Kilchoman ‘Sauternes Finish’ (2012/2017, OB, Distillery Shop Exclusive, 58%)

A Kilchoman sono mesi di grandi cambiamenti e di grandi lavori: la produzione sta raddoppiando, gli alambicchi stanno per diventare quattro, sono stati costruiti un nuovo malting floor e un nuovo kiln, già attivi, c’è una nuova warehouse… Insomma, si lavora e si fatica: noi abbiamo fatto da poco un salto sull’isola per verificare lo stato dell’arte, e tra una domanda e un assaggio ne abbiamo approfittato per fare acquisti. Come in ogni visitor centre che si rispetti, anche Kilchoman ha in vendita un single cask in esclusiva per i turisti e gli appassionati che si spingono fino a questo luogo remoto: in questo momento c’è il barile 209/2012, un whisky distillato nell’aprile 2012 (con orzo di Port Ellen, dunque a 50ppm) e messo in bottiglia nel settembre 2017 dopo un passaggio di quattro mesi in una botte ex-Sauternes. Un paio d’anni fa, Kilchoman aveva già messo sul mercato un’edizione limitata maturata in Sauternes, anche se in quel caso si trattava di una full maturation e non un finish.

N: a quasi 60%, la presenza dell’alcol è pari a quella di contenuti nella campagna elettorale appena conclusa. Il passaggio finale in Sauternes è molto evidente, con note vinose, di marshmallow, di confettura di albicocca. Poi tanto tanto zafferano, un senso di fiori freschi, perfino. Mela gialla, fresca, appena tagliata. Come dimenticare la vaniglia calda? La torba è piuttosto morbida, complessivamente, fumosa e acre, pungente: terra bagnata. Non c’è marinità. Con acqua, questo lato, già relativamente tenue, diventa meno intensamente fumoso, si apre su note legnose e tostate.

P: qui la botta alcolica c’è tutta, almeno al primo sorso. Innanzitutto la torba qui è molto aggressiva, i 50ppm si sentono tutti, con note di catrame, di smog, di fumo forte, di legno bruciato. Un lato dolce paradossalmente delicato, con ancora zafferano e mela gialla. Resta viva la vinosità, poi un paio di note di vaniglia. L’acqua ammorbidisce.

F: lascia un senso di amarognolo, oltre ad un bruciato molto intenso e forte.

Molto piacevole, incoerente tra naso e palato per quel che riguarda la presenza della torba: se nella prima fase appariva tutto sommato ammorbidita dal passaggio in Sauternes (e, certo, dalla gradazione), in bocca si rivela esplosiva, aggressiva, molto poco addomesticata. Le note date dal barile di vino sono equilibrate e contenute, confermando la nostra impressione per cui torba e Sauternes spesso funzionano bene – non faranno faville, non saranno indimenticabili, ma fanno il loro sporco lavoro portando a casa la pagnotta. E dunque sia 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: At The Gates – To Drink From The Night Itself.

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Caperdonich 23 yo (1980/2004, Cadenhead’s, 58%)

Grazie ad Angus ci siamo impossessati di un sample di questo Caperdonich di Cadenhead’s, imbottigliato nella serie Authentic Collection ormai 13 anni fa. Caperdonich, distilleria silente dal 2002, era soprannominata “Glen Grant II”, dato che era la dirimpettaia di GG ed era stata costruita dalla medesima proprietà pochissimi anni prima che il Novecento aprisse le sue porte alla Storia. Si tratta di un barile ex-bourbon, messo in vetro alla gradazione di 58%.

Schermata 2017-06-26 alle 11.45.31N: pure a 58% si squaderna in maniera quasi placida, con ricche note di pandoro caldo ricoperto di zucchero a velo; dal barile ex-bourbon arrivano anche vaniglia, crema pasticciera… E poi un bel croccante di sesamo e miele: diciamo sesamo perché c’è un lato vegetale molto oleoso, un po’ sticky, che ci pare spingersi fino all’olio di sesamo. C’è anche un erbaceo più ‘acuto’, che potrebbe essere foglia di menta. Un po’ di mandorla (e olio di mandorla); e pare colpevole non citare la noce! Una leggera mineralità, a impreziosire un profilo molto particolare e vegetale.

P: che sorpresa! Il primissimo attacco è forse più sul dolce, sulla crema pasticciera e la vaniglia, ancora prepotentemente bourbonoso; e però stupisce con ancora maggiore presenza quel secondo lato riscontrato al naso, minerale e incredibilmente vegetale, che qui al palato si prende ancora più spazio: spicca la frutta secca oleosa, e l’olio di frutta secca – noce, mandorla, ancora sesamo. Sembra molto dolce, ma al contempo anche molto setoso ed erbaceo, in un ossimoro che non si pacifica mai pienamente.

F: lungo e persistente, coerente con la dicotomia olio e frutta secca / dolcezza cremosa: e però vincono comunque l’oleosità e l’erbaceo.

Molto particolare, con un lato erbaceo e vegetale veramente massiccio, di altissima qualità perché ottimamente integrato con il lato più morbido e dolce. Il profilo è davvero seducente, nel complesso: 90/100, molte grazie ad Angus per l’omaggio.

Sottofondo musicale consigliato: Ghali – Happy Days.

