pepatino. E’ succoso, con un balletto di frutta secca e non (arancia, in particolar modo, quasi mandarino) molto gradevole; cioccolato amaro. Come al naso, con meno legno (resta una nota di liquirizia) e più agrume. Vinoso, ha un che di amarognolo; l’affumicatura quasi non si sente.

F: fruttato, piacevole, non entusiasmante. Punte di cenere?

Non è male, ma d’altro canto non c’è quasi niente al mondo che possa rovinare un Talisker (beh, a parte quel mio cugino che col 18 anni ci corregge il caffè: ma è un caso perso). Stupisce come la tipica marinità sia stata letteralmente travolta dall’Amoroso, cosa che magari farà storcere il naso ai puristi: ciò non toglie che in sé sia un buon whisky, anche se a un naso relativamente complesso e godibile corrisponde un palato piacevole per qualità dei sapori ma deludente per corpo. Comunque, 84/100: tutti a casa contenti. Questo il parere di Serge, qui quello di Oliver (al quale dobbiamo dire che no, il bacon proprio non l’abbiamo sentito).

Sottofondo musicale consigliato: Sebastien TellierL’amour et la violence.

Talisker 18 yo (2011, OB, 45,8%)

Un paio di settimane fa ci siamo persi la splendida degustazione di Talisker organizzata dal Milano Whisky Festival (un invidiato resoconto di Davide di Angelshare si trova qui); anche se abbiamo cercato di consolarci con un Port Ellen, dobbiamo confessare che l’assenza proprio non ci è andata giù. Per questa ragione nelle prossime settimane, qua e là, cercheremo di assaggiare i malti proposti quella sera: iniziamo quest’oggi con un Talisker di 18 anni, imbottigliato come sempre a 45,8%. Il colore è dorato.

N: uh, molto ‘profumato’. L’affumicatura c’è, ma molto molto delicata, rimane decisamente sullo sfondo. Caramello e melassa, vaniglia; c’è però anche un lato più ‘amaro’, diremmo la nostra amata marmellata d’arancia (scorzette d’arancia in cioccolato?). A tratti – ma a tratti davvero – arrivano zaffatine d’aria di mare: almeno, così ci pare, e siccome stiamo a Milano non temiamo di essere influenzati dall’aria locale… Frutta secca. Cappuccino? Tabacco da pipa, dopo un po’.

P: beh, buono. Tiene insieme le sue due anime, quella dolce e quella sapida / pepata. Il lato dolce, in realtà, è dolceamaro: ancora marmellata d’arancia, miele, caramello… Ma poi (l’avverbio è improprio, non c’è successione ma giustapposizione) ecco il lato marino con quelle note pepate che con questa intensità rendono inconfondibile il Talisker. L’affumicatura è più hardcore rispetto al naso. Liquirizia, in legnetti; in generale, buon apporto del legno. Frutta molto matura, sullo sfondo.

F: persistente, anche se a durare è soprattutto l’affumicatura e il marino (falò spento sulla spiaggia…). Resta un po’ d’amaro, e soprattutto ti ritrovi con le labbra salate.

Come (quasi) sempre, gli standard della Talisker sono molto alti, e le sue due anime tipiche (mare e pepe vs dolcezza) sono ben presenti fin dall’inizio. Nel complesso, è un whisky composito ma non particolarmente complesso: è poi forse fin troppo ‘gentile’, sia al naso che al palato. Un po’ più di forza lo renderebbe da 90 punti, nel nostro giudizio, ma comunque: si dice che tra poco potrebbe uscire dal core range di Talisker, e dato il suo prezzo davvero contenuto (circa 70-75 euro) non possiamo che consigliarlo caldamente. Il nostro verdetto è 87/100; Serge la pensa così, Oliver così e Ruben così.

Sottofondo musicale consigliato: Raphael GualazziLady O (e un cordiale insulto a youtube che da ieri impedisce di incorporare solo il player).