Hazelburn 10 yo ‘Cage Sample’ (2009/2019, OB, 59,7%)

di cosa parliamo quando parliamo di “cage bottles” (foto pijata dar webbe)

Chi va a Campbeltown in cerca di emozioni, sa che le troverà solo in una delle tre distillerie della città, o nelle sede del più antico imbottigliatore indipendente di Scozia – per carità, un paio di pub, certo, ma per il resto finita lì. Ma i pellegrini che si spingono fino all’estremità del Kintyre sanno che ne vale comunque la pena: tra le preziosità locali che si possono scovare nei luoghi più segreti della distilleria di Springbank, ad esempio, ci sono senz’altro le “bottiglie della gabbia”, ovvero le “cage bottles”. In distilleria, o meglio nel Cadenhead Shop che sta a pochi metri dalla distilleria, c’è infatti una vera e propria gabbia, riempita di tanto in tanto con sample di botti di Springbank, Longrow o Hazelburn, di età e tipologie varie – sample da 70 cl, tra l’altro, e come potete ben capire il tesoro è ghiotto. Oggi assaggiamo proprio un esemplare di questa specie: si tratta di un Hazelburn, Fresh Bourbon Barrel, rotation 10, distillato il 9 marzo 2009 e imbottigliato l’11 settembre 2019, naturalmente a gradazione piena.

quella a sx!

N: sicuramente ha bisogno di un po’ di tempo, il primo impatto non nasconde neppure un mezzo punto di gradazione. Dopo un po’, rivela la sua duplice anima: da un lato le lusinghe della botte, con una pastafrolla burrosa e zuccherina, un pasticcino alla crema e alla frutta gialla, un sacco aperto di zucchero a velo… Dopo un po’ la frutta gialla si fa sempre più matura, più carica. Gelato alla banana. Dall’altro, un sentore più screziato e spigoloso, erbaceo, che rivela l’anima di Campbeltown, con erba fresca, magari un praticello dopo una fresca pioggia; insalata iceberg. C’è anche quella punta sporca, minerale e cerosa, che è una delle cose che preferiamo degli Hazelburn.

P: veramente esplosivo, anche se ancora l’alcol non si fa desiderare. Ancora deflagra una frutta gialla devastante, che qui ci appare fatta di ananas e banana: banana bread, molto zuccherino. Anche piuttosto agrumato (pompelmo rosa, dolce). Resta molto cremoso, con crema pasticciera e pasticcino alla frutta, e ancora iper minerale e cerealoso e piovoso. La nota di tela cerata è deliziosa. L’acqua toglie un poco di tropicalità, ma va a esaltare la nota più cremosa.

F: molto lungo e persistente, con tantissima tutto fatto di quel cereale torbato che in un whisky non torbato proprio non si dovrebbe trovare. Scorza di pompelmo.

Non ci stancheremo mai di dire che anche se Hazelburn è la versione meno celebrata di Springbank, di certo non è priva di fascino – e questa resta una fortuna per gli appassionati, perché è un whisky eccezionale disponibile generalmente a prezzi ottimi, anche sul mercato secondario. Senz’acqua è esplosivo, ma francamente a tratti contundente, con acqua diventa cremosissimo e più che bevibile – a tazze. Delizioso. 88/100. Grazie a Davide Ansalone e a Lars Berens per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Cage The Elephant – Spiderhead.

Old Perth Cask Strength #1 (2016, Morrison&Mackay, 59,7%)

Dopo il Black Bull ‘Kyloe’ abbiamo voluto mettere alla prova un altro blended di un imbottigliatore indipendente: tocca al primo batch di Old Perth ‘Cask Strength’, selezionato e assemblato da Morrison & Mackay – quelli di Carn Mor, per intenderci. Non sappiamo nulla della composizione, dunque sospendiamo le illazioni prima ancora di formularle e testiamo. L’etichetta, particolarmente brutta, ci piace: di solito, segnala gente che punta alla sostanza.

N: magari appare un po’ chiuso all’inizio, ma presto inizia a dispiegare aromi molto intensi, molto rotondi a dispetto della contundenza iniziale. Miele millefiori (miele Ambrosoli, dice Angelo), biscotti al burro Walker’s, banana e cioccolato bianco (ancora Galak). Scorzetta di limone, un poco di canditi. Frutta bianca.

