Teaninich 19 yo (1999/2018, Claxton’s, 53%)

Teaninich è una di quelle distillerie mal conosciute, poco celebrate e pure poco assaggiate: attiva da oltre 200 anni, è una delle “bestie da soma” di Diageo, producendo circa 9 milioni di litri annui destinati nella loro quasi totalità ai blended di casa – come single malt ufficiali negli ultimi vent’anni si ricordano solo il Flora & Fauna, una Special Release e i Rare Malts. Peraltro, come spesso accade con distillerie del genere, la proprietà ne approfitta per sperimentare aggeggi tecnici bislacchi: in questo caso, si tratta di un mash filter a pressa (se vi chiedete cosa sia, leggete qui), montato al posto dei ‘soliti’ mash tun nel 1999. Per fortuna in casi del genere ci sono gli indipendenti a dar luce a produttori poco noti, e noi ci rivolgiamo a Claxton’s, imbottigliatore che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi anni. Eccoci alle prese con un single cask di 19 anni, distillato nel 1999: per gli amanti dei trivia, è poco prima che il nuovo mash filter venisse montato.

N: alcol non pervenuto. Elegante, complesso e mutante (bello!, non l’avevamo mai usato, ci fa tornare in mente le tartarughe ninja: quant’erano anni ’90 i “mutanti”?), tra vaniglia, mela renetta, pera cotta, cocco, melone bianco… A impreziosire il profilo fruttato e piacevole si stende poi un velo minerale e ceroso, d’incenso e anche vegetale (basta che inizi con “a”: aloe e anice) che rende il tutto molto fresco. Molto fine  e integrato.

P: intenso e succoso, ancora piuttosto complesso. In realtà rimane molto pulito e sobrio, anche se a livello di descrittori ci sentiamo di dire che la vaniglia si fonde col marzapane e col torrone, la frutta si fa più matura, girando sul tropicale, tipo ananas. Su tutto vigila ancora una nota di cera, con una sfumatura crescente erbacea (mai eccessiva e anzi suadente: abbinato al sentore fruttato ci viene in mente l’amarena, dolce e amara allo stesso tempo).

F: lungo ed elegante, con una patina da incenso. Esce il peso degli anni e assaporiamo il legno.

Alcol inesistente, profumato, pieno di suggestioni, goloso ma discreto: Teaninich ci sembra una distilleria da riscoprire, chissà se quelli più giovani, frutto della produzione con il nuovo mash filter, reggono il confronto. E chissà se questa frase ha davvero un senso: ma in fondo è un lunedì di giugno, abbiate pazienza pure voi. 89/100, grazie a Diego per il sample (Diego lo importa e lo vende, a un prezzo ragionevole oltretutto).

Sottofondo musicale consigliato: Rosalia – De Aquí No Sales.

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Balcones Brimstone (2013, OB, batch BRM1113, 53%)

Grazie al prode Gianni Alcini, appassionato whiskofilo che già in passato ci ha omaggiato di malti mai banali, oggi assaggiamo un prodotto veramente molto, molto inusuale: si tratta di Balcones Brimstone, un whisky texano a base di una varietà speciale di mais (è infatti un blue corn whisky), la cui peculiarità maggiore è però che è piuttosto affumicato… E che c’è di strano?, direte voi; il fatto è che qui a essere affumicato è stato proprio il whisky, cioè il distillato, e non l’orzo, come capita di solito in Scozia; ed è affumicato usando ‘scrub oak’, ovvero ciuffoli di quercia… Curioso, no? Balcones è stata per anni la distilleria di punta del ricco movimento americano di craft-distilleries, grazie soprattutto alla verve di Chip Tate, che per brevità chiameremo l’allievo americano di Jim McEwan di Bruichladdich; di recente l’ingresso di capitali nuovi ha scatenato la Balcones Controversy, ovvero una gara a chi è più puro e l’abbandono dello stesso Tate, con tanto di rivolta su twitter con hashtag #nochipnobalcones. Qui s’è parlato troppo, bere! BERE!

