Balblair 1990/2014 (2nd release, OB, 46%)

Dunnage warehouse di Balblair

Nella nostra prima gita scozzese una delle realtà cui più ci siamo affezionati fu quella di Balblair: forse per la bella giovinetta che ci condusse in giro per la distilleria, forse per quell’abbinamento tra frutta e minerale che caratterizza lo stile di casa, non sapremmo dire. Oggi tra le nostre avide mani sta un campione della seconda release del vintage 1990, risalente al 2014: se la matematica non ci tradisce proprio ora, si tratta di un ventiquattrenne, non colorato e non filtrato, ridotto a 46%.

N: sicuramente un naso bello carino, eppure di una freschezza da subito accattivante. Sentiamo nitide uvetta e ciliegie sotto spirito, assieme all’esuberanza di un cestone di frutta tropicale, banane mature e tante pesche succose. Ecco sì, è un naso succoso e suntuoso, arricchito inoltre da uno spesso strato di crema pasticcera e vaniglia. Biscotti e frutta secca, tipo nocciole. Burroso, persino butirrico, financo leggermente minerale.

P: rispetto al naso perde sicuramente un po’ di quella sorprendente freschezza e mette in risalto i 24 anni di invecchiamento in botte che non sono mica bruscolini. Quindi sicuramente tante spezie, sentori di legno caldo e frutta secca (pacchi di nocciole). C’è anche un bel lato vegetale, quasi mentolato, spesso presente in invecchiamenti così importanti. La frutta è macerata, zuccherina, pastosa (pesche, torta di mele, frutta rossa infusa nell’alcol). Pasta frolla, brioches all’albicocca e un po’ di arancia.

F: molto persistente, brioscioso, tanto maltoso, e con la giusta dose di legno. Esibisce dei richiami di frutta rossa e pasta frolla davvero incantevoli.

Che gioia: è un Balblair complesso (caratteristica di cui spesso la distilleria difetta, regalando nasi spettacolari e palati meno entusiasmanti), sorprendente (succoso al naso, più profondo al palato) e, considerato il mercato attuale, costa il giusto (circa 120 euro). 90/100, caldamente consigliato a chi ama questo stile.

Sottofondo musicale consigliato: Merk&Kremont – Sad Story (Out of Luck).

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Balblair 2005 (2015, OB, 46%)

Di tanto in tanto esploriamo l’offerta commerciale di Balblair, dato che quando l’abbiamo visitata siamo rimasti folgorati – oltre che dall’angelico viso della fanciulla che ci fece fare il tour – dalla complessità del distillato, fruttato ma non privo di una mineralità che, sapete, è una cosa che cerchiamo sempre nei nostri whisky delle Highlands. Sotto a chi tocca dunque: Balblair ha un core range basato sui vintage, e oggi assaggiamo il batch del 2015 del vintage 2005. Eh? Assaggiamo un 10 anni, tutto distillato nel 2005, imbottigliato nel 2015. Più chiaro?

N: inizialmente colpisce una certa nuda sobrietà tra il minerale (torba timida?) e il floreale, seguita a stretto giro da note fruttate ricche ma comunque anch’esse tutt’altro che ruffiane: l’interno della buccia di banana e pera. Una bella sensazione di miele millefiori. Dopo qualche minuto cambia anima e si fa cremoso, con evidenti note di vaniglia e crema pasticcera con zeste di agrumi.

P: molto beverino e poco alcolico. Sottile in bocca ma in qualche modo suadente, con una dolcezza decisa ma non stucchevole, tra il caramello e la barrette cereali e miele. Escono alla grande agrumi misti e freschi, accompagnati da un leggero sentore di vaniglia. E poi c’è ancora un che di minerale e di vegetale (erba fresca)…

F: …che va a formare un finale davvero pulito. La bocca rimane quasi salata e assieme levigata da miele e fiori.

Rispetto ad altre versioni-base del core range di Balblair, questo forse ci persuade un po’ di più: beverino e semplice, certo, ma anche ben bilanciato tra una dolcezza composta, fatta di quella frutta così tipica di Balblair, e una fresca dimensione erbacea e ‘vegetale’. Lo stile ci piace, l’imbottigliamento ci convince: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: The xx – Say something loving.

