Arran 12 yo (2001/2014, Whiskyclub.it, 55,4%)

Torniamo nelle cantine di Whiskyclub Italia, ambizioso progetto che in questi mesi sta finalmente iniziando a mostrare le prime strade che la passione per il whisky potrà percorrere da qui al futuro: esperienze sensoriali con il cibo, non semplici abbinamenti; il primo corso professionalizzante per la degustazione di whisky ‘indipendente’, privo del cappello della multinazionale di turno e tenuto da professionisti di indiscusso valore; la miscelazione di fascia alta, collaborando con uno dei locali più importanti di Milano, lo speakeasy 1930 – seguiamo quest’ultimo progetto particolarmente da vicino, un po’ perché nel nostro piccolo e in parallelo abbiamo iniziato a scoprire le gioie del whisky usato per la miscelazione (e no, non è una bestemmia, basta saperlo fare bene – chiedete a chi è venuto alla degustazione di venerdì scorso all’Harp Pub!), un po’ perché nelle prossime settimane inizieremo a presentare qui sul sito alcune ‘ricette’ di cocktail a base whisky fatte da barman nostri amici, e inaugureremo il progetto proprio con un’intervista doppia a Marco Russo, uno dei soci del MAG/1930, e Marco Maltagliati di Whiskyclub.it. Ma insomma, questo sarà il futuro; per adesso, dedichiamoci all’Arran che abbiamo nel bicchiere, ché scalpita e non vorremmo farlo attendere.

Bottigli_etichetta_Arran-cN: un po’ l’alcol si fa sentire, ma all’interno di un profilo di whisky molto pieno, profondamente carico, in evoluzione. Si nota subito una punta agrumata fresca e insistente (arancia succosa), seguita a ruota da una suggestione fruttata, prima di mela gialla, che poi si trasforma in qualcosa di più: diventa infatti piacevolmente tropicale, con note di kiwi maturo – assieme al progressivo emergere di note burrose di pastafrolla ricorda proprio il profumo dei pasticcini con crema e kiwi. Pasta di mandorle, in crescita.

P: inizia con un’ode al malto, bello croccante e saporito, di una dolcezza venata di note erbacee e vegetali, quasi amare… Poi però accade che ti sorprende, ed è una sorpresa magnifica: esplode, letteralmente, la frutta tropicale, con note inedite e raramente così nitide di maracuja, poi kiwi e ananas; ancora è giocato sulla dicotomia dolce/acido, e torna l’arancia succosa. E altra frutta: mela gialla, albicocca… assieme a un poco di vaniglia e una frutta secca tostata.

F: peel di frutta secca (sì, l’abbiamo scritto davvero), burro; frutta gialla intensa; pulito, di media durata. Cioccolato bianco.

Eccellente, rivela un lato fruttato tropicale che solo di rado abbiamo scoperto negli Arran: qui invece l’intensità è spaventosa, e il bello è che riesce a mantenere viva anche al palato la cerealosa maltosio che al naso sembrava predominante. Insomma, un ottimo esemplare di Arran in bourbon: 87/100, complimenti ai ragazzi del club!

Sottofondo musicale consigliato: Joan Thiele – Hotline Bling, cover eccellente del successo di Drake.

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Arran 15 yo Douglas of Drumlanrig (1997/2013, 46%)

Oggi andiamo a pescare direttamente dalla capiente saccoccia dei Laing, gloriosa dinastia scozzese di imbottigliatori indipendenti e blenders. La serie Douglas of Drumlanrig non gode della fama di altre più fortunate ‘saghe’ quali “Old Malt Cask” e “Old and Rare”, ma insomma noi ci certo non ci formalizziamo, anche di fronte a un single cask che ha vissuto un’extra maturazione in un port puncheon; sono esperimenti che a volte dovrebbero sfociare direttamente nel penale, ma Arran è distilleria che più volte ha attirato le nostre lodi per il fatto di essere un distillato riconoscibile (certo, se lo assaggiassimo alla cieca le cose si farebbero più complicate e la peculiarità arrenesca andrebbe forse a farsi benedire, ma chi mai si premurerebbe di apparecchiarci una trappola tanto crudele?). Dati contrastanti quindi, un’unica ratio la ritroveremo come al solito nel bicchiere…

