Botti (di inizio anno) da Orbi – Oroscopo a grado pieno

Vade retro, uomini marketing di tutte le multinazionali del beverage, i pianeti vi mettono in guardia: potete convincere un uomo che un NAS a 200 euro è segno divinatorio di buona sorte, ma non potete truccare le stelle. E nemmeno Whisky Facile, che come l’anno scorso si carica sulle spalle l’onere di vaticinare ai suoi amati lettori il loro futuro alcolico. Se dunque volete sapere come gireranno i celesti barili delle vostre fortune e se il 2020 sarà per voi un anno da Brora o da Tamnavulin, siete nel posto giusto.
Segno per segno (che fa segno al quadrato), ecco a voi l’Oroscophisky, l’unico oroscopo a grado pieno del web, un vatting di astrologia, cialtronaggine ed elucubrazioni maltate che al confronto Branko e Paolo Fox sono più seri di Marie Curie.

jura-seven-wood-1372503-s350ARIETE
Segno di ovile che non sei altro, hai chiuso un anno che ti ha fatto imbestialire quanto trovare un sughero galleggiante in quell’Ardbeg Twenty Something che tenevi da parte come la falange di un santo medievale. Con ancora l’amaro in bocca, come disse quello che limonava solo bevitrici di Petrus, il rischio è ritirarsi nella solitudine. Tu, il tuo dram e un dito medio al mondo. Che può anche essere una buona idea, ma solo se il dram è buono. Dunque scegli bene con chi passare il tuo tempo eremitico, Ariete. E scegli bene a cosa accompagnare le tue seratone di meditazione. Il romanziere inglese George Orwell, non si sa se perché Ariete o perché un allegrone, decise di ritirarsi sull’isola di Jura dal ’46 al ’49. Il whisky deve avergli fatto così ribrezzo che piuttosto di scendere al pub per farsene uno, si chiuse nel suo cottage e scrisse “1984”. Dunque Ariete a te la scelta: o ti chiudi in casa con un misantropico Seven Wood e vinci il Nobel per la Letteratura, o ti chiudi in casa con un whisky decente, non vinci il Nobel, ma passi un 2020 rilassante. 60/100 o 85/100
Il tuo whisky dell’anno: Isle of Jura Seven Wood

glebcadam-13yoTORO
Quando si è sotto stress, o si dimagrisce o si ingrassa. Tu, amico bovino, hai passato un 2019 sul filo del rasoio e hai deciso di tenere un’alimentazione con un (fat) angel’s share tropicale: almeno il 15% di ciò che hai ingerito era colesterolo puro. Il 2020 è dunque tempo di mettere il Black Bull affamato che sei a stecchetto. Non guardarmi come se ti stessi dicendo che hai investito tutto in obbligazioni argentine, non ti sto dicendo di barattare tutta la tua collezione di Highland Park con casse di Crodino. Però occorre mettere qualche argine, a tavola come al bar. E magari anche al lavoro, così lo stress cala. D’altronde, prova a pensare: prendi un Octomore torbato a 200 ppm, invecchialo in botti sherry PX first fill per 20 anni in un magazzino alle isole Comore e poi finiscilo in barriques di grappa. Tanta roba, ma non è che sarà buono eh… Tornare alla sobrietà, Toro, è la tua missione. Pulizia, selezione e qualità. Se ci riesci, nessuno ti materà (e soprattutto non ti materanno le coronarie…).
83/100
Il tuo whisky dell’anno: Glencadam 13 yo

Floki_Single_Malt_Whisky___Sheep_Dung_Smoked_Reserve_Barrel_1_mlGEMELLI
Dlin dlon, sono Urano e sono nella tua seconda casa, pardon nel warehouse n. 2. E son venuto fin qua per dirti che il tuo anno pena farà. Pochi fronzoli, segno omozigote, non spacciamo Vat69 per Rosebank: le annate guaste ci sono per tutti e il tuo 2020 sarà un anno tipo il Floki Sheep Dung. Bisogna solo aspettare che passi. Tu armati di mallet, pianta bene il tappo nel barile dei tuoi affetti e rifugiati lì. Anche le special release di Port Ellen a volte sono meno fantastiche, ma nessuno mette in discussione il valore del malto. Quindi se anche ti capiterà qualche rovescio lavorativo, qualche scazzo familiare, qualche whisky festival in cui finirai sbronzo a mangiare wurstel e a dire barzellette sconce, tira dritto.
64/100
Il tuo whisky dell’anno: Floki Sheep Dung