Schermata 2015-04-20 alle 14.22.07N: ti dà quel che promette: si sentono forti suggestioni di pannocchia abbrustolita e l’affumicatura ricorda, nel complesso, la scamorza, affumicata ovviamente. A livello di descrittori, ricorda un po’ “cose di plastica”, gomma bruciata (e la cosa è interessante, non c’è torba qui!). Melassa, sciroppo d’acero. Note inedite di panforte, a rappresentare anche una certa speziatura intensa (chiodi di garofano).

P: che bella sorpresa, ci aspettavamo un mostro d’eccessi e invece, se pur esuberante, appare molto equilibrato. Scompaiono le parti più inorganiche (che avevamo descritto come gomma bruciata), in favore di una bella zuccherosità da cereale distillato… Sa proprio di mais; ancora melassa, e una suggestione folgorante di brioche al miele. Corposissima anche l’affumicatura, proprio di legna bruciata. Chips di mele.

F: lungo, intenso, torna la sensazione di panforte speziato e dolce, unitamente a un fumo assai persistente.

L’età non è dichiarata, ma senz’altro è un whisky abbastanza giovane e ruspante; non abbiamo notizie sui legni d’invecchiamento, ma presumiamo sia quercia americana vergine, no? Comunque; non possiamo che ringraziare a mani giunte il grande Gianni per il graditissimo omaggio, si tratta di un whisky semplicemente sorprendente, una splendida espressione francamente al di là nelle nostre aspettative, o forse dei nostri pregiudizi… Ottimo lavoro di Chip Tate, dunque, congratulazioni, pacche sulle spalle e 87/100. #gotexan!

Sottofondo musicale consigliato: riffoni ignoranti come solo negli USA del sud, Texas Hippie Coalition – Pissed Off and Mad About It.

Clairin ‘Michel Sajous’ 2nd release (Haiti, 53,5%)

Domenica e lunedì si è svolta a Milano la prima edizione del Rum Day e noi ci siamo fatti volentieri un giretto. L’organizzazione era in grande stile e non si è badato a spese (ingresso gratuito e assaggi gratuiti!) e inoltre, grazie alla gentilezza dei molti operatori presenti (Velier era il grande mattatore con una buona metà dei banchetti affittati per altrettanti marchi importati), abbiamo potuto imparare tante cose su un distillato dalla storia affascinante e dai metodi di produzione assai variegati. Alla fine ci siamo portati a casa qualche campione e in particolare ci ha colpito questa storia: Clairin (il nome hatiano per ‘rum’) non è propriamente una distilleria ma un brand, la cui creazione è il frutto dei viaggi in avanscoperta del patron di Velier, Luca Gargano. Su Haiti sono presenti infatti ben 532 distillerie, contro le 40 della totalità dei Caraibi, e la stragrande maggioranza sono microrealtà contadine, senza alcuna struttura commerciale. Gargano ha quindi selezionato il rum di tre differenti produttori, studiando poi un’etichetta e un marchio comuni. Insomma, un terreno vergine che nel mondo del whisky è stato totalmente consumato decenni e decenni fa. Qualche cenno: si tratta di un ‘Rum Agricolo’ (utilizzo di succo di canna da zucchero e non melassa, distillatore discontinuo) ottenuto con metodi- ci dicono- unici nel mondo del rum: le canne da zucchero crescono in mezzo ad altri alberi da frutto, assorbendone verosimilmente alcuni caratteri, la fermentazione avviene spontaneamente senza lieviti selezionati e vengono usati alambicchi “artigianali”, evitando infine qualsiasi filtrazione. Buttiamoci anche noi alla scoperta dell’ignoto!

