Balvenie 17 Doublewood (2014, OB, 46%)

La versione Doublewood di Balvenie è tra le più apprezzate dai fan della distilleria, e noi siamo in prima linea. Da poco, oltre al 12 anni, c’è anche questo 17, maturato in bourbon e poi finito in sherry; bando alle ciance e via alla degustazione, ché qui c’è sete.

f567866c5322f90b3ce447eb1c77ec6bN: ohibò, il malto tipico Balvenie qui sembra essersi preso una vacanza… Probabilmente il finish è più marcante rispetto al 12 anni, per fare un paragone; e conferisce una nota ‘dolce’ un po’ troppo granitica rispetto alle sfumature cui siamo abituati: mele in quantità, miele ‘scuro’, caramello; mele caramellate… E poi tanto tuorlo d’uovo; crema catalana, uvetta. Sullo sfondo, un pizzico di legna e frutta secca. Dopo un po’, l’ossigeno apre note fruttate ‘sherried’ tipo ciliegie e fragole. Dopo un altro po’, si fa più legnoso / erbavceo, tipo tè lasciato tanto in infusione.

P: anzitutto, un bel corpo pieno ed avvolgente. Temevamo un palato zuccheroso in stile Distiller’s edition, e invece si mantiene miracolosamente in equilibrio tra dolcezza e note maltose ed eleganti. Tornano quei pensanti richiami a mele miele caramello, con panettone; però tutto controbilanciato da frutta secca amara, quasi rabarbaro. Il malto poi è in lieve risalita, e anch’esso, burroso, contribuisce a mitigare le bombe dolciastre. Arancia candita.

F: lungo; miele, caramello, malto, cioccolato.

Insomma, un whisky insieme coerente e contraddittorio: gradevole ed eccessivo, non stucchevole ma senza essere ‘de pronta bbeva’. La sensazione è che la spennellata di sherry sia dominante, e rende ‘eccessivo’ il whisky (cosa che stupisce, essendo Balvenie); ma al contempo la spennellata è data su un malto di grandissima qualità, che non si presta ad essere affossato o coperto dal legno. 86/100, avanti un altro.

Sottofondo musicale consigliato: Robert Ellis – Good intentions.

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Balvenie 15 yo ‘Single Barrel’ (2014, OB, 47,8%)

Si sa, Balvenie è nella top five delle nostre distillerie attive preferite; e non ci sbilanciamo oltre solo per quel profondissimo senso del pudore che ci muove in ogni azione (ehm…). Una delle nostre bottiglie preferite, nel camaleontico core range della distilleria di Dufftown, è il 15 anni ‘Single Barrel’: vale a dire una singola botte, di quindici anni. Tempo fa ne avevamo assaggiata una versione ‘anonima’, priva dell’indicazione del numero di botte, dato che proveniva da una mignon raccattata in qualche aereoporto; oggi facciamo le cose per bene, e mettiamo naso e palato al servizio della fu botte numero #3811 (non c’è su whiskybase, ma la bottiglia da cui abbiamo attinto al Milano Whisky Festival è chiara: se avete tempo e voglia, aggiungetela voi, ché a noi ci fa fatica). Botte ex-bourbon, riempita di distillato il 24 febbraio 1999 e di esso svuotata il 28 luglio scorso (2014, per i distratti).

FullSizeRender-18N: grande apertura aromatica, che dispiega tutta la classe di Balvenie. La botte si fonde magnificamente con un distillato di qualità: e dunque, c’è quella tipica cremosità di questi invecchiamenti ex-bourbon (crema pasticciera, vaniglia), poi molta frutta (gialla: ma da una banana matura si passa all’albicocca disidratata, alla mela gialla, al succo di pera…), anche secca (mandorle, anzi: pasta di mandorle). Poi note di amaretto, e una zaffata di zafferano. A lato, ma mica poi così a lato, il malto, che sta tra la brioche e l’orzo bagnato. Possiamo azzardare che questa nota di legno di botte pregna di whisky si configura come una costante, nei malti Balvenie? Possiamo, certo, il sito è nostro e ci facciamo quello che ci pare.

P: rispetto al naso, risulta più dolce e maltoso che non fruttato e cremoso… Spieghiamoci: prevale una dolcezza biscottata, calda (tipo biscotti al burro), su cui danzano note di frutta secca (ancora mandorle e nocciole) e di crusca e cereali vari. Poi certo non è assente la frutta di cui sopra (chips di mele, albicocca disidratata), mentre un che di vaniglioso/cremoso diminuisce d’intensità.