nov19-diageo19taliskerCANCRO
Sì, però il Laga 12 anni del 2018 non era all’altezza. Ok, il Talisker 15 è buono ma è poco Talisker. Non capisco gli entusiasmi per l’Ardbeg 19… Sia detto con il massimo rispetto, amico Cancro, ma da Orione a Cassiopea le stelle ti sussurrano una cosa: hai frantumato le gonadi alla galassia con questo tuo ipercriticismo. Tutti vorremmo essere sempre divini, eleganti come un Dalwhinnie anche quando andiamo a buttare l’immondizia. Però così ti condanni a essere sempre insoddisfatto, a rincorrere la stella Vega della perfezione impossibile da raggiungere. Il 2020 sarà l’anno in cui provare ad accontentarsi. Il che non significa andare in giro a dire che il Tullibardine è il Macallan del Terzo Millennio, ma trovare le cose positive in tutto. Ok, non proprio in tutto, non ti si chiede di dire che il Milan gioca un calcio champagne e che il Langatun è ambrosia, ma se ti lamenti di nuovo per un Talisker poi gli astri si incazzano, eh…
89/100 reali, 82/100 percepiti
Il tuo whisky dell’anno: Talisker 15 yo Diageo Special Release 2019

springbank-16-year-old-local-barley-2016LEONE
Maschio alfa per definizione (o anche femmina alfa, eh, che l’oroscopo è come il whisky e gli angeli, non ha sesso), la tua criniera non è mai stata così sfavillante. Passi e tutti si girano estasiati, come quando arriva Nicola Riske di Macallan a una degustazione. Nel 2020, caro segno della savana, sarai di moda tipo il Kavalan qualche anno fa. Tutti ti vorranno, a qualsiasi costo, ti sorseggeranno, ti rincorreranno, salirai sul Frecciarossa e verrai sedotto da donne dalle giacche con le spalle larghe come Michele del Glen Grant. Starà a te non montarti la testa. Per dire, anche Ricucci stava con Anna Falchi e ha fatto la fine del Cardhu… Il compito a casa è dunque resistere alla tentazione di dare tutto per scontato e credersi irresistibili. Mantenere alta la qualità, come uno Springbank, davanti alle moltitudini inneggianti non è facile, ce la farai?
91/100
Il tuo whisky dell’anno: Springbank 16 yo Local Barley 

Compass_Box_The_Circle_mlVERGINE
Se parliamo di single malt, Vergine, nessuno ti può dare lezioni. Hai un tuo carattere forte (spesso insopportabile, eh), sei più introspettivo di un bicchiere di Caol Ila 30 alle tre di notte e la solitudine non ti spaventa, roba che potresti sentirti a tuo agio anche in quella metropoli che è Bowmore. Però, come insegna l’industria dello Scotch, con solo single malt si fallisce. E dunque questo sarà l’anno delle Vergini blended: sforzati di non vomitare appena il tuo collega insopportabile con la cravatta regimental su camicia a righe ti rivolge la parola, mescola qualche parte di grain alla tua purezza cristallina e un po’ altezzosa. Ritrova il piacere di stare con gli altri, come disse Moana Pozzi alla fine di una scena particolarmente affollata.
86/100
Il tuo whisky dell’anno: “The Circle” Compass box

brbon_los3BILANCIA
Saturno ha scambiato gli anelli con una collana d’oro, Marte si è vestito camouflage e Giove gira in auto per la Via Lattea col braccio fuori dal finestrino cantando trap. Bella Bilancia, sei troppo un segno top, zio! Sei un Abomination, che sotto la scorza tamarrissima (il Cielo ci perdoni per quel che stiamo per dire) non è affatto male. Però qui Bilancia non si parla di sostanza, la tua non si discute. Parliamo di forma, di packaging, di modo di porsi. La scelta è fra l’Highland Park style, tutto guerrieri vichinghi e bestie selvagge, e il Kilkerran style, sobrietà all’ennesima potenza. Quest’anno prova a metterli entrambi in equilibrio sui tuoi piatti, Bilancino: una sera tweed come Nadi Fiori e le etichette medievali di Chorlton, una sera tuta dell’Adidas e Ardbeg Drum col suo insensato carnevale di Rio in etichetta. Cambiare fa bene: d’altronde anche Glenfarclas ogni tanto usa botti di bourbon, eh.
80/100
Il tuo whisky dell’anno: Abomination “The layers of the saw”

kilchoman-str-cask-maturedSCORPIONE
Il tuo anno sarà enigmatico, come uno di quei campioni assaggiati alla cieca dove la figura di palta è dietro l’angolo, che sei sicuro di avere nel bicchiere un Ben Nevis indipendente over 25 e invece hai un whisky cecoslovacco. Dovrai guadagnarti tutto, lottare su ogni pallone, annusare ogni singolo barile. Finiti i tempi in cui entravi nei magazzini della vita e – pescando a caso – portavi a casa botti di Ardbeg del ’74. Oggi tocca sbattersi, e non stavolta non è neanche colpa dei cinesi che si comprano tutta la materia prima. Dovrai sfrondare ogni cosa dal suo finish “coprente”, andare al distillato delle persone. Il tuo amore cosa nasconde sotto la torba da Kilchoman STR? E le tue amicizie candide come un Glenfiddich saranno ancora salde senza quell’extra maturazione in Madeira? Esercita il dubbio, Scorpioncino, non fermarti alla prima sensazione. E neanche al primo whisky.
?6/100
Il tuo whisky dell’anno: Kilchoman STR