Balblair 1997/2015 (OB for Whiskyclub.it, 57,6%)

Whiskyclub.it, ormai una solida realtà in costante crescita nel mondo del whisky italiano (e non stupisce, conoscendo chi cura l’ambizioso progetto…), ha di recente imbottigliato una botte di Balblair, una delle nostre amate distillerie delle Highlands del nord. Lasciamo che a presentare l’imbottigliamento siano le parole presenti sul sito del club: “Il nostro imbottigliamento proviene da una piccolissima selezione di sole 15 botti che il distillery manager John MacDonald ha quest’anno messo a disposizione per tutti gli appassionati della distilleria. Questa botte #1110/1997 è l’unica che è destinata al mercato Italiano. Proviene da un ex-Bourbon first fill imbottigliato alla gradazione piena del 57.6%. Gli imbottigliamenti originali della distilleria sono tutti caratterizzati dall’indicazione del vintage e sono di solito imbottigliati alla gradazione del 46%”. Vi hanno convinto?

balblair97N: a grado pieno, l’alcol si sente non poco; poi, con un po’ di pazienza, si nota l’esuberanza fruttata, dettata dall’interazione tra distillato e botte first-fill. C’è un bel lato di mela verde (ma non solo, anche più ‘calda’, diciamo mele Stark); poi di banana matura, e poi tropicale (maracuja, cocco). Una pera burrosa, che fa il paio con altre leccornie da pasticceria: torta paradiso! Aggiungono complessità un accenno di legno speziato e una leggera velatura minerale e di scorza di limone. Sopporta splendidamente l’acqua, che ne acuisce la profonda e stratificata cremosità.

P: di nuovo, l’alcol si traduce in una botta di sapore che però, dopo cotanto naso, ci sorprende per una certa austerità: aumentano infatti le note minerali, una certa speziatura ‘asciutta’ da legno e fa capolino il nocciolino di limone. Intendiamoci, non è in toto austero, e infatti ancora i descrittori rimandano a toffee e torta paradiso. In più, sul finale riemerge una frutta rotonda, gialla e tropicale (cocco e banana) – quest’ultima forse trova la giusta dimensione con qualche goccia d’acqua.

F: cocco, mela, vaniglia, che si distendono a lungo nei sensi.

Come sempre ci accade con i Balblair, apprezziamo moltissimo il naso e restiamo un poco disorientati al palato: questa è un’ottima espressione, che rivela perfettamente i due caratteri principali della distilleria (esuberanza fruttata e mineralità), ma se al naso questi ci paiono perfettamente integrati, al palato, per lo meno a grado pieno, sembrano prevalere a sorpresa le sfaccettature più austere… Non ci sappiamo decidere sull’entusiasmo senza freni o sul semplice convinto apprezzamento, ma senz’altro consigliamo caldamente l’aggiunta di qualche goccia d’acqua, che apre e ammorbidisce molto. In attesa di riassaggiarlo, per adesso ci fermiamo a 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Rokes – Io vivrò senza te.

Piove whisky vol. III

C’abbiamo preso gusto e ci divertiamo anche oggi a smitragliare una  raffica di sentenze al limite del buon senso. Complice la giornata uggiosa, facciamo volentieri piovere all’unisono malto e pioggia…

Glen Avon 15 yo (2009, Gordon & Macphail, 57,3%)

I single cask della Glenfarclas spesso regalano emozioni. Qui abbiamo un bel sherry monster. 89/100

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Glendronach 12 yo “Original” (2010, OB, 43%)

Forse il miglior whisky “base” tra quelli full sherried: puro godimento a buon mercato, intorno ai 35 euro.85/100

Glen Grant 13 yo (2009, Duthies, 46%)

Cos’avete fatto al mio Glen Grant? Michele…   Micheleee! Purtroppo Cadenhead’s ha abbandonato la serie Duthies, che spesso regalava imbottigliamenti di buona qualità a prezzi onesti. Ma non in questo caso: 77/100

Glenmorangie “Nectar d’Or” (2010, OB, Sauternes finish, 46%)

Il più raffinato esperimento di wine finishing dell’esuberante distilleria.Un malto da pochette. 84/100

Balblair 1975 (2012, 2nd release, 46%)blbob.1975v1

Un bel Balblair: tanta frutta, tanta mineralità e il suo bel malto in evidenza. Che eleganza questa distilleria. 87/100

Balblair 2001 (2011, OB, 46%)

Dopo il rebranding del 2007, la distilleria in funzione più antica delle Highlands scozzesi ha iniziato, con lo scoccar del nuovo millennio, a imbottigliare di anno in anno un 10 anni con l’indicazione dell’invecchiamento, una caratteristica questa che è oramai un vero e proprio must per Balblair. Oggi assaggiamo la seconda edizione di questa ‘serie’, una mignon comprata direttamente alla graziosa distilleria di Edderton.

