Glasgow ‘1770’ 2019 release (2019, OB, 46%)

Proseguono le nostre degustazioni alla cieca private, e questa volta ci siamo imbattuti in un sample sorprendente: come abbiamo scoperto alla fine dell’assaggio, si tratta di una delle prime release della Glasgow Distillery, giovanissima distilleria di Glasgow (inaspettato, eh?), da pochi mesi importata in Italia da Meregalli. Questa Release 2019 è maturata in barili ex-bourbon first fill prima di un passaggio finale in virgin oak. Qui la nostra recensione, scritta senza sapere cos’avevamo davanti – non dimenticate. Il colore è un bel giallo paglierino.

1770 Whisky (2019 Release) -B_1N: che ricordi di merendina alle elementari, con quel succo di pera concentrato Yoga. Entrano poi in scena la vaniglia in quantità  e una punta di solvente, a indicare un distillato giovane. Ananas candito e sciroppo di sambuco, con una sensazione floreale indefinita (gelsomino forse no, magari fiori bianchi di alberi da frutto). Giovane, semplice e tropicale. Qualcuno azzarda che potrebbe essere un Irish, ma manca la caratteristica delicatezza. Col tempo si esce dalla dimensione fruttata per entrare nel magico mondo della crema.

P: cambio scenario, si passa in pasticceria qui. Pasticceria balcanica, per essere precisi. Quei dolcetti con miele di acacia e acqua di rose. Dolcissimo, di nuovo con la pera sugli scudi. Qui però si prende la scena una speziatura lieve ma ben evidente, tra cannella  e pepe bianco. Ma torniamo al centro del palato, coperto da una coltre di crema frutta gialla. Diciamo il pasticcino alla frutta classico, dai. Nel retrogusto ecco il new-make, la gioventù qui è più manifesta che al naso. Non troviamo una quadra sulla descrizione della dolcezza. Qualcuno dice gelato alla crema, ma poi si ecco la visione: quei cubetti di semolino del fritto misto piemontese. E ora potete chiamare la neuro.

F: … però prima fateci dire del finale: medio-corto, ancora sullo speziato con dell’albicocca secca.

Whisky giovane ma piacevolissimo, ben fatto e beverino. Semplice ma non privo di sorprese (le spezie, l’evoluzione dal fruttato al cremoso dall’olfatto al palato). Anche il finale rimane in una più che discreta medietas. Caricato, ma in maniera intelligente: non svacca mai. Dopo aver scoperto che stiamo assaggiando un whisky di soli 3 anni, siamo ancora più impressionati. 84/100. Se il buon giorno si vede dal mattino… Bisogna tenere d’occhio questa distilleria!

Sottofondo musicale consigliato: Oasis – Supersonic.

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Tre whisky pazzi assaggiati alla cieca

Degustare alla cieca è davvero divertente, perché mette in dubbio qualsiasi certezza data ormai per acquisita. A fine serata c’è chi è pronto ad aggrapparsi al Cogito di Cartesio pur di non dubitare della sua stessa esistenza, come se un mutuo ventennale non fosse già Schermata 2020-05-12 alle 00.41.22una prova definitiva della realtà del mondo. La quarantena appena conclusa ha inoltre aggiunto un ulteriore livello di difficoltà a questo salutare bagno di umiltà: bere alla cieca ma a distanza, e in cinque, visto che siamo riusciti a radunare un rispettato panel di alcolizzati (nella foto qui a fianco), che ha deli(be)rato fino a notte fonda. Come se non bastasse questi tre whisky si sono tra l’altro rivelati essere davvero spiazzanti e così li abbiamo ingabbiati tutti in un unico improbabile, drammatico articolo.

YUSHAN BLENDED MALT (2019, OB, 40%)

Qualche tempo fa avevamo avuto modo di rimanere piacevolmente stupiti da Omar, un single malt della Nantou Distillery, perché Taiwan non è solo Kavalan se si parla di whisky. C’abbiamo riprovato, pur senza saperlo, con Yushan, il blended malt invecchiato sia in botti ex bourbon che ex sherry.

yushan-blended-malt-70-clN. naso piuttosto elegante, aperto e pulito. Ha un’educazione sospetta, probabilmente un whisky di distilleria, con predominanza di botti ex bourbon. Frutta gialla fresca, un tocco di erica o miele d’erica, ad ogni modo una delicata nota floreale. C’è anche una frutta più densa e “processata” tra pesca sciroppata, crema all’arancia e agrumi canditi. Qualcuno coglie una maltosità briosciosa lieve, qualche altro percepisce l’influsso del legno. E poi arriva un chimico direttamente dalla canzone di De Andrè: c’è qualcosa di strano, tra l’aceto e il sapone, che fa pensare all’uso di worm tubes in distillazione.

