Rosebank 20 yo (1990/2011, Cadenhead’s, 52,9%)

Dopo il Rosebank di martedì scorso, a cadavere ancora caldo torniamo sul luogo del delitto: un altro Rosebank, ancora di Cadenhead’s, questa volta maturato in sherry. Solo 144 bottiglie al mondo: è anche per questo che dobbiamo ringraziare per l’ennesima volta Monica per il sample. Il colore avrebbe rivelato l’invecchiamento senza troppe esitazioni, anche qualora non l’avessimo già saputo: ramato scuro.

21606N: uno sherry first fill molto fresco, che rispetta la pulizia del distillato: si sentono infatti nitide le delicate note del malto Rosebank. Subito è aperto e invitante, con in primissimo piano un curioso lato agrumato (dominato da un esuberante chinotto); poi, punte liquorose di mon cheri, e di ciliegia. C’è una suggestione di tabacco da pipa umido; ed anche una generosa traccia di rabarbaro. Caramello, zucchero abbrustolito.

P: anche qui, l’alcol è accomodante. Un attacco bello intenso, con ancora un attore protagonista assoluto, il chinotto (proprio la bevanda gassata). Sparring partners sono anime varie: caramella al rabarbaro, caramello, confettura di frutti rossi (visto, Giuseppe, che ti abbiamo dato ascolto?), ma lieve, poi tamarindo, prugne secche… Tutto molto compatto, comunque. Note di legno e liquirizia.

F: oltre al chinotto, ecco tabacco da sigaro e cacao amaro… Lungo e persistente.

sanpellegrino-chinotto-cl-20x6Molto buono, intenso e particolare: il naso è fresco, il palato meno; complessivamente è bilanciato ma – a voler cercare un limite – è un po’ monodimensionale, dominato da un chinotto in ogni caso veramente ottimo. Detto ciò, sì, anche questo è un whisky davvero di alto livello: 87/100 è il nostro voto, e vai con dio. Costa intorno ai 160 danari continentali.

Sottofondo musicale consigliato: Rusty Moon, una delle canzoni più belle degli Amorphis.

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Bowmore Bw1 (2012, Elements of Islay, 52,9%)

Quarto whisky assaggiato alla degustazione di lunedì scorso è la prima versione di Bowmore imbottigliata nella serie Elements of Islay, che attraversa le varie anime dell’isola torbata come se fosse una tavola degli elementi. Questo Bowmore ha certamente una quota di invecchiamento in sherry, e a quel che si dice è di media età, diciamo intorno ai quindici anni. Il colore è dorato.

elem_bw1N: una nota comune a questi vatting di Elements of Islay è la discrezione con cui vengono costruiti: non c’è alcuna ruffianeria. Questo Bowmore, tuttavia, esibisce una bella ‘dolcezza’ e una godibile rotondità fin da subito. Crema e frutta tropicale (maracuja e litchis). Molto speziato, con noce moscata e suggestioni di tè. La cremosità, unita a una certa sapida marinità, produce una suggestione di crema al pistacchio (chi era presente sa che il pistacchio era stato tirato fuori come boutade… però, a ripensarci…). Per il resto è sì isolano (torba, alghe, in crescita col tempo), ma l’affumicatura è molto composta. Il naso conferma l’impressione che questo Bw non debba essere giovanissimo… C’è un che di agrumato, a sbilanciarci diremmo pompelmo. Un buon naso, molto cangiante.

P: ancora molto fruttato e bello rotondo, lo sherry si sente più che al naso (marmellata di frutti rossi, mela). Un bel palato caldo e marino allo stesso tempo, con anche quella nota ‘floreale’ che ormai possiamo dire tipica dei Bowmore degli anni ’90. Latte zuccherato, vaniglia. Affumicatura crescente, assieme a successioni salate. Comunque, molto particolare, pur rispettando la ‘marca’ della distilleria. Ancora agrumi (arancia candita, chinotto), ancora tè.

F: buono, non infinito. Discreto, non fumoso ma con quella ‘marinità floreale’ che qui non diventa stucchevole. Un po’ di legno…

Come si può vedere sul sito del Milano Whisky Festival, questo whisky è stato il più apprezzato dai presenti, subito prima del Lagavulin di ieri. Noi non siamo degli strenui appassionati di Bowmore, onestamente, ma in questo caso non possiamo che trovarci d’accordo: buono, piuttosto complesso, molto godibile. Caldamente consigliato a chi voglia assaggiare un Bowmore molto tipico e al contempo piuttosto particolare. 88/100 è il nostro giudizio, Ruben l’ha assaggiato qui.

Sottofondo musicale consigliato: i nostri amici Jazz Lag si mostrano in tutta la loro bellezza (per lo meno, cantante e coriste…) suonandoci Il pinguino innamorato. Seguite le loro date live sul loro sito.