Aug12-Balblair2001-1N: agrumi su tutto (cedro, succo di limone in particolare), con una coltre di lieviti, canditi, erba fresca a svelarne la prematura dipartita dalla botte. L’alcol si sente un po’, con note di acetone. Olio di mandorle. Vengono poi suggestioni fruttate (susine acerbe, mele gialle). Appena accennato, qualche sentore di crema e una punta di zenzero candito; è un naso molto pulito, senza increspature, eccezion fatta per quella marcata acidità di cui sopra.

P: semplice ma goloso. La cremosità si fa più evidente: torta al limone! gli agrumi del resto restano ancora grandi protagonisti. Non pensate a un’esplosione di dolcezza, per un palato che è invece abbastanza austero (erba, anche un po’ amara, e noccilo di limone), con note fruttate tutte sull’acidognolo. Piacevoli infine le punte piccantine e speziate (pepe, zenzero).

F: pulito e delicato, prevale l’amaro di mandorle e una maltosità erbacea e agrumata.

Di questo Balblair toccherà sottolineare certo l’ingenuità dovuta alla gioventù, soprattutto per un distilleria che pare raggiungere, a detta di molti, una certa complessità nella struttura solo dopo molti anni d’invecchiamento; tuttavia a stupire è invece la personalità del palato, con un corpo bello pieno, intenso nei suoi sapori, dove si sente la reattività discreta ma decisiva delle botti ex bourbon utilizzate. E non ci dispiace nemmeno il bilanciamento raggiunto tra acidità e dolcezza. Quindi, vai con un 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Boardwalk Empire OSTSome Of These Days

Balblair 1997 (2012, 2nd release, OB, 46%)

Nessun cappello introduttivo strutturato, quest’oggi, abbiamo sonno e caldo. Cosa beviamo oggi? C’è scritto sopra, in grande; leggete.

20130513_205724_136847504462N: molto fruttato e cremoso. Pera matura clamorosa, come anche tanta vaniglia. Panna cotta, caramello; zenzero, arance candite. C’è anche un che di ‘chimico’, tipo cicca alla fragola… Suggestioni floreali e minerali, queste ultime molto tenui: un naso ‘dolce’ e semplice, certo, ma del tutto godibile. Si sente davvero tanto la quercia americana, con botte di vaniglia e cocco; cioccolato ai frutti rossi, ce lo stiamo sognando? Intense note agrumate.

P: molto cremoso; vaniglia, su tutto; poi, frutta gialla abbastanza intensa. Pesche, albicocche, pera a pacchi. Davvero intenso è il sapore di malto, brioscioso e cerealoso. Il tutto è tenuto insieme dal cocco. Cocco, poi note di cocco; infine, verso il finale, esplodono note di cocco.

F: non intensissimo, ancora su… cocco! e su un malto un po’ astratto.

Qualcuno ha detto cocco? Senza dubbio è un whisky relativamente semplice, ma ha vere e proprie esplosioni di frutta che non deluderanno gli appassionati dello stile fruttatissimo della (bellissima) distilleria delle Highlands. Il naso è molto buono, il palato un po’ meno, il finale quasi non è pervenuto: ma un 84/100 è il voto giusto, secondo il nostro gusto.

Sottofondo musicale consigliato: Captain BeefheartHer eyes are a blue million miles.