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Morbidezza 2.0 è il titolo del tuo anno, Sagittario. Sei rotondo come uno Yamazaki, e non stiamo parlando di forme abbondanti. Baciato dalle stelle (speriamo senza che Solange faccia da tramite), vivi in un Bengodi di pace e tranquillità tipo lo Speyside a giugno. Idilliaco e senza asperità, potresti far trovare un accordo anche fra Trump e l’Iran sul nucleare o fra Giannone e il Gerva del MWF sulla bontà del Merlot. Il rischio – in questi 12 mesi di lune buone – è abituarsi ai velluti. Illudersi che la vita sia un Glenmorangie, mentre quanti Ardmore graffianti e quanti Tobermory ruggenti sono dietro l’angolo. E bada bene che non è per niente un male! Morbidi, ma senza scordare gli spigoli, come un Che Guevara al contrario.
89/100
Il tuo whisky dell’anno: Dalmore King Alexander III

nikka-daysCAPRICORNO
Sappi che capiterà di doversi rialzare, Capricorno, in questo anno accidentato. Ricominciamo, canterebbe Adriano Pappalardo, e tu – con la giugulare vibrante – canterai nello stesso modo. Sei la Banff dei segni zodiacali, attrai sfighe come Islay turisti assetati. Epperò, più che la fine di Banff, se non ti lascerai abbattere potrai fare come Talisker, che dall’ultimo incendio nel 1960 risorse da vera Fenice. Devi solo trovare la pozione magica per assorbire le botte del destino: c’è chi usa il Peroncino ghiacciato dopo una sbronza, chi con un Johnnie Walker Blue Label archivia placido licenziamenti, tradimenti o cartelle esattoriali. Tu devi trovare la tua via alla rinascita costante e allo zen. Le sette stelle di Hokuto sono con te.
77/100
Il tuo whisky dell’anno: Nikka Days

dufftown-11-years-oldACQUARIO
Hai sotto mano un barile di Laphroaig e non te ne accorgi, perché sei troppo occupato a piangere nel tuo Acquario. Ora, a parte che rischi di avvelenare la flora ittica perché c’è ben poca acqua nelle tue lacrime alcoliche, questo deve farti riflettere. Le occasioni, come sanno tutti gli imbottigliatori indipendenti, vanno colte al volo. Se passi al Duty Free e spunta un Balvenie Tun 1509, vuoi lasciartelo scappare? Il fatto è che tu sei troppo chiuso, hai proprio i sigilli doganali come una spirit safe. E quando ci si guarda solo in casa si perde l’abitudine a cogliere le occasioni. Se Diageo ti invita alla presentazione delle Special Releases, mica rinunci perché non hai ancora cambiato l’armadio, no?
86/100
Il tuo whisky dell’anno: Dufftown 11 yo Milano Whisky Festival

Clynelish_GOT_mlPESCI
Se la lava fosse whisky, saresti l’Etna. Rutti torbato ed erutti iniziative, Pescetto. Ti tuffi nelle cose come Ermoli nello Tsipouro o il Gerva nella cachaça. Devi avere ristrutturato la tua linea di produzione di energie e ora hai almeno una trentina di alambicchi, altrimenti non si spiega da dove spunti tutta la tua foga. Nel lavoro sei in fase di rilancio spinto, consolidi l’esistente come Arran e inventi qualcosa di nuovo come Lagg. In amore idem, entusiasmo da volare via, ogni partner è un cacao meravigliao. Il rischio è esaurire le forze senza costrutto, finendo spiaggiati fra progetti iniziati e mai finiti. Ordunque, Pesce, concentrati su poche cose e incanala il collo di cigno delle tue energie su quelle. Sii Clynelish di te stesso.
88/100
Il tuo whisky dell’anno: Clynelish Select Reserve “Games of Thrones”

Big Peat ‘Christmas Edition’ (2019, Douglas Laing, 53,7%)

Douglas Laing, “Villico con barile, d’inverno”, torba su tela, 2019

Come ogni Natale che si rispetti, almeno dal 2011 in poi, Douglas Laing mette sul mercato un’edizione speciale di Big Peat, il blended malt torbato di casa che dice di contenere malto di Ardbeg, Caol Ila, Bowmore e… perfino un poco di Port Ellen – ma quanto poco, non sappiamo e non chiediamo. Noi colpevolmente non abbiamo mai recensito nulla di questa serie, né il Big Peat ‘normale’ né le edizioni speciali che di tanto in tanto compaiono sugli scaffali delle enoteche – rimediamo parzialmente assaggiando proprio la Christmas Edition 2019, che è imbottigliata a gradazione piena.

N: un Islayer fatto e finito, non privo di qualche nota peculiare. Abbiamo note di limone, ma non del frutto: quasi di foglie di limone, al massimo l’albedo. Ci sono note di lievito, di pasta di pane; c’è anche della pera acerba, molto giovane. Dobbiamo annotare una sensazione curiosa, sulle prime dominante, di würstel alla senape. La torba è presente ma non troppo aggressiva, un po’ ‘verde’, marina e bruciata: falò sulla spiaggia.