Isle_of_Arran_15YO_-_Douglas_of_Drumlanrig_-_whisky_singapore_grandeN: molto aperto e odoroso. Per essere un 15 anni sa ancora tanto di distillato, con una forte componente di cereale inzuppato nel latte caldo. Sopra, un po’ scollate da questa base maltosa, si agitano zaffate zuccherine, in odor di finish aggressivo di Porto, che ricordano pesche sciroppate,  sciroppo di zucchero. Vaniglia e poi immancabile è quella nota agrumata tipica di Arran, con la scorzetta d’arancia. A tratti percepiamo una suggestione inquietante di cimice schiacciata, un che di vegetale andato storto. Speriamo nel palato…

P: da manuale. Un manuale su come non fare i finish, però: c’è ancora una nota cerealosa ed erbacea di distillato, per la verità molto alcolica, ma il peggio è che risulta totalmente slegata dall’ondata dolciastra-legnosa che arriva un attimo dopo. Le suggestioni sono quelle tipiche del Porto, con una vinosità zuccherosa, sciroppata; di uvetta e ancora di pesche. I sapori sono anche intensi, ma la sensazione non ha molto di piacevole.

F: come se non bastasse emerge una nota amara di legno davvero disturbante, tra sentori di alcol troppo grezzo e sciroppi alla frutta.

Uno dei whisky più catastrofici della nostra esperienza di degustazione, in un climax discendente da naso a finale. Qui non si tratta di non apprezzare i sentori tipici del Porto (che, comunque, non ci fa impazzire: deve accadere un miracolo perché un whisky in Porto ci risulti dignitoso), si tratta che ha proprio troppi aspetti sgradevoli e sballati: 69/100.

Sottofondo musicale consigliato: Maruego – Cioccolata feat. Caneda

 

Arran 6 yo (2008/2014, OB for Milano Whisky Festival, 59,8%)

Manca ormai meno di un mese al Milano Whisky Festival, che quest’anno raggiungerà il traguardo delle decima edizione. Tutti si aspettano una grande festa e un weekend di emozioni persino più intense rispetto a quelle degli anni passati. Prima sorpresa: l’ingresso quest’anno sarà grauito! Emozionante, vero? In particolare, questo decennio è stato scandito dagli imbottigliamenti dedicati al Festival, single cask che di volta in volta hanno contrassegnato la manifestazione. A questo proposito a breve al Mulligans si terrà una degustazione celebrativa davvero molto interessante che ne raduna una buona parte e a chi vuole prepararsi al meglio per la due giorni del Marriott consigliamo davvero di presenziare. Del tasting non farà parte però parte l’Arran di oggi, presentato l’anno scorso e davvero sorprendente per l’età insolita con cui si presenta.

zoom_23903100_arranmwfN: quasi 60 gradi ma ha la spensieratezza di un grado ridotto. Lo botte ex-sherry scalda l’atmosfera e anticipa anche le feste natalizie con chiare suggestioni di biscotti zenzero e cannella e biscotti burrosi al cocco. Il burro è bello presente. Poi una ‘dolcezza’ tra il caramellato e l’aggrumato, con un bel malto avvolgente. C’è anche una nota di mele rosse, di legno speziato (chiodi di garofano).