P. ancora frutta, e ancora non del tutto naturale. Mele, Fanta dolcificata con generose cucchiaiate di miele. L’impatto è potente ma si spegne subito. Addio bella cremosità, vira all’amaro (qualcuno dice cartone) e di nuovo rispunta la sensazione di sapone. Ora l’influsso del legno si fa dozzinale (bancale del supermercato, per chi lo avesse assaggiato, e pepe). Non si capisce l’età, come quei personaggi che possono essere giovani invecchiati male o vecchi ringiovaniti bene.

F. corto, diviso fra un tocco dolciastro e saponoso (miele e agrumi) e un che di erbaceo e amarognolo.

L’olfatto ci aveva fatto sognare, qualcuno già si lanciava in supposizioni che andavano dalle distillerie delle Highlands agli Speysider intorno ai 12/15 anni. Nessuno aveva immaginato si trattasse di un blended malt forgiato alla fine del mondo. Il palato, totalmente scisso e deludente, e il finale saponoso fanno crollare il giudizio. E ci ricordano ancora una volta come le maturazioni tropicali extra-accelerate siano da maneggiare con cura: 79/100

CRAIGELLACHIE  10 YO (2019, That boutique-y whisky company, 50.5%)

That boutique-y whisky company è imbottigliatore indipendente mai banale, a partire da un’estetica degli imbottigliamenti particolarmente fresca e informale. Spesso anche il liquido è accattivante e dal cilindro è uscito questo giovincello dello Speyside…

craigellachie-that-boutiquey-whisky-company-whiskyN. mettiamoci il casco, che con tutti questi spigoli è meglio. L’ingresso è particolarissimo, con note di argilla e fango. Di certo è sporco e il lato sulfureo, tra metallico e acqua termale (quell’eau de uovo marcio inconfondibile), è contundente. Chi si avventura oltre questa selva olfattiva, trova del cioccolato al latte e un agrume indefinito, a tratti simile al pompelmo e a tratti al limone. La frutta è tutta qui, bordeggia con un’acidità concentrata di aceto balsamico. Giovane e a grado pieno, per nulla accomodante.

P. incantesimo, il tratto sulfureo e luciferino è svanito, così come quel senso di umidità terrosa del naso. C’è invece un’aromaticità quasi floreale, dolciastra, che ricorda le rose e l’angostura. A sottolineare questa sensazione di zuccherosità artificiale, ecco un che di caramella alla frutta (arancia, pesca, mela gialla) e di caramelle Werther, anche se non così cremose. Non è sgradevole, è solo giovane e dolce. La sensazione è che la botte influisca poco e che tutto – gioie e dolori – provenga dal distillato. Che nella sua imperfezione è verosimilmente un single cask indipendente. Probabilmente sopra i 50 gradi, vira al pepe e allo zenzero. L’aggiunta di acqua lo ammorbidisce, ma non lo stravolge. Emerge una distinta nota di prosciutto cotto tendente al rancido e un che di  menta.

F. cacao in polvere, mandorla e di nuovo quella nota di profumo, forse di fragola? Di media lunghezza.

Fin dalla prima snasata avevamo intuito che su questo whisky si sarebbe infranta l’unità d’intenti del nostro improvvisato pentapartito degustante. A un paio è proprio piaciuto, con quel suo profilo senza compromessi che strizza l’occhio ai cultori delle “puzzette” e dei whisky storti-ma-interessanti. Altri invece questo naso estremamente sulfureo – unito a un palato assai dolce e poco coerente – non è piaciuto. Uno di noi ha beccato la distilleria, famosa per lo stile sporco e particolare. La media delle nostre posizioni politiche a riguardo, che vanno da Leu a Fratelli d’Italia, sarà un democristiano 83/100.

MACKMYRA THORVALDSSON (2018, OB, 50.4%)

Concludiamo andando sulla luna (e in Svezia) con una delle folli creazioni di Mackmyra, distilleria che in questi anni ha più volte spostato l’asticella dell’innovazione nella categoria “whisky dal mondo”. Questo imbottigliamento, omaggio al famoso vichingo Erik Thorvaldsson, parrebbe essere frutto dell’invecchiamento di whisky pesantemente torbato in botti di rovere svedese che avevano già contenuto whisky torbato. E il tutto per produrne solo 48 bottiglie. Se non è innovazione questa, ragazzi…

183135-bigN. subito c’è chi butta lì un Caol Ila, e non sa quanto poco ci ha azzeccato. Mirto o ginepro. Pesce, acciughe. Torba bruciata, cetriolini del McDonald, marino, speck/pelle di salame muffa, camomilla zuccherata. Vaniglia, legno giovane. Grafite e grasso di officina. Polvere, limatura di ferro. Carta bruciata.