P: molto coerente, replica il naso ma con una dolcezza molto più proncunciata. Sparisce quella nota curiosa di würstel e senape, in qualche modo si normalizza: dolce, mela verde, lime… Molto amichevole, un perfetto whisky di Islay ruffiano. Fruit Joy al limone, nota molto evidente. Aloe. Il tutto su un tappetino di fumo, con una torba gentile che esce pian piano, senza prendere la scena.

F: ancora gelée al limone, vaniglia e una punta di fumo (falò spento) e ancora un tocco di aloe.

Non complesso, con qualche guizzo, ma molto piacevole e gustoso. Il naso lascia presagire un profilo forse più complesso di quel che è, ma non si può negare che è veramente amichevole e simpatico, molto beverino: uno di quei whisky che puoi bere all’infinito, senza pensarci, e finire, senza rendertene conto. Ottimo per agevolare la peristalsi dopo il cenone, rivelerà proprietà eupeptiche inattese. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Barry McGuire – Eve of destruction.

Ardbeg An Oa (2019, OB, 46%)

Finalmente lo assaggiamo: entrato nel core range da un paio d’anni, An Oa (che si pronuncia An-ò, come se un francese pronunciasse in italiano una parte vitale ma considerata poco nobile e generalmente poco esposta alla salvifica luce solare) è un NAS di Ardbeg che si assume la responsabilità di fare da ingresso nella gamma della storica distilleria di Islay. È una miscela di PX e bourbon casks, il tutto finito in un marrying vat di quercia francese – queste le info conosciute, tanto vi dovevamo, adesso si beve.

N: beh, molto piacevole. Se dovessimo racchiudere il naso in un’immagine, è una versione ammorbidita dell’Ardbeg Ten, un po’ meno limonoso e un po’ meno marino – ma è molto piacevole. Morbido, fumo caldo, legno, falò; c’è anche un che di tela cerata, di Barbour. Si sente moderatamente la quota in sherry, con un po’ di mela rossa, poi c’è pure il bourbon con vaniglia, zucchero a velo, marshmallows bruciacchiati… Se si aggiunge un poco di limone, l’effetto è quello della Torta Paradiso.

P: un po’ blando complessivamente, ma ancora piacevole e morbidone. Aranciata zuccherata, forse un po’ di scorza; tantissima liquirizia, un po’ di banana… Cremoso, c’è sicuramente del toffee, ancora della mela, fumo ceneroso. Pare più ‘bruciato’ che ‘torbato’, per quel che vale un’affermazione del genere.

F: piuttosto lungo, anche se non troppo intenso.

Buono, piacevole, molto morbido – un whisky fatto per essere bevuto senza pensieri, senza troppe menate… Certo, l’Ardbeg che ci piace è molto più affilato, ma non stiamo a lamentarci troppo: d’altro canto il Ten degli ultimi anni è risalito sensibilmente come qualità, presto ne recensiremo un esemplare. Intanto, a questo An Oa appiccichiamo un 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Brunori Sas – Al di là dell’amore.

Tasting Facile 2019

Eccoci, è di nuovo quel momento dell’anno: le vacanze sono finite, le scuole riaprono, le tangenziali tornano a riempirsi di gente… e il Tasting Facile si fa imminente! Quest’anno si giunge alla settima edizione, e siccome negli anni vi abbiamo abituato bene (qui potete leggere un riassunto delle bottiglie aperte nelle scorse edizioni), non possiamo che provare ad alzare l’asticella… La degustazione sarà come sempre all’Harp Pub, in piazza Leonardo a Milano: per facilitare la partecipazione di molti amici, stavolta la degustazione sarà domenica 22 settembre, nel pomeriggio, alle 16.00.

Ma insomma, eccoci con la line-up:

  • Balblair 5 yo (anni ’80, OB, 40%)
  • Singleton of Auchroisk 1981 (anni ’90, OB, 43%)
  • Linkwood 15 yo (inizio anni ’80, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Port Ellen 1969 (1985, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Ardbeg 1974 (1996, Gordon&MacPhail, 40%)
  • Clynelish 12 yo (inizio anni ’80, Gordon&MacPhail, 57%)

Visto il peso di alcune bottiglie coinvolte, il biglietto sarà più alto degli anni scorsi, a 80€, ma crediamo risulti ancora a buon mercato (non sono molti i luoghi al mondo, per tacere della sola Italia, in cui puoi assaggiare un Port Ellen del 1969 o un Clynelish full proof di inizio anni ’80, o ancora un Ardbeg del 1974 a meno di 20€ al dram – e anzi, se conoscete questi luoghi indicateceli, per favore). Come al solito, non abbiamo velleità di lucro, vogliamo solo assaggiare bottiglie che altrimenti non avremmo il coraggio di aprire. Cogliamo l’occasione per ringraziare Mauro Risso, dell’Enoteca Parlapà di Torino, che offre sull’altare del Tasting Facle la bottiglia di Ardbeg.

Per le prenotazioni, è necessario mandare una mail a info.whiskyfacile@gmail.com: attenzione, è l’unico modo per prenotarsi!

“Scotch Missed”: a tasting in Croatia

Cask End di un Brora 1972: serve altro?