P: un tripudio di sapori, che pulsano continuamente in bocca. Il menù del tripudio è caramello/toffee, tarte tatin, pesche caramellate al forno. Insomma, una grande dolcezza da dessert, con un più note tanniche, quasi allappanti, davvero devastanti ma che però ci stanno proprio bene. C’è un che di cioccolatoso, che fa risorgere la frutta rossa sotto forma di mon cheri; e tornano le note speziate del naso (chiodi di garofano e cannella). E il malto? In realtà c’è anche quello, perché quello di Arran, bello brioscioso e cerealoso, è difficile da mettere sotto.

F: lunghissimo, tostato, speziato e caramellato. Grande intensità.

Dobbiamo essere franchi: pur apprezzando molto la distilleria Arran, che dopo soli venti anni di attività è oggi una delle più belle realtà nell’industria dello Scotch whisky, ci siamo approcciati a questo dram abbastanza guardinghi. La ragione sta proprio nella breve storia della distilleria, che ci ha dato l’opportunità di seguire l’evoluzione degli invecchiamenti e il progressivo miglioramento medio degli imbottigliamenti. Si pensava quindi che 8 anni fossero davvero troppo pochi e che il trucco stesse tutto in una botte ultra-attiva. Bene sicuramente l’apporto del legno è fondamentale ma, incredibile a dirsi, questo whisky conserva comunque un suo bilanciamento. E poi, il che è in definitiva la sola cosa che conta, è davvero buono: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Gerard Lenorman – Michele

Arran Machrie Moor (2014, OB, 46%)

Questo Arran aprirà la verticale della distilleria organizzata dal whisky club Gluglu per il prossimo giovedì. Ogni whisky sarà abbinato a un piatto preparato dallo chef del Ristorante ‘Teatro‘ di Como e a questo Machrie Moor è toccata una bella marinata di salmone all’aneto, proprio in apertura di cena. Si tratta di uno degli imbottigliamenti più particolari sfornati a Lochranza, l’unico torbato di Arran, il cui gran successo di pubblico lo ha portato fino alla quinta edizione. E da questa release si è persino pensato di aumentare il livello della torbatura da 14 a 20 ppm. Le botti selezionate sono tutte ex bourbon.

arran-machrie-moor-5th-edition-46-70cl-9001301-0-1425489746000N: al primo impatto si nota un’affumicatura non così dimessa, che- a voler esser eretici- ricorda un po’ certi giovani Bowmore, tolta la marinità. Ci accoglie una nota di gomma bruciata, non troppo affumicata, che prelude a un profilo acerbo, diviso tra agrumi (lime, cedro candito) e un poco di vaniglia gentile. Poi pian piano si scalda un po’, con note di legna al sole e sandalo. Erbaceo nel complesso.

P: la parola chiave è equilibrio: tra un’affumicatura gentile ma non insulsa e ancora di plastica bruciata, e una dolcezza viva ma non ruffiana. Quest’ultima è tutta giocata su spunti semplici ma gradevoli: lychees, zucchero liquido, agrumi canditi.

F: abbastanza lungo, soprattutto sull’affumicato e sulla vaniglia.

Questo whisky non sembra avere dei difetti, ma una discreta serie di piccoli pregi: si lascia bere con facilità, è molto equilibrato e anche delicato; inoltre il fumo non manca di stuzzicare i sensi. Un ultimo pregio sta anche nel prezzo: lo si trova a 35-40 euro, quando potrebbe tranquillamente costare un paio di decine di euro in più senza andare fuori mercato. Per noi è 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Mozart – Papagena/Papageno Duet – Montserrat Caballé y Thomas Quasthoff

Arran 18 yo (1996/2014, High Spirits for Gluglu, 53,2%)

Giovedì prossimo il whiskyclub Gluglu ci ha invitati a partecipare attivamente ad una cena-degustazione che si terrà a Como, presso il ristorante Teatro in piazza Verdi: il tema sarà Arran, distilleria dell’isola di Arran (…) che da poco ha lanciato il suo primo maggiorenne ufficiale. Mauro Leoni, mastermind del whiskyclub, ha voluto però precorrere la stessa distilleria, e nello scorso settembre ha imbottigliato il suo Arran 18 anni, che oggi assaggiamo – e che giovedì concluderà il percorso di degustazione.