F: bello lungo e accogliente, con note cerealose e una grande anima… bourbon (ma di quelli buoni). Replica il palato, con tutta la sua complessità.

Con Balvenie non sbaglia mai nessuno: non sbaglia la distilleria a distillare, non sbaglia il venditore a vendere, non sbaglia l’importatore a importare, non sbaglia il ladro a rubarne tre casse, non sbaglia l’acquirente ad acquistare, non sbagliamo noi a bercene un dram dopo l’altro. Non sbaglieremo neppure nel sentenziare: 87/100!, e a presto.

Sottofondo musicale consigliato: Kalabrese – Stone on your back (Frank Wiedermann Remix).

Balvenie 21 yo Portwood (2013, OB, 43%)

Abbiamo chiuso la settimana con un whisky decisamente particolare: apriamo quella nuova con un malto che, in un certo senso, rappresenta il concetto di whisky per antonomasia. Parliamo del distillato di Balvenie, la distilleria di Dufftown che fa girar la testa a grandi e piccini (se andate in Scozia e non passate di là, vergogna cada su di voi!); assaggiamo una versione particolare, un 21 anni finito (non sappiamo dire per quanto tempo) in botti di Porto. Si sa, generalmente queste operazioni servono per ‘nascondere’ un malto non eccelso, ma nel caso di Balvenie la cosa sorprenderebbe: come dice sempre Andrea Giannone, voi l’avete mai assaggiato un Balvenie cattivo?

The Balvenie Portwood 21 Years Single Malt-600x600N: abbastanza alcolico; il passaggio in seconda botte certo non passa inosservato, soprattutto si percepisce una palatina zuccherina, vinosa, fragolosa (gelée alla fragola). Il malto solitamente generoso di Balvenie pare un po’ sotto tono; troviamo invece discrete suggestioni di uvetta, zuppa inglese, liquore alle arance. Non complessissimo, ma gradevole e rotondo, anche grazie a piacevoli richiami di legno speziato. Chiodi di garofano? Mele cotogne? Leggermente mentolato.

P: botta dolciastra iniziale, simile al naso: fragola, certo, ma anche una nota che si presta ad essere interpretata come caramello, come miele. Poi, il tutto va assopendosi senza grossi sussulti, rotolando su un tappeto speziato (chiodi di garofano, ancora) e di frutta secca. Ancora un pittore di menta. Corpo blandino, si perde un po’ via.

F: media durata, su un dolce mieloso e con note marcate vinose, liquorose.

La distilleria ci ha abituato a non sbagliare un colpo, e anche questo, pur senza entusiasmare, è senz’altro un whisky dignitoso: ma perché l’invecchiamento finale in Porto per un 21 anni? Il malto Balvenie è così buono da solo! 82/100, non un punto di più, non uno di meno, anche considerando il prezzo: una bottiglia di questo, ad esempio, costa il triplo dell’eccellente 12 DoubleWood, e il doppio del notevolissimo 15 Single Barrel.

Sottofondo musicale consigliato: Kiesza – Hideaway.

Balvenie 30 yo (2004, OB, 47,3%)

Whisky Facile raddoppia per il ‘fuori tutto’ agostano e dopo il Balvenie 15 si procede così col gioiellino di sei lustri. Questa versione è stata rilasciata nel 2004 ma l’imbottigliamento è entrato oramai a far parte del core range di Balvenie. Noi l’avevamo assaggiato nel tasting di distilleria, in una piovigginosa giornata così dannatamente scozzese; le impressioni erano state otttime, oggi ci tocca di mettere il timbro ai nostri ricordi. Il colore è ambrato pieno.

the_balvenie_30N: naturalmente molto aperto, naturalmente molto complesso, è in corso una gran festa di marmellata di fragole, uva americana, ciliegie. Frutta secca, con un legno bello aromatico e la solita deliziosa impronta del malto Balvenie. Unitamente, ci pare di sentire una fortissima nota di cera, cera d’api, che davvero lascia a naso aperto…Anche frutta disidratata (albicocca, uvetta, fichi secchi). Suggestioni oniriche di zuppa inglese e crema di marroni.

P: un palato molto morbido, senza picchi in intensità, ma che eleganza, che qualità. Frutta rossa e frutta secca sono come fuse assieme, in un bilanciamento perfetto. Di primo acchito però monopolizza l’attenzione una dirompente cera mielosa. Non è dolcissimo e paragonandolo al 15 anni del 2012 è sia meno esplosivo che meno dolce, meno immediato. Crema pasticciera, con tracce di vaniglia, ancora frutta secca tostata; una nota di rabarbaro a lato di miele e cera, si diceva. Eucalipto. Biscotti alle castagne.