Kilchoman single sherry cask for ‘Beija Flor’ (2007/2013, OB, 58%)

Per una settimana siamo spariti, pucciando mollemente le terga nel mar Mediterraneo; ora, rigenerati, non possiamo che ripartire alla grande, anzi, alla grandissima. Oggi assaggiamo un single cask di Kilchoman imbottigliato per Beija Flor, suo importatore italiano: come sapete, durante i festival nostrani noi diamo una mano al banchetto di B.F., e all’ultimo Spirit of Scotland abbiamo registrato come tra i whisky in mescita questo single cask in sherry dalla gradazione mostruosa sia stato senz’altro tra i più apprezzati. Tant’è che l’ultima bottiglia piena rimasta ce la siamo portata via noi, alla fine del primo giorno… L’occasione è buona anche per ricordarvi del Kilchoman European Tour: il truck della distilleria passerà da Milano il 24 settembre e porterà con sé tante sorpresine che si potranno assaggiare da Alcoliche Alchimie in via Poliziano; chissà che non vogliate fare un saltino. Noi ci saremo, pare ovvio!

wk0062i728-62_IM217343N: alcol aggressivo ma non opprimente. È agrumato, è erbaceo, è speziato: cola, tamarindo, liquirizia, fondi di caffè, tabacco da sigaro, ferrochina. Poi, la torba monstre, che tutto permea: fa subito pensare a una stanza piena di fumo acre, intensissimo, pastoso… Note di borotalco; polifenoli a tuono. Distillato iper-agitato, mitigato da una botte altrettanto scalmanata. Man mano si apre splendidamente, con generose zaffate di legno profumato, chiodi di garofano. Con acqua, si trasforma da whisky eccessivo a grande whisky: tutto si armonizza, le varie anime si integrano senza imbizzarrirsi e su un panorama già composito finiscono per stagliarsi perfino suadenti note di frutti rossi. Interazione impeccabile tra legno e distillato.

P: ha una violenza sensoriale davvero fuori dal comune, che neanche la Marina Abramovic degli esordi. È estremo in tutto: legno e torba, torba e legno, con note vinose di sherry veramente spettacolari. Qui tutto ciò si trasfigura in un succo denso e zuccheroso, quasi uno sciroppo. Dominano note polifenoliche a vampate, a simulare roghi di copertoni – che si provano a spegnere con chinotto e marmellata di fragola… L’effetto dell’acqua è anche qui miracoloso, rendendo tutto più equilibrato ed elegante, smussando la brutalità senza intaccare la straordinaria intensità. Succosissimo e fruttatissimo (frutti rossi, amarene).

F: fumo, gomma bruciata, torba; ma anche chinotto, cola, perfino nuove amarene. Infinito, come la carriera di Totti.

L’adagio per cui sherry e torba non sempre vanno a braccetto serenamente qui viene smentito dall’evidenza di un whisky da panico; direbbe qualcuno, storcendo l’esigente nasino: “ah, ma è un whisky costruito”, e noi risponderemmo “sì, ma costruito bene!”, a dimostrazione di come i risultati si ottengano con la competenza, non solo con il tempo. Il primo Kilchoman che finalmente ci ha davvero convinto: e non ci ha solo convinto, ci ha entusiasmato. 92/100 è il giudizio, e buon settembre a tutti quanti.

Sottofondo musicale consigliato: Opeth – Goblin.

Degustazione ‘Elements of Islay’ – Lagavulin LG2 (2010, Elements of Islay, 58%)

Gli imbottigliamenti non ufficiali di Lagavulin sono di una certa rarità ed è sempre un piacere apprezzare le caratteristische della distilleria attraverso le scelte degli imbottigliatori indipendenti di single cask. Lagavulin ha infatti una politica molto ferrea a riguardo, basti pensare che il buon Serge ad oggi ne ha recensiti “solo” una trentina, a fronte di circa 8 mila schede amorevolmente compilate durante la vita di whiskyfun.  Questa seconda edizione di Speciality Drinks non ha età dichiarata, siamo molto curiosi…

elem_lg2N: l’alcol c’è ed è abbastanza pungente. Sembra ancora acerbo: vegetale, maltoso e ben torbato. Poi anche minerale (sassi di torrente) e iodato. Da quel che si è detto alla degustazione del Milano Whisky Festival abbiamo appreso che si tratta di una botte ex-bourbon first fill, ma francamente non l’avremmo intuito facilmente: dolcezza e zuccherinità stanno infatti molto sotto a un distillato che, forse anche per l’elevata gradazione, si presenta abbastanza “nudo”. Volendo fare un paragone si avvicina al 12 anni. Buone note di liquirizia e di vaniglia in stecchette. Rispetto ai caratteri soliti della distilleria, stupisce un’affumicatura così decisa, prepotente (gomma fusa). Una spruzzatina di fiori freschi e un po’ di scorzetta di limone “amara”. Aggiungendo acqua, il naso si fa ancora più isolano, marino. Per dirla con Serge, “wild”.

P: alcol ammorbidito, ben integrato. In realtà al palato, affianco a un’isolanità che si riconferma alla grande (tanto fumo di torba, marino), emerge il portato della botte first fill, con una cremosità molto, molto intensa. A colpire ancora è il legno bruciato, ancora la gomma fusa. Davvero poco convenzionali. Ci ritroviamo ancora una liquirizia legnosa e sentori di mandorle, oltre a suggestioni di radici amare.

F: tutto su legno bruciato e malto giovane; lungo e gradevole.

Riconfermiamo quanto detto in introduzione, vale davvero la pena di assaggiare barili singoli di una delle distillerie più talentuose di Scozia. Anche nel caso in questione, dove le variabili “distillato giovane” e “barile first fill” portano nel bicchiere un distillato abbastanza spiazzante. Buono, buono: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soerba, I am happy