Aultmore 7 yo (2007/2014, Hepburn’s Choice, 46%)

non sono bella, ma piaccio

Nei meandri del nostro armadietto dei samples, ecco comparire un Aultmore del 2007, maturato in un barile ex-sherry e imbottigliato ormai cinque anni fa da Hunter Laing col marchio Hepburn’s Choice. Che senso ha recensire una cosa che ormai sarà quasi sicuramente esaurita? Non siamo mica una succursale di mediashopping, beviamo quello che ci pare, quando ci pare. Pensa te, tsk. Comunque, Aultmore è distilleria dello Speyside che spicca per bruttezza, a maggior ragione se confrontata con l’amenissima Strathisla che sorge poco lontano: d’altro canto, il suo whisky corposo è tradizionalmente molto apprezzato dai blenders, e di recente, con la discesa in campo di un core range di distilleria, anche gli appassionati più distratti ne stanno scoprendo il potenziale. Quindi: sarà pure brutta, ma mica ci dobbiamo vivere, no?

N: per iniziare con una suggestione cromatica, è sia verde che arancione: ha in evidenza la gioventù erbacea, lievitosa, acidula. Pian piano esce un calore ‘sporco’, con il barile che tende a prendersi spazio, con note di cuoio, aceto di mele… Poi un lato più compiutamente ‘dolce’, scuro, come di un caramello particolarmente grasso; anche barrette di cereali e miele. Con acqua, va sporcandosi, andando verso la carne (arrosto? cotenna di maiale?).

P: buono, piacevole, tendenzialmente più dolce del naso e un po’ più guidato dal legno – restano le note di distillato bianco, ancora un po’ acidule. Poi un lato fruttato, con uvetta, arancia, toffee. Ci sono punte speziate, che forse non sappiamo definire compiutamente. L’acqua sposta, facendo perdere la frutta e onestamente vien da chiedersi: perché abbiamo aggiunto acqua? Boh.

F: dopo un primo approccio di frutta rossa, diventa legnoso e speziato, erbe aromatiche (timo?). Il legno resta piuttosto evidente.

Il distillato mostra personalità, non soccombe di fronte al barile in sherry, e c’è da riconoscere che le due dimensioni restano ben armonizzate tra loro. Se vogliamo aggiungere un’altra nota di merito, costa (o costava? non sapremmo) proprio poco, intorno alle 45/50€. Un piacevole everyday dram: 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Khruangbin – Maria También. Ma che qualità, signori, dove la trovate una musica migliore? Stay whiskyfacile, stay foolish.

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Aultmore 25 yo (2016, OB, 46%)

L’ottimo 12 anni ci aveva solleticato il gargarozzo e accarezzato le sinapsi, grazie ad uno stile molto onesto, pulito e inatteso (per un entry-level dello Speyside): proseguiamo la scoperta delle recenti release ufficiali di Aultmore con il 25 anni, dall’accogliente colore ramato.

aulob.25yoN: molto aperto e ‘solido’, ha fin da subito in primo piano delle note di arancia (davvero tanta, in crescita e fresca) ed anche una certa frizzantezza da zenzero (anche candito). Pur dopo 25 anni, il malto ci pare rimanga bene in evidenza, e non si risparmiano nemmeno eleganti note floreali, di erica soprattutto. Ci sono note fruttate, sia di mele (rosse, anche cotte), sia di pesche sciroppate. Ha una schiettezza, tra il vegetale/erbaceo e il fruttato, veramente gradevole.

P: piacevolmente zuccherino, non è mai eccessivo o cafone né legnoso, anzi. Il primo impatto è sul miele, un miele floreale: è poi anche piuttosto maltoso, con note di biscotti ai cereali, e tornano anche qui quegli agrumi esuberanti e freschi che avevamo riscontrato al naso (arancia, ancora un pelo di limone). Ancora, una sfumatura di zenzero e un crescente senso di tostato. Poi, appena lo si manda giù…

F: …ci sono dieci secondi estremamente particolari, con l’emergere di note metalliche, di rame, molto evidenti: possono piacere o meno (a noi qui piacciono) ma di certo giungono inattese in un finale pulito, tra l’aranciato, la mela, ancora un pit di miele, anche un qualcosa di tostato.

Come già il 12 anni, anche questo venticinquenne ci ha sorpreso: pare forse descritto in modo un po’ troppo povero, ma in effetti ci pare un whisky che va per sottrazione, non è burroso, non è legnoso, non è troppo rotondo (anche se una sua piacevole rotondità la sa conservare)… Ma non è affatto banale, e quelle zone lievemente metalliche e ruginose, inaspettatamente paicevoli, che sorprendono al finale ci restituiscono un’immagine diversa dal “classico venticinquenne”: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: The white buffalo – Oh darling, what have I done.

Aultmore 12 yo (2015, OB, 46%)

Aultmore è distilleria misconosciuta sita nel cuore dello Speyside, di proprietà di Bacardi, e di recente ai piani alti della multinazionale qualcuno deve aver pensato “hey, mi pare di aver letto da qualche parte che il single malt è tornato di moda, perché non usare qualcuna delle nostre distillerie?”. Ha pensato bene, questo tizio, per lo meno a nostro giudizio: prossimamente affronteremo Aberfeldy (same story), oggi ci concentriamo sulla versione base del neonato core range di Aultmore. Come già capitò anche a Serge, anche a noi piace il packaging, pulito, elegante e old-style.

aulob.12yov7N: di certo, non è un profilo ruffiano. Parte con note di distillato ‘giovane’, nudo, con punte erbacee e maltose decisamente in evidenza. Si sentono i canditi (agrumi canditi, cedrata?, un velo di acqua tonica), si sente anche un qualcosa di fruttato che ci ricorda la mela verde. Esibisce la gioventù ma in un senso fresco, genuino, da distillato che non si vergogna di se stesso.

P: resta piuttosto coerente con la prima fase degustativa, mostrando tutta la qualità del distillato. Di nuovo ci si muove tra limonata zuccherata, note erbacee intense (cereali, certo, ma anche proprio erba fresca), un sentore di zucchero bianco. Mela verde. Si sente la ‘gioventù’, che però dipende dalla nudità, non dalla gioventù in senso stretto. Si capisce cosa intendiamo?

F: erbaceo e maltoso, leggermente zuccherino e limonoso.

Decisamente lodevole lo stile antiruffiano, semplice ma buono – migliore di tanti altri giovincelli più quotati e più famosi. Semplice ma buono, si diceva, privo di sverniciate di vaniglia posticcie; noi apprezziamo, 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: un pelosissimo Micheal Stipe – The man who sold the world, tributo a David Bowie appena messo in scena al Jimmy Fallon’s Tonight Show.