‘Hedonism’ (2016, Compass Box, 43%)

Quando si parla di un prodotto Compass Box, non si può tacere il concept interessantissimo che sta dietro al progetto: in parole poverissime, ché fa caldo e poi la ggente si annoia, è un’azienda che 1) fa solo blend, ma di qualità alta, e occhio perché fare un blended buono è molto più difficile che selezionare un barile buono (sembra una boutade ma non lo è, amici cari) 2) vuole a tutti i costi spiegarti nel dettaglio come li fa, questi blend, perché giustamente ritiene di farli molto bene e con criterio, e questo criterio te lo vuole squadernare. Bravissimi, non c’è che dire, e se volete approfondire partite da qui. Anche di fronte a Hedonism, blended grain whisky, viviamo una bellissima storia di trasparenza: non vi sveliamo niente dei nomi e delle età dei tre elementi che lo compongono, perché CB chiede di non farlo, ma… qui trovate il link per chiederglielo da voi, fatelo perché son proprio bravi a rispondere.

N: il primissimo impatto è un po’ alcolico, anche se poi, per farsi perdonare, ti fa subito omaggio di tutti i suoi cotillons… Dunque banana matura, succo di pera, noce di Pecan, vaniglia; siamo ovviamente in territori molto ‘grainy’ e al contempo molto bourbonosi, ma sappiamo che sotto diversi aspetti aromatici i due insiemi si intersecano. Ci piace segnalare la suggestione di ciambellone; anche il latte condensato mette la firma sul tabellino. Una leggera nota di solvente, di lucido per legno, in progressiva attenuazione.

P: molto beverino, è anche molto dolce, come ci si poteva aspettare: dunque ancora le suggestioni riscontrate al naso, soprattutto latte condensato, panna cotta, noce di Pecan, banana; tanto zucchero filato, o forse il marshmellow. C’è anche un qualcosa di vagamente balsamico ed erbaceo (che ci ricorda un rye), non sapremmo dire bene cosa: forse una caramella balsamica al miele, di quelle molto dolci?

F: persistente, non lunghissimo, ancora tutto su riverberi di dolcezza cremosa – panna cotta in primo piano.

Molto piacevole da bere, offre un bell’esempio di come anche il grain whisky possa essere un prodotto competitivo di per sé e non necessariamente come taglio per i più nobili whisky di malto. “Hedonism” comunque resta a parer nostro un prodotto semplice, non indimenticabile – e ciononostante ci piace: 82/100. Buon finesettimana.

Sottofondo musicale consigliato: Thegiornalisti – Riccione.

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Johnnie Walker ‘Blue Label’ (2015, OB, 40%)

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abbiamo fallito 😦

Un paio di settimane fa abbiamo partecipato, assieme a Davide, alla presentazione del pop-up store di Johnnie Walker Blue in corso Garibaldi, a Milano, che resterà in attività fino alla vigilia di Natale. Johnnie Walker Blue è la versione ‘top di gamma’ del celebre marchio di blend scozzese, di proprietà di Diageo; il negozio è molto bello, condito di tante cose che piaceranno ai sedicenti gentlemen contemporanei (che potranno pure fare un test per scoprire quanto sono gentlemen: noi lo siamo solo all’80%, maledizione), da un’edizione limitata milanese a un calligrafo a guide per cocktail fino ad un corto, che pareva francamente necessario, girato ad hoc con Jude Law e Giancarlo Giannini tra vecchie Bugatti ed altre amenità. È stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con il team Diageo, come sempre gentilissimo a dispetto delle nostre ironie, e per esperire l’esclusività del concetto di marketing applicato al whisky – dimensione che dai puristi potrà essere considerata discutibile quanto si vuole, per carità, ma che costituisce “il mondo reale” molto più delle disquisizioni su aromi terziari e lattoni, ed è davvero molto interessante come finestra privilegiata sulle dinamiche di mercato; ma soprattutto (si sa che uno fa il blogger per scroccare, mica per altro!) è stata l’occasione per mettere le mani su un sample di Johnnie Walker Blue. Assaggiamolo.

JWBL - Milano edition

l’edizione limitata ‘milanese’

N: non ne abbiamo bevuti a bizzeffe, ma certo pare che l’apporto dei grain sia bello massiccio: c’è infatti una ‘dolcezza’ profonda e cerealosa che ci rammenta subito cioccolato e miele (l’insieme ricorda un po’ quelle barrette di cereali e appunto miele…). Poi, molto agrumato, con tanta scorza d’arancia, ancora glassata; e di qui parte un’altra suggestione verso il panettone caldo. Frutta secca (mandorla). Dopo un po’ d’ossigenazione, il dram comincia a vivere una seconda vita, fatta di un’elegante schermatura minerale, a tratti quasi di una cera / torba (à la Clynelish vecchio, per intenderci), di umido, di legno umido. Tè, frutta cotta (mele, pere, prugne).

P: a 40% è saporito ma non esplosivo; il punto meno entusiasmante sta proprio nell’attacco, ancora grainy (con quella dolcezza cerealosa un po’ facile) e con una legnosità spiccata che proseguirà ad oltranza. Solo che dopo poco emerge quella complessità che avevamo apprezzato nella seconda parte del naso, e quindi: cera, un filo di torba, frutta secca avvolgente, tabacco da pipa. Ancora in coerenza col naso, nitidi arancia e miele, caramello e frutta gialla.

F: a sorpresa, la parte più interessante, perché mantiene a lungo la maturità di naso e palato senza concedere nulla alle note più facili. Quindi tabacco, cera, legno umido, un velo di cera…

BlueLabel003Si rivela essere proprio un whisky da meditazione, come gli arredi del pop-up store volevano suggerire: va ascoltato con attenzione, e il finale molto lungo rimanda a infinite conversazioni nei salotti più intelligenti. O se non altro, se ne bevi un bel po’, te lo fa credere. Il blend di punta di casa Johnnie Walker è obiettivamente buono, con note davvero piacevoli che rivelano la presenza, nella miscela, di botti certo molto invecchiate: peccato per la gradazione bassa, che brucia la miccia dell’intensità e che ci fa fermare a 87/100, perché altrimenti saremmo probabilmente saliti ancora più in alto. Quanto costa? Che volgarità parlare di denaro, comunque poco meno di 200 €. A parte le nostre ironie, ringraziamo moltissimo Franco, Silvia e Fabrizio per l’invito e per le piacevoli conversazioni.

Sottofondo musicale consigliato: Gentleman – To the top.