Springbank 1998 (2015, Malts of Scotland, 49,2%)

Malts of Scotland, imbottigliatore indipendente tedesco, da diversi anni seleziona barili e pian piano ha acquisito sempre più credito presso gli appassionati in giro per il mondo. In Italia è importato da Max Righi, che al Milano Whisky Festival dell’anno scorso ci ha fatto omaggio di un sample di questo Springbank di circa 16 anni: distillato nel 1998, è rimasto in un barile ex-sherry fino al 2015. Dopo quasi un anno, è giunto il momento di berlo.

N: sporchino come solo certi Springbank sanno essere. La prima dimensione che incontriamo è quella di un lato lievemente torbato e molto costiero (guscio di mollusco, scoglio), con note di terra umida, pepe, un lieve fumo di cerino. Dopo un po’ si apre su un lato più morbido e succoso, anche se molto sottile e trattenuto: ci viene subito in mente la mela rossa, poi una crostata alle mele… Ha una punta erbacea (se diciamo genziana ci insultate? e se diciamo bustina di valeriana? ma insomma, cosa dobbiamo dire per farci insultare?!); fieno.

P: complessivamente più ‘dolce’, meno spigoloso: il filo di fumo è sempre più sottile, e il lato costiero e minerale è qui una semplice sfumatura di un profilo apparentemente più rotondo. Ancora mela e crostata di mele, vagamente cremoso. La verità è che la dolcezza è soprattutto di cereale (fieno). Un fil di ferro ciucciato (l’avrete appeso un quadro in casa, prima o poi, no?). L’acqua semplifica, spostando la bilancia sul versante dell’austerità, rendendolo molto oleoso, erbaceo e marino.

F: riecco la patina di cera e di fumo, di quella torba spigolosa e trattenuta di Springbank, e tanto fieno caldo.

Complesso nella sua semplicità, ha una sua bella evoluzione: all’inizio il naso sembrava preferibile, ma poi il palato con l’aggiunta di acqua dimostra di sapersi evolvere nella direzione di un’austerità propria dei malti di Campbeltown. Buono, un po’ squilibrato e spigoloso; volendo usare una metafora musicale, non è una sinfonia, è un accordo – ma su uno spartito ben composto. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Struts – Could Have Been Me.

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Balvenie Tun 1401 (2013, OB, batch #7, 49,2%)

Il giorno dopo il Milano Whisky Festival bisogna rimettere insieme i cocci, i tanti frammenti di facce e le storie ascoltate. Per noi il day after è però anche l’occasione per ripartire dai sample raccolti, catalogandoli e organizzando le bevute dei prossimi mesi. Ora ripartiamo dall’edizione dello scorso anno, in cui siamo riusciti a mettere le manacce su una rara release di Balvenie, ovverosia il settimo batch della serie ‘Tun 1401’, che prende lo stravagante nome dal numero del tino in cui vengono lasciati i malti provenienti dalle varie botti per il cosiddetto marriage. Queste uscite, contraddistinte da una scelta molto molto oculata delle botti (il cui numero di serie è sempre indicato in etichetta), sembrano essersi interrotte nel 2013, col batch numero 9, in favore delle serie ‘Tun 1509’ e ‘Tun 1858’. Nello specifico il whisky di oggi è il risultato dell’assemblaggio di sette botti di quercia americana e due sherry butt. Alla salute!

BalvenieN: attenzione, allarme rosso, naso da panico! Ci sono quell’intensità, piacevolezza e compattezza tipiche dei primi della classe. A dispetto delle proporzioni della miscela si respira nel bicchiere un’aria da vecchio sherried setoso, ma al contempo vivo e fruttato. C’è infatti subito quello schermo di cera (cera d’api, ma anche proprio candela spenta) che spesso ritroviamo nei grandi, ma sotto si scatena il finimondo: note di tè, rabarbaro; di cantina umida, legno di botte impregnata. Non è vanigliato ma  ha un lato fruttato di straripante vivacità, tutto dominato da una fragola spaventosa e da pesche succosissime. Il miele fa da collante tra sfumature di prugne secche e uvetta, tra chinotto e arancia dolce. Naso splendido.

P: incredibile l’assenza di alcol, che tra l’altro aumenta la sensazione di nettare succoso… e diciamo “nettare” anche se qui rispetto al naso la frutta arretra (ancora fragole). S’impone invece una componente più sfumata-ma bella intensa, eh- di legno impregnato, foglie di tè, tabacco da pipa, eucalipto, rabarbaro, chiodi di garofano, tanta cera d’api e caffellatte. Arrivano poi anche gli agrumi e il caramello. Insomma, un florilegio di suggestioni tutte gentili e miscelate però in una pozione di grande e compatta intensità.

F: lungo e persistente, alle mille suggestioni di cui sopra si aggiungono note leggermente fumose-tostate magnifiche.

La serie dei Tun 1401 è oramai un pezzo da collezione molto ambito e oltre al batch #2 recensito qualche anno fa difficilmente potremo mettere in parole qui sul sito tutto quel ben di dio. Il prezzo della release di oggi si aggira oramai sui 500 euro, così tanto per dire. Al i là dell’esuberanza dei collezionisti, comunque, stiamo parlando di alcune delle migliori botti di una delle migliori distillerie di Scozia. Mica bruscolini: 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Queen – Somebody to love