Sabato scorso una nutrita delegazione di Whiskyfacile (cioè: Jacopo) ha attraversato ben due confini pur di partecipare alla degustazione SCOTCH MISSED a Motovun, in Croazia, organizzata dal grandissimo Tomislav Ruszkowski. Non è un blog di turismo, quindi vi saranno risparmiate le avventure del viaggio, tra maiali arrosto e spiagge di nudisti (a dispetto delle apparenze: le due cose non coincidono). La degustazione ha avuto luogo nella bellissima cornice del Roxanich Wine & Heritage Hotel, piccolo santuario di alcune passioni di Mladen Rozanić, imprenditore croato che da una decina d’anni ha deciso di trasformarsi anche in winemaker: i suoi vini, rigorosamente naturali e biodinamici, hanno diviso i partecipanti, ma chi scrive – pur nella sua conclamata ignoranza in materia – si è innamorato dei macerati. Ad ogni modo, il tema della degustazione era appunto “lo scotch che non c’è più“, e dunque bottiglie di distillerie chiuse, o di distillerie aperte ma con un passato problematico. Abbiamo preso appunti solo su 5 dei 7 assaggi: i due mancanti sono tornati in sample a Milano, e in questi giorni pubblicheremo delle recensioni più esaustive.

Glen Flagler ‘Rare All-Scotch Malt’ (anni ’70, 40%): Glen Flagler era il single malt prodotto dai pot still dentro a Garnheath, distilleria di grano del gruppo Inver House, nel periodo tra il 1965 e il 1985. Roba molto rara, se cercate su whiskybase ve ne renderete conto. Un sacco di pera al naso (mousse di pera), mela verde, scorza d’agrume, cereale; come spesso accade con whisky così vecchi, cambia molto, muove verso le scorze di frutti tropicali, diventa sempre più fruttato e lievemente ceroso (la solita, splendida storia della patinina minerale). Piuttosto floreale. Il palato è dolce, di una dolcezza fruttata intensa, ancora mela verde e pere. Finale breve e easy. 83/100.

Littlemill 16 yo (1991/2008, Douglas Laing, 50%): non c’è bisogno di introdurre una delle nostre distillerie preferite di sempre, vero? Questo è un refill Hogshead della serie Old Malt Cask di Douglas Laing. Inizia con una nota di colla vinilica, inaspettata, ma pian piano sale una dimensione fruttata spettacolare (mela verde, tropical acidi maracuja mango), foglie di foglie, legno nuovo. Unsexy ma sexy, se si capisce cosa intendiamo. Cera. Il palato è totale, tropicale ed erbaceo, esplosivo, ancora cera, finisce sulla clorofilla e con sentori amari, spettacolare. Pasta di mandorle. Peccato per un naso un pelo troppo poco espressivo, altrimenti avremmo volato ancora più in alto. 89/100.

Rosebank 14 yo (1990/2005, Chieftain’s, 46%): anche in questo caso, presentare Rosebank appare quasi imbarazzante. Fin dalle prima note del naso, sembra molto particolare, con un profilo inusuale per un Rosebank, almeno per come l’abbiamo sempre conosciuto. Nel panorama delicato e fruttato, con le consuete note erbace pronunciate, c’è infatti una lieve nota sulfurea, che al palato diventa ancora più evidente. Nel complesso, oltre a ciò, è dolce, con vaniglia, frutta fresca (mele fragole pesche) e una venatura minerale. Una punta di caramella all’anice. Non ci persuade fino in fondo, ma resta una testimonianza per noi ‘nuova’ di una distilleria di culto. 84/100.

Imperial 19 yo (1995/2015, Signatory, 46%): ultimamente ci capita sempre più spesso di assaggiare degli ottimi Imperial, non sappiamo se dipenda dal fatto che sta raggiungendo età sempre maggiori, e magari questo giova al distillato, oppure dal fatto che semplicemente ce ne siamo accorti solo ora. Ad ogni modo, questa è stata la vera sorpresa della serata: veramente ‘cccezzionale, fruttato (abbiamo frutta gialla, mela, pesche) e con uno strato ceroso/maltoso davvero incantevole. Il malto è molto presente, brioche appena sfornate, pastafrolla calda, burro caldo, miele. Venature minerali. Una menzione al corpo del palato, di alto livello anche se a grado ridotto. Lo vogliamo premiare: 90/100.

Ardmore 21 yo (1979/2001, Douglas Laing, 50%): il distillato di Ardmore è molto spigoloso, “rognosetto” lo definirebbe qualcuno, e se si lascia in un barile poco attivo i risultati sanno essere sorprendenti. Questo è appunto il caso: 21 anni in barile hanno portato a un’evoluzione che non può non lasciare sedotti. Il naso offre un profilo torbato leggero, piuttosto sporchino e minerale (olio, perfino del gesso), per noi buonissimo. Intensa anche la frutta, tutta su pere e pesche: lato che torna vivo anche al palato, subordinato però a una torba delicata e al cerino, allo stoppino di candela. Finale lungo e affilato. Davvero buono: 90/100.