Schermata 2015-05-08 alle 10.45.49N: solo lievemente alcolico (pare pungente al modo di certi bianchi secchi…); mostra un naso piuttosto caldo, con intense note di cereali (pane caldo; brioche; biscotti ai cereali, campo di grano al sole, d’estate…) e una bella frutta gialla (albicocca), oltre a una generosa nota agrumata (arancia candita?). C’è una punta minerale appena accennata (forse burro?). Vaniglia. Un classico single cask in bourbon, però molto rispettoso del distillato, che emerge in tutta la sua cerealosa peculiarità. Marzapane in progressivo aumento, assieme a qualcosa di floreale…

P: replica perfettamente il profilo del naso, con una solida coerenza cerealosa. Sembra di mangiare corn flakes pucciati nel whisky! Marzapane, brioche, albicocca, biscotti ai cereali… Soprattutto verso la fine, tende a farsi un poco più minerale (come d’altro canto già al naso), con una nota intensa tra il miele amaro, la scorzetta d’arancia e il burro fresco. Molto piacevole.

F: piuttosto lungo e mediamente intenso. Ancora il protagonista è il cereale, poi un poco di miele e biscotti.

L’abbiamo appena scritto: il protagonista assoluto è un cereale caldo e dolce, che se al naso pare più orientato sulle note della vaniglia e dei biscotti progressivamente tende a farsi sempre più (piacevolmente) amarino, con note di miele davvero godibili. Un inno al malto, suonato da Arran e cantato dalla voce di Glen Maur. 86/100, e avanti il prosismo!

Sottofondo musicale consigliato: diventiamo evocativi e proponiamo John e Phil Cunningham – The Arran Boat.

Arran 15 yo (1998-2014, OB for Beija Flor, 55,9%)

Anche quest’anno lo Spirit of Scotland arriverà inesorabilmente marzolino e, sospettiamo, porterà una bella ventata di frizzantezza: l’evento cambia sede, si allarga, aggiunge un giorno dedicato al trading, s’invola sulla fascia, converge al centro e molto altro ancora. Noi il 7 e l’8, come da oramai felice consuetudine, saremo allo stand di Beija Flor, importatore italiano di tante distillerie sulla cresta dell’onda (su tutte Glendronach, Kilchoman e Springbank), col gioco dei percorsi guidati ‘bevi tre paghi due’. Con ogni probabilità l’Arran di oggi sarà inserito da qualche parte tra i percorsi; motivo? Semplicemente perché questo single cask ex bourbon sa il fatto suo, signori. Ma andiamo con ordine…

98_1132_page_lN: aperto e ricco: il classico connubio tra una botte molto marcante e un malto pieno di personalità come quello di Arran. Quest’ultimo è bello burroso (proprio burro fresco) e non nasconde note educatamente vegetali e biscottate. Si aggiunge poi una cremosità notevole, da torta e pasta frolla. Caramello e torta di mele. Si sentono anche zaffate leggere di legno e di tabacco di pipa (al solito, avete presente le bucce di mela nelle tabacchiere per inumidire il tabacco?). Crostata calda d’arance. Con acqua, la mela esplode, mentre in generale si fa più caldo e ‘croccante’.

P: mettete a letto i bambini, questo è un palato che non fa prigionieri. Ha un’intensità esplosiva: già immaginavamo di raccontare un palato coerente ed equilibrato, invece si scatena a sorpresa un conflitto termonucleare. Viene sganciata infatti una gragnuola di bombe tropicali clamorose: cocco, ananas dolcissimo e maracuja. Ancora tante mele e caramello. Semplice, se vogliamo, ma devastante. Botte first fill? Ricorda proprio certi ottimi bourbon… Anche al palato l’acqua lo trasforma in un succo di mela, con una panetta di toffee sciolta dentro.