Balblair 1978 (2010, OB, 46%)

una warehouse

Quest’estate abbiamo avuto il piacere di arrampicarci su su per le lande scozzesi, fino a raggiungere la Balblair, una delle distillerie più a nord del Paese (sul nostro profilo facebook potete vedere qualche foto, mentre qui potete leggere le impressioni di Ruben). Alla fine ne è valsa davvero la pena e abbiamo potuto visitare una distilleria piccola ma ruspante, che con la sua politica di imbottigliamento di soli vintage sta conquistando il favore del pubblico. Oggi assaggiamo un malto che ha riposato per ben 32 anni in botti di american oak ex bourbon, con grandi aspettative. Il colore è paglierino.

N: sicuramente il lungo invecchiamento dona personalità: tanto buon legno e tanta buona vaniglia davvero molto intensa, con deliziose note di arancia e anche un po’ di pera. A sorpesa, però, frutta e dolcezza non sono le uniche protagoniste: si fa sempre più insistente un odore di salamoia, quasi di lievito, che va a formare un naso molto gradevole, da vero Highlander. Qua e là suggestioni floreali profumate che ringiovaniscono l’ultratrentenne. Miele. Cioccolato al latte?

P: buon corpo. L’attacco riprende il lato più austero del naso, tra il legnoso e l’amaro (un pochetto di cera). Poi, senza grosse esplosioni di dolcezza, si passa a una godibile vaniglia di sottofondo, con accenni di mandorla e frutta molto matura (ancora agrumi, arancia soprattutto, e pera). Molto pepe, che pizzica per davvero sulla lingua.

F: abbastanza lungo, ma discreto. Cremoso e avvolgente, ancora su mandorla, vaniglia, legno e pepe.

qui nasce Balblair

Questo malto ha saputo prendersi dalle botti di quercia americana quanto di meglio vi era, evitando eccessi di legnosità e una dolcezza troppo pronunciata. Il tutto poi risulta impreziosito da quelle asprezze tipiche delle distillerie nordiche, che a noi garbano assai. Nella sua travolgente verticale, anche Serge sembra gradire; la nostra valutazione è di 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: una gemma degli OpethThe devil’s orchard, nella loro corsa verso il progressive.

Balblair 1991 (2009, OB, 43%)

I membri del c.d.a. di whiskyfacile hanno scoperto con orrore che le Highlands sono poco rappresentate all’interno del presente e magnifico sito; certo, quel Brora del ’77 da solo basterebbe a tenere ben alto il nome del nord della Scozia, ma si sa, val sempre la pena trovare un pretesto per bere. Quindi: siccome ci dispiace tanto che le Highlands abbiano pochi esemplari recensiti, assaggiamo oggi un whisky della Balblair, distilleria che da qualche anno ha deciso di rifarsi il look e di puntare non su un tradizionale core range di età diverse (che so, 10, 15 e 18 anni, per dire) ma su versioni millesimate, con solo botti dello stesso anno. Il vintage che assaggiamo oggi è il 1991; non sappiamo se esistono diversi batch, di certo questo esiste dal 2009. Il colore è paglierino.

N: a dominare fin da subito è il malto, intenso e maturo (muesli); accanto a questo, ci colpisce una mandorla netta, non dolciastra, e la solita vaniglia che però sta un po’ sullo sfondo. Poca frutta, ma buona: pesca (pesche sciroppate?), perfino fragola matura. Gradevoli e decisamente presenti sono i sentori erbacei (fieno). Tutto ciò, contornato da un’affumicatura molto molto lieve e da qualche punta più ‘sporca’, diremmo cera. Buono.

P: coerente, ritroviamo paro paro quello che c’era al naso: non molto dolce o zuccherino; piuttosto maltoso, ma è la frutta secca con guscio (noce, in particolare) a comparire con più intensità. A proposito di intensità: i sapori ne hanno poca, sarà per la gradazione, ma al palato questo Balblair ci pare deboluccio. Secco, soprattutto dopo un po’ e verso il finale.

F: malto. Echi di una frutta indefinibile. Non persiste ma neppure scompare: medio.

Il naso di questo whisky è intrigante: non è magari complessissimo, ma fa la sua porca figura, soprattutto considerando alcune note, tipo di cera, che a noi piacciono moltissimo. Diciamo che va un po’ perdendosi tra palato e finale. Non per questo lo stigmatizzeremo a tal punto da dargli meno di 83/100, come peraltro fa anche Serge.

Sottofondo musicale consigliato: Slim Moore and The Mar-kaysCityscape, e vai sereno.