CLairin_sajous-332x700N: davvero particolare rispetto a tutti i rum assaggiati finora. Ha infatti una moltitudine di note che rimandano sorprendentemente al salato: olive in salamoia, concentrato di pomodoro, worcestershire sauce, bottarga. Robe da pazzi, insomma! Più in generale, si presenta minerale e vegetale; ricorda il vapore del ferro da stiro. L’alcol è molto trattenuto e anche il profilo complessivo del naso non è di quelli esplosivi, ultra zuccherini, ma assai composto. Si potrebbe quasi dire austero. C’è comunque una nota di canditi indistinti.

P: molto beverino e con la percezione dell’alcol quasi assente. Al palato la sobrietà di cui sopra risulta accentuata, con un imbocco di grande mineralità che spiazza e molto vegetale (sembra quasi torbato!). Si confermano note salate di oliva e succo di pomodoro. Il sapore di canna da zucchero ovviamente c’e’, ma non aggredisce nè monopolizza. Anche perché dopo un’iniziale fiammata di dolcezza fruttata assieme zuccherosa e aspra- ci ricorda un poco la susina gialla- il palato si ripulisce quasi subito e si torna su delicate suggestioni vegetali.

F: di buona persistenza, ancora tutto nel segno del vegetal-mineral-simil torboso. Olive, salamoia, anice.

Mai e poi mai avremmo pensato di imbatterci in un rum con queste caratteristiche, davvero. E ci piace lasciarci suggestionare da un particolare nella descrizione fattaci al Rum Day, ossia la crescita spontanea delle canne da zucchero in mezzo ad altri alberi da frutto. Ci pare infatti di ritrovare qui i segni di una vegetalità più complessa e indistinta della sola canna da zucchero; sicuramente sbaglieremo ma immaginiamo questo Clairin Sajous come un vero e proprio distillato di foresta. Il voto non lo daremo, perchè siamo troppo inesperti in materia, valutate voi anche perché crediamo proprio che Velier lo proporrà nello spazio dedicato ai Rum di questo Milano Whisky Festival. Un assaggio è assolutamente obbligato, vi aprirà un mondo.

Sottofondo musicale consigliato: Various Artists 25 for HaitiWe are the world (e non sarebbe male se anche il commercio del Rum aiutasse Haiti a lasciarsi alle spalle la sua lunga storia di povertà)

 

Glen Keith 21 yo (1991/2013, Adelphi, 53%)

Glen Keith è una distilleria che – banalmente – nella nostra collezione di figurine mancava: e allora oggi assaggiamo un single cask ex-bourbon di 21 anni, selezionato da Adelphi (che tante soddisfazioni ci ha dato in passato) e messo in bottiglia l’anno scorso. Lo confronteremo con un coetaneo, che pubblicheremo mercoledì. Iniziamo dal colore, giallo paglierino, chiaro.

Schermata 2014-09-22 alle 11.05.40N: un po’ alcolico e pungente; abbastanza trattenuto. Con eleganza, squaderna note di fiori freschi, citronella, olio di mandorle, susine gialle, in un’atmosfera rarefatta e minerale. Una nota molto buona di maracuja. Limone, tanto limone; ed anche un grande ritorno per whiskyfacile: zenzero candito. Molto profumato, con note quasi di sapone… Ma senza essere off-note. Legno fresco.

P: l’attacco ha la stessa educata timidezza del naso, poi all’improvviso perde la testa, ed esplodono bombe di frutta tropicale, tra mango, cocco e maracuja asprina. Ancora sul lato dell’aspro, su cui questo single cask è certo sbilanciato, ecco limone, ecco buccia d’agrume, financo con trasudamenti minerali. Ancora mandorle fresche. Vorremmo rendere in parole il concetto di intensa compostezza, di urlata educazione, di sfacciata austerità: ma evidentemente non ci riusciamo.

F: molto lungo e nettamente bipartito: il tropicale prosegue la sua corsa, fino ad impattare e cedere il passo ancora a note più discrete (frutta secca oleosa) e floreali.

