Glengoyne 20 yo (1996/2016, First Editions, 60,4%)

First Editions è una delle tante etichette del famoso imbottigliatore indipendente scozzese. Si tratta di imbottigliamenti a grado pieno, non filtrati e senza aggiunta di coloranti. Le premesse sono ottime, dunque. Curiosamente di questo ventennale Glengoyne ne esistono solo 83 bottiglie, dettaglio che potrebbe far pensare a un uso parziale del liquido contenuto della botte. Ma noi siamo gente semplice, non ci facciamo troppe domande: vediamo un Glengoyne invecchiato in una botte ex sherry e siamo felici!

glengoyne-20-year-old-1996-cask-12825-the-first-edition-hunter-laing-whiskyN: la coltre alcolica è molto fitta, è ostico avvicinarsi sulle prime. Per ora si distinguono le forme dell’uvetta, della brioche all’albicocca, della nocciola e di un’essenza di arancia; per il resto poco espressivo, ma è la gradazione a chiudere. Con acqua, si confermano le note di prima, ma restano più affrontabili, più gradevoli, percepibili a pieno. Poi anche miele liquido, dolce; il profumo del legno caldo al sole. Ancora iper-burroso, con sentori di pandoro, di pasta di mandorle, di glassa della colomba (oggi ci vengono in mente dolci festivi, che ci volete fare).

P: anche qui, a grado pieno è un po’ ostico, l’alcol brucia e copre il dipanarsi dei sentori: resta il burro caldo, la pastafrolla e un che di sciroppo d’acero, forse; zucchero liquido, brioche e ancora arancia dolce. L’acqua concede lo stesso cambiamento del naso, in un vero festival della coerenza: quanto già detto quindi, ma più amplificato e piacevole. Ancora burroso, anche in questa fase.

F: lungo e intenso, molto persistente, con tanta frutta secca burrosa (nocciola e mandorle). Una punta erbacea.

Per una volta la gradazione alta è penalizzante, va a chiudere un profilo che una volta dispiegato si rivela piuttosto gradevole anche se abbastanza ordinario – consideriamo anche i vent’anni di invecchiamento. Buono ma ‘banale’, senza guizzi: vien da chiedersi se forse non sarebbe stato meglio, per una volta, imbottigliarlo a grado ridotto (sì, lo sappiamo, non ci riconosciamo più neanche noi): 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: John Lee Hooker – Wednesday Evenin’ Blues

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Ben Nevis 22 yo (1990/2012, Silver Seal, 60,4%)

Una delle interpretazioni del nome “Ben Nevis” (dal gaelico beinn nibheis) è “montagna velenosa”; così è chiamata la vetta più alta di Gran Bretagna, e così è chiamata pure una distilleria, situata nei pressi di Fort William – quindi, Highlands occidentali. Una botte ex-sherry con whisky distillato nel 1990 è stata acquistata da Silver Seal, che ne ha deciso l’imbottigliamento lo scorso novembre: gli angeli non si sono presi tanto, a giudicare dalla gradazione; o meglio, probabilmente alcune botti della distilleria sono riempite da distillato non ridotto, dato che proprio venerdì scorso assaggiavamo da Alcoliche Alchimie un Ben Nevis di 14 anni, sempre del 1990, dall’impressionante gradazione di 66,1%… Il colore è ambrato.

40761N: nonostante i 60 e passa gradi, è sorprendentemente aperto: uno sherry ‘sporco’, che a tratti ricorda certi Mortlach, con lievi note ‘sulfuree’, a tratti di dado; tracce di cuoio, di buccia d’arancia.  Nonostante questo profilo possa non incontrare ogni favore, dobbiamo ammettere che questo lato si mantiene nel gradevole, restando in armonia con un contesto avvolgente e ‘scuro’, molto ricco di frutti rossi (fantastici invero, tra mon cheri, ciliegie sotto spirito e fragoline). Arance mature, poi tamarindo, frutta disidratata (fichi e albicocche); ancora, legno speziato e forse una leggera nota minerale, qua e là. Buono, complesso, mutevole. L’aggiunta di acqua, comunque non immediatamente necessaria, attenua un po’ le note più morbide e fruttate (passion fruit), accentuando la zona-cuoio.

P: anche qui un ingresso morbido, a dispetto della gradazione; coerente col naso, con uno sherry un po’ ‘zolfanello’ (?), ma comunque cremoso e con una gragnuola di sherry bombs (soprattutto frutti rossi, ma anche note di cioccolato fondente con scorzette d’arancia). Non troppo dolce, molto equilibrato e di grande intensità: lievi note quasi di rum, poi banana e ancora passion fruit, legno amaro. Qualche suggestione di tè; con acqua si fa amaro, e il lato erbaceo prende un po’ il sopravvento. Liquirizia. Anche un po’ pepatino.

F: bello lungo, dolceamaro; liquirizia infinita, foglie di tè, poi ancora frutti rossi, cioccolato. Quasi affumicato!

Molto divertente da bere: non si può dire abbia un profilo usuale, resta sempre lì lì per farsi dominare dal lato erbaceo ma la morbida dolcezza dello sherry riesce a fare bene da contrappeso, e il complesso è senza dubbio soddisfacente e – di nuovo – particolare. Il nostro giudizio è di 87/100. Grazie – infinite! – a Max e alla Betty per questo e per tanti altri samples

Sottofondo musicale consigliato: Spite Extreme WingIl tempio ad est, e vediamo chi “metterà il like”, su facebook…