F: fantastico, al miele si aggiungono potenti innesti di frutta secca e di malto. Lungo, con escursioni piacevolissime verso l’amarognolo.

Siamo d’accordo, i malti assaggiati sul suolo di Scozia, magari dopo un suggestivo giro in distilleria, guadagnano sempre qualche punticino, ma questo trent’anni è buono anche nella depressa Italia del 2013, persino nell’afosa Milano d’agosto. Volendo dividere i vari momenti della degustazione, secondo noi il naso è superlativo, ben oltre i 90 punti, meno sbalorditivo il palato. “Mai assaggiato un Balvenie cattivo”, recita l’adagio degli aficionados della distilleria, e qui non siamo di certo di fronte all’eccezione che conferma la regola: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dark TranquillitySilence (and the firmament withdrew).

Balvenie 15 yo ‘single barrel’ (2012, OB, 47,8%)

Un anno fa, di questi tempi, un pool di esperti accuratamente selezionati tra i membri del c.d.a. di whiskyfacile si preparava al viaggio in Scozia; e lo faceva al Bar Metro di Giorgio D’Ambrosio, ascoltando attentamente quanto Andrea Giannone, al quinto o al sesto Negroni, aveva da consigliare. Il suggerimento di visitare Balvenie è stato senz’altro il più azzeccato: la distilleria è splendida, i whisky sono buonissimi e il tour è – senza dubbio – tra i migliori di Scozia. Oggi assaggiamo due espressioni della distilleria già degustate proprio lì a Dufftown: una ha esattamente il doppio dell’età dell’altra… Oggi beviamo il 15 anni (single barrel – noi abbiamo una mignon su cui non è scritto il numero della botte, che quindi non possiamo riportare), e quindi: nei prossimi giorni pubblicheremo un sette anni e mezzo o il Balvenie Thirty? Boh…

the_balvenie_single_barrel_15_jahre_-_single_malt_whiskyN: frutta secca di brutto, legno dolce, malto che spacca, bourbon buono: delizioso apporto, con cocco e marzapane. Nocciola, mandorla. Molto aperto e aromatico, si lascia annusare accogliente. Una traccia di cioccolato al latte e di cannella, ma davvero è il malto a entusiasmare, in un profilo dai contenuti così straordinariamente ordinari. Che vaniglia cremosa! Che pera burrosa! Impasto per torte (sì, pastafrolla).

P: si va dal dolce all’oleoso, in ordine temporale: attacco ricchissimo di miele, cocco e pasticceria cremosa. Poi si sprigiona intensissimo il malto, con frutta secca, noce (e noccioline tostate!), ancora legno, poi finisce chiudendosi verso una nitida cera d’api.

F: molto lungo e vellutato, con ancora malto e frutta secca tostata a coccolare il palato.

Top. Quando andavamo alle nostre prime lezioni di whisky dal buon Giannone, lui ripeteva sempre: “avete mai assaggiato un Balvenie cattivo? Io no”. Aveva ragione… Questo 15 anni è veramente buono, intenso e racchiude tutto il carattere della distilleria: è un whisky che sa di whisky, certo, ma che qualità. 88/100 è il minimo.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave e Perla Batalla con Suzanne, cover di Leonard Cohen.

Asparagi con zabaione salato al whisky

Una ricetta facile facile, molto whisky facile, da preparare proprio in questi giorni di maggio, quando gli asparagi vengono strappati alla nuda terra e portati sulle tavole imbandite. Uno dei due curatori di questo sito deve i natali a un piccolo e ridente paese brianzolo che ha fatto di questo buffo ortaggio un motivo di vanto, visto che lì si coltiva l’asparago rosa di Mezzago, varietà unica al mondo con denominazione di qualità “De.Co.”
Noi abbiamo usato questa esotica cultivar, ma anche un asparago verde o bianco verrà accettato dai duri censori del buon gusto culinario.
Un sentito ringraziamento va a Francesco per l’idea, avremmo tanto voluto trovare degli asparagi color verde acido…

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Ingredienti (per due persone)

  • 400 gr di asparagi
  • 2 tuorli d’uova
  • 2/3 cl di whisky
  • sale
  • burro (facoltativo)

La ricetta

Pulire gli asparagi e farli bollire in piedi, con le punte fuori dall’acqua. I più accorti sapranno certamente dell’esistenza di un’apposita pentola, ma vi sfidiamo a trovarla. Preparare intanto uno zabaione con due rossi d’uova fresche, un pizzico di sale e aggiungendo qualche centilitro di whisky durante lo sbattimento, da effettuare a mano come una volta o con le più pratiche fruste elettriche. Se si vuole ottenere una maggiore cremosità, si può completare con un paio di noci di burro sciolte a bagnomaria. Una volta ottenuta una salsa omogenea, adagiare la salsa sulle punte degli asparagi e…buon appetito!

