Aberlour 9 yo 54.44 (2007/2016, SMWS, 59,2%)

Andrea, mastermind del The Monkey Whisky Club milanese, ci ha coinvolto nell’assaggio di tre imbottigliamenti della storica Scotch Malt Whisky Society: naturalmente noi non ci siamo tirati indietro, e forti del nostro proverbiale spirito di sacrificio abbiamo affrontato la sfida, portandoci dietro il grandissimo Davide Ansalone, approfittando della sua presenza sul suolo italico. Il primo assaggio è della distilleria 54 – che nella tabella di conversione della Society corrisponde ad Aberlour, celebre distilleria dello Speyside caratterizzata generalmente da invecchiamenti in sherry. Questo però è un single cask ex-bourbon first fill, quindi con gioia procediamo alla bevuta.

foto dal profilo instagram @mokeywhiskyclub

N: oh, finalmente un Aberlour in bourbon! Un bel profilo rotondo, con in partenza una nota fruttata molto piacevole (ananas, frutta gialla) tra un cereale caldo e “croccante”, miele, un bel croissant alla marmellata o un bel biscottone di pasticceria; a proposito, pasticceria marocchina/mediorientale (baklava, come insegna il sommo Ansalone forte dei suoi trascorsi nei peggiori bordelli di Costantinopoli), poi vaniglia e crema pasticcera. Fiori d’arancio, come sfumatura; e qualcosa di agrumato.

P: che spettacolo, che impatto a meno di dieci anni… Tantissima frutta gialla (una pera mostruosa, mela e ancora ananas, aprendo a una dimensione più compiutamente tropicale), ancora miele e vaniglia e crema pasticcera; impasto per torte (pastafrolla). L’acqua paradossalmente svela un po’ la gioventù, con note di lieviti e di canditi che emergono qui e là.

F: ancora tanto miele e tanta pera; rimane pulito e dolce, tra la mandorla, il cocco, un senso di tostato…

Capolavoro di pulizia maltata ed esplosione fruttata, questo single cask ex-bourbon conferma la qualità del distillato prodotto ad Aberlour, anche se con ogni evidenza l’apporto del barile a primo riempimento è decisivo nel limare la gioventù e nel donare al profilo complessivo un’intensità ruffiana: 86/100 è il verdetto per un whisky proprio, proprio buono.

Sottofondo musicale consigliato: El Pasador – Amada mio amore mio.

Annunci

Glenallachie 9 yo (2005/2014, Hepburn’s Choice, 46%)

Ultimamente ci è capitato di sentire un amico pontificare – ostentando sicumera – sulla necessità, per un whisky, di essere molto invecchiato per poter dare soddisfazione: noi non sappiamo resistere alla tentazione della smentita, e dunque assaggiamo un malto che avevamo già testato in passato ‘in via informale’ e che adesso, come dire, casca a fagiuolo. Trattasi d’un Glenallachie (from Speyside, baby) di anni 9, invecchiato in una botte ex-sherry e messo in bottiglia da Hepburn’s Choice (leggasi Hunter Laing), di cui già tempo fa lodammo la selezione di botti giovani ma seducenti (qui, un Talisker). Colore: dorato.

Schermata 2015-09-07 alle 16.48.17N: sulle prime lascia filtrare tutta la sua gioventù, con note di canditi, un senso diffuso di new make (e, diremmo, di mash tun): lieviti a go go, pane, orzo, a tratti con sentori di acqua tonica – e perfino, qualcuno dice, di brodo. Dopo poco, però, questa maltosità organica e vibrante si lascia schermare dall’invecchiamento: note tostate (arachidi), di frutta secca; legno; un che di miele, caramello, carruba, sciroppo d’acero… Cardamomo e mandarino, così, per stupirvi. A parte tutto, è un naso molto stimolante, fresco e gggiovane ma anche piuttosto complesso e non così scontato.

P: si inizia con una dolcezza biscottata e cerealosa (facile citare i Gran Cereale, no? a questo punto aspettiamo un riconoscimento dall’azienda che li produce) e persino dei sentori di frutta rossa (fragola); biscotti al miele e al caramello. Al contempo, ai lati e verso il finale ci sono note frizzantine davvero peculiari, quasi di (biscotti allo) zenzero, oltre alle note vegetali maltose. Anche il re degli agrumi, l’arancia (abbiamo appena operato l’incoronazione), si fa sentire. Un palato spigoloso ma ‘caldo’, nel complesso davvero convincente.

F: lungo, più sul dolce (ancora caramello) che non sul giovane / maltoso: ancora una potente suggestione di zenzero e biscotti.

Ci è piaciuto. È facile da inquadrare e da ‘analizzare’, ma si mostra costruito su fertili contraddizioni: è mieloso, ma non troppo dolce; è giovane, ma non troppo sbarazzino; ha un naso più fresco, un palato più caldo – e nel complesso ci convince perché svela la sua beata giovinezza ma la indossa con portamento maturo, non rinunciando a una certa complessità non banale. 85/100 è il nostro giudizio in numeri, e forse avremmo potuto anche spingerci oltre… Ma fa niente, ormai abbiamo zittito l’amico: era questo il nostro obiettivo.

