Ghibinet 8 yo (2016, Gluglu 2000, 51,7%)

Mauro Leoni, animatore dello storico club Gluglu 2000, una ne fa e cento ne pensa. Ad esempio è già da qualche mese che la Single Malt Whisky Society è tornata in italia, manco a dirlo grazie al suo impegno; quasi due anni fa, invece, vedeva la luce quello che lo stesso Glen Maur definì “il primo single malt italiano”: distillato a partire da orzo maltato inglese e tedesco nella distilleria bormiese Peloni (la stessa che produce il Braulio, per interderci), il Ghibinet ha trascorso otto anni in una botte che aveva contenuto in precedenza Caol Ila. E poi, e poi… eccolo sbucare come se nulla fosse da un banchetto del Milano Whisky Festival, quasi a voler richiamare la genesi del nome che porta: Ghibinet, la notte dei doni, dal tedesco “gaben nacht”. In Alta Valtellina, nelle vigilie di Natale, Capodanno ed Epifania, i bambini passano nottetempo casa per casa chiedendo doni, secondo un’antica usanza. E noi ci siamo sentiti tanto dei pargoli a ricevere inaspettatamente un campione omaggio di questa strana creatura…
Ne esistono 180 bottiglie da 70 cl e 200 da 20 cl, se vi venisse voglia di un assaggio.

Ghibinet_2008_V1aN: molto aromatico: spiccano sulle prime note profondamente erbacee, con rabarbaro, eucalipto, erbe di montagna… ci ricorda le caramelle svizzere tanto celebri di questi tempi. Il legno, impregnato di fumo di Caol Ila, ha effettivamente ceduto molto del carattere del distillato originale al nipotino italico: note di posacenere, per la verità più robuste del consueto stile di Caol Ila, e un’accennata marinità (salamoia, olive nere). Per il resto, oltre ad una leggera vaniglia, troviamo non tanto una dolcezza fruttata, ma nitidi sentori di cereale zuccherino (porridge).

P: l’impatto è massiccio, anche se a tratti l’alcol pare emergere fin troppo, restando un po’ slegato. Il distillato si sente molto, anche se non nell’accezione di molti new make scozzesi, che pur se erbacei riportano alla mente canditi e lieviti; piuttosto si sente nitido il sapore del cereale dolcino, molto secco. Ancora iper-erbaceo, con infinite note di eucalipto, infusi di erbe… Glen Maur parla di un velo di vaniglia, poi pare proprio di addentare un chicco di grano. Per il resto, domina la scena il fumo, ancora molto intenso, forte e ‘sigarettoso’, con note marine (ancora sale e salamoia). 

F: erba fresca e fumo, lungo, lunghissimo e persistente; ricorda decisamente certi mezcal, erbacei e fumosissimi.

Per certi versi il Ghininet sa essere più scozzese di uno scozzese, super secco e nitido. Ci è sembrato di bere un malternative, a dir la verità, a metà tra un mezcal, un whisky isolano e una grappa nostrana secchissima. Esperimento approvato, ma per dargli solidità bisognerebbe continuare a distillare, sperimentare. Noi attendiamo fiduciosi e incoraggiamo con un 78/100.

Sottofondo editoriale consigliato: non potevamo non rilanciare un’intervista a Telemonteve Livigno di Mauro Leoni, che tra tante cose spiega da dove viene il nome del club Gluglu, che richiama il “rumore tipico di una Samsonite rigida con dieci bottiglie di whisky all’interno”. Beh, capolavoro!

Auchroisk 25 yo (1991/2016, Claxton’s, 51,7%)

Claxton’s è un imbottigliatore indipendente dello Yorkshire, da poco attivo sul mercato (a giudicare dal sito, hanno buone relazioni con la Cina) e da pochissimo importato e distribuito in Italia dai prodi ragazzi di Whiskyitaly.it. Nelle prossime settimane cercheremo di esplorare la serie delle release su cui abbiamo messo le mani (per cui grazie infinite, Diego!), a partire da un single cask di Auchroisk di 25 anni, a grado pieno e non colorato – come è opportuno.

Schermata 2017-03-07 alle 20.02.55N: molto naked ed austero, l’aroma si lascia coprire da un po’ di alcol sulle prime. Pian piano compaiono note delicatamente fruttate, diciamo di susine e prugne fresche; poi una bella citricità agrumata e limonosa, bene abbinata a note solo apparentemente più ‘calde’ di marzapane e, più timida, di brioche al burro. In crescita la frutta gialla (mousse di pere, un po’ di mela). Note di legno, anzi: di segatura; anche note erbacee e vagamente mentolate.