P. stranissimo, carbonella e carta bruciata, forse un vatting di whisky di Islay non dichiarato? Borotalco e catrame, plastica bruciata. Al palato sembra più Laphroaig. Banana verde affumicata. Balsamicità/medicinalità tipo resina. Toffee e caramella mou. Si sfarina un po’. Bottiglia aperta da molto?

F. molto bruciato, grande dolcezza, sticky tofffee pudding bruciacchiato. non infinito.

L’indecifrabilità di questo Mackmyra pazzerello e le nostre incaute supposizioni sono l’ennesima dimostrazione che bere distillati, cercando pure di capirci qualcosa, è impresa ardua e che bisogna sempre essere pronti a prendere schiaffoni e ricominciare con la stessa ingenua curiosità che ci spinse nell’oramai sepolto 2011 ad aprire questo blog. Ah tutti aspersi di cenere ed umiltà come siamo, quasi dimenticavamo il solito arrogante atto della votazione: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Blind Guardian- Mirror Mirror

Smokehead ‘Sherry Bomb’ (2019, Ian MacLeod, 48%)

Insieme ad alcuni amici abbiamo organizzato un piccolo blind tasting su Zoom (il vero protagonista di questi tempi strani): ci siamo inviati a vicenda 4 samples, ciascuno siglato col nome di una città e un numero, senza dichiarare né il mittente né, soprattutto, il contenuto. Lunedì sera abbiamo affrontato la prima sessione di 7 assaggi: pian piano, nelle prossime settimane, pubblicheremo le recensioni che abbiamo scritto… Rigorosamente, lasciamo le note come le avevamo scritte, tenendo anche qui e là qualche speculazione sul possibile contenuto, se trascritte dallo scriba designato. Oggi partiamo da “Topeka“, che conteneva Smokehead ‘Sherry Bomb’, la versione invecchiata in sherry del celebre torbatone dal look aggressivo di casa Ian MacLeod. Il colore è un rame carico.

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N: si nota subito una punta sulfurea da botte sherry; poi una sostanza di carne alla griglia, in generale di maiale: bacon, cheeseburger, maiale in agrodolce… La torba c’è, ovviamente, ma resta tutto sommato integrata; braci della griglia. Giovane, con molta probabilità. Aceto sulla griglia. Ha una sua parte agrumata. Molto teso, interessante, certo un po’ ruffiano.

P: le promesse ruffiane del naso sono purtroppo confermate. Molto molto dolce, con una legnata di fumo di torba (per niente marina); sparisce però il tocco succulento del naso, che era una delle cose più interessanti. C’è una dolcezza da sherry PX molto appiccicosa, con marmellata di fragola e lamponi, arancia bruciata, zucchero sempre bruciato. Cioccolato al caramello – mars. Pesca al forno con amaretto. Tanta liquirizia. Complessivamente banalotto, molto carico.

F: super dolce, abbastanza rapido e balsamico, fumo e caramello bruciato.

Il naso, tutto sommato promettente con la sua carica di grasso di maiale bruciato, è deluso dalle altre fasi, legate tra loro dal solo fatto di essere ipercariche: ma in fondo è un po’ indeciso, è uno nessuno e centomila. Non colpisce particolarmente, anche se non mostra un carattere particolarmente distintivo. Nel complesso ci è parso un po’ banalotto: non cattivo, per carità, ma non dice granché. Una bevuta che immaginiamo interessante soprattutto per chi si avvicina a questo stile di whisky, un po’ come il black metal sinfonico negli anni ’90: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Dimmu Borgir – The Insight and the Catharsys.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 24

Siamo infine giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, che hanno avuto la generosità di coinvolgerci in questa esperienza e inodarci di misteriosi sample in questo dicembre. Oggi dietro l’ultima casellina troviamo un Mortlach 13 yo imbottigliato da Cadenhead’s nel 2017 dopo 13 anni di invecchiamento in una botte ex sherry. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Intanto buon Natale!

48383186_2002707926693949_1795072497507368960_nVerosimilmente a grado pieno (in effetti è a 55,1%). Nota meaty, con punte sulfuree e un ficcante tabasco (sensazione tra l’aceto, lo speziato, il piccantino…). Arancia quasi andata. Fogliame umido, foglia di tabacco. Una mela cotta, anzi: una compôte di pesca. Fichi secchi, forse. Il palato rimane con note agrumate/acidule, con punte sporche… Ma ha anche note di frutta calda zuccherina, che ci fanno venire in mente una crostata troppo cotta, con la marmellata quasi bruciacchiata. Tanta ciliegia, frutta rossa e prugne secche (Zucchetti dice überfrutta, e noi gli crediamo) . Punte pepate. Il finale è lungo, si riverberano note acidule e di una composta di frutta rossa.