Vorremmo ringraziare ancora una volta Tomislav per l’invito a questa degustazione davvero unica, e Mladen per la grande ospitalità in un luogo così bello: e ne approfittiamo per ringraziare gli amici croati e gli italiani, Gpp e Dameris, Luca e Maura, Claudio, Anna, Davide e Daniela, Michele, con cui abbiamo condiviso passeggiate, consigli sloveni sbagliati, calamari pigri e cotenne di maiale fumanti. Prossimamente le recensioni di Millburn (!) e Ardbeg.

Sottofondo musicale consigliato: Brad Mehldau – O Ephraim.

Ardbeg Drum (2019, OB, 46%)

Finalmente, eccoci arrivati al momento dell’atteso verdetto su Ardbeg Drum, l’edizione sedicente limitata del 2019 celebrativa dell’Ardbeg Day. Come ogni anno, l’azienda ha organizzato Open Day luculliani in giro per il mondo, e anche Milano ha visto la sua grande festa: una festa curiosamente caraibica, dato che – come senz’altro sapete tutti – Ardbeg ha deciso da qualche anno di spostare l’intera produzione in Jamaica. Pare che Mickey Heads sia un grande appassionato di reggae, e lo stesso Bill Lumsden pare abbia una liaison ormai pluriennale con le varietà più estreme di marijuana (come si poteva peraltro facilmente dedurre dalle ultime release di Ardbeg e Glenmorangie, cose che solo uno completamente strafatto poteva elaborare). Ok, forse non è proprio così, sta di fatto che questo Ardbeg dall’età mai dichiarata ha passato la sua vita (o parte della sua vita, manco questo ci è dato sapere) in barili che prima contenevano rum, e alla festa milanese c’erano ananas, papaye e fanciulle sudamericane poco vestite.

N: da subito spicca un agrumato ultra zuccherino, che chiama la freschezza esuberante del lime. Ed è un attimo immaginarsi il succo di canna, la menta, insomma il mojito. Banana verde. Sul lato isolano lo iodio non è del tutto smorzato, anzi. Torba moderata, molto fresca e “verde”. A tratti sembra già miscelato con zucchero e lime, tanto è leggero e fresco. Però, diciamola tutta, non è sbagliato.

P: in bocca però questa facilità spensierata si trasforma quasi in annacquamento, pur a 46%. Inoltre c’è tanta tanta dolcezza da zucchero bianco (new make?). Banane e limoni. Anche qui fumo e mare arrivano, ma in versione soft. Un’eco di Islay, eppure alla cieca non sarebbe poi impossibile esclamare: “Ardbeg!”.

F: dolce, dolce, dolce. Zucchero bruciato con la torba che insiste. Caramella allo zucchero fondente al limone.

Il paradosso di un Ardbeg con un finish pesante in rum che risulta abbastanza addomesticato è la sorpresa servita quest’anno dalla distilleria di LVMH. Ci spiazza, ci acciglia con la sua dolcezza spiccata ma non possiamo in fin dei conti bocciarlo: 85/100, resta a nostro gusto in linea con le ultime uscite annuali. Vale ancora una volta il discorso fatto tante volte anche in passato: assaggiandolo così non dispiace in assoluto, certo è qualcosa di profondamente diverso dall’Ardbeg che abbiamo conosciuto noi. Nuovamente, se fosse un entry-level da 40€ nessuno avrebbe nulla da ridire, e probabilmente uno che non ha mai assaggiato altri Ardbeg del passato non avrebbe nulla da eccepire, e si entusiasmerebbe. Noi ponderiamo senza raccapezzarci, ma in fin dei conti alla domanda “lo comprereste?” risponderemmo scuotendo la testa e scappando in Jamaica con Bill Lumsden, chiedendo una cartina.

Sottofondo musicale consigliato: Barrington Levy – Don’t Fuss nor Fight.

Ardbeg 25 yo (1991/2016, Signatory for Kirsch, 51%)

Proseguiamo trionfalmente la nostra marcia d’avvicinamento all’edizione limitata di Ardbeg di quest’anno, il pittoresco Drum. L’altro giorno ne abbiamo salvato un bel campione nella festa pazza organizzata a Milano per l’Ardbeg Day e abbiamo tutta l’intenzione di riassaggiarlo con calma quanto prima… Nel frattempo ci si perdonerà se indugiamo ancora un attimo sugli imbottigliatori indipendenti: l’altro giorno questo splendido Ar10 di Elements of Islay, oggi un singolo barile addirittura venticinquenne, selezionato da Signatory per il quarantesimo anniversario di Kirsch Whisky, importatore e imbottigliatore tedesco dal 1976. Noi amiamo le celebrazioni e i quarti di secolo, e così alziamo di scatto il bicchiere, che contiene un liquido estratto da un refill sherry hogshead.

