Degustazione “Botte da Orbi” @La Corte dei Miracoli (8.11.2017)

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L’8 novembre 2017 sarà una data da ricordare, perché segna il giorno esatto in cui abbiamo scoperto un nuovo covo di whiskofili a Milano. A due passi dai Navigli, precisamente nella sede dell’associazione culturale La Corte dei Miracoli, il duo di appassionati di whisky composto da Corrado De Rosa e Alessandro Vigorelli Porro, ha infatti da poco iniziato a cimentarsi in serate a tema: beh, degustazioni di whisky, per l’appunto. L’approccio è molto conviviale, a partire dal proposito subito esplicitato di puntare al pareggio di bilancio e arricchire unicamente la bottigliera del locale con le bottiglie (eventualmente) sopravvissute alla serata. Noi abbiamo trovato uno zoccolo duro di amici e frequentatori dell’associazione che si affacciavano curiosi al mondo del distillato di malto. Insomma, un contesto informale dove tutti stavano sullo stesso piano, impegnati a snocciolare suggestioni a tutto spiano sui malti in assaggio, nel frattempo prodigandosi a demolire la credibilità dei prodi relatori, a loro volta all’unisono protesi all’autodemolizione alcolica della propria integrità fisica e morale. “Beh, capolavoro!”, direbbe qualcuno – e così diciamo noi.IMG-20171108-WA0032
Ma si diceva dell’8 novembre: la degustazione Botte da orbi era a tema wood finish, ovvero imbottigliamenti con maturazioni piene o parziali avvenute in botti “anomale” rispetto alla consueta dicotomia ex-bourbon / ex-sherry cask. Di tre whisky su quattro abbiamo steso le nostre note di degustazione in formato ridotto, per venire incontro una volta tanto ai fautori del “piccolo è bello”. Che – diciamocelo – in tempi di sistema-Paese, di globalizzazione e di maxi fusioni tra conglomerate cinesi, non se la passano tanto bene. Eh?

arran cask sauternes finish 2017Arran The Sauternes Cask Finish (2017, OB, 50%): 50 gradi e non sentirli. Dà subito una sensazione di cremosità (torta al limone). Marshmallow e miele. Poi si appalesa la frutta (albicocca, banana) ma anche un poco di legno tostato. In bocca si sente maggiormente l’alcol e purtroppo cresce anche un senso di gioventù, a base di legna fresca. Ancora frutta gialla, banana e vaniglia. Nel finale, ancora legno tostato. Pure troppo, diciamo. Questo Arran ti dà delle gioie nella fasi iniziali e poi via via va smarrendosi, ma si rimane su un dignitoso 82/100.

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Balvenie 14 yo ‘Old Caribbean Cask’ (2015, OB, 43%). E via di mela grattugiata farinosa e molto matura, con un profilo certo dolce ma non eccessivo. Legno di sandalo, mandorle e burro cacao. Ma resiste anche quella bel sentore di malto caldo di Balvenie. In bocca è a suo modo raffinato, con note di pesche, mele e miele. Frutta secca. In generale è tanto dolce, ma si ferma un attimo prima del troppo che stroppia: 84/100.

Teeling-Stout-Cask-Small-BatchTeeling Stout Cask Finish (2017, OB, 46%). Ebbene sì, trattasi di finish in botti che hanno contenuto birra prodotta dal birrificio “200 Fathoms Imperial Stout”. Non vorremmo dare l’idea di essere essere prevenuti, ma è a tratti imbarazzante: olio d’oliva, con note erbacee di foglia d’insalata e molto distillato nudo sugli scudi. Sciacquatura di piatti (alla pera). Caffè. La birra si sente, purtroppo: 74/100.

Il quarto whisky era un Port Charlotte 8 anni ufficiale, anni completamente trascorsi in una botte ex cognac. Ci è sembrato da subito molto interessante e che per questo meritasse un assaggio più meditato; così ce lo siamo portati a casa e prossimamente saremo ben lieti di tornarci. Intanto corre voce che la prossima serata alla Corte dei miracoli sarà dominata dai whisky indiani… Stay tuned!

Sottofondo musicale consigliato: Queen – The Miracle

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Whiskyfacile… al Milano Whisky Festival!