P: il palato attacca un po’ diverso, sembra più nudo di quanto non lasciasse intendere il naso. Limone, molto limone; poi cereale, proprio il chicco; note di riso soffiato, non troppo dolce. L’aggiunta di acqua lo apre, regala una maggiore dolcezza, con vaniglia compiuta e ancora biscotti al burro.

F: gallette di riso, orzo e limone. Abbastanza lungo e persistente.

Molto buono, equilibrato, resta pulito e piacevole, intenso e non banale, anche se a suo modo resta semplice: ma una semplicità che diremmo honestà. Non smarmellato, non legnoso, molto equilibrato: un whisky che sa di whisky. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Peter Gabriel – Intruder.

Kilchoman 2010 (2015, OB per Beija Flor, 59,7%)

All’ultimo Tasting Facile abbiamo aperto un single cask ex-sherry di Kilchoman imbottigliato per l’importatore italiano, Beija Flor, nel 2013: quella bottiglia a nostro parere era straordinaria, uno di quei casi rarissimi in cui sherry massiccio e torba aggressiva riescono a sposarsi magnificamente, esaltandosi a vicenda. Quello è ormai esaurito da tempo, ma Beija Flor ha deciso di replicare, presentando sul mercato (usciva per il pubblico il 16 dicembre, se non andiamo errati: non abbiamo neanche ancora la foto della bottiglia, ma solo dell’etichetta!) un nuovo s.c., questa volta ex-bourbon first fill, di cinque anni, ovviamente a grado pieno. Assaggiamolo subito!

unnamed-3N: brutale, come uno si aspetta i Kilchoman. Enorme è l’apporto intensamente fumoso di un distillato torbatissimo; è un fumo denso, e la torba è terrosissima, di una terra impastata d’alghe e sale. Ma non tutto finisce qui, anzi: la botte f.f. riversa sul naso una colata di vaniglia, zucchero a velo, tantissima banana. Svetta poi, sempre con la medesima intensità, anche una nota di menta, di eucalipto, ed anche di borotalco. Pian piano sale il limone, sempre più intenso (soprattutto con acqua).

P: ancora più brutale del naso, di cui dismette a sorpresa le morbide rotondità. Ci aspettavamo una lotta all’ultimo sangue tra fumo e vaniglia, ma la cremosità di quest’ultima retrocede imbarazzata davanti alla torba estrema e alla sua furia cieca. Attacca su una marinità incredibile e salatissima, poi esplode il bruciato di una torba fumosa e di smog: il tutto è piccante, tenuto assieme da una botta di peperoncino. Certo sì, c’è una dolcezza astratta di zucchero, ma passa in secondo piano rispetto al resto. Molto particolare, e comunque molto Islay, nel suo spirito più temerario. Limone. eucalipto.

F: tutto di torba e fumo, ancora eucalipto, acqua di mare e limone zuccherato. Dura fino a dopodomani…

Distillato che pare paradossalmente nudo al palato: dov’è la cremosità della botte? Chissà se avrà solo bisogno di stabilizzarsi in vetro per tirar fuori altri aromi… Ad ora, comunque, bene così: appare un whisky ipertorbato, per gli amanti delle sensazioni estreme, forse fin troppo ‘normale’ nella sua brutalità, ovvero privo di quelle note più bucoliche e agresti che tanta parte hanno nel definire il carattere di Kilchoman. Detto ciò, piallandoci il palato ci piacque: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cattle Decapitation – Regret & The Grave.

Aberlour A’bunadh batch #18 (2006, OB, 59,7%)

Restiamo nel cuore dello Speyside e assaggiamo un prodotto che generalmente riempie di soddisfazione chi se lo tracanna: parliamo di Aberlour A’bunadh, ovvero uno sherry monster, NAS, a grado pieno, composto solo da botti ex-sherry di primo riempimento. Introdotta quasi dieci anni fa, questa versione di Aberlour è una delle punte di diamante del core range di distilleria, unendo a una qualità costantemente elevata (basta dare un’occhiata alle valutazioni dei vari batch su whiskybase, o su whiskyfun) un prezzo piuttosto contenuto. Assaggiamo il batch #18, uscito nel 2006 e bevuto per la prima volta circa un anno fa, durante un rendez-vous del forum; a proposito, replichiamo?

Schermata 2014-07-04 alle 17.09.47N: alcol presente ma poco aggressivo. Rispetto ad altri Abunad’h assaggiati di recente questo ci pare un po’ più adulto e che la sua pur confessata gioventù sprofondi in un profilo sherried di prima classe. Sembra di pucciare la faccia nella marmellata di ciliegie, in un tripudio di frutta rossa. Punte bruciacchiate di caramello; uvetta e scorza d’arancia nel cioccolato. Si diceva però di uno sherry bello profondo: caffè, tabacco da sigaro… Insomma, una gran complessità avvolgente.

