Glen Grant 21 yo (1992/2013, Douglas Laing, 51,5%)

Avevamo ricevuto questo sample in occasione di uno stimolante twitter tasting offerto dall’imbottigliatore scozzese Douglas Laing per sostenere il lancio di un nuovo blended, lo Scallywag. Si tratta di un Glen Grant invecchiato in una botte refill sherry per 21 anni e imbottigliato per la serie ‘Old Particular’. Il colore è ramato.

glengrant_21opN: pare piuttosto alcolico, con una nota pungente minerale, di polvere da sparo. C’è un che di sporchino, comunque, tra l’arancia troppo matura, pelle, cuoio. Dietro, in ogni caso, si sviluppa una discreta dolcezza maltosa e nocciolosa; brioche all’albicocca e frutta caramellata (mele rosse). Uvetta, strudel. Non mancano suggestioni spezie (cannella). Onestamente non fa impazzire, è tutto un po’ trattenuto e dominato da quella nota sulfurea e minerale. Stranamente secco ma sherried. A tratti si sente anche odore d’alcol.

P: molto particolare e piuttosto alcolico. Parte piccantissimo, poi scoppia una nota dolciastra simile a certi rum dappoco, legnosissima, tra le noccioline tostate e lo strudel. Ancora uvetta. Ad ogni modo resta molto alcolico e, soprattutto, tanto metallico, ferroso, ruginoso. Si sprecano le ‘off notes’. Cuoio e tabacco da sigaretta, piccantino e legnoso.

F: nocciola, ferro, uvetta, sensazioni metalliche e ancora leggermente piccante.

Avevamo grandi speranze per questo Glen Grant, tuttavia siamo rimasti delusi. Al di là dei gusti personali, che non ci portano a prediligere profili sherried secchi e trattenuti, ci è parso di incontrare anche alcune sfumature poco potabili, soprattutto al palato per la verità. Forti anche dello scarso consenso riscosso presso Whisynotes, ci permettiamo sommessamente di bocciare, se pur con educazione: 77/100.

Sottofondo musicale consigliato: Guido e Maurizio De AngelisGoodbye my friend, dal capolavoro Il cittadino si ribella.

Dunyvaig 21 yo (1990/2013, Silver Seal, 55,1%)

Dunyvaig, questa sconosciuta. Alcuni si chiederanno da dove mai sia saltata fuori questa ennesima distilleria scozzese e lo faranno invano. Con questa dicitura infatti Silver Seal ha inteso mascherare la genitura di una botte acquistata sul suolo di Islay e Dunyvaig è invece il nome del castello costruito sull’isola nel 1100, ridotto oggi a un cumulo informe di evocative macerie. Assaggiamolo con il brivido della suspense, la stessa che avranno vissuto anche gli estensori dei blog whiskysucks e ilbevitoreraffinato, che l’hanno recensito in contemporanea a noi. Carino, no?

13175_Dunyvaig_1990_Silver_SealN: prepotentemente sherried, da subito molto molto aperto. Annusato al buio, diremmo che è di Islay? Probabilmente no, tuttavia alcune lievi note minerali che sconfinano nel salmastro ci pare di riconoscerle al di là d’ogni dubbio. Pastelli a cera? Ad ogni modo c’è una dolcezza, che a parte una profonda ciliegia spiritata, è tutta assai leggiadra, fresca, piaciona: un borsone di agrumi (chinotto, arance rosse), fichi secchi, tabacco da pipa ‘dolce’ e fruttato, prugne secche. Con acqua, si apre sul caramello.

P: l’attacco è sobrio e amaro, come solo certi heavy sherry sanno essere, ma immediatamente lascia intendere una bella personalità; poi si concretizza infatti un’esplosione di frutti rossi (ciliegia, mora, lampone), con cioccolato amaro, fichi secchi e ancora prugne secche. Molto speziato e pepato, pare quasi peperoncino. Elementi legnosi, arborei ci sono, ma non si fa mai allappante. Nocciola. L’acqua acuisce tutto, aprendo la bella dolcezza e rendendolo pericolosamente beverino.

F: di media-lunga durata, protagonista è ancora quella dolcezza sherried pulita, con una punta di peperoncino da sballo e generose note maltate.

I primi quattro aggettivi che ci vengono in mente per descrivere questo innominato sono buono, intenso, godurioso e piccante (nel vero senso della parola e non ammiccando a improbabili proprietà erotizzanti del single cask in questione). Se dovessimo azzardare un totodistilleria, diremmo Bunnahabhain, anche perché la mancanza di torba restringe di molto il campo delle possibilità qui su Islay. Ad ogni modo, in fatto di degustazioni blind lo scivolone epico è sempre in agguato anche per degustatori di decennale esperienza, figurarsi per noi lattanti del malto. Non angustiamoci troppo in definitiva; il consiglio, come sempre, rimane quello di berci sopra: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Luigo Tenco Ah l’amore l’amore