F: ancora fruttato (mele e cocco) e persistentemente dolce.

L’Arran selezionato da Beija Flor esiste per far capire bene a tutti, proprio a tutti, il concetto di single cask esplosivo, eccessivo in tutto, che non vive di sfumature. Veramente godurioso. Se un alieno arrivasse sul pianeta bisognerebbe fargli scoprire per la prima volta il sapore delle mele, belle succose e zuccherose, con un sorso di questo whisky. Scherzi a parte, 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: la splendida cover di Beck di Everybody’s got to learn something, colonna sonora dell’altrettanto splendido film Se mi lasci ti cancello.

 

Whisky & Shout – Un posto a Milano

Whisky & Shout – Un posto a Milano: noi c’eravamo, per fortuna.

Cascina Cuccagna è un posto praticamente inimmaginabile, che in tanti però tanti hanno già scoperto con gli occhi pieni di stupore. Avreste mai scommesso sull’esistenza di una cascina del 1695 totalmente restaurata, trasformata dai visionari creatori di Un posto a Milano in uno spazio polifunzionale  (da spazio espositivo, bistrot, ostello e tanto altro) e posizionata a ridosso del centro di Milano, così come per magia? Non barate! No, non l’avevate fatto! A tutto questo aggiungiamo la felice intuizione dei gestori che, tra le tante attività ed eventi organizzati, hanno pensato bene di unire le eccellenze gastronomiche degli agricoltori appena fuori Milano (uno dei punti di forza della Cascina) all’eccellenza proveniente da Oltremanica.

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Giuseppe e Masumi aprono le danze
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il “menù” dell’aperitivo…
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…e il menù della cena. Un tripudio di sapori!

E a questo punto avrete capito che siamo qui a parlare ancora una volta di whisky. Sì, perché pare sia il nostro chiodo fisso. Giovedì scorso, grazie alla collaborazione del Milano Whisky Festival (qui incarnato nella figura di Giuseppe Gervasio Dolci), ha preso avvio una serie di incontri, le serate ‘Whisky & Shout’. Noi c’eravamo, perché la gentilissima Arianna, di Un posto a Milano, ha pensato bene di ritenerci delle vere autorità del settore e ci ha fatto graditissimo invito. A partire dall’aperitivo abbiamo potuto partecipare- che paludamento linguistico, in realtà abbiamo solo bevuto con grande entusiasmo!- alla presentazione di due imbottigliamenti selezionati dal Milano Whisky Festival, un Arran 6 anni e uno Springbank 13 yo, in abbinamento a un piatto di salumi. Poi il trasferimento nello spazio ristorante gestito dallo chef Nicola Cavallaro, che per l’occasione ha preparato un piatto da abbinare ai due whisky, nuovamente serviti a tavola. Abbiamo così assaggiato, per non dire degustato, per non dire divorato, un delizioso brasato con purea di patate, salsa al cioccolato e scorzetta d’arancia. Davvero notevole e tra l’altro l’abbinamento coi due malti a nostro parere è perfettamente riuscito.

A gennaio e febbraio si replicherà con la stessa formula. Vi anticipiamo il programma, così nessuno potrà dire “ma io non sapevo, ditelo però quando ci sono queste cose fantastiche!”.

Martedì 27 gennaio 2015: Kilchoman vintage 2008 –  5 anni. Caol ila vintage 2004 – 10 anni.

aperitivo dalle ore 19.00 – degustazione due whisky + caprini erborinati in abbinamento – €5. Cena dalle ore 19.30 – degustazione due whisky + risotto erborinato – €12.

Martedì 24 febbraio 2015: Grendronach vintage 1993 – 19 anni. Glenfarclas vintage 2006 – 8 anni

aperitivo dalle ore 19.00 – degustazione due whisky + piatto di cioccolato in abbinamento – €5. Cena dalle ore 19.30 – degustazione due whisky + assaggio di dolci in abbonamento – €15.

