Bowmore 25yo (1991/2017, Antique Lions of Spirits, 48,7%)

Antique Lions of Spirits, ormai lo sapete, è un marchio dietro cui si celano tre prestigiosi player del mondo del whisky: Max Righi, Diego Sandrin, Jens Drewitz. Nel corso delle settimane passate abbiamo già assaggiato qualche espressione delle loro ultime, bellissime serie, e siamo invariabilmente rimasti soddisfatti. Oggi però vogliamo coglierli in castagna, fargli fare una bella figuraccia, e allora puntiamo su un single cask di Bowmore di 25 anni: almeno questo sarà cattivo, no? Ci ha affiancato nella degustazione Angelo Corbetta, quindi ci sentiamo di condividere con lui l’onere dell’interpretazione.

N: un odore di mare intensissimo, riesce ad essere sia avvolgente e cremoso, burroso, che oleoso, grasso e minerale. Brioche al burro. Grande sapidità, marinità al top. Note balsamiche, per non dire decisamente mentolate; aghi di pino? Ancora note di fiori secchi. Note di gomma (Angelo ci fa tornare in mente la boule dell’acqua calda di gomma che avevamo da bambini…); anche di etere, quello da dentista (ok, Angelo adesso ha bevuto troppo). Forse una lievissima spezia, diremmo cannella? La frutta se ne sta molto in disparte, ci viene in mente giusto l’albicocca disidratata. Eccellente, complessissimo. (Ndr: dopo averlo bevuto, la frutta esplode anche qui…).

P: mamma mia, pazzesco. Incredibilmente complesso. Si apre sul dolce, poi si sviluppa una nota piccantina (pepe bianco) e mentolata – e va a chiudersi poi sulla torba, su un fumo acre non invadente ma inaspettato. Andiamo con ordine: frutta cotta (tanta mela, ma non solo cotta in effetti), note di pasticceria alla frutta, tra la tarte tatin e una crostata di mele; potremmo poi tacere di una splendida nota tropicale, che definiremmo Guava (o guyaba, chiamatelo come vi pare). Floreale, perfino.

F: molto lungo, persistente come un mal di testa alla domenica mattina; marino e torboso, fumoso, come non te lo aspetteresti: resistono note tropicali e briosciose.

Molto molto convincente il naso, con una grande complessità e una costante evoluzione; lungo il finale e per certi versi sorprendente. È altresì vero che il palato resta, a confronto, relativamente più ‘normale’, più piatto – e per dimostrarvi che proprio non ci è piaciuto, gli assegnamo un pessimo 92/100. Riprovateci la prossima volta, magari vi riesce meglio.

Sottofondo musicale consigliato: Chrysta Bell – Heaven.

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‘Speysider’ 44 yo (1973/2017, Antique Lions of Whisky, 51,6%)

Negli ultimi due anni si sono affacciati sul mercato diversi single cask di whisky prodotto in distillerie non dichiarate dello Speyside a inizio anni ’70, soprattutto nel 1973 – i rumors parlano alternativamente di Tamdhu, Macallan, Glenfarclas… Ma a noi francamente poco importa sapere chi abbia prodotto, ci interessa soprattutto sapere che a prezzi abbordabili – generalmente attorno ai 3/400 euro – sono accessibili whisky di oltre quarant’anni, a grado pieno, nella versione più nobile: il single cask. Anche ALoW, marchio frutto della prestigiosa sinergia tra Silver Seal / Whisky Antique, Lion’s Whisky e Sansibar, ha messo le mani su uno di questi barili e lo ha imbottigliato nella bellissima serie Butterflies, tributo evidente alle prime selezioni di Pepi Mongiardino: e ci pare il massimo berlo proprio oggi, a Natale.

Schermata 2017-12-25 alle 17.07.05N: la gradazione è come se non ci fosse, pare di annusare un succo: e che succo, ragazzi… Certo troviamo, sulle prime soprattutto, descrittori che a leggerli così paiono ‘standard’: un bel miele caldo, brioche, una purea di pere, la mela gialla farinosa, marmellata d’albicocca, dopo un poco anche un po’ di crema pasticcera… Ma poi pian piano si spalanca una nota di whisky vecchio da panico!, con una cera d’api intensissima, vecchi mobili intrisi di polish; poi un lato erbaceo, molto difficile e compatto, che stratifica l’esperienza – potenzialmente – all’infinito. Diremmo camomilla, fieno caldo al sole, d’estate; fiori d’arancio. E la frutta, signori, la frutta!, al limite del tropicale con ananas candito; marmellata di fichi, calda, incredibilmente intensa. Straordinario, un whisky continuamente cangiante, a perdersi nel turbine delle suggestioni si trovano una, cento, mille, strade da percorrere.

P: ha quella forza, quella chiarezza espressiva dei grandi whisky, tanto più sorprendente dopo 44 anni in botte, supportato da una gradazione che non lascia indietro neppure una virgola di intensità – e al contempo i 44 anni l’hanno reso perfettamente levigato! Un capolavoro. Torna il senso di marmellata, in particolar modo di fichi, e poi una frutta gialla poderosa (mele e albicocche dolci); poi ancora cera d’api, zenzero e un pizzicorino da pepe bianco. Crema pasticcera (anzi: proprio il sapore delle torte di frutta!). Un che di erbaceo, vagamente balsamico, duro a morire (eucalipto, diciamo). Scorza di agrume macerata nell’alcol (sappiamo che è un’eresia evocarlo qui, ma c’è un senso di Old Fashioned…).

F: pepe bianco e frutta gialla intensa e succosa, all’infinito; ancora cera d’api.

Stupefacente è la combinazione di eleganza e intensità, combinazione rara da trovare in un quarantaquattrenne: riesce infatti a mostrare tutta la raffinatezza di un whisky invecchiato lentamente, con certe note di frutta e cera che solo lunghissime maturazioni riescono a produrre, e al contempo si mantiene sempre intenso, esuberante quasi. Imperdibile: 93/100. Buon Natale a tutti!

Sottofondo musicale consigliato: Tony Bennett – Have yourself a merry little christmas.