Caperdonich 35 yo (1977/2013, Cadenhead’s Small Batch, 50,2%)

Rieccoci tra le accoglienti pareti di casa Cadenhead’s: dopo le soddisfazioni infinite che ci ha dato il Tomatin della scorsa settimana, assaggiamo un altro trentacinquenne, questa volta creato in una distilleria che non c’è più… Caperdonich era la dirimpettaia di Glen Grant, e ha sempre vissuto di luce riflessa: fate conto che era conosciuta come ‘Glen Grant 2’; Pernod l’ha acquistata nel 2001 e l’ha chiusa dopo pochi mesi, regalando così ai collezionisti un nuovo feticcio da inseguire… Vediamolo alla prova del bicchiere: intanto, il color rame intenso, scuro, ci rivela immediatamente che si tratta di botti ex-sherry (la serie Small Batch prevede infatti vatting di più botti, anche se in quote minime – qui siamo a solo 340 bottiglie prodotte).

dzkkmhfvzr4xh6j77s62_480_2000-b38f6317N: aperto, alcol zero. Compatto e intenso. Siamo nel campo degli sherry monster grevi, che profumano di legno vecchio e umido e di cantina abbandonata (da chi? e perché? il mistero si infittisce). Questo dark side è completato da lucido per legno, caffè, tabacco, cioccolato amaro, liquirizia, e un accenno di erbe amare… Una suggestione: pineta mattutina. Sembra proprio imbottigliato al limite, coi tannini ancora in disparte ma pronti a invadere la Polonia. C’è poi un bel lato zuccherino molto strutturato: frutta rossa e nera (crostata di mirtilli, lamponi, more), una nitida nota di tamarindo. Ossigenandosi, esce anche una bella cremosità. Un che di fichi/datteri.

P: la sensazione di ‘imbottigliamento al limite’ si conferma, e anzi forse qui è stato fatto un piccolo passo oltre: inizia su note amare davvero persistenti (caffè cioccolato nocciola legno umido), si apre a una dominante più dolce molto coerente col naso (frutta rossa/nera, fichi e datteri in crescita); insiste anche la cola, ma tutta questa esplosione, questa intensa struttura dolce è subito affiancata da un legno robusto, amaro ancorché gradevolmente una punta di rabarbaro? Allappacchiante (ciao, siamo whiskyfacile e creiamo lingua italiana).

F: prosegue l’allappamento strisciante, tra legni infusi e frutta rossa davvero persistente.

Tra naso e palato, è emersa una nota amara/legnosa che, se piace, può far perdere la testa: noi restiamo fermi (si fa per dire) a 89/100, ma solo perché queste note ci seducono di più in profilo più ‘setosi’, più levigati dal tempo – e anche Serge scrive che tenendo lì la bottiglia probabilmente andrà ad arrotondarsi un po’… Avrete pazienza di preservare la boccia chiusa? Non so se ne noi ne avremmo la forza, nel dubbio versiamo un altro dram.

Sottofondo musicale consigliato: Iron and wineSingers and the endless song.

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Macduff 31 yo (1980/2012, Wilson & Morgan, 50,2%)

Macduff è un personaggio chiave nel Macbeth, non foss’altro per il fatto che è lui ad uccidere il tiranno regicida; nel dramma reca con sé il peso della moralità, e in nome di questo (e in nome del bene della Scozia) arriva di fatto a sacrificare la sua famiglia, massacrata dai sicari di Macbeth, pur di andare in Inghilterra a radunare un esercito che possa porre sul trono il legittimo erede di re Duncan. Curiosamente, entra in scena nel secondo atto, e rimproverando Macbeth per l’ora tarda del suo risveglio discute degli effetti dell’alcol sull’uomo, in un dialogo fitto di doppi sensi; chissà se Macbeth avrà avuto in mente il whisky, quando dice che il bere “provokes the desire, but it takes / away the performance”… Ad ogni modo, oggi assaggiamo un Macduff – appunto – distillato nel 1980, quando la distilleria era di proprietà italiana (Martini Rossi), e imbottigliato l’anno scorso da Wilson & Morgan (che, a dispetto del nome, è azienda italianissima) nella prestigiosa serie Collector’s Edition che già tante gioie ci ha regalato. La botte di sherry è la numero 6886, e la gradazione è di 50,2%.

wm066235-66_IM127122N: beh, che dire… esuberante davvero, questo malto, fin dalle prime battute: c’è veramente ogni tipo di frutto, dal tropicale (banana, anzi: ci viene in mente la dolcezza dei gelati alla banana…; ma poi anche, come dire, una suggestione di Pina Colada, a dimostrazione del tripudio tropicale in atto) alla frutta rossa (more e lamponi) ad agrumi belli maturi (arancia, sì). L’effetto è quello di una ricchissima macedonia; poi, accanto al lato fruttato, un tourbillon cremoso e burroso (crema di nocciola, cioccolato bianco, marzapane…). Ci sono anche note di lucido da scarpe e, più lievi, di legno, che forse tradiscono la veneranda età del distillato assieme a qualche timida traccia di erbe aromatiche. Comunque, a sondare il lato fruttato ci si potrebbe rimanere per giorni e giorni…

P: attenzione, una slavina di frutta vi sta già travolgendo! A voler sintetizzare tutto in un’unica suggestione, sa proprio di succo di frutta tropicale, impressionante; banana, maracuja, cocco… poi mela rossa, ancora fragole e lamponi, ancora spremuta d’arancia… Eccellente. Più in disparte, note di caramello e toffee, in parte di frutta secca (nocciola) e di una liquirizia dolce. Intenso, intensissimo, godibilissimo: va giù che è un piacere.

F: molto burroso, ancora tropicalia, ancora toffee, più legno e frutta secca ‘burrosa’, cioè noce. Piuttosto lungo e persistente.

Abbiamo già detto che la frutta tropicale è impressionante? 91/100 è il nostro giudizio per un whisky davvero rotondo, fruttato, e che a parte qualche deliziosa nota legnosetta al naso non tradisce mai la sua età già – relativamente – veneranda. Un whisky che non possiamo non consigliare; esaurito secondo il sito ufficiale (ci trovate anche le tasting notes), si trova ancora in giro attorno alle 200 euro. Complimenti per la selezione.

Sottofondo musicale consigliato: veramente non potevamo esimerci dall’andare a pescare il brano ai tropici, con un gran pezzo di Caetano Veloso, Podres Poderes