P: complessivamente coerente, conferma l’austera distillatosità del naso. Sì, abbiamo scritto “distillatosità”, sappiamo che è una parola inesistente ed orrenda, ma almeno vi abbiamo risvegliato dal torpore con lo strumento dell’indignazione indotta. Ringraziateci. Si diceva: spirit-driven, con un ingresso su camomilla e marzapane, un po’ di cereale; in un secondo momento, arrivano ancora prugne fresche, un po’ di pane, frutta gialla, malto. Semplice, intendiamoci, ma buono.

F: lungo, pulito e persistente, tutto giocato sul malto e il marzapane.

Un prodotto particolare, inaspettato se vogliamo: il mercato ci ha abituato a single cask di questa età molto carichi, con tanta botte, mentre qui si punta esclusivamente sul distillato, sullo spirito puro. Super-naked, non è certo un mostro di complessità, anzi, ma riesce a dare ugualmente soddisfazioni agli amanti delle note più austere e meno ruffiane: 86/100, bene così.

Sottofondo musicale consigliato: The octopus project – Porno Disaster.

Port Morant – Demerara Rum 37 yo (1975/2013, Silver Seal, 51,7%)

Noi appassionati di whisky siamo assai spocchiosi, quando si tratta di affrontare altri distillati; e noi di whiskyfacile, in particolare, oltre a essere spocchiosi siamo pure ignoranti… Inauguriamo dunque quest’oggi, ispirati dal clima tropicale milanese, una sezione di ‘malternative’ (rubiamo la definizione a Serge, naturalmente), e siccome siamo spocchiosi e ignoranti ma ci piace trattarci bene, iniziamo alla grande: assaggiamo un Rum Demerara prodotto dalla distilleria Port Morant, in Guyana, distillato nel 1975, invecchiato nella botte #2050 e imbottigliato all’inizio di quest’anno da Silver Seal. Chi se ne intende, come l’amico Francesco, ci insegna che i rum Demerara di Port Morant sono tra i più pregiati e apprezzati, distillati in alambicco discontinuo in legno e particolarmente adatti a lunghi invecchiamenti: se volete ulteriori informazioni, ci limitiamo a rimandare a siti di alcuni amici, dal Rum Club Italiano a Isla de Rum (di Leonardo Pinto, organizzatore del festival Show Rum). Ma insomma, eccoci al nostro pargolo: il colore è rosso rubino, intenso e scuro.

Schermata 2013-07-08 alle 12.08.26N: l’alcol non disturba affatto, è subito molto aperto e profondo, molto aromatico. Oltre a ovvie note di melassa e zucchero di canna, si è subito travolti da una ciliegia nitida ed esuberante (sciroppo ai frutti rossi, ciliegie sotto spirito), che agli amanti del whisky farà venire in mente sherry monster belli invecchiati… Note quasi di… pastelli a cera! C’è poi un miraggio speziato, quasi balsamico, che ricorda – diciamo – caramelle alla propoli (ma anche sciroppo d’erbe… tipo il centerbe?). Anice stellato. Ci sono tracce, col tempo, di cuoio; poi uvetta. Aceto balsamico (di quelli buoni); legni speziati (non è sandalo, è qualcosa di simile…).

P: il corpo è denso e intenso. Inizia lo spettacolo pirotecnico: il primo razzo sparato è balsamico ed erbaceo (eucalipto, propoli, anice, rabarbaro); subito a ruota, il cielo si fa rosso per le esplosioni di ciliegie, frutti rossi, amarene sotto spirito. Mentre i due fuochi continuano ad ardere, si innesta un legno speziato vagamente tanninico, con suggestioni di fave di cacao, quasi di fondi di caffè.

F: balsamico, sciropposo; ancora vivissimo (è veramente infinito…), replica la fase finale del palato, con in più una nota di creme caramel da panico.

Buonissimo. Convincerebbe anche i meno propensi alle melensaggini del rum, noi per primi: di certo molto complesso, di certo privo di quella dolcezza un po’ (a nostro gusto) eccessiva che spesso in passato non ci aveva convinto appieno in altri rum, questo Demerara di Port Morant ci ha veramente sorpreso per l’intensità e il bilanciamento complessivo delle varie anime che si agitano nel bicchiere. Complesso al naso, denso e vellutato al palato, interminabile al finale. Non daremo un voto, perché – come detto – proprio non ce ne intendiamo, ma sappiate che ci è piaciuto, veramente tanto, anche se le nostre note di degustazione non rendono giustizia alla complessità riscontrata. Per noi quelle del rum sono lande inesplorate, ma questo potrebbe essere un bel fortino da cui far partire le spedizioni… Grazie a Max e Betty per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: esclusi i Manowar con la splendida Guyana (Cult of the damned), stiamo su territori caraibici: Buena vista social clubDos Gardenias.