Particolare, davvero: a un naso trattenuto segue un palato che esplode, ma senza avvolgere… Domani assaggiamo un altro single cask di Glen Keith, vedremo se proseguirà sui territori intensamente tropicali; intanto a questo diamo 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: Beck – Sexx Laws.

Glen Spey 15 yo (1992/2007, James MacArthur, 53%)

La distilleria Glen Spey, vicina di casa di Glen Grant e Glenrothes, non è particolarmente quotata tra gli esperti; noi abbiamo messo le mani su un imbottigliamento della serie “Old Masters” di James MacArthur, 15 anni passati in una botte ex-bourbon. L’abbiamo assaggiato ‘blind’ in una serata da amici: vediamo se, senza essere influenzati da altre informazioni e senza sapere cosa avevamo davanti, ci è piaciuto o meno… Il colore è paglierino.

zoom_30687136_glenspey15yojmc800N: piuttosto chiuso, all’inizio; tanta vaniglia, tanta liquirizia. Note di frutta gialla, pera e susine soprattutto. Intenso ma piuttosto abbottonato. Ci sono anche note di cioccolato amaro. Limone. Il malto pian piano viene fuori (muesli), affianco a note floreali, erbose, che contribuiscono a definire un profilo abbastanza acerbo. Con un po’ d’acqua, reagisce come ci aspettavamo: si apre verso la pasta di mandorle e la vaniglia si accentua. Ancora limone, ancora cereali.

P: anche qui ci pare un distillato abbastanza ‘nudo’, confermando una certa austerità del naso. C’è un malto robusto e godibile (ancora cereali), cui si affiancano note zuccherine intense ma non sfacciate (uva bianca, un po’ di vaniglia, mandorla). Ancora note erbose. Cacao amaro. Nocciolo di limone (avete presente?, è un po’ amarino), ma anche miele. Con acqua, tutto guadagna in intensità, diventando ancora più dolce e godibile. Molto buono.

F: lungo, non intensissimo; miele, ancora cereali.

Noi avevamo pensato si trattasse di un whisky delle Lowlands di medio invecchiamento (15-20 anni), in virtù di note ‘vegetali’ e floreali e di un profilo austero e delicato. Non abbiamo poi sbagliato di molto… Certamente, quelle stesse note che noi qui abbiamo apprezzato possono essere trovate discutibili e “troppo acerbe” da altri: ad ogni modo, noi alla cieca gli abbiamo dato 89/100 e non possiamo che confermare il voto, avvertendo che, ad esempio, Serge è decisamente meno indulgente. Ah, la soggettività!

Sottofondo musicale consigliato: Dead Can DanceIn the Kingdom of the Blind the One-eyed are Kings.

Longmorn 22 yo (1988/2011, Silver Seal, 53%)

Era da un po’ di tempo che questo sample stava lì, sullo scaffale, a guardarci: un giorno di pioggia come questo ci è parso il momento migliore per farlo fuori. E dunque sotto con questo Longmorn del 1988 imbottigliato l’anno scorso da Silver Seal alla gradazione di 53% in 315 esemplari (attenzione a non confonderlo con quest’altro); dato il valore della distilleria, ci aspettiamo tanta soddisfazione. Le nostre attese saranno ripagate? Il colore è dorato chiaro.

N: la gradazione non respinge affatto. Subito, domina un’ottimo aroma d’arancia (la solita marmellata d’arancia, sì, ma anche aranciata amara, o succo concentrato… sì dai, insomma, arancia). Molto fruttato (pera matura, pesca). Frutta candita. Lievi note di cioccolato al latte. Cannella, anche, e una vaniglia piuttosto leggera. Con acqua, diminuisce il lato fruttato, si esalta proprio la vaniglia ed emerge un delizioso aroma di pasta di mandorle. Il legno inizia a farsi sentire, e aumenta anche il lato ‘maltoso’ (muesli dolce). Tabacco aromatizzato (alla vaniglia…).