14976636_1242433639149438_2123820976059888283_oCome da tradizione, per la quinta volta quest’anno parteciperemo al Milano Whisky Festival stando dietro al banchetto di Beija-Flor… e come da tradizione, l’importatore ci ha messo a disposizione il suo intero portfolio per farci scegliere 13 percorsi di degustazione, 13 terzetti che saranno proposti in assaggio con la formula del ‘bevi tre, paghi due’. Qui sotto mettiamo i manifestini per 12 percorsi, con qualche indicazione: innanzitutto, quest’anno è il 175° anniversario di Cadenhead’s, il più antico imbottigliatore indipendente di Scozia, e per quanto buona parte degli imbottigliamenti celebrativi non siano più disponibili abbiamo costretto Maurizio a mettere in assaggio qualche chicca, pescando soprattutto tra le release del 2017 (attenzione a due single cask per i punti vendita di Cadenhead’s…). Rispetto agli anni scorsi ci sono poi alcune novità: Bladnoch in primis, con le Lowlands finalmente rappresentate, poi l’irlandese The Whistler e, con grande gioia nostra, il bretone Armorik. Inoltre, spiccano alcuni imbottigliamenti esclusivi per l’importatore, ad esempio (udite udite) un GlenDronach del 1992 in Oloroso, o due Kilchoman, uno in bourbon e l’altro finito per sei mesi in Pedro Ximenez.

Sopra però abbiamo parlato di 13 terzetti, e qui sotto ce ne sono solo 12… Ebbene sì, ce n’è uno fuori lista, fatto di soli imbottigliamenti “almost rare“, ovvero usciti come ‘normali’ qualche anno fa e nel frattempo diventati piccoli oggetti di culto. Eccolo qui:

  • Kilkerran Work in Progress 1st edition (2009, 46%)
  • Longrow 10 yo (anni 2000, 46%)
  • Kilchoman 2007 SC Oloroso per Beija-Flor (2013, 58%)

Insomma, dovreste trovare malto per i vostri denti, o no? Noi vi aspettiamo, anche solo per quattro chiacchiere!

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Arran Smuggler’s Serie vol.1 ‘The Illicit Stills’ (2015, OB, 56,4%)

Nell’autunno 2015 Arran ha lanciato Smuggler’s, una serie limitata a tema distillazione illegale, con bottiglie eclettiche e confezioni ambiziose: un falso libro, decorato come un grafico millennial probabilmente si immagina un libro dell’Ottocento, nasconde al suo interno una bottiglia, ta-dà! Pochi giorni fa è uscito in Italia il terzo capitolo, che a quel che ci risulta è già esaurito; noi siamo rimasti indietro, e affrontiamo oggi la prima versione, ‘The Illicit Still’s. Non è data conoscere l’età, ma c’è dell’Arran torbato (a diversi gradi di torbatura, a dirla tutta), c’è dell’Arran invecchiato in Porto, insomma: c’è una ricetta complessa, c’è un concept forte a livello di marketing, vediamo se il teatro regge alla prova del bicchiere.

arran-malt-smugglers-edition-2015-copyN: sia come sia la ricetta, al naso questo alambicco illegale regala note molto fresche di un distillato giovane, con una venatura torbata che proprio non le manda a dire. E quindi notiamo tanto burro fresco, tanto cereale (diremmo: porridge), anche canditi; forse addirittura latte. Tanto, tantissimo limone. Zucchero a velo. Al contempo emerge una nota ‘dolce’ un po’ più calda, diremmo di marmellata, forse confettura d’agrumi? E poi, la torba: un leggero affumicato che ricorda molto, anche se da lontano, la scamorza – affumicata, ovviamente.

P: il primo impatto è tutto sul limone, sembra di addentare un limone leggermente affumicato e con dello zucchero a velo sopra. Agghiacciante? Non come sembra, a dir la verità. Note ancora burrose, o di panna cotta; una piccola vetta fumosa, quasi pirica, risultante dall’abbinamento tra una torba bella vivace e l’eco della dolcezza da Porto. Per il resto, un senso di vaniglia astratto, e tanta gioventù.

F: lungo e persistente, limonoso e fumoso; e poi, ancora panna cotta. Pane.

Il primo capitolo della serie ha una grande potenza agrumata, che esplode in tutta la sua virulenza al palato; e si sente che la torba è tosta, non è un semplice dettaglio verbale, ma vera sostanza. E pure, al di là del mero, sterile elenco di descrittori e al di là di una bevuta piacevole, il profilo complessivo resta un filo esile, senza profondità se vogliamo, e per quel che ci riguarda non rende giustizia a una distilleria che ha dimostrato di avere uno stile preciso e di nostro gusto. Detto ciò, siccome non sapremmo dire se a leggere queste parole si comprende fino in fondo l’emozione che pervade i nostri cuori, diamo i numeri: 82/100. Ciao.