Il whisky

Consigliamo un whisky semplice e fresco, a gradazione ridotta, con un bella maltosità zuccherina sugli scudi, che possa aggiungere corpo allo zabaione senza però andare a coprire il sapore delicato delle uova. Un giovane speysider è forse la scelta migliore; noi abbiamo usato il Balvenie 12 yo Signature, ma anche il mitico Glen Grant 5 anni ci starebbe alla grande.

Sottofondo musicale consigliato (durante la preparazione): era il 1989 e un promettente gruppo americano sbarcò a Mezzago per esibirsi nello storico locale Bloom. Si chiamavano Nirvana. 

Balvenie 12 yo Doublewood (2010, OB, 43%)

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“qui alla Balvenie le nostre botti ce le smazziamo noi!”

La Balvenie, che sorge nel bel mezzo della capitale mondiale del whisky, Dufftown, è una distilleria a noi molto cara, sia per la qualità media decisamente alta che per un’attitudine del ‘far whisky’ che pare restare saldamente fedele alla tradizione. La visita alla distilleria, che si snoda tra malting floor e cooperage – fasi della produzione oramai esternalizzate nella stragrande maggioranza dei casi – è di certo una delle più affascinanti da fare sul suolo scozzese: e noi questo fascino lo subiamo in pieno. Cerchiamo però di recuperare un minimo di compostezza ed equidistanza e bere questo malto lasciando da parte i sentimenti. Il Doublewood, da anni nel core range di Balvenie, trascorre circa 10 anni in botti di bourbon per poi ricevere un ulteriore affinamento in botti di quercia europea first-fill che contenevano sherry. Ha un colore d’oro pallido.

the Balvenie 12N: ecco il bel malto distintivo di Balvenie, di grande personalità già a quest’età. Il passaggio finale in sherry è ultimo in ordine di tempo, ma primo al naso: spiccano una liquorosità in qualche modo ‘fresca’ (ciliegie sotto spirito), con note di uvetta, di frutta secca (tantissima nocciola, ma anche pasta di mandorle). Incantevoli note biscottate e un po’ burrose, tipo brioches (saremo precisi: brioches all’albicocca). Mela e agrumi canditi, mentre sullo sfondo è costante l’apporto di vaniglia e di caramello, di toffee. Magnifico naso, con qualche nota affumicata che s’affaccia qua e là.

P: l’ingresso è molto morbido, con l’alcol addomesticatissimo. Molto coerente rispetto al naso, con tanto, tantissimo malto rotondo, dolce, biscottato e insieme cremoso. L’uvetta e la vaniglia belli presenti offrono una suggestione di zuppa inglese (malaga?); poi frutti rossi molto gradevoli (fragole e amarene) e una nota speziata poco distinguibile.

F: oleoso, lungo e piuttosto persistente, tra note di frutta secca e malto molto molto Balvenie…

Pare che a volte un finish in botti di sherry first fill sia un buon metodo per dare carattere a imbottigliamenti altrimenti senza infamia e senza lode. Se invece prendiamo un whisky che non ha niente da invidiare a invecchiamenti più importanti e gli diamo ulteriore profondità con un finish deciso ma educato, beh, scattano gli applausi (tra l’altro notevole il rapporto qualità-prezzo, circa 35 euro). Un bel 87/100, mentre Serge è meno entusiasta e la pensa così (ma noi note di resina non ne abbiamo proprio trovate).

