Arran Smuggler’s Serie vol.1 ‘The Illicit Stills’ (2015, OB, 56,4%)

Nell’autunno 2015 Arran ha lanciato Smuggler’s, una serie limitata a tema distillazione illegale, con bottiglie eclettiche e confezioni ambiziose: un falso libro, decorato come un grafico millennial probabilmente si immagina un libro dell’Ottocento, nasconde al suo interno una bottiglia, ta-dà! Pochi giorni fa è uscito in Italia il terzo capitolo, che a quel che ci risulta è già esaurito; noi siamo rimasti indietro, e affrontiamo oggi la prima versione, ‘The Illicit Still’s. Non è data conoscere l’età, ma c’è dell’Arran torbato (a diversi gradi di torbatura, a dirla tutta), c’è dell’Arran invecchiato in Porto, insomma: c’è una ricetta complessa, c’è un concept forte a livello di marketing, vediamo se il teatro regge alla prova del bicchiere.

arran-malt-smugglers-edition-2015-copyN: sia come sia la ricetta, al naso questo alambicco illegale regala note molto fresche di un distillato giovane, con una venatura torbata che proprio non le manda a dire. E quindi notiamo tanto burro fresco, tanto cereale (diremmo: porridge), anche canditi; forse addirittura latte. Tanto, tantissimo limone. Zucchero a velo. Al contempo emerge una nota ‘dolce’ un po’ più calda, diremmo di marmellata, forse confettura d’agrumi? E poi, la torba: un leggero affumicato che ricorda molto, anche se da lontano, la scamorza – affumicata, ovviamente.

P: il primo impatto è tutto sul limone, sembra di addentare un limone leggermente affumicato e con dello zucchero a velo sopra. Agghiacciante? Non come sembra, a dir la verità. Note ancora burrose, o di panna cotta; una piccola vetta fumosa, quasi pirica, risultante dall’abbinamento tra una torba bella vivace e l’eco della dolcezza da Porto. Per il resto, un senso di vaniglia astratto, e tanta gioventù.

F: lungo e persistente, limonoso e fumoso; e poi, ancora panna cotta. Pane.

Il primo capitolo della serie ha una grande potenza agrumata, che esplode in tutta la sua virulenza al palato; e si sente che la torba è tosta, non è un semplice dettaglio verbale, ma vera sostanza. E pure, al di là del mero, sterile elenco di descrittori e al di là di una bevuta piacevole, il profilo complessivo resta un filo esile, senza profondità se vogliamo, e per quel che ci riguarda non rende giustizia a una distilleria che ha dimostrato di avere uno stile preciso e di nostro gusto. Detto ciò, siccome non sapremmo dire se a leggere queste parole si comprende fino in fondo l’emozione che pervade i nostri cuori, diamo i numeri: 82/100. Ciao.

Sottofondo musicale consigliato: Kiasmos – Looped.

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Port Ellen 27 yo (1983/2010, Old Bothwell, 56%)

Old Bothwell è un imbottigliatore scozzese piuttosto particolare, che pare campare soprattutto di “bomboniere”: vale a dire che pare campare soprattutto vendendo whisky con etichette personalizzate, idea regalo perfetta per i vostri matrimoni e le vostre feste aziendali, splendida strenna natalizia! Non sapremmo dire se si tratta di una deriva recente o di una vera e propria tradizione commerciale; sta di fatto che quattro/cinque anni fa Old Bothwell ha avuto il privilegio (la fortuna, la bravura) di mettere le mani su diverse botti di Port Ellen, imbottigliandole tutte a grado pieno. Tenete conto che su whiskybase dei 39 imbottigliamenti di Old Bothwell, 34 sono proprio Port Ellen… Quello che assaggiamo oggi è un Port Ellen del 1983 (Cask #216) che ci inviò in omaggio un amico di whisky ormai tre anni fa: l’abbiamo fatto aspettare fin troppo, ora è il caso di bere.

port-ellen-25-year-old-cask-2471-old-bothwell-whiskyN: pur a 56% l’approccio è molto gradevole. Inoltre ha tutti i tratti che hanno reso leggenda alcuni di questi Port Ellen ultra invecchiati, a partire da una torba bella acre, fumosa, da braci spente sulla spiaggia (non lesina infatti anche una leggera marinità). Il carico da novanta lo gioca però su una serie di suggestioni vegetali molto delicate ma anche molto persuasive: banana verde, eucalipto, una pigna resinosa davvero incantevole. Esibisce una buona dose di acidità, elargendo suggestioni di cedro e lime. A completare un sobrio lato vanigliato e di zucchero a velo. Impressiona il bilanciamento complessivo e la grande intensità.

