GlenDronach 8 yo ‘The Hielan’ (2017, OB, 46%)

Ormai da tempo la comunità whiskofila è tristemente orfana del GlenDronach 8 ‘Octarine’, uno dei migliori imbottigliamenti degli ultimi dieci anni per rapporto qualità/prezzo – all’epoca costava 35€, talora perfino meno. Dopo un paio di anni, quell’espressione è stata sostituita dal coetaneo ‘The Hielan’, anch’esso frutto di una miscela di barili ex-bourbon ed ex-sherry (voi sapete, combo inusuale per la distilleria che fa della sherry maturation uno dei proprio capisaldi) ma, dicunt, con quota ancor maggiore di ex-bourbon. Pressoché ignorato all’ultimo Milano Whisky Festival, assaggiamolo almeno noi.

N: effettivamente, appare da subito diverso rispetto al vecchio Octarine: non tanto perché si senta di più l’apporto del bourbon, quanto perché è inusualmente nudo: i sentori più evidenti sono infatti quelli della fermentazione, dei lieviti, di malto in macerazione, yogurt o latte rappreso, canditi, una lieve acidità agrumata (limone, scorzetta d’arancia). Purea di pere, mela verde, sentori erbacei (prato bagnato dopo la pioggia: sapete, siamo dei romantici). Solo con un po’ di tempo emergono note più rotonde, tra uvetta, un che di caramello, suggestioni di frutta secca (nocciola, mandorle pelate). Biscotti al burro. Giovane, nudo, e però per nulla esile come talora accade, bensì molto pieno. Un poco di zenzero, pure?

P: lo scenario è simile al naso, anche se in tutta onestà qui va facendosi un po’ più ‘scuro’. Confermiamo comunque come il corpo sia molto pieno, molto grasso, avvolgente ma beverino. Un tripudio cerealizio in prima battuta, con biscotti integrali di malto, corn flakes non zuccherati, ancora lieviti (aò, se capissimo qualcosa pure di birra lo diremmo meglio, ma: sa di birra cruda – ok, adesso biasimateci, maledetti integralisti); semini del limone. Lievemente più dolce di quanto il naso non dicesse, con un mero cenno di vaniglia, di latte condensato e di caramello e poi pera, nocciola, mandorla.

F: lungo e persistente, scisso tra il prolungarsi di una certa acidità e una dolcezza qui calda, con note di legna, di nocciola, di uvetta.

Un whisky didattico, e per questo prezioso: a Serge piace molto perché lo trova nudo, onesto e pieno, e queste sono tutte doti che non possiamo non riconoscergli – detto ciò, non ci sembra un whisky semplicissimo, né particolarmente accattivante per un profano data la sua integralistica nudità. Piuttosto, forse, un piacevole divertissement per whiskofili già un po’ esperti. Avvertiti i naviganti, a noi è piaciuto e assegneremo un 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Edwinn Starr – War.

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Benriach 12 yo sherry wood (2009, OB, 46%)

Questa distilleria nei pressi di Elgin sta vivendo un momento di grande spolvero, dopo essere passata nel 2004 da Chivas alla gestione di Billy Walker e dei suoi volenterosi soci. Ad oggi il core range è molto ampio e non manca proprio nulla, come testimonia il recente lancio di due imbottigliamenti torbati (Curiositas e Authenticus) e di una serie di single cask OB. Noi assaggiamo un’espressione di fascia bassa del core range (si trova attorno ai 35 euro), uscita nel 2009 e frutto dell’invecchiamento per 12 anni di distillato Benriach in botti di sherry Oloroso e Pedro Ximenez.

BenRiach_12YO_SherryWoodFinishN: un perfetto esempio di modernità: si mostra con un malto tutto sommato giovane e ingenuo e un deciso apporto dei due legni di sherry. Costruito bene, ma senza grande profondità: da subito è apertissimo e regala forti sentori di frutta rossa succosa (fragola), uvetta, cioccolato. Poi legna fresca, in un contesto sì ‘sherried’ ma di assoluta freschezza e semplicità: una nota gradevole di fico d’India e d’arancia.

