Benromach ‘Triple Distilled’ (2009/2017, OB, 50%)

Fino a quando, Benromach, dovremo tessere le tue lodi? Probabilmente fino a quando continuerai a lavorare in questo modo… Piccola realtà indipendente (la proprietà, per chi si fosse distratto, è in mano allo storico imbottigliatore Gordon & MacPhail), rinnovata con l’esplicito intento di creare whisky old-style, Benromach delizia costantemente il nostro palato con un malto generalmente di grande personalità, con note torbate che suonano su frequenze veramente inusuali nel panorama dell’acquavite di malto – tant’è che spesso ci è capitato di riconoscere punti in comune con Springbank, e voi sapete bene quanto questo per noi sia uno dei migliori complimenti possibili. Oggi, grazie all’intercessione di Steve Rush e di Twitter, presentiamo le tasting notes della versione nuova di pacca: Triple Distilled, un whiskettino di otto anni appunto a tripla distillazione, alla moda degli irlandesi.

benromach-triple-distilledN: 50 gradi e non sentirli, molto pulito e fruttato, cerealoso e tanta pera. Fresco, campo di fiori e zenzero a pacchi. Mandorle, sia l’olio che il marzapane. Bella vaniglia e crema pasticcera con generosa aggiunta di scorza di limone. E poi escono alla grande le “soft and subtle mineral notes”, come da nostro immortale tweet (e il concetto di immortalità su Twitter è pari a cinque secondi). Note di lavanderia e un lieve sentore di affumicato, così Benromach, così vecchio stile.

P: ricco ricco ricco. Ma anche molto sottile. Torta paradiso e torta alla crema eppure ben bilanciato da un lato più fresco e innocente. E quindi ancora zenzero, cereali del mattino nel latte, pere croccanti. Torna quel lato minerale accattivante e siamo in pace col mondo. Torba gentile, alla Kilkerran diremmo. Semplice e complesso allo stesso tempo.

F: resiste un leggero fumo di torba, con burro fresco e crema. Nice!

Ma quanto lavora bene Benromach! I paragoni che ci vengono in mente sono tutti di livello, ci ricorda certi Clynelish, ma con meno cera, certi Kilkerran anche senza marinità, perfino certi Springbank… Insomma, con questo Triple Distilled abbiamo conferma che Benromach è una delle nostre distillerie da top 5. Quest’imbottigliamento, infatti, è probabilmente un poco più semplice di altri membri del core range, con una quota dell’oleosità tipica di altri Benromach sacrificata all’altare della tripla distillazione; ma di certo è comunque abbastanza complesso, ed è godurioso, molto godurioso: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Liberato – Gaiola portafortuna.

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Oban ‘Little Bay’ (2016, OB, 43%)

unnamed-4Domani sera verrà presentato ufficialmente “Little Bay”, il nuovo imbottigliamento del core range di Oban: nuovo solo per il mercato italiano, per la verità, dato che negli anni scorsi ne circolava prima una versione per duty free, poi un’altra ‘normale’, ma riservata ad alcuni paesi. L’evento sarà nell’elegante cornice del 1930, celebre speakeasy milanese, in cui verrà inaugurata una formula di food pairing tra quattro malti di casa Diageo, quattro cocktail di Marco Russo e altrettante creazioni culinarie dello chef Diego Rossi: domani sera ci sarà l’anteprima, ma – non temete – il format sarà ripetuto, aperto al pubblico, nelle prossime settimane. Ne parleremo più diffusamente mercoledì, quando proporremo un piccolo report della serata. Intanto, assaggiamo oggi questo Oban in anteprima (per cui dobbiamo un grande grazie a Silvia e Fabrizio di Diageo), e vediamo se il NAS sarà in grado di competere con l’edizione classica di casa Oban, il 14 anni. Poche indicazioni in etichetta, se non che l’invecchiamento è avvenuto in ‘botti piccole’.

obnob.non1N: molto aperto e accogliente, non paga dazio all’alcol. L’imbottigliamento si chiama ‘Little Bay’, e in effetti colpisce molto il carattere di whisky ‘costiero’, con belle suggestioni di aria di mare, iodio e salamoia. Su queste solide basi si innesta quello che forse è l’apporto più evidente delle botti piccole: note agrumate (arancia amara, marmellata di), frutta cotta (mele e prugne, uvetta), miele… C’è però anche dell’altro, ovverosia tutto un lato più ‘setoso’ e ‘vegetale’ che ricorda erbe lasciate a macerare, e quindi foglie di tè, infusi, rabarbaro; un velo di tabacco. Leggermente mentolato.

P: da subito si presenta con un buon corpo masticabile; del naso riprende, in attacco, una lievissima marinità ‘spumosa’, molto più delicata degli Islay. Poi, ha tutta una sua profondità ‘scura’, riprendendo e amplificando quelle note erbacee, di rabarbaro… Un poco di tabacco leggero. Una punta di rosmarino? L’effetto ricorda un miele aromatizzato con aghi di pino: perché sì, c’è anche una dimensione compiutamente dolce, ancora con note agrumate / marmellatose, miele, frutta cotta.

F: lungo e persistente; frutta secca, arancia rossa e tabacco. Resta una piacevole nota torbata e minerale.

Partiamo dalla fine, cioè da quel grande e beffardo gioco che chiamiamo voto: 86/100. Questa versione ci convince appieno, mostrando tutta l’identità della distilleria e sviluppando un lato ‘profondo’ e piuttosto complesso. Rispetto al 14 anni, ci è parso decisamente più costiero, ma anche più dolce ed erbaceo; sostanzialmente, più strutturato, più buono. Poco da dire ragazzi, ci piace molto: fossero tutti così, i NAS…

Sottofondo musicale consigliato: Radiohead – Jigsaw Falling into Place.