P: ragazzi, è buono! Quanto è buono? Tanto, e va giù che è un piacere perfino a questa gradazione. Da subito ritroviamo note balsamiche e resinose in grande spolvero, bilanciate però all’unisono da una dolcezza molto pronunciata (vaniglia e cereale Kellog’s). La torbatura è ancora molto viva, smoggosa e cenerosa (sigaro?). Su tutto regna, come del resto al naso, un’agrumatura limonosa che definiremmo al top. Tutto è esplosivo, tutto è perentorio senza essere volgare, è un piacere continuo.

F: molto lungo e avvolgente come il vapore di una stireria. Insiste all’infinito un senso di erba e di legno bruciati (ma c’è anche qualcosa di più inorganico, plastica bruciata?). Leggera dolcezza maltosa e il ritorno di un’onda salata.

Gli diamo 93/100 perché – banalmente – ti fa godere. Buonissimo, equilibrato, godibile, sfaccettato… Grazie infinite a Luca per l’omaggio, e scusaci se ci abbiamo messo così tanto. L’attesa, almeno per noi, è stata premiata.

Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Hardwired.

Macallan 22 yo (1990/2013, Adelphi, 56%)

Concludiamo la settimana dedicata ai Macallan indipendenti con un’uscita relativamente nuova di Adelphi, imbottigliatore scozzese attivo dal 1993 e dagli standard qualitativi solitamente eccellenti. Per questo assaggio dedichiamo un ringraziamento particolare a Gianni Alcini, appassionato cultore della materia maltosa e uomo di franca genorosità, che ha voluto sottoporre ciò che restava della sua bottiglia al nostro giudizio e soprattutto alle nostre spalancate bocche. Grazie!

Adelphi-Macallan-22N: riconosciamo i tratti in qualche modo tipici di Macallan: malto imponente, mele rosse, mou, caramello, legno tostato; anche l’agrumato qui è veramente in primo piano; una certa liquorosità sherrosa. Diciamo anche biscotti al burro e aggiungiamoci pure nocciola. E la goduria è servita. Rispetto al Silver Seal tuttavia si notano i 13 anni di distanza tra le distillazioni; al di là della diversa gradazione, ci sono infatti un ‘alcol’ e un profilo complessivamente più secchi, più pungenti (lucido per legno), senza comunque, intendiamoci, che questo appaia come un difetto. L’aggiunta d’acqua lascia che esploda il lato agrumato, per il resto apre senza cambiare le carte in tavola.

P: un po’ alcolico l’impatto, ma la sensazione è presto sostituita da una gradevole succosità. Tanta frutta rossa e nera; ancora mele rosse e confettura di more, marmellata d’arancia. A sorpresa il legno c’è ma risulta essere umido e macerato, comunque raffinato. Infine, una nota di pasticceria, che a noi ricorda torta di mele e pandoro. L’acqua espande il sapore, rendendo più dolce il tutto. A noi aggrada di più liscio.

F: composta di more e molto legno umido. Lungo e persistente. Nocciola e un poco di cioccolato.

La degustazione incrociata di questo 22enne, di un Samaroli e di un Silver Seal è stata davvero divertente e istruttiva, con i due imbottigliamenti italiani agli antipodi (uno delicato e fresco, l’altro straripante e sherroso), e quest’ultimo di Adelphi ancora differente. Un Macallan moderno, che ha perso le profondità liquorose e i vortici di sapori succosi di un tempo, dove tutti gli elementi sono collocati per così dire “in superficie”, ma che si distingue fieramente per una maltosità molto pronunciata e una qualità complessiva che innamora. Comunque, se questo è il presente, per una volta abbandoniamo volentieri la diffidenza verso il futuro: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Kevin McLeodNight on the Docks

 

 

Bowmore 10 yo ‘Tempest’ (2010, batch 2, 56%)

In attesa di dire la nostra sull’imbottigliamento speciale per l’Ardbeg Day, oggi restiamo su Islay (abbiamo troppi, troppi sample di whisky torbati, dobbiamo farne fuori un po’…) per assaggiare un Bowmore “Tempest”, vale a dire un 10 anni invecchiato in botti ex-bourbon first-fill. Questo è il secondo batch, imbottigliato nel 2010. Il colore è bello dorato.