Ah, la serata è stata l’occasione per vedere anche molte facce nuove, oltre agli appassionati che spasmodicamente vagano per Milano in cerca di eventi del genere. Accorgersi che la nicchia del Single Malt si espande e conquista nuovi favori fa sempre piacere, ed è alla fine l’obiettivo di queste iniziative: portare il whisky “là dove c’era l’erba…”.

Grazie ancora allo staff di Un posto a Milano e appuntamento al 27 gennaio!

Arran 16 yo (2013, OB, 46%)

Arran è una delle ultime arrivate nel mondo ultrasecolare delle distillerie scozzesi, avendo aperto i battenti nel 1995. Mano a mano che i barili invecchiano, Arran rilascia quindi nuove edizioni limitate, che attestano la maturità raggiunta dal distillato e aggiornano il bevitore curioso sullo stato dell’arte. Quest’anno per dire è uscito il primo 17 anni (a tal proposito siamo molto curiosi di assaggiarlo al Milano Whisky Festival allo stand di Beija Flor), mentre noi oggi ci buttiamo sull’imbottigliamento del 2013, un 16 anni ottenuto da botti sia ex bourbon che ex sherry, di cui sono state prodotte 9 mila bottiglie.

7060-364N: i nasi di Arran sanno essere ricchi e rigogliosi. Questo si offre difatti subito spalancato e avvolgente, mentre il mix di botti bourbon/sherry non fa che moltiplicare gli spunti degustativi. Da una parte, una bella cremosità, vanigliosa ma anche brulè; notiamo che la quota ex sherry pare ‘seccare’ un po’, equilibrando il tutto; comunque, dicevamo: pandoro, pasta di mandole, un po’ di caramello, zuppa inglese. Dall’altra, si apre un cestone di frutta mista: dalla pera cremosa ai frutti rossi accennati, uvetta, albicocca e un che di tropicale. Il malto è fresco, ‘vivo’, dà l’idea di un organico ancora in evoluzione, non c’è nulla di disidratato. Naso top, insomma.

P: in un contesto di comunque reiterata ricchezza, si normalizza restringendo il campo di battaglia e lasciando in disparte il frutteto di cui prima. Prevale infatti quella composta ma intensa cremosità (creme brulè, zuppa inglese, biscotti walker al burro, tarte tatin), accompagnata da note maltate in crescendo e cenni di frutta secca (nocciola). Una grattatina di noce moscata.

F: lungo e intenso, ancora burroso e maltoso. Ricco di frutta secca (noce, nocciola).

Oramai qualche dram della distilleria di Lochranza l’abbiamo provato e ci accorgiamo ora che, al di là di un finish in botti ex Amarone che non abbiamo digerito, non ci è mai capitato di assaggiarne di modesti o anonimi. Arran ha il pregio di essere un malto con spiccata personalità, che un degustatore molto esperto potrebbe forse riconoscere anche alla cieca. Inoltre gli imbottigliamenti assaggiati erano tutti contrassegnati da un’incontenibile generosità d’aromi e sapori; e pare (anche se qui siamo nel campo della speculazione più azzardata) che invecchiando questa caratteristica vada accentuandosi. Gioiamone, dunque: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Archive Lights

Arran Amarone Cask, (2011, OB, 50%)

Quando il whisky è invecchiato in botti di vino, i puristi storcono il naso: ma vuoi vedere che questa ulteriore maturazione altro non è che un modo per dare dignità ad un distillato altrimenti deboluccio, attraverso l’uso di botti marcanti? Forse è vero, anzi lo è senz’altro in termini generali, ma alcuni esperimenti talvolta hanno portato ad esiti tutt’altro che deludenti (pensiamo ad un Longrow in Barolo, o ad un Arran in Trebbiano d’Abruzzo). Mettiamo allora alla prova questo Arran finito in botti di Amarone e imbottigliato nel 2011 alla gradazione di 50%. Il colore è ambrato scuro.