Sottofondo musicale consigliato: Kiasmos – Looped.

Arran 20 yo (1996/2016, OB for Silver Seal, 51,2%)

Qualche tempo fa abbiamo assaggiato con grande soddisfazione una delle ultime selezioni di Max Righi e della sua Silver Seal, ovvero un Arran in sherry di 16 anni. Contestualmente, Max aveva imbottigliato anche un ventenne, ancora singolo barile ex-sherry, distillato nel 1996, ovvero nel secondo anno di attività della distilleria stessa; se permettete, è giunta l’ora di assaggiare anche lui.

N: si mostra fin dalle primissime battute molto compatto, di una compattezza ricca e ‘golosona’: barretta cereali e miele, caramello, burro caldo e uvetta (ci coglie a tradimento la suggestione dei panini al latte con l’uvetta). Ha poi delle note fruttate al limite del tropicale: avete presente l’ananas quando è molto, troppo maturo? Pan di Spagna. Mela gialla, anch’essa molto matura. Il profilo dopo vent’anni di barile si impreziosisce anche d’un legno bello caldo, con richiami di frutta secca (nocciola) e di qualche suggestione speziata.

P: molto coerente con il naso, ne replica le suggestioni con una certa fedeltà. Quindi: brioche alla marmellata, un po’ ‘cerealosa’ se vogliamo. Mele e miele, miele e mele: esiste un dolce a base di questi due allitteranti suggestioni? Biscotti al burro. Un whisky che ti dà quel che ti promette, ma tutto con l’acceleratore pigiato: grande intensità. Cioccolato bianco. Mix di frutta cotta, uvetta prugne e un velo di cannella; di nuovo frutta secca, sulla nocciola. Il legno cresce col tempo.

F: lungo, tutto sul malto burroso, sul miele, sui biscotti, sulla nocciola. C’è anche un leggero senso di tostato…

87/100, buono ed elegante, molto raffinato, molto Arran con quelle note così tipiche di burro caldo, di frutta cotta. Molto buono dunque, ed esempio di come fin da subito in distilleria avessero le idee chiare sul percorso da compiere – se dovessimo scegliere un acquisto tra i due recenti imbottigliamenti per Silver Seal, per un soffio prenderemmo il 16 anni.

Sottofondo musicale consigliato: Avion Travel – Sentimento.

The “Artigiano in Fiera” files: Glen Elgin, Glenrothes, Arran

schermata-2016-12-13-alle-11-37-31La settimana scorsa uno di noi ha passato le sue giornate all’Artigiano in Fiera, lavorando per il Milano Whisky Festival: tra un’acciuga e una cornamusa, tra una fetta di pata negra e una chiacchiera, l’occasione è stata ghiotta per assaggiare qualche whisky qui e là. Niente recensioni vere e proprie, solo qualche ‘sentenza’ degna dei peggiori “Piove whisky”; e grazie ad Andrea e Giuseppe, ovviamente!

93796093_glenelginmwfbmGlen Elgin 2003 (2016, Gordon&MacPhail for MWF, 50%)
Molto fruttato e noccioloso, punge sulle prime ma con un goccio d’acqua si apre quasi fino alla frutta tropicale. Intense note di cereale, caldo (pasticcini, brioscia). Molto molto buono. 87/100

nav1Glenrothes 2006/2016 (Wilson&Morgan, 48%)
Una lieve nota sulfurea accoglie sia al naso che al palato; il carattere nocciolato del whisky di Glenrothes è ben presente, ma il grado alto rende il tutto molto più persuasivo rispetto agli OB: fidatevi degli indie! 86/100

23903100_arranmwfArran 6yo (2008/2014, OB for MWF, 59,8%)
Che sorpresa, che bontà: avevamo già assaggiato questo single cask in sherry di soli sei anni, che ha già la maturità di un quindicenne – almeno. Si conferma un capolavoro assoluto, impressionante intensità: delizioso e gli diamo un punticino in più rispetto al vecchio assaggio: 89/100

 

Sottofondo musicale consigliato: Liv – Wings of Love.

