“Demetra” – BLEND Whiskybar, Castelfranco Veneto

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Ci risiamo! I ragazzi del BLEND whiskybar di Castelfranco Veneto non riescono a stare17309322_1695590797405665_2746426314597896541_n fermi un secondo e hanno sfornato la seconda ricetta. Eravamo partiti sfidandoli con un Tobermory- un whisky difficile, pieno di spigoli- e il risultato era stato il Mullevardier; questa volta abbiamo una richiesta ancora più spiazzante. Stiamo tra le mura di casa, miscelateci Puni!

Questa la risposta:

Ciao Ragazzi, rieccoci! Siamo molto felici di essere stati pungolati sul nostro italico Puni, non abbiamo perso tempo e ci siamo messi subito al lavoro. Cercando di dare spessore olimpico alla sfida per valorizzare questo whisky, abbiamo optato per una prodottistica tutta Grecia-Italia dalla quale è nato il nostro “Demetra”, ma entriamo nel dettaglio!

Demetra-003Puni Sole, dalle chiare note di miele selvaggio, quercia e arancia rossa conferitegli dai suoi 4 anni di Bourbon barrel e Pedro Ximenez, si è dimostrato molto duttile in miscelazione. In questo drink abbiamo cercato di donare freschezza e vivacità riprendendo i sentori agrumati e speziati di un rosolio di bergamotto Italicus per poi buttarci su un mondo resinoso e balsamico avvalendoci di un duo d’eccezione come Pino Mugo Quaglia e Roots Mastiha, dal quale abbiamo rubato il nettare degli alberi di mastice nativi di Chios. Per continuare nella giostra di freschezza, concludiamo con un distillato d’anice greco, l’ouzo. Con “Demetra” abbiamo voluto mescolare le note morbide e calde di Puni Sole con una prodottistica che potesse dare brio e freschezza al whisky italiano. Da questo abbraccio Grecia-Italia crediamo sia nata un’ottima coppettina in grado di farsi bere con l’avanzare della bella stagione. Brindiamo alla vostra!

Ingredienti
Puni Sole – 4,5cl
Italicus – 1,5cl
Pino mugo – 0,5cl
Mastiha spirit – 0,5 cl
Vaporizzazione di Ouzo

Autore: Daniele Trovato

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Johnnie Walker ‘Swing’ (anni ‘70, OB, 40%)

Tante volte sentiamo dire, e diciamo, che i blended del passato avevano una marcia in più, per varie ragioni e molteplici: innanzitutto perché – banalmente – c’era molto più malto nella miscela, dato che il single malt faceva ben altri volumi. Oggi, con l’aiuto di Angelo Corbetta (il nostro personale guru del blended anni ’70), mettiamo alla prova uno dei brand più celebri al mondo, Johnnie Walker, nella sua versione “Swing” – così chiamato perché la bottiglia… dondola. Ogni commento appare superfluo, via alla degustazione.

N: miele, caramello e caramella (tipo quelle dure, di zucchero); patina di vecchi mobili, polverosi, vecchia carta umida. Mele, e soprattutto pere William mature. Dolcino, semplice ma piacevole. Anche un qualcosa di scorza d’agrume. Fiori secchi: lo statice secco, ad esser precisi, dice Angelo.

P: piacevole e con quella patina cerosa da whisky del passato. Ancora tanto miele e biscotto ai cereali, poi irrompe la pera con tanta, tantissima crema di marroni, castagna bollita. Dolce. Una lieve suggestione metallica, forse.

F: lungo e persistente, tutto tra miele e crema di marroni.

Buono, gradevole, piacevole: certo, resta un whisky tutto sommato semplice, ma ha mantenuto perfettamente l’intensità e poi, lo sapete, a noi quella nota cerosa/umida/polverosa dei whisky del passato fa proprio impazzire. Cerchiamo di mantenere l’equilibrio e spariamo un dondolante 82/100. Grazie ad Angelo per l’assaggio!

Sottofondo musicale consigliato: Jazz Lag – Shiny Stockings.

Mc Guinness Old Canada 8 yo (anni ’70, OB, 40%)

Quando si pensa al whisky canadese, inevitabilmente si pensa alla segale: è risaputo, infatti, che la componente di rye, pur non essendo dominante nella miscela di cereali (solitamente, infatti, vince il grain) svolge un compito decisivo nel caratterizzare il Canadian whisky con note, ci insegna Micheal Jackson, tipicamente agrodolci. La distillazione in Canada nasce a fine Settecento, e a metà del secolo successivo si contavano più di 200 distillerie: ora ne sono rimaste solo 12 (di cui una, Glenora, fondata da immigrati scozzesi, produce un single malt alla maniera degli scotch: e a guardarla sembra proprio di stare in Scozia!), ed è piuttosto difficile trovare espressioni di singole distillerie, data la tendenza diffusa a blendare. Oggi assaggiamo proprio un blend degli anni ’70, Old Canada: la bottiglia è bella ed evocativa, vediamo se il contenuto lo è altrettanto.

Schermata 2015-11-09 alle 10.38.31N: al primo approccio, pare quasi un cognac! Si sente molto la quota di grain, che impone un profilo molto ‘dolce’, caramellato. Innanzitutto, lucido per legno / mobili vecchi; poi, caramello, castagne / marron glacé; suggestioni di cuneesi al rum (cioccolato, con una componente quasi di pesche o ciliegie sotto spirito). Cointreau, liquore all’arancia, e anche una suggestione di salsa worchester.

P: copia-incolla del naso, con un corpo un po’ debole, forse, e in crescita netta le note di ‘cose macerate’ sotto spirito. In più, diremmo, c’è qualcosa di tostato e, soprattutto verso il finale, di mentolato…

F: cointreau, caramello, mandarino, ancora i cuneesi.

Certo non un mostro di complessità, e dopo quasi 40 anni in bottiglia forse il palato ha perso un po’ in consistenza (come detto, il corpo è quel che è); senz’altro però aromi e sapori sono piacevoli, molto ‘canadesi’ ma non del tutto banali. Premiamo questo imbottigliamento con un 79/100, e segnaliamo che alla degustazione dell’altro giorno in molti l’hanno apprezzato molto.

Sottofondo musicale consigliato: Bryan Adams – The only thing that looks good on me is you.