Schermata 2014-05-06 alle 12.53.14N: alcol molto pungente, a tratti fastidioso. L’età non è indicata ma rivela giovinezza nelle note maltate. Fresco e spensieratamente fruttato (prugne, albicocche secche). Uvetta sotto spirito! L’extra maturazione in vino si manifesta più che altro sotto forma di legnosità, non così integrata, un po’ off e un po’ brutale. Resiste però il bel malto zuccherino e fruttato di Arran, forse invecchiato prevalentemente in bourbon (vaniglia?) Una nota di vino esce in realtà: acida, poco armonica, e prende via via il sopravvento.

P: il finish di Amarone è da subito molto aggressivo, tanto legno e un po’ di vino. Secco e abbastanza alcolico. Pulisce la bocca con note di frutta secca e malto/erba. Non molto complesso, ma è nitida una suggestione di prugne secche. Molta acidità e forse un barlume di vaniglia che svanisce subito. Pepatino.

F: estremamente pulito; si rimane sul secco e troviamo mandorle amare, pepe e fieno. Non breve ma in sordina.

Mmm, certo questo è un whisky molto intenso, con sapori forti, e senza dubbio alcuni palati lo sapranno apprezzare molto; noi – a dirla tutta – non siamo rimasti sedotti dalla combinazione… Ci è parso un po’ troppo alcolico, non abbastanza complesso, con un apporto del legno fin eccessivo; si salva dalla catastrofe, a nostro giudizio, perché il malto di Arran, che sta migliorando con il tempo (non dimentichiamo che la distilleria è attiva solo da 18 anni), esce fuori a contenere l’eversione. Comunque, tanta tanta intensità, non adatto ai deboli di cuore: 78/100 è il numero.

Sottofondo musicale consigliato: a proposito di relazioni con italiani, Raphael Gualazzi & CamilleL’amie d’un italien.

Arran 14 yo (2010, OB, 46%)

Nel 2010 usciva l’Arran 14, prima versione pienamente adolescente, se non ancora del tutto matura, messa in commercio dalla giovane distilleria dell’Isola. Annusiamolo e degustiamolo, ché abbiamo questo sample lì da un po’ e spiace dimenticarsene… Il colore è paglierino.

Arran - 14YON: certo non si lascia desiderare, questo Arran… Cocco generoso e grandi zaffate tropicali; in generale, tanta frutta: melone (confettura di melone), yogurt cremoso alla frutta (alla pera, dai), in generale frutta gialla (pesca). Un certo apporto d’agrume (scorza, forse mandarino?). Poi, tanto tanto malto, in un modo che comincia a distinguersi come Arran. Un po’ di frutta secca e legno appena lucidato.

P: l’attacco è un po’ slegato e deboluccio, lascia temere il peggio, che però non arriva! Per capirci, il palato resta un flop rispetto alla intensità e alla discreta varietà del naso: sicuramente distinguiamo gradevoli note di malto e frutta secca (noce e nocciola) ma il patrimonio di frutta del naso si dilapida in una dolcezza vaga e un po’ indistinta. Niente di sgradevole, ma un guizzo neanche per sbaglio.

F: lungo e abbastanza persistente, ancora su malto, una crema di frutta (yogurt ai frutti tropicali? cocco e ananas) e frutta secca.

E insomma, in attesa di assaggiare prossimamente il più recente e più maturo 16 anni, dobbiamo riconoscere a questo Arran un ottimo naso, un palato così così, un finale gradevole. Nel complesso, esperienza positiva, anche se già sappiamo che gli Arran degli ultimi anni (su tutti l’eccellente Devil’s Punch Bowl) sanno fare passi avanti. 84/100 è il giudizio, dunque.

Sottofondo musicale consigliato: Guns N’ RosesDon’t damn me.