Arran 17 yo (2014, OB, 46%)

Nel 2015 Arran ha rilasciato il primo 18 anni ufficiale: ma siccome per quello siamo in ritardo (hey, Facili, vi siete resi conto, vero?, che il 2015 era l’anno scorso, no?), decidiamo di assumere sulle spalle l’intero peso della responsabilità del ritardo: e dunque ci beviamo il 17 anni messo sul mercato l’anno precedente, in edizione limitata a 9000 bottiglie, con malto non torbato invecchiato in sole botti ex-sherry. Il colore dorato ci invita accogliente.

arran-17-year-oldN: la prima sensazione è quella di crema catalana, di zuppa inglese, di uvetta macerata e infilata in una grassa crema dolce… Belle note di marzapane, in crescita costante, e un velo di miele. Non si trascuri la presenza fruttata, piena, profonda e soddisfacente: mele (diremmo: mele cotte), prugne (diremmo: prugne cotte), anche agrumi (e qui no, non diremmo: agrumi cotti, bensì: arancia soprattutto). Resta costante il malto, vera costante di Arran, con note briosciose, di fette biscottate, magari “tutte shpalmate” dimm…armellata all’arancia (citazione colta, quasi: chi la riconosce vince un dram al prossimo Milano Whisky Festival!). Cocco. Molto piacevole.

P: molto coerente, molto buono. L’apporto dello sherry, anche in questa fase, è relativamente discreto: tanta mela rossa, un po’ di cuoio, arancia rossa… Ma poi ancora frutta cotta e marmellata d’arancia; un grande ritorno sulle nostre pagine, lo zenzero candito!, magari pucciato nel cioccolato… Perché sì, c’è pure il cioccolato, al latte. Ancora brioscia maltosa e mielosa. Buono! Frutta cotta (sempre mele e prugne). Un velo di spezie (cannella).

F: piuttosto lungo, molto coerente: frutta cotta, marzapane e arancia rossa multiforme.

Beh, beh: molto buono. Relativamente standard come profilo, mostra le peculiarità di tutti gli Arran che abbiamo assaggiato, ovvero la pulizia estrema e un malto in primo piano. Apprezziamo che lo sherry non sia una sverniciata coprente ma un elegante vestitino corto: nel complesso, stiamo sugli 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Kiasmos – Looped.

Arran 10 yo (2015, OB, 46%)

Pur avendone versato tanto nei bicchieri degli appassionati agli ultimi festival (e tra gli appassionati, ehm, diciamo che anche noi… ehm, cough cough, insomma…), non abbiamo mai recensito la versione entry-level di Arran, distilleria dell’isola di Arran (sorprendente, vero?) che da vent’anni, ormai, distilla single malt scotch whisky per la gioia dei più – si suole dire che nei primi anni il prodotto fosse promettente ma non entusiasmante, e che però negli ultimi sei/otto anni il livello sia salito di molto. Nel dubbio, assaggiamo ‘sto dieci anni, va’, non colorato, non filtrato a freddo, maturato in botti ex-bourbon ed ex-sherry.

arran-10-yearN: inizialmente si sente una dolcezza abbastanza trattenuta di vaniglia e di frutta gialla (albicocche disidratate). C’è anche un’acidità che richiama vagamente il limone o un frutto aspro, come il kiwi. Poi però il vero protagonista si dimostra essere proprio il cereale, perché probabilmente le botti usate non sono così marcanti e perché comunque Arran ha la costante di una maltosità pronunciata. Qui il malto è molto vegetale e ricorda i cereali non zuccherati da mettere nel latte. Qua e là qualche nota di frutta secca (mandorle amare) e leggermente minerali-saline.

P: come al naso si dimostra abbastanza pacato, con un corpo abbastanza esile e senza scaldare troppo la bocca. Qua e là si nota qualche nota alcolica. Qui la dolcezza è tutta sulla frutta: gialla con ancora albicocche e poi mele, ma soprattutto si affermano quelle note tropicali così tipiche di Arran: ananas, kiwi. Melone? Il tutto comunque non è esplosivo ma in un contesto ovattato, che lascia spazio a sentori vegetali e maltosi. Una punta salina, anche qui, lievissima.

F: abbastanza corto e pulito, con ancora malto, limone e un lieve ritorno della frutta secca.

Un tributo pagato al malto, con qualche caratteristica peculiare a dare personalità: ottimo entry-level, se si pensa anche al prezzo contenuto; certo, è un whisky relativamente semplice, da bere in spensieratezza, ma a noi checcefrega, siamo spensierati, noi. 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ivan Granatino ft. Franco Ricciardi – ‘A storia ‘e Maria.