P: coerentissimo col naso, anche per quanto riguarda la sensazione generale, cioè di un whisky vestito a festa ma con qualche particolare  fuori posto: il corpo è molto acquoso e i sapori (tra frutta rossa e cioccolato/caffè, una spruzzatina d’arancia), pur risultando ricchi ed esplosivi, paiono come appostati in superficie. Il malto resta nascosto, anche perché verso il finale una coltre di legna fresca si prende la scena con un’intensità niente male, ma senza grosse variazioni.

F: e appunto anche qui legno e uvetta, con ancora una punta di malto acerbo.

Non vorremmo essere inclementi, anche perché il rapporto qualità/prezzo rimane più che soddisfacente, ma questo Benriach ci pare come un’energica pennellata di sherry su un distillato ancora troppo fresco (per quanto 12 anni non siano poi bruscoletti). Andando per metafore, si potrebbe dire che siamo di fronte a un bell’anello di bigiotteria, ben congegnato e luciccante, ma pur sempre lontano parente dei suoi omologhi da gioielleria. In altri termini, per una bevuta e via: 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Vinicius de Moraes, Maria Creuza Y ToquinhoSamba em preludio

Benriach 1984/2010 (OB, batch #7, 54,1%)

Superato all’inizio del millennio un momento difficile, durante il quale il nuovo proprietario Chivas aveva stoppato la produzione di  Benriach, dal 2004 è iniziato il rilancio della distilleria. Dopo l’acquisto da parte di Billy Walker e altri soci finanziari- la proprietà è la stessa di GlenDronach e GlenGlassaugh, per intenderci- è stato lanciato un core range nuovo di zecca, oltre a interessanti lotti di single cask, strutturati in ‘serie’. Oggi assaggiamo un imbottigliamento uscito nel 2010 e invecchiato per 25 anni nella botte 493.

Benriach1984cask493-90x300N: la torba è veramente intensa, con un’affumicatura acre e persistente (fuliggine) che, assieme a sentori salmastri, di salamoia e di bacon, in un blind tasting ci farebbe senz’altro optare per Islay. Per usare ancora un’immagine che ci folgorò tempo fa, ricorda un barbecue spento, col grasso colato sulla brace. C’è poi un rimando davvero raffinato alle erbe aromatiche (rosmarino). In secondo piano, un bel cesto di frutta matura, con leggera prevalenza di albicocche e perfino ananas maturo. Tanta legna.

P: l’alcol si sente poco, in un palato contrassegnato da saporti forti e intensi. Una grossa onda saporosa colpisce fin dall’attacco, ancora con una spiccatissima attitudine fumosa e torbata, resa ancora più profonda da note di caffè e pepe nero. Si sente anche, deciso, l’apporto del legno, con liquirizia a gogò; poi, proprio mentre il liquido si avvia verso la sua naturale direzione, il palato è percorso da un sussulto di dolcezza, tra lo zucchero di canna e l’albicocca, con una bella acidità. Una punta speziata (chiodi di garofano).

F: lungo, intenso. Ha luogo la celebrazione del legno bruciato, della liquirizia. Veramente tanta liquirizia, anche nella versione caramella.

Questo single cask è un malto curioso, che stupisce per una nota salmastra davvero inattesa al naso e per un’altra, altrettanto stupefacente, di pepe e spezie al palato. Inoltre tutta l’esperienza si svolge in un contesto fumoso davvero sfacciato, clamorosamente pervadente in uno speysider di 25 anni. Non sarà facilissimo trovarlo sul mercato, anche perché ne sono state prodotte solo 146 bottiglie, ma noi consigliamo caldamente di assaggiarlo per la sua particolarità: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Kathy Brier – There’ll be some changes made