N: mamma mia, che splendore! Tutta la complessità di un vero Ardbeg ben invecchiato… Limone, limonata zuccherata, ma anche torta paradiso e zucchero a velo. Pastafrolla, lateralmente. C’è anche una dimensione fruttata deliziosa, nel cui panorama spicca l’ananas; lime, cedro. E non si può tacere la torba, molto vivace nonostante i tanti anni spesi in botte: gomma (boule dell’acqua calda), gasolio, copertoni. C’è qualcosa di erbaceo, che diremmo salvia, forse timo.

P: lasciateci qui, dimenticateci qui davanti a questo bicchiere (e però ogni tanto passate a riempircelo, per favore). Spettacolare, l’impatto è davvero impressionante. Partiamo dall’erbaceo, ancora con timo e salvia (anzi: erbe aromatiche bruciacchiate). Poi la torba, che qui si fa più fumosa, aggressiva, anche se viene meno la gomma. La dolcezza è soprattutto mielosa, con pastafrolla abbondante e generossa.

F: torna la gomma, scompare il fumo più acre. Ancora miele, ancora note di erba selvatica. Cambia e cambia e cambia…

Questa tipologia di Ardbeg ultrainvecchiati, il cui spirito è stato distillato tra l’altro in un periodo non facile per la distilleria (a due anni dalla riapertura operata da Allied, dopo un lungo silenzio e in mezzo al decennio forse più travagliato), è ormai merce prelibata e sempre più rara. Gli ultimi imbottigliamenti ufficiali sono proposti a prezzi esorbitanti (e anche questo non scherza a dire il vero, attorno ai 500 euro), però ci sentiamo di suggerire almeno un assaggio, se lo trovate in giro. Bere single cask come questo è un’esperienza in grado di cambiare il nostro modo di concepire il whisky, per l’intensità brutale dei sapori, per la mutevolezza delle suggestioni, per la raffinatezza nelle sfumature. Poi certo possiamo tornare a bere il nostro everyday dram, ma in pace con la coscienza: 91/100. Grazie a Riccardo per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Childish GambinoThis is America

Ardbeg Ar10 (2001/2018, Elements of Islay, 52,4%)

Sabato scorso, puntuale come la scadenza del bollo e come i titoloni sul calciomercato dell’Inter, c’è stato l’Ardbeg Day: una grande festa tropicale (?) per festeggiare il più furioso torbato di Islay. Nei prossimi giorni cercheremo di toglierci le fette di ananas rimaste incastrate nei capelli e i semi di papaya infilatisi nelle tasche, e vi proporremo i nostri due centesimi sull’ultima release ufficiale, Ardbeg Drum, finito in botti ex-rum appunto. Intanto, però, eccoci a celebrare la distilleria a modo nostro: e dunque ecco Ardbeg Ar10, imbottigliato da Speciality Drinks nella bellissima serie Elements of Islay, di cui già in passato abbiamo assaggiato perle vere. Questa è una miscela di due barili ex-bourbon first fill, distillati nel 2001 e imbottigliati l’anno scorso, nel 2018. Grazie a Marco Callegari per il sample.

N: un vero Ardbeg, che puzza di Ardbeg. Certo, le prime note che ci vengono a mente sono un po’ così: borotalco, lime… La torba è poco fumosa, ma molto… torbata, molto acre. C’è una persistente vena vegetale, chi dice mezcal, chi dice insalata; sentori balsamici, conifere, eucalipto. I barili giocano la loro partita, con vaniglia, una componente cremosa. Marinità trattenuta ma presente: ostriche. Eccellente.

P: molto buono, molto dolce ma altrettanto equilibrato. Zucchetti dice “arachide salata” con una convinzione tale che pare brutto contraddirlo. Cremoso, con vaniglia, burro… burro salato. Torba qui più compiutamente fumosa. Ancora molto agrumato: lime, decisamente. Un balsamico zuccherato, con liquirizia.

F: lungo, persistente, diventa qui estremamente marino: ostrica.

91/100. Ardbeg pulito, tagliente e perfetto come Ardbeg sa essere (SPOILER: quando non lo si infila in barili a caso per smarmellarlo di dolcezze bislacche). Bello, buono, bravi: davvero delizioso. Non serve dire di più.

Sottofondo musicale consigliato: The Chats – Smoko.

Whisky Revolution “Il regalone finale” – Day 25

Blend-AboutUs-03Ieri siamo giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, e oggi andiamo oltre col mega regalone di Natale. Gli ultimi quattro campioni misteriosi infatti andavano bevuti tutti assieme, per essere scartati sotto l’albero la mattina del 25. E così abbiamo fatto. Un ultimo ringraziamento va ancora all’allegra macchina da guerra del Blend, che anche per quest’ultimo giorno ci ha regalato sorprese, affetto, trabocchetti e un gran finale.

Buon natale a tutti, abbracciamoci!