Arran 12 yo (2001/2014, Whiskyclub.it, 55,4%)

Torniamo nelle cantine di Whiskyclub Italia, ambizioso progetto che in questi mesi sta finalmente iniziando a mostrare le prime strade che la passione per il whisky potrà percorrere da qui al futuro: esperienze sensoriali con il cibo, non semplici abbinamenti; il primo corso professionalizzante per la degustazione di whisky ‘indipendente’, privo del cappello della multinazionale di turno e tenuto da professionisti di indiscusso valore; la miscelazione di fascia alta, collaborando con uno dei locali più importanti di Milano, lo speakeasy 1930 – seguiamo quest’ultimo progetto particolarmente da vicino, un po’ perché nel nostro piccolo e in parallelo abbiamo iniziato a scoprire le gioie del whisky usato per la miscelazione (e no, non è una bestemmia, basta saperlo fare bene – chiedete a chi è venuto alla degustazione di venerdì scorso all’Harp Pub!), un po’ perché nelle prossime settimane inizieremo a presentare qui sul sito alcune ‘ricette’ di cocktail a base whisky fatte da barman nostri amici, e inaugureremo il progetto proprio con un’intervista doppia a Marco Russo, uno dei soci del MAG/1930, e Marco Maltagliati di Whiskyclub.it. Ma insomma, questo sarà il futuro; per adesso, dedichiamoci all’Arran che abbiamo nel bicchiere, ché scalpita e non vorremmo farlo attendere.

Bottigli_etichetta_Arran-cN: un po’ l’alcol si fa sentire, ma all’interno di un profilo di whisky molto pieno, profondamente carico, in evoluzione. Si nota subito una punta agrumata fresca e insistente (arancia succosa), seguita a ruota da una suggestione fruttata, prima di mela gialla, che poi si trasforma in qualcosa di più: diventa infatti piacevolmente tropicale, con note di kiwi maturo – assieme al progressivo emergere di note burrose di pastafrolla ricorda proprio il profumo dei pasticcini con crema e kiwi. Pasta di mandorle, in crescita.

P: inizia con un’ode al malto, bello croccante e saporito, di una dolcezza venata di note erbacee e vegetali, quasi amare… Poi però accade che ti sorprende, ed è una sorpresa magnifica: esplode, letteralmente, la frutta tropicale, con note inedite e raramente così nitide di maracuja, poi kiwi e ananas; ancora è giocato sulla dicotomia dolce/acido, e torna l’arancia succosa. E altra frutta: mela gialla, albicocca… assieme a un poco di vaniglia e una frutta secca tostata.

F: peel di frutta secca (sì, l’abbiamo scritto davvero), burro; frutta gialla intensa; pulito, di media durata. Cioccolato bianco.

Eccellente, rivela un lato fruttato tropicale che solo di rado abbiamo scoperto negli Arran: qui invece l’intensità è spaventosa, e il bello è che riesce a mantenere viva anche al palato la cerealosa maltosio che al naso sembrava predominante. Insomma, un ottimo esemplare di Arran in bourbon: 87/100, complimenti ai ragazzi del club!

Sottofondo musicale consigliato: Joan Thiele – Hotline Bling, cover eccellente del successo di Drake.

Arran 15 yo Douglas of Drumlanrig (1997/2013, 46%)

Oggi andiamo a pescare direttamente dalla capiente saccoccia dei Laing, gloriosa dinastia scozzese di imbottigliatori indipendenti e blenders. La serie Douglas of Drumlanrig non gode della fama di altre più fortunate ‘saghe’ quali “Old Malt Cask” e “Old and Rare”, ma insomma noi ci certo non ci formalizziamo, anche di fronte a un single cask che ha vissuto un’extra maturazione in un port puncheon; sono esperimenti che a volte dovrebbero sfociare direttamente nel penale, ma Arran è distilleria che più volte ha attirato le nostre lodi per il fatto di essere un distillato riconoscibile (certo, se lo assaggiassimo alla cieca le cose si farebbero più complicate e la peculiarità arrenesca andrebbe forse a farsi benedire, ma chi mai si premurerebbe di apparecchiarci una trappola tanto crudele?). Dati contrastanti quindi, un’unica ratio la ritroveremo come al solito nel bicchiere…