N: l’affumicatura è profonda, c’è tutta, ma non risulta sovrastante. Le botti imprimono un fruttato e un vanigliato davvero netti (vaniglia, si diceva, poi frutta gialla, quasi tropicale a tratti; albicocca). Lievi note salmastre. Quel che ci colpisce positivamente è una gentile mineralità (olio d’oliva, diciamo) che offre spigoli ad un naso altrimenti davvero ruffiano. Note di chiodi di garofano. Zuppa inglese.

P: subito, note affumicate. Molto fruttato (pesca, albicocca, punte agrumate, forse proprio limone) e floreale (avete presente quando da piccoli si mangiavano gli zuccherini alla violetta?). Tanto apporto della botte (vaniglia a tonnellate, a tratti un po’ stucchevole). Fave di cacao, qui e là; note – curiose – di propoli.

F: indefinitamente dolce, non lunghissimo.

Come direbbe Davide, è un whisky “puttanone”: l’animo dolce è fin troppo ammiccante (le botti hanno tanto da dire ma alla lunga risultano logorroiche), l’affumicatura resta morbida sullo sfondo; per fortuna, dobbiamo dire, ci sono degli ‘spigoli’ (le punte minerali al naso, un che di amaro al palato). Nonostante ciò, dobbiamo confessare un nostro limite: non riusciamo ad innamorarci dei Bowmore… Il nostro giudizio è comunque buono: 85/100, qui trovate le opinioni di Serge, qui quelle di Karen.

Sottofondo musicale consigliato: The Police – Syncronicity II.

Brora 24 yo (1977/2001, Rare Malts, OB, 56,1%)

È Natale, e dopo un deludente Clynelish dobbiamo tirarci un po’ su il morale: cosa possiamo assaggiare se non un prodotto dei dirimpettai, la mai abbastanza celebrata Brora? Abbiamo accennato nello scorso post alle vicende che legano le due distillerie, ma se volete saperne di più potete leggere le parole del massimo feticis… ehm, esperto di Brora in circolazione, ovvero il buon Serge Valentin (qui e qui). La bottiglia che abbiamo tra le mani è una vera chicca, un whisky della prestigiosa serie dei Rare Malts della Diageo distillato nel 1977, quindi sei anni prima della chiusura, ed imbottigliato nel 2001. Il colore è giallo paglierino.

N: come per il Clynelish, la primissima nota che spicca è la cera; questa volta, però, questa si colloca in una complessità che immediatamente impressiona. In primo luogo, a fianco della cera c’è un qualcosa di deliziosamente ‘opprimente’, che pian piano andiamo definendo verso un odore di campagna, di casolare umido, di fieno, a tratti proprio di malga, di stalla. Ci sono note torbate di grande gentilezza (no affumicato) con cui danzano in perfetta armonia altre note fruttate: uvetta, mela matura, fragola. È un vero tripudio olfattivo. Tutto ciò, senz’acqua!, perché va aprendosi splendidamente con il tempo e dopo pochissimo le note alcoliche più pungenti si dissolvono. Ci sono deboli note speziate, sullo sfondo, in particolare di noce moscata; tabacco dolce da pipa; panettone; miele, che emerge soprattutto aggiungendo acqua. Il legno è da orgasmo. Grande complessità e soprattutto fantastica evoluzione.

P: è molto compatto, nel senso che è armonioso e bilanciato, ma al contempo regala vere e proprie fiammate di sapore: liquirizia, agrumi, ancora fragola, malto. Se pure a 56% è di grandissima bevibilità; con acqua, si sente molto di più una torba delicatissima, gustosissima, e ancora una volta note di miele fanno capolino nel tripudio generale. Non è un palato dolce tout court, però: la sensazione è che il miele (che senz’acqua rimaneva una nota dolce misteriosa) faccia da eufonico collante tra la dolcezza fruttata e la spigolosità del legno e della liquirizia. Grande equilibrio, il bilanciamento perfetto rende questo palato davvero magnifico.

F: torba, legno caldo, lieve affumicatura; dolce, su frutta secca; risalgono vere e proprie zaffate di malto. Grande finale, lungo, persistente e in continua evoluzione.

Al netto di alcune differenze, ricorda molto certi vecchi Talisker, come profilo; corpo e compattezza (e dolcezza, e ruvidità) sono eccezionali, semplicemente. Capiamo molto bene le ragioni per le quali due esperti blogger come Serge e Ruben perdano la testa per i malti di questa distilleria: il nostro umile verdetto è 94/100. (update: negli stessi giorni, anche Angus di whisky-online.com ha bevuto questo malto… trovate la recensione in coda ad un articolo molto interessante, qui)

Sottofondo musicale consigliato: Tom Waits – Clap hands, dal bellissimo album Rain dogs. Buon Natale.