Sottofondo musicale consigliato: Burt BacharachRaindrops keep falling on my head:

Balvenie Tun 1401 (2011, OB, batch #2, 48,1%)

Lunedì scorso i ragazzi del Milano Whisky Festival hanno organizzato l’ennesima ottima degustazione al Mulligan’s, storico ritrovo dei whiskofili milanesi. Il parterre, come sempre in queste occasioni, era di tutto rispetto, come potete vedere dalla foto qui a fianco… Noi c’eravamo, come sempre ci siamo portati a casa i nostri sample, ed ora eccoci qui a darvi conto di quel che s’è bevuto. Iniziamo con il Balvenie Tun 1401 batch #2, un vatting di 10 botti (tre di sherry, sette di bourbon) di whisky distillato tra il 1967 e il 1989: otto botti sono degli anni ’70, quindi decisamente prevalgono malti di una certa età… Il nome dell’imbottigliamento, all’epoca disponibile solo in distilleria, deriva dal tino in cui – appunto – si mescolano i distillati da imbottigliare: pare che il 1401 sia il preferito di David Stewart, e noi ci fidiamo. Vediamo come si comporta nel bicchiere.

N: ha subito i connotati della grandezza: cambia in continuazione, anche per via del raffinato matrimonio tra botti differenti. Subito si sente che c’è del whisky ‘vecchio’: le orgasmiche note di cera d’api e di legno umido fanno da sfondo a un palco con mille attori. C’è una dolcezza spettacolare (cioccolato bianco a vagonate, vaniglia, torta appena sfornata…), frutta gialla (ma anche rossa, in una gamma che va dalla mela alla marmellata d’albicocca all’uvetta), spezie dolci (stecchette di cannella, molto lievi), un delizioso profumo di malto… Buono, molto buono, anzi: eccellente.

P: non si può dire che il palato sia del tutto coerente col naso: si replica la sensazione di ‘legna vecchia’, ma questa non è supportata da altrettanta dolcezza, ed anzi volge sull’amarognolo dei tannini. Propoli, rabarbaro, camomilla… Un infuso di erbe molto carico. C’è comunque del dolce: miele, ancora vaniglia, ma più in disparte; colpisce come si senta davvero tanto il malto. Note di albicocca.

F: amarognolo (rabarbaro, ancora), legnoso e tanto, tanto malto. Cocco?

A un naso che andrebbe ben oltre i 90 punti corrisponde un palato meno soddisfacente: tra le dieci botti, ce n’è qualcuna che di certo ha ceduto troppo legno al distillato (hey, è la stessa cosa che dice Serge!). Ad ogni modo, è un ottimo Balvenie: se riuscite ad avvicinarvi ad una bottiglia, regalatevi l’esperienza di annusarlo… Non potrete restare delusi. Il nostro giudizio è di 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Atoms for peace con Thom YorkeWhat the eyeballs did.

Balvenie 12 yo Signature (2012, batch #5, 40%)

Cominciamo a sfoltire i sample portati dall’avventura scozzese di questa estate: si inizia con il quinto batch del Balvenie 12 anni Signature, ovvero un vatting di botti di sherry Oloroso, bourbon first-fill e refill. Assaggiato in distilleria ci era parso molto buono, ma si sa, in Scozia tutti i whisky sembrano buoni… Mettiamolo alla prova nella nostra “tasting room” milanese. Il colore è dorato pieno.

N: annusi e capisci perché i Balvenie sono così amati. Quello che subito colpisce è la ricchezza degli aromi: ottima integrazione tra sherry e bourbon, col primo che puntella la profondità dominante del secondo. Vaniglia e banana e toffee accanto a frutta secca e un po’ di frutti rossi (lievi note di ciliegia); è ‘dolce’, ma al punto giusto, dato che il legno delle botti si fa rispettare, con note appunto di legno umido (diciamo di warehouse…) e un che di mentolato. Lasciandosi suggestionare, torna alla mente l’odore familiare di mele pere prugne cotte assieme; fichi secchi. Il lato fruttato è molto complesso, complimenti! Note agrumate, anche.

P: sulle prime ci sono fiammatine della gloriosa dolcezza fruttata e vanigliata del naso, che però si perdono presto sotto una coltre amarognola (cera d’api, cappuccino, legno) che si fa man mano del tutto predominante. Miele amaro? Noce moscata? L’alcol continua a sentirsi un po’ troppo.

F: latte di cocco e grandissime note di legno. Torna un po’ lo sherry, con lievi sentori di ciliegia. Finale molto lungo, cremoso.

La valutazione è la media tra un naso davvero godibilissimo e un palato fin troppo legnosetto: comunque, mantiene un buon corpo e una discreta intensità a dispetto della gradazione. Considerando il prezzo, circa 35 euro, ci sentiamo di consigliarlo come (ottimo) whisky per avvicinare il mondo degli Speysiders: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Del Shannon – Runaway.