P: molto saporito, rotondo. Frutta, con grande intensità: ancora agrumi, poi frutta gialla, con incursioni tropicali a tradimento. C’è poi una freschezza quasi mentolata (eucalipto, di sicuro). Davvero morbido, quasi pannoso, a tratti (latte caldo zuccherato, ha senso?). Cioccolato, verso il finale, e anche note speziate, quasi pepatine (zenzero, diciamo).

F: ha note erbacee, ma soprattutto è ancora agrumato e cremoso, vanigliato. Piacevole, medio-lungo.

Davvero molto buono, facevamo bene ad aspettarci tanto e non siamo certo rimasti delusi. Non è magari straordinariamente complesso, ma tutto quel che c’è è nitido, intenso e molto godibile, e crediamo rappresenti molto bene l’anima dei Longmorn di quest’età, con quelle note aranciate davvero tipiche. La bottiglia costa intorno ai 140 euro. La nostra valutazione è di 88/100, e qui, al solito, ecco le opinioni di Serge.

Sottofondo musicale consigliato: Karen Souza e la sua cover di Creep. Incredibile come sia praticamente impossibile farne una versione brutta, o no?

Degustazione ‘Distillery only’

Lunedì sera una ristretta delegazione di whiskyfacile.com ha avuto il piacere di partecipare alla degustazione “Distillery Only“, organizzata dal Milano Whisky Festival. Questa volta Andrea e Giuseppe si sono sacrificati per il bene di noi tutti, andando in Scozia e portandosi in Italia, tra le molte altre bottiglie, diversi imbottigliamenti disponibili solo in distilleria: nello specifico, lunedì sono state aperti un Glen Moray 1998-2012 (cask #6499, 58,6%), un GlenDronach 1993-2012 (cask #1610, 60,5%), un Caol Ila ‘distillery only’ del 2007 (58,4%) e un Lagavulin ‘distillery only’ del 2010 (52,5%). A queste quattro bottiglie si è aggiunto un giovane Glenfarclas, il Movember (9 yo, 53%), imbottigliato dal sito Master Of Malt per l’iniziativa benefica “movember“, appunto.

Di sicuro, non sarà facile riassaggiare questi whisky, a meno di non andare di persona a prenderseli in distilleria… Come già accaduto in passato, abbiamo bevuto in loco solo parte del parterre (Glen Moray e Caol Ila, per i quali pubblicheremo un’opinione stringatissima nelle sentenze), in modo da poter bere con calma e concentrazione il resto, a casa. Oggi proponiamo delle sintetiche tasting notes per il Glenfarclas Movember, nove anni (2002/2011) passati in due botti di sherry Oloroso (#2659 e 2662).

Glenfarclas Movember 9 yo (2002/2011, OB for Master of Malt, 53%)

N: piuttosto chiuso sulle prime; col tempo vengono fuori note di sherry secco. Caffè, liquirizia, frutta secca; albicocca disidratata, tanta uvetta; frutti rossi, perfino un po’ di burro. Tabacco da pipa. Un goccino d’acqua giova molto. P: erba e fiori amari; speziato (cannella, dolce). Tanta frutta secca, ancora, e ancora liquirizia; il tappetone di sherry evolve verso l’amaro, forse il legno si sente un po’ troppo. F: tutto sull’amaro, a tratti allappa. Molto lungo, speziato. Il giudizio complessivo è di 84/100: è buono, decisamente, e costava poco quando è uscito, cosa che non dispiace. A nostro giudizio il legno è fin troppo invadente, e per questo il voto non sale più in alto. Qui le opinioni di Ruben e qui di chi la bottiglia l’ha selezionata.

Sottofondo musicale consigliato: Miwa GeminiGoodnight trail, dall’album Fantastic Lies by Grizzly Rose.