Tobermory 24 yo (1994/2019, Claxton’s, 55,4%)

È da qualche tempo che in Italia abbiamo la fortuna di poter accedere facilmente agli imbottigliamenti di Claxton’s, un piccolo imbottigliatore indipendente inglese (grazie a Davide per la correzione) distribuito da un paio d’anni dal prode Diego Malaspina di Whiskyitaly. Noi seguiamo sempre con curiosità le nuove release, dato che in passato abbiamo pescato ottime sorprese: oggi ci dedichiamo anima e corpo a un Tobermory di 24 anni invecchiato in un singolo barile ex-sherry – e come ci insegna Tagliabue, Tobermory e sherry spesso sanno regalare esiti stellari.

N: mooolto piacevole! La gradazione è inesistente. Evidente lo sherry, con note di uvetta e mela rossa, anche una poltiglia di albicocche o forse di pesche… Un senso di frutta macerata. In grande crescita ecco zompettare fuori una nota metallica, di rame, di ruggine; anche un sentore quasi quasi di carne di gallina (!), una nota un po’ sporchina. Fruttato ma non zuccherino, sporco ma non grasso: Tobermory colpisce ancora con la sua stranezza.

P: resiste nella sua paradossale dolcezza secca e metallica. Esplode una bomba succosissima, molto vinosa, pur non indulgendo sulla dolcezza: ancora mela rossa, uvetta, uva rossa, ciliegia (nocciolo di). Vira con coerenza poi su note più metalliche, di carrube rame e un po’ di legno, andando verso l’amaricante.

F: asciutto, ma ancora con sentori di crema alla ciliegia; lungo, persistente, ancora su metallo e frutta.

Con Tobermory, si sa, non bisogna aspettarsi cose semplici, cose normali, cose banali: e anche in questo caso il copione del freak show è stato rispettato alla grande. Paradossalmente tutte le note strambe e bislacche di questo single cask portano a un incredibile equilibrio: certo non è un whisky facile (ehm), anzi è davvero stimolante, “challenging” direbbero i nostri amici hipster arrotolandosi il risvoltino. A noi è piaciuto molto: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sunn O))) – Kingdoms.

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Tormore 20 yo ‘The Artist #2 – Bar Metro’ (1992/2013, La Maison Du Whisky, 55,4%)

tormore_1992_svNon c’è bisogno di presentare Giorgio D’Ambrosio e il Bar Metro di Milano al pubblico di appassionati di whisky, vero? Uno dei più grandi collezionisti di whisky al mondo, semplicemente, uno dei primi esseri umani a girare le distillerie per selezionare le botti, un uomo che gode di una stima e di un rispetto tali da non lasciar dubbio sulle sue qualità, umane innanzitutto. Non vogliamo fare una sviolinata, non ci interessa: è solo il preambolo necessario per far comprendere perché un colosso francese come La Maison Du Whisky decida di dedicare a GdA e al Bar Metro un single cask di una delle sue serie più prestigiose, ovvero “The Artist”, con etichette disegnate da artisti emergenti del panorama internazionale. Assaggiamo dunque questo Tormore di 20 anni, imbottigliato in edizione limitata (235 esemplari) a gradazione piena; la botte è ex-bourbon. Il colore è paglierino, chiaro.

Schermata 2014-05-08 alle 11.53.01N: ha l’anima dei grandi, sostanziata in intensità dirompente e complessità disorientante. Sulle prime colpisce una nota torbata, leggermente affumicata, che ricorda decisamente il bacon, e per restare sull'”alimentare” ci stupisce una nota di formaggio dolce (emmenthal) molto peculiare. Poi, un gran tappeto minerale ed erbaceo, con note di burro, eucalipto, menta, pepe. Fin qui, un bel malto austero: e invece si squaderna una bella dolcezza, altrettanto variegata. Caramella mou, l’impasto che sarà pastafrolla, un che di limonata zuccherata, albicocca matura. Parte in punta di piedi e poi si scatena, con un naso caldo e rotondo.

P: all’ingresso ribadisce il naso, con in scena attori principali una torba nervosa, un pepe aggressivo, note minerali e affumicate (salamoia e ancora bacon). Poi esplode in bocca e rilascia una dolcezza intensa, intensissima: ancora a sorpresa emmenthal, poi un generico apporto ex-bourbon… Impasto per torte, zucchero liquido… Una dolcezza monolitica, sempre in contrasto con il ‘nervosismo’ iniziale.

F: molto affumicato (braci, legna bruciata) e vegetale, erbaceo. Ancora pepe.

Un whisky che si offre come degno alfiere del vessillo del Bar Metro: una botte eccellente, un whisky inusuale, costantemente in bilico tra austerità e rotondità, tra durezza e gentilezza, tra serietà e affabilità. Un perfetto milanese, insomma: 90/100, e via così. Quando è uscito costava attorno ai 100 euro.

Sottofondo musicale consigliato: Susanne SundforWhite Foxes.