Whisky Revolution “Il regalone finale” – Day 25

Blend-AboutUs-03Ieri siamo giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, e oggi andiamo oltre col mega regalone di Natale. Gli ultimi quattro campioni misteriosi infatti andavano bevuti tutti assieme, per essere scartati sotto l’albero la mattina del 25. E così abbiamo fatto. Un ultimo ringraziamento va ancora all’allegra macchina da guerra del Blend, che anche per quest’ultimo giorno ci ha regalato sorprese, affetto, trabocchetti e un gran finale.

Buon natale a tutti, abbracciamoci!

❤1 Kilchoman ‘Comraich’ (2007/2017, OB, 55,5%)

Molto buono, intensissimo. La marinità pesciosa, con una torba aggressiva e fumosa, ci 48412111_2001200100178065_1832716451337732096_nporta subito su Islay; per lunghi tratti è proprio pescioso, con note di peschereccio. Gomma ed etere, con sentori di tela cerata; diesel e smog. A grado pieno, diremmo, ma molto aromatico allo stesso tempo. Caramello, cola e tamarindo a sostanziare la zuccherinità. Verosimilmente giovane, con punte ‘verdi’, fresche, quasi balsamiche, tra eucalipto e clorofilla. Esplode al palato, dirompe un turpiloquio di sapori: la torba è ancora più aggressiva, con braci e legno in fiamme (chi non l’ha mai mangiato?). Si allarga un tappetone dolce, con zucchero di canna, caramello e tamarindo ancora. Il finale è proprio di aringhe affumicate, kippers di Campbeltown.

Se dovessimo ipotizzare un imbottigliamento, diremmo An Islay Distillery 9 anni, Cadenhead’s Small Batch (tre barili di Laga, due sherry e uno bourbon). E invece no, di isolano si tratta, ma avevamo nel bicchiere Kilchoman Comraich, gli imbottigliamenti esclusivi dedicati ai locali/santuari sparsi per il globo: 87/100.

❤2 Vat 69 (2018, OB, 40%)

48411380_2001201660177909_8581649325208109056_nDifficile da inquadrare, a maggior ragione dopo la mangiata di questi giorni. Si sente la gioventù, profuma di distilleria, di lieviti, di alambicchi, di canditi… Ci viene il dubbio, percependo una patina dolce un po’ cheap e ‘alta’, che possa essere un finish. Un po’ di inchiostro. Il palato è debole di corpo, con sapori di liquirizia industriale, di inchiostro, e svanisce rapidamente. Il finale, scandalosamente corto, sa di… vodka, di distillato di cereali molto pulito.

Non riesce neppure ad essere pacchiano, con la sua dolcezza così “da discount”. Francamente è un 72/100.

❤3 Ardbeg Blasda (2010, OB, 40%)

Pesca bianca, oleoso (olio di lino, o di sesamo forse). Delicato e fruttato, con una patina di 48987057_2001202420177833_104990836327972864_nzucchero a velo. Mela verde, anche? Resta fresco e con un velo di torba leggera… Fine, elegante. Uva bianca. Al palato è molto vegetale, ancora, rivela di nuovo una cerealosità vegetale torbata. Il finale non è lunghissimo, ma il fumo di torba si riprende ancora un po’ di spazio sul cereale. Molto nudo, poca botte.

Potrebbe essere un Bruichladdich Islay Barley? Non ci fa così sensazione scoprire che invece si tratta di una delle creazioni più controverse degli ultimi anni in casa Ardbeg: 83/100.

❤4 Kilchoman 100% Islay (2012/2018, OB for Beija Flor , 59,1%)

48373414_2001203500177725_3640734766254260224_nTorbato giovane, con una mineralità marina (un po’ di scoglio, dice Zucchetti). Acidità limonosa. Zuccherino, ma di zucchero astratto (a velo), confetto. A suo modo timido, forse un po’ alcolico, molto onesto. Il palato è esplosivo, intenso, con limone e zenzero. È potente ed elegante al contempo, la gradazione è forse alta. Crema di limone, ancora fumo e braci.Finale molto lungo e intenso, con una bella sapidità.

Lagavulin 12? No, però non ci siamo andati molto lontano. In ogni caso, è un grande whisky. Il palato è sorprendente per ricchezza, dopo un naso tutto sommato quasi timido. Vai di 89/100!

 

Ardbeg Blasda (2010, OB, 40%)

Molto si è scritto sulle mode che il mercato ha imposto negli ultimi anni, ovvero sulla tendenza piuttosto diffusa a diversificare il più possibile l’offerta dei portfolio ufficiali arrivando anche a snaturare il tradizionale profilo di un certo malto. Un caso clamoroso è il proliferare incontrollato di whisky wine-finished, ovvero lasciati a maturare per qualche tempo in botti che precedentemente contenevano vini; è però da registrare anche come alcune distillerie che tradizionalmente producevano whisky non torbati abbiano provato a rilasciare imbottigliamenti torbati (vedi il Jura Prophecy), e viceversa: questo, molto banalmente e semplificando in modo brutale, perché così il rappresentante che viene a proporvi i suoi malti vi può offrire il pacchetto completo. Torbato? Celo. Supertorbato? Celo. Non torbato? Celo. Sherried? Celo. Non sherried? Celo. Finito in botti che contenevano sciroppo per la gola aromatizzato alla banana fritta? Celo. L’Ardbeg che andiamo oggi ad assaggiare è in questo senso esemplare: se il grado di torbatura medio dell’Ardbeg è di 24 ppm, questo Blasda ne ha solo 8. Vediamo come si comporta, questo esperimento. Il colore, intanto, è di un giallo paglierino pallido pallido.

N: è più affumicato di quanto non ci aspettassimo; è profumato, ma poco intenso. Ha note astrattamente fruttate e, soprattutto, di quella vaniglia tipica dei malti invecchiati in botti di quercia americana. Blande note agrumate (limone) accanto alla torba. Nel complesso, però, non ha molto grip. Più che un Ardbeg, per ora sembra un giovane Caol Ila venuto fuori un po’ troppo gentile (ha senso per qualcuno oltre a noi? Boh…). Piacevole, in realtà, anche se di sicuro non complesso.

P: Come al naso, uguale uguale. Poco corpo, pochissimo: è ridotto a 40%, e questo ci pare che tenda a attenuare un po’ tutti i sapori, che restano divisi tra torba (lieve) / affumicato (lieve) e vaniglia (lieve) / limone (lieve) / marino (lieve). Più che gentile, onestamente, sembra annacquato: vi capita mai che mentre aggiungete acqua al vostro bel Caol Ila vi scappi qualche goccia di troppo che finisce per rovinare tutto? Ecco, appunto.

F: molto rapido e soft, tutto su un leggero affumicatino.

Complessivamente, diciamo che è un torbato (lightly peated, infatti, non unpeated) estivo, leggero, da aperitivo. Delude perché è tutto gradevole, ma solo per un attimo, ché poi scompare tutto; resta un po’ il rimpianto per quei 3-6% in più che avrebbero probabilmente giovato al nostro Blasda. Se dovessimo paragonarlo a un calciatore, sarebbe senza dubbio una di quelle eterne promesse mai sbocciate (che so, Morfeo?). Probabilmente questo whisky piacerà a chi non ama il whisky (?), e magari può essere un buon regalo per una persona che volete introdurre ai torbati – prendendola però moooolto da lontano. Il nostro giudizio è 76/100. Ruben la pensa così e Serge così.

Sottofondo musicale consigliato: Rufus WainwrightGoing to a town, dall’album Release the stars.