Isle_of_Arran_15YO_-_Douglas_of_Drumlanrig_-_whisky_singapore_grandeN: molto aperto e odoroso. Per essere un 15 anni sa ancora tanto di distillato, con una forte componente di cereale inzuppato nel latte caldo. Sopra, un po’ scollate da questa base maltosa, si agitano zaffate zuccherine, in odor di finish aggressivo di Porto, che ricordano pesche sciroppate,  sciroppo di zucchero. Vaniglia e poi immancabile è quella nota agrumata tipica di Arran, con la scorzetta d’arancia. A tratti percepiamo una suggestione inquietante di cimice schiacciata, un che di vegetale andato storto. Speriamo nel palato…

P: da manuale. Un manuale su come non fare i finish, però: c’è ancora una nota cerealosa ed erbacea di distillato, per la verità molto alcolica, ma il peggio è che risulta totalmente slegata dall’ondata dolciastra-legnosa che arriva un attimo dopo. Le suggestioni sono quelle tipiche del Porto, con una vinosità zuccherosa, sciroppata; di uvetta e ancora di pesche. I sapori sono anche intensi, ma la sensazione non ha molto di piacevole.

F: come se non bastasse emerge una nota amara di legno davvero disturbante, tra sentori di alcol troppo grezzo e sciroppi alla frutta.

Uno dei whisky più catastrofici della nostra esperienza di degustazione, in un climax discendente da naso a finale. Qui non si tratta di non apprezzare i sentori tipici del Porto (che, comunque, non ci fa impazzire: deve accadere un miracolo perché un whisky in Porto ci risulti dignitoso), si tratta che ha proprio troppi aspetti sgradevoli e sballati: 69/100.

Sottofondo musicale consigliato: Maruego – Cioccolata feat. Caneda

 

Arran 6 yo (2008/2014, OB for Milano Whisky Festival, 59,8%)

Manca ormai meno di un mese al Milano Whisky Festival, che quest’anno raggiungerà il traguardo delle decima edizione. Tutti si aspettano una grande festa e un weekend di emozioni persino più intense rispetto a quelle degli anni passati. Prima sorpresa: l’ingresso quest’anno sarà grauito! Emozionante, vero? In particolare, questo decennio è stato scandito dagli imbottigliamenti dedicati al Festival, single cask che di volta in volta hanno contrassegnato la manifestazione. A questo proposito a breve al Mulligans si terrà una degustazione celebrativa davvero molto interessante che ne raduna una buona parte e a chi vuole prepararsi al meglio per la due giorni del Marriott consigliamo davvero di presenziare. Del tasting non farà parte però parte l’Arran di oggi, presentato l’anno scorso e davvero sorprendente per l’età insolita con cui si presenta.

zoom_23903100_arranmwfN: quasi 60 gradi ma ha la spensieratezza di un grado ridotto. Lo botte ex-sherry scalda l’atmosfera e anticipa anche le feste natalizie con chiare suggestioni di biscotti zenzero e cannella e biscotti burrosi al cocco. Il burro è bello presente. Poi una ‘dolcezza’ tra il caramellato e l’aggrumato, con un bel malto avvolgente. C’è anche una nota di mele rosse, di legno speziato (chiodi di garofano).

P: un tripudio di sapori, che pulsano continuamente in bocca. Il menù del tripudio è caramello/toffee, tarte tatin, pesche caramellate al forno. Insomma, una grande dolcezza da dessert, con un più note tanniche, quasi allappanti, davvero devastanti ma che però ci stanno proprio bene. C’è un che di cioccolatoso, che fa risorgere la frutta rossa sotto forma di mon cheri; e tornano le note speziate del naso (chiodi di garofano e cannella). E il malto? In realtà c’è anche quello, perché quello di Arran, bello brioscioso e cerealoso, è difficile da mettere sotto.

F: lunghissimo, tostato, speziato e caramellato. Grande intensità.

Dobbiamo essere franchi: pur apprezzando molto la distilleria Arran, che dopo soli venti anni di attività è oggi una delle più belle realtà nell’industria dello Scotch whisky, ci siamo approcciati a questo dram abbastanza guardinghi. La ragione sta proprio nella breve storia della distilleria, che ci ha dato l’opportunità di seguire l’evoluzione degli invecchiamenti e il progressivo miglioramento medio degli imbottigliamenti. Si pensava quindi che 8 anni fossero davvero troppo pochi e che il trucco stesse tutto in una botte ultra-attiva. Bene sicuramente l’apporto del legno è fondamentale ma, incredibile a dirsi, questo whisky conserva comunque un suo bilanciamento. E poi, il che è in definitiva la sola cosa che conta, è davvero buono: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gerard Lenorman – Michele