Macallan 12 yo (1988/2000, Caledonian Selection, 57,4%)

La serie Caledonian Selection, dell’imbottigliatore Liquid Gold, è stata spesso presente sugli impolverati scaffali delle enoteche italiane – ricordiamo bene la silhouette peculiare di questi decanter che ci guardavano tristi, magari nascosti e umiliati dietro a una bottiglia di Black & White… E colpevolmente le abbiamo sempre lasciate lì, nella loro tristezza. L’imbottigliatore ha chiuso i battenti nel 2005, a quel che ne sappiamo, e in tutta onestà non avevamo mai assaggiato nulla – prima di oggi!, dato che grazie ad Angus abbiamo messo le mani su un sample di un Macallan di 12 anni, single cask ex-sherry imbottigliato a grado pieno.

N: fin dall’inizio esibisce una bella complessità, tra frutti rossi, tiramisù, spremuta d’arancia zuccherata. C’è poi un lato più screziato, tra la sagrestia e un filo di zolfo. La sensazione generale, se ha senso per un Macallan in sherry, è di “umidità”: ricorda nitidamente le foglie umide calpestate in autunno.

P: l’alcol c’è ma non disturba troppo, e la cosa ci piace vista l’alta gradazione. Contribuisce anzi a formare un gusto pieno, caldo, dolce. Esplode su note sherrose, di mela rossa, arancia dolce e marmellata d’albicocche. Non mancano suggestioni di caramello, e soprattutto un sentore – sorprendente – di rosa canina.

F: indugia ancora su caramello, cioccolato e mela rossa (strudel?), ma poi dimostra grande intelligenza andando a chiudere con grande pulizia, senza abusi legnosi. Una piacevole nota di malto e noci ci culla.

Un Macallan giovane con tanta personalità: non ha quella pomposità un po’ compiaciuta di certi sacri Macallan, si mostra anzi curiosamente affilato, soprattutto al naso, e al palato esibisce l’apporto del barile senza negarsi un paio di staffilate inattese (rosa canina, davvero?). 88/100, se ne trovate su scaffali abbandonati… Salvateli. Grazie Angus!

Sottofondo musicale consigliato: Brockhampton – Boy Bye.

Ben Nevis 18 yo (1996, Wilson & Morgan, 57,4%)

Come promesso pochi giorni fa, a un sorprendente Ben Nevis imbottigliato da Valinch & Mallet ne accostiamo uno dalle caratteristiche d’etichetta molto simili. L’invecchiamento anche qui è di quelli che cominciano a dirsi importanti e poi trattasi di maturazione in ex sherry cask, di questi tempi quasi una rarità, al punto che che Wilson & Morgan ha pensato bene di creare una serie ad hoc, contraddisinta dal bollino “matured in sherry wood” ben in evidenza sulla bottiglia. Insomma, roba che scotta.

Ben_Nevis_18Yo_574-BN: l’alcol è pazzescamente poco in evidenza ma come spesso usa con Ben Nevis bisogna esser pronti ad aromi forti, contundenti. E qui non mancano, con una dominanza di note di carne, di soffritto, di funghi cotti. Ci sono quasi cenni sulfurei, ruginosi. Dopo un po’ di ossigenazione però questo lato si affievolisce (o il naso si abitua) ed esce un profilo shierried caldo, profondo e ‘cotto’: carruba, frutta cotta (prugne e mele); marmellata d’arancia in cottura e ancora un tourbillon di delizie: miele, caramello, cioccolato, fichi secchi e datteri. C’è anche una terza fase, con frutta rossa in crescita (fragole e lamponi) e mela rossa a pacchi. Completano un naso complessissimo e di grande personalità un che di tabacco, di frutta secca (nocciola, noce di pecan) e caramella al rabarbaro. Se si aggiunge acqua diventa ancora più tabaccoso e speziato, ma anche più fruttato e succoso. Naso da sogno, insomma.

P: che botta! la gradazione qui si sente, il corpo è pastosissimo e denso. Il senso di carne e brodo è quasi inesistente ma, restando in cucina, troviamo pesanti note pepate e di peperoncino. Contrariamente a quanto immaginavamo dal naso la dolcezza non è così spinta, anzi è un whisky dagli spigoli delicati, maltoso, quasi vegetale, con un filo di cera e di burro fresco fantastici. Ritroviamo la carruba e poi zuppa inglese, tante arance rosse, caramello, mele cotte e zucchero di canna. Infine una nota amaricante di legno e di tabacco da sigaro. Consigliamo vivamente l’aggiunta di acqua per renderlo più succoso e abbordabile, e spostare il peperoncino dall’attacco alla chiusa del palato.

