Jefferson’s Ocean ‘Aged at Sea’ (2018, OB, 45%)

I’m Trey Zoeller, bitch!

Trey Zoeller è un decisamente un personaggio vulcanico, e con spirito tipicamente americano non disdegna le sperimentazioni, anche quelle apparentemente più ardite. Pensate: questo signore, nipote della prima donna d’America condannata per contrabbando di whiskey (i geni son quelli, insomma), ha deciso di prendere dei barili di bourbon distillato nel Kentucky (con miscela di cereali 60% mais, 30% segale, 10% orzo) e già invecchiato per 6-8 anni e di metterli… in barca!, di portarseli in giro per il mondo e di vedere alla fine “l’effetto che fa”. C’è un che di filologico in questa operazione, dato che nelle intenzioni vorrebbe replicare il carattere del bourbon ottocentesco, trasportato appunto in barili sui corsi d’acqua del vecchio West, così che indiani e cowoby potessero sfondarsi di acqua di fuoco prima di prendersi a fucilate. Beh, a differenza di altri suoi esperimenti (come usare botti che prima contenevano tabasco, oppure pucciare tabacco e grasso di manzo nei barili) questo è andato decisamente a buon fine, ed è ora disponibile stabilmente sul mercato in batch differenti. Questo è il batch 8, imbottigliato a 45%, e ringraziamo Diego di Whisky Italy per averci fatto conoscere questo bourbon (e per il sample, naturalmente).

N: molto profumato e floreale. Sicuramente un bourbon atipico, anche se un naso ‘dolce’ ce l’ha. Ricorda i polaretti alla cola e all’arancia, avete presente? Poi note più convenzionali di caramello (caramello salato, se proprio dobbiamo dirlo), noce di noce di pecan e alpenliebe (proprio quelle caramelle lì). Liquirizia. Sorprende comunque questo lato floreale davvero inedito, tra la violetta e la menta.

P: ancora una sorpresa: l’atmosfera è incredibilmente erbacea, vegetale, con foglie di tè e fieno, ma anche viole e timo. In generale è piuttosto secco, con poco spazio per burri e caramelli àmmerigani, e invece si impongono ancora sentori affilati come limone e grafite. Molto piacevole.

F: si secca ancora, forse troppo. Erba secca, quasi seccante, se ci consentite la battuta. Infuso d’erbe.

Il mondo del bourbon sicuramente sta crescendo e ovviamente (e finalmente) la diversità aumenta. Qui abbiamo un profilo decisamente più secco del previsto, un profilo che mai avremmo pensato: la negazione del concetto stesso di bourbon, se vogliamo (ma forse non vogliamo), che però sparigliando le carte finisce per non dispiacerci: 84/100. Bravo Trey, avanti così.

Sottofondo musicale consigliato: Litfiba – Tex.

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Arran “Orkney Bere Barley” (2004/2012, OB, 46%)

Arran è stata spesso criticata perché, soprattutto nei primi anni di vita, ha puntato molto sui wine-finishing per aggredire il mercato; col tempo, però, la stringente necessità di fatturare è venuta meno, e la qualità della distilleria ha iniziato ad affermarsi autonomamente. Oggi assaggiamo una versione molto particolare, ovvero un giovanissimo distillato (circa otto anni) caratterizzato dall’uso esclusivo della varietà di orzo “Bere” (nomen omen, direbbe qualche buontempone) coltivato sulle Orcadi. Noi l’abbiamo assaggiato da Alcoliche Alchimie, e il suo colore è paglierino chiaro.

BereN: un naso che sulle prime sembra piuttosto ‘standard’, con però una buona intensità, una facile apertura (anche se all’inizio l’alcol si fa sentire). Si sente molto l’invecchiamento in bourbon, che pure non sovrasta il malto: note di vaniglia cremosa, di cocco, di pere, di mele… C’è poi un bel malto biscottoso, e tanto miele. Non mancano anche, lievi ma ben integrate, note di agrume (succo di limone zuccherato, molto nitido il lime; cedro candito?), ed anche suggestioni tropicali (maracuja? ananas?); poi susine gialle? Davvero gradevole.

P: in linea col naso, più ‘cerealoso’; resta semplice e molto godibile, facilmente sgargarozzabile. Si pregia di sapori caldi e vagamente cremosi: ancora miele, un po’ di mandorle (più frutta secca che al naso), vaniglia e cocco. Il lato fruttato diminuisce molto, restando appunto maltoso e cerealoso (diremo farro). Verso il finale, sembra regalare suggestioni di pepe.

F: non lunghissimo ma abbastanza persistente; vaniglia / cocco (c’è un che di tropicale) e tanto malto. Ancora frutta secca (mandorla) e pepe.

Un whisky… facile!, buono e abbastanza intenso. Pare fin troppo ovvio scrivere così, ma se l’obiettivo era quello di concentrare l’attenzione sulla qualità del malto, beh, ad Arran ci sono riusciti; in particolare, il naso è davvero molto buono, caldo e pieno, è forse il palato a sembrare al nostro gusto un po’ povero di stimoli. Ma comunque c’è della qualità, intendiamoci, e il nostro voto sarà di 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Armin Van Buuren – Intense.