Port Charlotte 2007 CC:01 (2016, OB, 57,8%)

Direttamente dalla degustazione “Botte da orbi”, organizzata a novembre dall’amico Corrado nel covo chiamato La Corte dei Miracoli, ecco arrivare una delle ultime bizzarie di casa Bruichladdich: otto anni di invecchiamento esclusivamente in barili ex-cognac – e peraltro, vista la stretta francese sulle denominazioni (a quanto apprendevamo in una visita in distilleria a maggio, non si potrà più dichiarare ex-Sauternes su un’etichetta di whisky, così come già non si poteva scrivere ex-Champagne) chissà se questa indicazione potrà essere vergata in etichetta ancora a lungo…

N: molto espressivo a dispetto della gradazione alta, e molto persuasivo. Il primissimo sentore è senz’altro quello del mare, dell’aria sferzante, dello iodio. Poi un velo di bacon caldo e croccante; ci troviamo anche della mela rossa. Non è però un whisky ‘dolce’ o zuccherino, intendiamoci: paradossalmente appare secco, tagliente. A sfregio di ogni forma di autocontrollo e in barba al pudore, vogliamo svelare la nota che riteniamo essere predominante: il chutney all’arancia. Forse un che di zucchero bruciato, di caramello?, di carruba?, anche se senza mai diventare eccessivo. E la torba? Beh, la torba è industriale, è da tubo di scappamento, da smog. Buono, davvero molto equilibrato.

P: che sorpresa. Il lato agrumato, e di arancia in particolar modo, riesce ad essere predominante pur senza prevaricare: ecco dunque un lato iper zuccherino, vinoso, di arancia caramellata (esiste? sì), di marmellata d’arancia bruciacchiata, di carruba, di castagna bollita. Un sentore di malaga, di zuppa inglese. Poi, il mare: tanto mare, acqua salata, alghe amare. La torba sembra molto ‘organica’, contadina, quasi con note farmy, carica, e pure ancora ‘smoggosa’. Ancora molto buono.

F: lungo, persistente, tutto spalmato su un tappeto di castagne e arancia, con fumo acre e aria di mare.

Whiskyitaly definisce questo whisky ‘provocatorio’, e in effetti non ha tutti i torti: e pure, al contempo, diremmo che la provocazione è riuscita. Non è forse una di quelle bottiglie che ti bevi in una sera, un bicchiere dopo l’altro, perché ha un che di pesante, di molto carico: e pure è anche vario, pare alternare le sue anime ad ogni assaggio. In fin dei conti, ci convince decisamente, e – dobbiamo ammettere i nostri pregiudizi – ci ha proprio stupito: 87/100. Grazie Corrado!

Sottofondo musicale consigliato: Puscifer – The Remedy.

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Talisker 25 yo (2004, OB, 57,8%)

A partire dal 2001 Talisker ha inserito nel core range un imbottigliamento di ben 25 anni, saltando qualche annata e in edizione ovviamente limitata e numerata. Noi ci siamo impossessati dell’imbottigliamento uscito nel 2004, oramai lontanuccio nel tempo e di difficile reperibiltà, ma a onor del vero con un numero di esemplari molto ampio rispetto ad altre annate, con ben 21 mila bottiglie rilasciate. Il vatting è composto da botti refill sherry e noi si muore dalla voglia di assaggiarlo.

talob.25yoN: pochi preamboli e zero fronzoli: un Talisker forgiato nelle dure rocce di Skye. Dopo un quarto di secolo è ancora tagliente, con una torba vegetale, aggressiva, con un misto di marino e catramoso acre. E pure pepato. Insomma, Talisker nel suo miglior abito. Ah, dimenticavamo di rilevare come l’alcol magicamente quasi non si senta. Col tempo, a sorpresa, si apre anche un lato dolce molto profondo e variegato, su suggestioni di marzapane, frutta rossa e soprattutto di liquirizia. Continua a evolvere nel bicchiere, è esaltante e difficile. Bastano poche gocce d’acqua per renderlo più ruffiano, più zuccherino e vanigliato.

P: che esplosione! Legno e liquirizia fanno da collante universale per un palato che mantiene splendidamente la dicotomia del naso. Non c’è conflitto tra pepe e frutta gialla, tra marinità pesciosa e agrumi (qui ben più presenti che al naso); insiste poi una torba acre, vegetale e fumosa davvero eccellente. L’acqua lo rende pure farmy, con note di cera spaventose e una dolcezza se possibile ancora più esaltante.

F: molto Talisker qui: secco, torboso, pepatino, ma senza perdere la dolcezza vanigliosa di cui sopra. Liquirizia, ancora, e cenere.

Tempo addietro avevamo recensito il 25 anni imbottigliato nel 2008, trovandolo ottimo e di grande complessità. Questo suo parente stretto ci è sembrato altrettanto sfaccettato, anche se un po’ differente per suggestioni organolettiche, ma soprattutto ci è parso superiore in quanto a intensità e qualità complessiva dei sapori: una vero inno alla pienezza, un’esperienza travolgente, insomma. Siamo di fronte al miglior Talisker che ci sia mai capitato di assaggiare e lo omaggiamo dunque con un bel 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Edeka (feat. Friedrich Liechtenstein)Supergeil