Clynelish 12 yo (1971, Ainslie&Heilbron for Edward&Edward, 56.9%)

Vediamo di leggere il titolo di questa recensione, analizziamo cosa ci dice. Clynelish 12 anni, imbottigliato nel 1971… Dunque la distillazione è sicuramente precedente alla fondazione della ‘nuova’ Clynelish, e dunque trattasi di fatto di un whisky che oggi chiameremmo Brora. Ainslie & Hebron è il nome della compagnia che ricostruì Clynelish a fine ‘800, per poi vendere a quella-che-sarà-Diageo dopo la celebre crisi dei Pattinson, negli anni ’20. Tra gli anni ’60 e gli ’80 (secondo whiskybase, anche oltre) sono usciti diversi imbottigliamenti di Clynelish a questo marchio, e si tratta di bottiglie pressoché leggendarie, rare e ormai costosissime. Edward & Edward altri non è che Edoardo Giaccone, il Baffo, proprietario della storica Whiskyteca di Salò – pensate – aperta addirittura nel 1959!, e di Clynelish 12 imbottigliati per lui da A&H ce ne sono diversi. E se fate caso all’ultimo numero vi rendete conto che è a gradazione piena: e sappiamo bene che all’epoca erano in pochi a imbottigliare così. Beh, lo capite pure voi che qua siamo al top – e prima di bere, ringraziamo Giuseppe (il Bevitore Raffinato) per l’impagabile omaggio.

N: molto acuto e tagliente, qualitativamente spaventoso e sorprendente. Innanzitutto, l’apporto della torba è molto cesellato, elegante, trattenuto: la mineralità che ne consegue è delicatissima ma anche per questo deliziosa; non c’è da aspettarsi una cera esuberante (errata corrige: arriva, ma solo dopo un po’, ed è da panico!), piuttosto esplode un lato marino, salmastro, iodato (aria di mare sferzante, quando piove al mare; note di pioggia, di terra bagnata), con sentori di limone – anzi: di semino di limone. Pian piano, con pazienza, emerge un lato delicatamente ‘dolcino’, tra una mousse al cioccolato bianco, della vaniglia, un marshmallow. Elegante e trattenuto. Una spolverata di cardamomo?

P: conferma le premesse olfattive, risultando tagliente, affilato ma delicato: a grado pieno, è sia grasso e oleoso che molto fresco. Esibisce una sapidità e una freschezza limonosa veramente poderose, frizzantine. Ancora salamoia, cera e miele. Il lato più dolce è, come al naso, verbalmente facile: panino al latte, vaniglia, zucchero bianco, un che di cioccolato bianco. Con aggiunta d’acqua, appare ancora più evidente il cereale, l’orzo, spettacolare. Un filo di fumo, forse.

F: lungo, persistente, ancora scisso tra limone, la marinità, ed emerge un filo di fumo. Ostriche, perfino…

Il profilo è quello che idealmente ci piace di più: Clynelish, da questo punto di vista, è una sicurezza. Rispetto ad altre versioni degli stessi anni che abbiamo avuto il privilegio di assaggiare (alcune presenti qui), questo è solo leggeremente torbato, non tanto ceroso, per contro molto salmastro e iodato, con una dolcezza elegante e trattenuta. 92/100, delicato, semplice forse ma di una semplicità unica, introvabile, irripetibile, irrimediabile, irresponsabile.

Sottofondo musicale consigliato: Radiohead – Daysleeping.

Clynelish 12 yo (inizio ’70, Ainslie&Heilbron, OB for Di Chiano, 43%)

Come ogni anno, ci piace celebrare il Natale con un dram ‘speciale’: due Brora il primo e il secondo anno, un Glenfarclas del ’71 l’anno scorso… Come possiamo salire oltre? Beh, è presto detto: assaggiando un Clynelish 12 anni importato in Italia da Di Chiano a inizio anni ’70… Il che vuol dire distillato verso la fine degli anni ’50… Il che vuol dire… Beh, se studiate la storia lo sapete da voi.

wc0366e1444-74_IM221233N: ci stupisce (e quindi vogliamo iniziare proprio da qui) un lato fruttato ben pronunciato: (yogurt alla) banana, frutta gialla (albicocche con una bella acidità), forse persino un accenno di fragole. Emerge poi anche un lato floreale incredibile, nella sua intensa delicatezza: fiori freschi e umidi; rose. E ancora: pasta di mandorle e agrumi vari (pompelmo?) a dare una sensazione di acidità che resta una delle poche costatnti in un naso altrimenti in continua evoluzione. E infatti subito spunta un altro filone, a noi molto caro: quel cliché Clynelish/Brora fatto di suadenti richiami minerali e terrosi/torbosi; fantastica lana bagnata e un lievissimo accenno fumè su un sfondo tenue di cera.

P: pulitissimo e pare analcolico! il corpo non è pienissimo ma… quanta roba! Qui il lato fruttato sembra indietreggiare un po’, a favore di una torba in risalita e di una mineralità superba. Molto miele, un’esplosione di fiori zuccherini e un po’ di pasta di mandorle; si conferma una bella dimensione agrumata, acidina, tra limone e succo di pompelmo. Appenna un tocco di fumo e vari, molteplici e infiniti sentori minerali e terrosi.

F: delicato ma persistente; pulisce la bocca e lascia una scia zuccherata e minerale; ancora vegetale e floreale, ma con una sorprendente nota salamastra e punte di torba più fumosa. Rari sono i finali che esibiscono una tale complessità.

Di fronte a certi dram, non sappiamo mai se far prevalere la luminosa gioia per il godimento che proviamo o l’atra disperazione per non averne due casse nell’armadio. Forse il palato ha un po’ perso grip, e l’intensità appena accennata (come ad esempio era capitato, anche se là con più dolorosa perdita, per il nostro Talisker del 1947) ci impedisce di esplorare, nella nostra scala, le vette più irraggiungibili: ma un 93/100 è il giusto tributo ad un malto che per complessità e qualità aromatica non ha rivali. Clynelish e Brora (e diciamo che qui le cose coincidono…) sono forse le nostre distillerie preferite: e se ce ne fosse bisogno, beh, ora ci ricordiamo il perché. Grazie infinite a Riccardo del Bar Metro per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Peter Pears e Benjamin Britten (quest’ultimo è compositore) eseguono Sette Sonetti di Michelangelo.