Clynelish 19 yo (1993/2012, Silver Seal, 53,5%)

Inizia oggi la settimana che porta allo Spirit of Scotland, e vorremmo prepararci adeguatamente… Mentre portiamo a termine gli ultimi ritocchi ai percorsi che, come l’anno scorso, metteremo a disposizione al banchetto di Beija Flor, e mentre attendiamo da Roma i sample da assaggiare (pare che qualche pazzo ci abbia inserito in giuria, assieme a tanti altri più esperti giurati, per il premio Whisky & Lode… ce la tiriamo un po’, dai!), stappiamo un Clynelish imbottigliato ormai 3 anni fa da Max Righi, vale a dire Silver Seal: come sapete, la distilleria è una delle nostre preferite, l’imbottigliatore è uno dei nostri più antichi feticci, Max ha messo più di una radice a Roma… La combo è perfetta.

2060342_1_N: le aspettative altissime sono subito confermate. Molto intenso e compatto, anche se la gradazione, soprattutto sulle prime, non si nasconde; veramente puro Clynelish, con abbondanti cera, salamoia (davvero molto salato e costiero) ed olio d’oliva. Sicuramente note di torba, minerali (zero fumo). Gradevolissimo e naked, senza intrusioni di legni esuberanti. Molto delicato, con fiori, note di ‘bosco di conifere’ ed aghi di pino; poi altrettanto piacevoli note più ‘dolci’, tra uvetta sotto spirito, chips di mele, pera. Un velo lieve ma profondissimo di crema pasticciera e biscotti al burro. Splendido.

P: che corpo! Davvero denso, molto masticabile; e che cera! Ancora olio, un raffinato senso di affumicatura lieve lieve, una sapidità e una mineralità davvero al top. C’è pure una bella nota maltata, dolce e matura e però vegetale, erbacea al contempo. Totalmente guidato dal distillato… Frutta gialla indistinta ma poderosa (ancora mele gialle, pera); con acqua, si aprono note di erbe infuse e fiori zuccherini.

F: si richiude su cera, torba e un malto pulito, mandorlato e quasi amarino; non lunghissimo ma veramente splendido.

Nella sua recensione Serge scrive: “minimal wood influence, perfect age, brilliant spirit, that’s why I’m into whisky”. Ogni altra parola sarebbe superflua, ma forse no: è esattamente il nostro tipo di whisky, impressionante intensità, pulito e sincero ma sporco e intrigante allo stesso tempo. Fantastico. Il nostro consiglio, come sempre, è di fermarvi a lungo allo stand di Max, all’imminente Spirit of Scotland: anche se probabilmente questo imbottigliamento è ormai esaurito, non si potrà rimanere delusi. 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ella Fitzgerald & Louis Armstrong – Stars fell on Alabama.

GlenDronach 1989 (2011, PX cask #3314, OB, 53,5%)

Ieri abbiamo assaggiato un ottimo GlenDronach del 1993… Mentre eravamo lì a guardarlo e ad annusarlo, abbiamo pensato di approfittarne per provare un whisky del quinto batch (dicembre 2011) delle single cask bottlings della stessa distilleria: eccoci dunque davanti ad un GlenDronach del 1989, 22 anni trascorsi serenamente in una botte di sherry, sì, ma di Pedro Ximenez… Vediamo che tipo di differenze ci sono con l’Oloroso-monster di ieri.

N: le classiche note ‘sporche’ dei GlenDronach restano molto attenuate: ci sono punte di aceto balsamico, di legno umido, perfino lievi punte di dado, ma in minoranza rispetto ad un ampio spettro di aromi zuccherini dati dal PX. Mandorla, mon cheri (ciliegia e cioccolato dolce), uva passa, leggere suggestioni di scorza d’arancia. Fichi secchi, datteri. Panettone.

P: sorpresa. Niente più note sporche, ma un tappetone di cioccolato, caffè zuccherato, datteri, nocciola… Molto composto, omogeneo, senza ‘fiammate’. Cremoso (crema catalana), ancora panettone; resta piuttosto legnoso, ma i tannini non sono mai troppo invadenti. Qualche nota agrumata (diciamo chinotto?), ancora fichi e prugne secche.

F: legno e caffè, ancora uvetta. Secco, tende all’amarognolo. Ancora fichi secchi.

Molto particolare: natalizio ma non “puttanone” come altri sherried, e privo delle consuete suggestioni di frutti di bosco. Quando si dice che le botti di Pedro Ximenez sono speciali… Sarà che abbiamo presente il metodo di essicazione delle uve PX, ma ci pare davvero di sentire l’uva lasciata a marcire: sa poco di malto, l’influenza dello sherry è davvero molto marcante. Missione compiuta. Il nostro giudizio è di 88/100; Ruben ha assaggiato una sister cask uscita l’anno prima, e la pensa così.

Sottofondo musicale consigliato: Brian CoxHot Down Chile, una piccola gemma dagli anni ’70.

Clynelish 1989 (2012, Thosop by The Whiskyman, 53,5%)

Luc Timmermans è uno dei Malt Maniacs, noto collezionista e grande appassionato di Glenfarclas; insieme all’amico Dominiek Bouckaert, proprietario e selezionatore del marchio The Whiskyman, il buon Timmermans di tanto in tanto imbottiglia delle vere chicche (come si pregia di dire, non senza leggere note di profonda autostima, qui) con il marchio Thosop. Le etichette, a nostro parere, sono facilmente dimenticabili, a differenza del whisky che ci sta dietro… Questo Clynelish è invecchiato in botti ex-bourbon ed è stato lì a riposare dal 1989.

N: alcol pungente, profilo duro. Odori intensissimi di Highlands (minerali, costieri), collocati subito in totale sinergia con una vaniglia monolitica, pronunciatissima e davvero molto piacevole. Si vira anche sul toffee e sul cremoso. Ma cremosità e asperità possono convivere? Parrebbe di sì, qui.. Note di arancia molto matura e scorzetta di zenzero fresco; leggere note fruttate, ma di frutta asprina (mirtilli e bacche, scorza d’agrume, limone). Leggere note di cera, perfino qualche punta di cenere. Un naso bello sporco, come piace a noi, di un dolce per nulla stucchevole.

P: Attenzione… Whisky da panico, con una vera gragnuola di bombe di sapore. Nell’ordine, note minerali e di cera molto discrete e piacevoli, poi esposione d’asprezza agrumata (limone, scorza d’arancia) e infine, deglutendo, esplosione di vaniglia senza ritegno. Sorprendenti note di frutta tropicale verso la fine (c’è chi sente nitida la maracuja). Soavemente pepato e non privo di increspature salate. Semplicemente ottimo; Clynelish as it should be.

F: neverending, con vaniglia cremosa, note fruttate e nocciola. Un pochino di legno; labbra salate?

Fantastico. Noi adoriamo i whisky delle Highlands, perché sono pieni di quelli che generalmente chiamiamo ‘spigoli’, ovvero di punte di aromi e sapori meno usuali, un po’ ‘sporchi’, minerali. Questo Clynelish è davvero ottimo, e rappresenta al meglio quel che la distilleria può offrire ai suoi molti appassionati ammiratori, e soprattutto sul lato minerale e agrumato (sono le Highland, bellezza) può essere indagato per molto tempo. Complimenti dunque a Luc Timmermans per la selezione; il nostro voto sarà di 92/100. Serge la pensa così, Ruben così. Costava intorno ai 130 euro, ma – ahinoi, ahivoi, ahitutti – pare sia finito.

Sottofondo musicale consigliato: MorphineHoney white.