Glenugie 23 yo (1982/2005, Duncan Taylor, 61,9%)

Eccoci finalmente alle prese con un sample lungamente atteso: si tratta di un Glenugie (distilleria chiusa, come potete leggere qui) di 23 anni, una singola botte ex-sherry selezionata e imbottigliata da Duncan Taylor, un prolifico imbottigliatore scozzese. Abbiamo ricevuto il sample come gentile presente da parte di Giuseppe, e ringraziandolo vi rimandiamo già alla sua recensione (e a quella di Federico, e all’articolo di Francesco). Il colore è ramato scuro.

Glenugie-23-e1390908202642N: due personalità: entrambe molte ingombranti ma perfettamente integrate, in armonia. La prima si trasfigura in un ingresso in un negozio d’antiquario, tra vecchi mobili di legno, vecchi libri (avete presente quando la carta vecchia profuma di cacao, di cioccolato?); inoltre, da questa parte fa capolino anche un buon centerbe, profondo e balsamico (un velo di rabarbaro ed eucalipto). L’altra personalità rispecchia invece, per così dire, una più spensierata vivacità aromatica: chinotto succoso, arancia rossa molto matura; frutti di bosco in confettura (crostata?); cioccolato, fichi e datteri. Il tutto di un’intensità pazzesca, con anche molto tabacco da pipa a moltiplicare le nuances.

P: a 61% neat… #ciaoproprio, è bevibilissimo. Ha un impatto impressionante: scandalosa la botta di frutta rossa (mora, ciliegia, lampone) che investe l’ignaro bevitore, una frutta lavorata, in composta, che stupisce per la sua aderenza al reale: non ricorda il frutto: quasi, lo è (un trattatista di retorica cinquecentesco avrebbe scomodato l’ipotiposi, parlandone in termini di energia, di evidentia). Tutta sopra si stende poi una grassa, grossa coltre che satura la papilla: caramello, datteri, tabacco, cioccolato… Tutto clamorosamente compatto, l’intensità devastante spara continue fiammate, come il chitarrista di Mad Max. Con acqua, si accentua la componente balsamica, e torna quel senso di erbaceo del naso (rabarbaro, centerbe), e forse anche un pit di cera.

F: riecco a tratti botte di frutta rossa, viva, anche se soprattutto con acqua si richiude con magistrale garbo su note ancora erbacee e tabaccose.

A cose fatte, leggiamo le recensioni degli amici e siamo stupiti nel vedere valutazioni alte ma non altissime, buone ma non buonissime: sarà il caldo, ma noi siamo rimasti sbalorditi, estasiati dinnanzi a cotanta grandezza – che dunque premieremo con un 93/100, non un punto in meno. Buonissimo!

Sottofondo musicale consigliato: High on Fire – Serums of Liao.

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Chichibu ‘Chibidaru single cask’ (2009/2012, OB for La Maison du Whisky, cask #286, 61,9%)

Un tipo molto Akuto, foto dal blog Nonjatta
Un tipo molto Akuto, foto dal blog Nonjatta

Come accennato qualche giorno fa, la defunta distilleria Hanyu ha una giovane erede, ovvero Chichibu: vi consigliamo la lettura di questo breve reportage del blog Nonjatta, prezioso strumento quando si tratta di whisky e Giappone. La Chichibu è attiva dal 2008, e – oltre alla consueta, maniacale attenzione per materie prime e strumenti tecnici – pare che il clima della regione di Saitama, a nord ovest di Tokyo, sia particolarmente propizio per la maturazione del whisky: tant’è che malti pure così giovani (al massimo 4 anni) riescono ad avere una personalità notevole, si dice. E beh, assaggiamo e vediamo se è vero: oggi eccoci alle prese con un single cask imbottigliato per La Maison du Whisky, con la particolarità che si tratta di una botte piccola (tipo quarter cask), ovvero ‘Chibidaru’; lo assaggiamo per gentile concessione di Pino Perrone, che ha portato questa bottiglia come graditissimo omaggio alla degustazione di due settimane fa.

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N: onestamente non abbiamo annusato spesso malti così giovani, e quando l’abbiamo fatto, beh, la gioventù ‘estrema’ era bella presente e vibrante; qui probabilmente, ad annusare blind, non sapremmo riconoscere l’età. La gradazione non rovina affatto l’esperienza: si apre man mano un bouquet fruttato e cremosissimo (budino alla vaniglia!!!, poi albicocche sciroppate, ma anche un senso più ampio di ‘macedonia’ estiva), con crescenti note di pesca e pasta di mandorle. Notevolissimo, con punte perfino floreali e di toffee; suggestioni sempre più nitide tra l’agrumato e il minerale, riassumibili con “scorza d’arancia” (davvero nitida!). Crema alla nocciola, e a tratti anche punte speziate e balsamiche/mentolate. Con acqua, la scorza d’agrume si fa più nitida (anche limone), cresce ancora la cremosità; si distinguono tracce di zenzero e aumenta molto una sensazione di legna appena tagliata. Un naso fresco e splendido.

P: impressionante! Attacco intensissimo, vere fiammate di sapore; coerente col naso, alterna in primo piano albicocca e crema di vaniglia, con di volta in volta escursioni verso pesche, note tropicali, pasta di mandorle. Mele gialle mature. Eccellente. Punte di canditi (agrumi) e lievi fiammatine mentolate. Dolce, nocciola, cioccolato al latte. L’acqua tende ad appiattire un po’, aumentando suggestioni di limone zuccherato e zenzero.

F: mele gialle, intensissime, e vaniglia. Non lunghissimo e con punte lievemente erbacee (tipo tisane balsamiche lasciate in infusione a lungo).

Andrea e Pino
Andrea e Pino

Una vera sorpresa: fresco e fiammeggiante, gode di un naso veramente incantevole. L’acqua curiosamente tende ad appiattire un poco, soprattutto al palato (che se si fosse ‘aperto’ ulteriormente – a nostro gusto – avrebbe portato questo malto a livelli di eccellenza assoluta), ma non si può star troppo a sottilizzare davanti a un whisky così buono ad un’età così bassa. Chapeau a Ichiro Akuto, appassionato boss della Chichibu, e kudos a Pino; lunedì chiudiamo le nostre japanese sessions con la versione torbata di Chichibu, ma per ora a questo “chibidaru” assegneremo un pieno 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Don CaballeroStupid Puma.