Auchentoshan 12 yo (2016, OB, 40%)

Auchentoshan è una delle quattro distillerie attualmente attive nelle Lowlands: assieme a Glenkinchie, Aisla Bay e Bladnoch, Auchentoshan tiene alto il vessillo delle terre basse scozzesi che avvolgono Edimburgo e Glasgow. La tripla distillazione, velleità che tradizionalmente era di pertinenza appunto lowlander ma che ora ha perso di appeal presso i più, resta vanto della distilleria. Non abbiamo mai recensito il 12 anni, entry-level per il core range con età dichiarata: tappiamo la lacuna adesso summo cum gaudio.

auchentoshan-12-years-oldN: nota alcolica presente ma non demoralizziamoci. Anzitutto vi propiniamo un’immagine complessiva: la frutta di marzapane laccata. Ha infatti delle note zuccherine mandorlate un po’ plastificate. Il contesto è abbastanza piatto, ma si riconoscono anche dei leggeri sentori di corn flakes zuccherati (il profumo della busta appena aperta!), miele e qualcosa che assomiglia alla marmellata di fragole.

P: insisteremo con arroganza sulla debolezza del corpo: non c’è quel kick (direbbero gli esperti, la ‘botta’ di sapore diremmo noi con fisico da sollevatori di Johnny Walker Red Label). Va bene imbottigliare a 40 gradi, ma così è troppo debole. Per gli infiniti casi dell’universo Serge dice più o meno il contrario in merito. Parlando di descrittori la fanno da padroni miele, tantissimo caramello e frutta secca (mandorle e noci). C’è un lato agrumato, ma un po’ sballato e contundente.

F: finale più che discutibile, con sensazione alcolica dimenticabile. Ancora caramello e frutta secca, se proprio dobbiamo sottilizzare.

Nel tirare le somme di questo assaggio, si potrebbe giocare la carta stereotipata dei whisky leggeri e beverini, quasi timidi, delle Lowlands: poi però arriva un asso pigliatutto, che racconta di un whisky certo semplice ma non del tutto convincente, certo non catastrofico ma con qualche difettuccio piuttosto evidente qua e là. 76/100. Costa una quarantina di euro, per chi si cura della banalità della pecunia.

Sottofondo musicale consigliato: Testament – The Pale King.

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The Glenlivet 21 yo ‘Archive’ (2011, OB, 43%)

Restiamo nello Speyside e affrontiamo un malto della distilleria che ha fatto incetta di premi all’ultimo Milano Whisky Festival: come certo saprete, quest’anno c’è stato il “MWF Best Whisky 2012” (ne parla diffusamente Davide, che era in giuria, qui), e la Glenlivet ha vinto sia nella categoria connaisseur che in quella daily dram. Non sappiamo se il 21 anni fosse in concorso, di certo c’è che ora è nel nostro bicchiere: il colore è ambrato.

N: il primo impatto è molto piacevole: aromi intensi e ben definiti, c’è tutta la piena maltosità Glenlivet, accompagnata a un bel cesto di frutta matura (pesche, assolutamente, ma anche mele, albicocche… note tropicali ma anche frutti rossi, tra fragole e lamponi…). Il lato fruttato è davvero buono e compatto, e si integra poi con più lievi note di cioccolato al latte e vaniglia, un po’ di frutta secca (nocciola e uvetta). Qualche nota di cera per legno e lucido da scarpe, ogni tanto.

P: coerente col naso: l’attacco è sul malto, ma poi si spande un gustoso sapore fruttato e dolce. In primo piano abbiamo albicocche succose e mature, poi note tropicali (papaya, siamo pronti a giurarci) e ancora di cioccolato al latte. C’è più frutta secca che al naso (noce, soprattutto, e mandorle tostate). Nonostante la bassa gradazione mantiene un buon corpo. Suggestioni aranciate, che al naso non avevamo trovato.

F: albicocca e malto…brioche all’albicocca? Molto persistente. Ancora tanto cioccolato.

Un malto costruito per piacere: è proprio buono, bello rotondo e intenso, non ha spigoli né screziature che possano ‘sporcare’ un profilo perfetto, se pure di certo non dotato di una complessità stupefacente. Serge scrive che è uno dei migliori malti “facili / commerciali”: con ogni probabilità ha ragione, e il nostro giudizio sarà di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: l’altra sera era al Blue Note a Milano e ha regalato lezioni di funk, ecco a voi Fred Wesley & The New J.B.’sFunk for Your Ass.