F: ancora molto complesso e variegato: si va dal caramello alle prugne e mele cotte. Carruba, noce di pecan, caffelatte zuccherato ma anche noce moscata, peperoncino e un velo di cera.

Sicuramente questo Ben Nevis è uno dei whisky più stimolanti assaggiati negli ultimi mesi. Complesso e cangiante durante la degustazione, va sicuramente annoverato nella categoria dei malti ‘sfidanti’: provi a comprenderli ma loro sono già un passo avanti ai tuoi miseri sensi umani. Comunque, azzardando un giudizio complessivo, il naso, sofisticatissimo, era sicuramente sopra i 90 punti, mentre il palato propone un copione inaspettato e molto suggestivo, forse solo con un filo di legno di troppo. Il finale merita una menzione particolare ancora per la grande ampiezza di suggestioni. Il conto di tutto questo fatuo argomentare fa un bel totale di 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soley – I’ll drown

Caol Ila 30 yo (1980/2010, Master of Malt, 57,4%)

Master of Malt è un negozio di whisky online, celebre perché negli ultimi anni ha ‘rivoluzionato’ l’accessibilità ai whisky, creando il servizio “try before you buy“: vale a dire, mette in vendita sample da 3 cl di moltissimi imbottigliamenti, ufficiali e indipendenti, alcuni di qualità davvero incredibile (fate conto che si trovano spesso imbottigliamenti del Feis Ile, oppure quasi tutte le family cask della Glenfarclas…), consentendo a tanti come noi di assaggiare tante cose diverse senza ipotecare la casa della nonna. I ragazzi imbottigliano anche: oggi assaggiamo un Caol Ila di 30 anni, un single cask (ex-bourbon) messo in bottiglia due anni fa. Costava intorno ai 100 euri all’epoca, ovvero poco per una simile età. Il colore è paglierino carico, quasi dorato.

caol-ila-30-year-old-single-cask-master-of-malt-whiskyN: ma è davvero a 57,4%? Incredibilmente aperto e aromatico, data la gradazione, e molto “compatto”, nel senso che diverse anime convivono senza gerarchie. La torba è gentile e levigata dal tempo ma ancora presente, e sfuma in sentori marini (salmastro, iodato); la sensazione ‘salata’ dell’aria di mare ricorda quasi l’odore del sale grosso attorno alla carne (l’avrete fatto un rosbiffe, no?)… Quasi note di bacon? Accanto, dolcezza setosa, tendente al vegetale (ci ricorda un po’ delle release ufficiali dei Port Ellen), tra note di malto, di banana, poi ancora sentori di vaniglia e, più lievi, di frutta gialla (susine). Liquirizia. Al di là di tutto, un naso notevole e – soprattutto – in continua evoluzione, senza perdere un millimetro in intensità.

P: che intensità, sull’attacco. L’alcol qui si sente di più, ma non nasconde deflagrazioni fruttate (ancora prugne gialle e vagonate di agrumi; limonata zuccherata) davvero buone. Cenni di frutta tropicale. Qui si affievolisce la marinità, un po’ compressa da una dolcezza di vaniglia e mandorla molto buona. Liquirizia. Ancora tanto sapore di malto: orzata! Miele ai fiori d’arancio: è una dolcezza masticabile, con qualche nota di menta fresca.

F: bello persistente, tonnellate di cenere gentile, un limone dolce e riecco il sale, il sapore di acqua di mare.

Questo Caol Ila è davvero molto buono: riesce nell’impresa di coniugare delicatezza e intensità, restando coerente nelle tre fasi e sfoderando molte sfumature tipiche di alcuni Caol Ila, quando raggiungono questa età. Considerando anche il prezzo, non possiamo dargli meno di 90/100; qui le note di Oliver Klimek, cui è piaciuto meno, e qui quelle di Gal Granov.

Sottofondo musicale consigliato: KarateSmall Fires, ascoltatela, è molto bella.