P: ancora prevale l’impressione di non troppa gioventù. L’attacco è di grande coerenza e di grande intensità: ci sono ancora infatti una ciliegia e una frutta rossa marmellatosa da panico; esce poi alla grande l’arancia, vera sorpresa del palato. Cioccolato e amaretti. Rispetto al naso però, c’è maggior freschezza, con il malto che riesce a emergere, battagliando con lo sherry senza poi fondersi completamente; cosa che rimane forse la pecca maggiore di un palato altrimenti più che decoroso.

F: medio lungo, intenso, malto e frutta rossa che replicano il balletto del palato.

Eccellente, come scritto ci pare più ‘denso’, più corposo ed equilibrato rispetto ad altre versioni; in ogni caso, un whisky senza mezzi termini che sedurrà quanti siano feticisti di uno sherry marcante e aggressivo. 87/100 è la valutazione; anche se c’è discontinuità tra i vari batch, non possiamo non consigliarne un assaggio – una bottiglia che deve sempre essere presente nei cabinet degli appassionati, anche tenendo conto del prezzo: se questa versione, che essendo del 2006 ha col tempo preso un po’ di valore, costa attorno al centinaio d’euro, le nuove release costano la metà, se non addirittura meno.

Sottofondo musicale consigliato: MastodonHigh road, dallo splendido nuovo album Once more around the sun.

Littlemill 16 yo (1989/2006, Cadenhead’s Authentic Collection, 59,7%)

logoSenza troppi giri di parole, i Littlemill sono tra i nostri whisky preferiti. Oggi assaggiamo un imbottigliamento di qualche anno fa, un sedici anni di Cadenhead’s, storico imbottigliatore scozzese: ne siamo entrati in possesso perché qui a Milano abbiamo la fortuna di avere il Cadenhead’s Whisky Bar (da poco rinominato Alcoliche Alchimie), ovvero un tempio del whisky, con una quantità impressionante di bottiglie (la maggior parte, naturalmente, Cadenhead’s) non solo in vendita, ma anche in mescita! Se avete occasione, fateci un salto: Monica è gentilissima e vi dedicherà tutta l’attenzione del caso. Eccoci al nostro Littlemill: il colore è paglierino.

Schermata 2013-01-09 a 11.44.14N: a dispetto di origine e gradazione, non è per niente timido negli effluvi, esterna volentieri: le primissime suggestioni che nitide si offrono sono di pere (intensissime, fresche e mature; anche liquore di pera), di toffee (vogliamo esagerare: alpenliebe!), di pasta di mandorla, una vaniglia generosa, poi frutta gialla, camomilla zuccherata. Cioccolato bianco unito a una robusta nota di malto (orzata); anche un pizzico di legno ed erba fresca. Note di “canarino” (non il volatile, la famosa scorza di limone bollita post-sbronza…). L’acqua curiosamente amplifica un che di ‘caramella’, o di marshmallow, ed erboso, anche se non cambia le carte in tavola.

P: c’è un attacco agrumato, limonoso, ma cremoso al contempo (crema al limone, limonata zuccherata). Ancora cioccolato bianco, vaniglia e pasta di mandorla; il tutto risulta un po’ più discreto rispetto al naso, qui l’acqua pare necessaria, anche se decise note di frutta gialla (susine, prugne gialle) si fanno apprezzare accanto a una cremosità niente male. L’aggiunta di qualche goccia d’acqua, anche qui, non modifica la rosa di sapori: attenuate le spigolosità dell’alcol, resta un profilo intenso ma semplice, forse impreziosito da una sbarazzina nota di zenzero.

F: ancora note cremose, ma compiutamente Lowland, se ha senso (quindi discreto, nocciolo di limone, erboso, molto maltato), non troppo intenso né lunghissimo.

Il naso è davvero molto promettente, il palato è forse un po’ semplice ma offre comunque soddisfazione, il finale è rapido rapido. Comunque, il carattere lowlander c’è tutto, le sfumature aromatiche sono tipicamente Littlemill, e un naso così difficilmente lo troverete altrove: 84/100 è il nostro giudizio. Grazie infinite a Monica per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Danger Mouse & Daniele Luppi feat. Norah JonesBlack.