❤1 Kilchoman ‘Comraich’ (2007/2017, OB, 55,5%)

Molto buono, intensissimo. La marinità pesciosa, con una torba aggressiva e fumosa, ci 48412111_2001200100178065_1832716451337732096_nporta subito su Islay; per lunghi tratti è proprio pescioso, con note di peschereccio. Gomma ed etere, con sentori di tela cerata; diesel e smog. A grado pieno, diremmo, ma molto aromatico allo stesso tempo. Caramello, cola e tamarindo a sostanziare la zuccherinità. Verosimilmente giovane, con punte ‘verdi’, fresche, quasi balsamiche, tra eucalipto e clorofilla. Esplode al palato, dirompe un turpiloquio di sapori: la torba è ancora più aggressiva, con braci e legno in fiamme (chi non l’ha mai mangiato?). Si allarga un tappetone dolce, con zucchero di canna, caramello e tamarindo ancora. Il finale è proprio di aringhe affumicate, kippers di Campbeltown.

Se dovessimo ipotizzare un imbottigliamento, diremmo An Islay Distillery 9 anni, Cadenhead’s Small Batch (tre barili di Laga, due sherry e uno bourbon). E invece no, di isolano si tratta, ma avevamo nel bicchiere Kilchoman Comraich, gli imbottigliamenti esclusivi dedicati ai locali/santuari sparsi per il globo: 87/100.

❤2 Vat 69 (2018, OB, 40%)

48411380_2001201660177909_8581649325208109056_nDifficile da inquadrare, a maggior ragione dopo la mangiata di questi giorni. Si sente la gioventù, profuma di distilleria, di lieviti, di alambicchi, di canditi… Ci viene il dubbio, percependo una patina dolce un po’ cheap e ‘alta’, che possa essere un finish. Un po’ di inchiostro. Il palato è debole di corpo, con sapori di liquirizia industriale, di inchiostro, e svanisce rapidamente. Il finale, scandalosamente corto, sa di… vodka, di distillato di cereali molto pulito.

Non riesce neppure ad essere pacchiano, con la sua dolcezza così “da discount”. Francamente è un 72/100.

❤3 Ardbeg Blasda (2010, OB, 40%)

Pesca bianca, oleoso (olio di lino, o di sesamo forse). Delicato e fruttato, con una patina di 48987057_2001202420177833_104990836327972864_nzucchero a velo. Mela verde, anche? Resta fresco e con un velo di torba leggera… Fine, elegante. Uva bianca. Al palato è molto vegetale, ancora, rivela di nuovo una cerealosità vegetale torbata. Il finale non è lunghissimo, ma il fumo di torba si riprende ancora un po’ di spazio sul cereale. Molto nudo, poca botte.

Potrebbe essere un Bruichladdich Islay Barley? Non ci fa così sensazione scoprire che invece si tratta di una delle creazioni più controverse degli ultimi anni in casa Ardbeg: 83/100.

❤4 Kilchoman 100% Islay (2012/2018, OB for Beija Flor , 59,1%)

48373414_2001203500177725_3640734766254260224_nTorbato giovane, con una mineralità marina (un po’ di scoglio, dice Zucchetti). Acidità limonosa. Zuccherino, ma di zucchero astratto (a velo), confetto. A suo modo timido, forse un po’ alcolico, molto onesto. Il palato è esplosivo, intenso, con limone e zenzero. È potente ed elegante al contempo, la gradazione è forse alta. Crema di limone, ancora fumo e braci.Finale molto lungo e intenso, con una bella sapidità.

Lagavulin 12? No, però non ci siamo andati molto lontano. In ogni caso, è un grande whisky. Il palato è sorprendente per ricchezza, dopo un naso tutto sommato quasi timido. Vai di 89/100!

 

Ardbeg 1979/1991 (G&M for Meregalli, 40%)

Qualche Tasting Facile fa (a proposito, corre voce che quest’anno lo organizzeremo sotto dicembre- stay tuned!) ci è parso appropriato aprire questa vecchia bottiglia di Ardbeg, che deve i suoi natali alle amorevoli cure di un vecchio barile di sherry, lasciato a riposare per 12 anni nei magazzini capienti di Gordon&Macphail. L’imbottigliamento è in esclusiva per lo storico importatore Meregalli, che all’epoca riusciva spesso ad accaparrarsi single cask per il mercato italiano. Che tempi, che tempi…

80926-bigN: primo: salamoia e marinità. Secondo: nota balsamica (eucalipto). Ha anche una sua espressività fruttata piuttosto viva, tra la pera William, mela, uva e fors’anche qualcosa di tropicale fermentato. Risulta comunque tutto molto integrato in un’atmosfera setosa. Sicuramente un naso da meditazione.

P: al palato viene meno la salamoia e anche il fumo resta in disparte. Il livello alcolico minimale certo non favorisce grandi esplosioni di sapore, ma troviamo ancora frutta gialla e caffè zuccherato. Impreziosiscono il tutto note balsamiche, diremmo di timo e di miele d’eucalipto.

F: breve e poco torbato, resta giusto un filino di fumo. Zucchero e liquirizia.

Il naso è la parte più interessante, testimone di uno stile di whisky- educato, levigato eppure profondo, equilibrato e molto sfidante- che oggi si fa fatica a trovare. Al palato si paga in bassa intensità, ma è la vita, signori. Se volevate la perfezione, nascevate sull’Olimpo. Noi qui, più modestamente, ci si arrangia con Ardbeg che non torneranno più, e che si beccano: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: 883 – Weekend