Sottofondo musicale consigliato: Paradise Lost – Terminal.

Degustazione ‘Distillery only’

Lunedì sera una ristretta delegazione di whiskyfacile.com ha avuto il piacere di partecipare alla degustazione “Distillery Only“, organizzata dal Milano Whisky Festival. Questa volta Andrea e Giuseppe si sono sacrificati per il bene di noi tutti, andando in Scozia e portandosi in Italia, tra le molte altre bottiglie, diversi imbottigliamenti disponibili solo in distilleria: nello specifico, lunedì sono state aperti un Glen Moray 1998-2012 (cask #6499, 58,6%), un GlenDronach 1993-2012 (cask #1610, 60,5%), un Caol Ila ‘distillery only’ del 2007 (58,4%) e un Lagavulin ‘distillery only’ del 2010 (52,5%). A queste quattro bottiglie si è aggiunto un giovane Glenfarclas, il Movember (9 yo, 53%), imbottigliato dal sito Master Of Malt per l’iniziativa benefica “movember“, appunto.

Di sicuro, non sarà facile riassaggiare questi whisky, a meno di non andare di persona a prenderseli in distilleria… Come già accaduto in passato, abbiamo bevuto in loco solo parte del parterre (Glen Moray e Caol Ila, per i quali pubblicheremo un’opinione stringatissima nelle sentenze), in modo da poter bere con calma e concentrazione il resto, a casa. Oggi proponiamo delle sintetiche tasting notes per il Glenfarclas Movember, nove anni (2002/2011) passati in due botti di sherry Oloroso (#2659 e 2662).

Glenfarclas Movember 9 yo (2002/2011, OB for Master of Malt, 53%)

N: piuttosto chiuso sulle prime; col tempo vengono fuori note di sherry secco. Caffè, liquirizia, frutta secca; albicocca disidratata, tanta uvetta; frutti rossi, perfino un po’ di burro. Tabacco da pipa. Un goccino d’acqua giova molto. P: erba e fiori amari; speziato (cannella, dolce). Tanta frutta secca, ancora, e ancora liquirizia; il tappetone di sherry evolve verso l’amaro, forse il legno si sente un po’ troppo. F: tutto sull’amaro, a tratti allappa. Molto lungo, speziato. Il giudizio complessivo è di 84/100: è buono, decisamente, e costava poco quando è uscito, cosa che non dispiace. A nostro giudizio il legno è fin troppo invadente, e per questo il voto non sale più in alto. Qui le opinioni di Ruben e qui di chi la bottiglia l’ha selezionata.

Sottofondo musicale consigliato: Miwa GeminiGoodnight trail, dall’album Fantastic Lies by Grizzly Rose.

Caol Ila 9 yo Shieldaig (1999/2008, 43%)

Partiamo dall’animo più marino della distilleria, e dunque dal 9 yo Shieldaig, assaggiato e acquistato al Milano Whisky Festival dello scorso anno. Innanzitutto, il colore: giallino pallidissimo, uno dei whisky più chiari che ci sia mai capitato di bere.

N: pungente, non poco, i 43% sono piuttosto aggressivi. Un po’ acre, in verità: è bello torbato, ma non molto affumicato; ci sono note di limone e sullo sfondo (ma tanto sullo sfondo) si sente anche un po’ di vaniglia – ma ribadiamo, molto poca.

P: puro mare. Il palato è tutto sulla torba, gentile ma dominante; piuttosto salato, affumicato. È decisamente secco, manca del tutto quella pastosità cremosa tipica di alcuni Caol Ila (come ad esempio il Provenance che andremo ad assaggiare nel prossimo post); ancora limone, forse alghe. Marino e un po’, come dire, sassoso, minerale.

F: abbastanza persistente, ma di nuovo tutto sulla torba. Salato, alla fine.

Complessivamente, questo Shieldaig è monodimensionale e rappresenta il lato più, come dire, litoraneo, costiero del Caol Ila: la complessità non è certo uno dei suoi pregi, e in tutta onestà non è indimenticabile. Resta però un prodotto discreto, e in un certo senso è utile sul piano didattico, perché permette di confrontarsi con la dimensione marina dei whisky di Islay. L’influenza del legno (due – o tre? – botti ex-bourbon) è veramente minima. La nostra valutazione è di 77/100, proprio per questa ragione: noi amiamo i Caol Ila, ma ci piacciono soprattutto quando riescono a combinare il profilo marino con una dolcezza di fondo (che sia su vaniglia e liquirizia o sulla frutta secca, a seconda del tipo di botte) che qui manca del tutto.

P.S. avete presente che quando annusate il bicchiere vuoto si sente sempre qualcosa, che sia legno o affumicato o spezie o un dolce astratto… beh, dopo questo whisky il vostro bicchiere non saprà di niente. Curioso, no?, anche se coerente col resto del profilo.

Sottofondo musicale consigliato: Tori AmosIieee, dall’album Choirgirl hotel.