Avevamo in mente un imbottigliamento ben preciso, il Mortlach 27 di Cadenhead’s, Authentic Collection 1988, che abbiamo assaggiato nell’occasione in cui abbiamo conosciuto i ragazzi del BLEND… Abbiamo sbagliato di poco, ma resta il fatto che il Calendario avventato si conclude davvero col botto, con un whisky completo e che ha ben poco da invidiare a qualsiasi whisky della sua categoria (ovvero sherry monster esplosivi e con note graffianti). Il nostro voto è 90/100.

 

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 18

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere Kilchoman Sanaig, assemblaggio di barili ex sherry ed ex bourbon lanciato qualche anno fa dalla distilleria di Anthony Wills. Tenete conto cheIMG-20181203-WA0013 l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #18

48361522_1999056140392461_5307003629801046016_nDiremmo di star leggendo un manuale che spiega come si fa un whisky isolano a prevalenza bourbon. Ci sono vaniglia, crema, limone, eucalipto, torba con alghe e mare. Ci cattura una suggestione di pastiglie Leone salvia e limone. In bocca è molto dolce ma si salva dalla stucchevolezza grazie a note agrumate e fresche che ricordano il lime. La torba è ben presente, sul legno bruciato, mentre la marinità completa senza strafare. Il corpo è un po’ debole, non ci sono guizzi di incredibile intensità, ma nel complesso ci sembra un whisky ben fatto, equilibrato, senza difetti. Caol Ila, forse? In ogni caso per noi è 83/100.

Dopo che ci è stata rivelata l’identità siamo soddisfatti a metà. Caol Ila e Kilchoman non sono poi distillerie così lontane per stile e quindi l’errore non è poi così catastrofico. Rimaniamo invece abbastanza perplessi nel rileggere le nostre tasting notes, perché non troviamo nessun riferimento all’invecchiamento in sherry, le cui botti sono peraltro in maggioranza nella “ricetta” del Sanaig; è pur vero che tutte le botti ex-bourbon sono come di consueto di primo riempimento e quindi molto fresche, ma accidenti qui ci tiriamo una bacchettata sulle mani da soli. Fa male, fa molto male…

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 17

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un Ole Smoky Moonshine White Lightnin’. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #17

Avevamo capito che c’era qualcosa di strano… Qualsiasi cosa sia, la domanda è: perché? È olfattivamente abbastanza piatto con sentori che spaziano dall’acqua della giardiniera alla buccia di patata, dall’amido a un candito informe. Al palato patata cruda con granelli di zucchero bianco gettati lì. Molto alcolico e asciutto.

La nostra idea era orientata verso un Poitin (e avevamo pronte sapide battute sessiste sul distillare patate), e non verso un Moonshine di cereali, ma tant’è: in ogni caso non è qualcosa che berremmo mai, davvero, se non per una scommessa persa. 40/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 16

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un grande classico come Talisker 10, imbottigliamento un tempo molto diffuso anche nella grande distribuzione e oggi invece presente solo nelle enoteche. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #16

48374980_1998359833795425_8867382495704776704_nChe strano giovincello! Ha come uno schermo di eucalipto che lo rende fresco, agilmente erbaceo. Al contempo però sì palesa un lato farmy (provolone?), anche terroso. La torba sembra leggera, con un tocco di marinità. Mela gialla. Non cattivo, ma sicuramente poco complesso. Al palato si nota- inattesa- una certa eccessiva pungenza alcolica. Torba ‘verde’ in aumento e nitide note di malto e miele. In un secondo momento torna il mentolato, che regala un finale fresco e ancora un po’ spirity. Bene, oggi dopo aver scoperto di whisky si trattasse, ci siamo dovuti immergere fino al collo nel fatidico bagno d’umiltà. Questo Talisker, bevuto qui nel 2012 ci aveva decisamente convinto, perché lo avevamo trovato magistrale nel suo unire distillato isolano a ricche note fruttate e speziate in stile “tarte tatin”. A distanza di 6 anni e assaggiato alla cieca, invece ha prevalso una percezione di gioventù, quella freschezza e quella grande facilità di bevuta che tutti del resto riconoscono a questo imbottigliamento. Il voto di oggi è 81/100 (!!!) e a nostra discolpa possiamo solo dire che l’abbiamo bevuto cinque minuti dopo l’Hudson Manhattan Rye pubblicato ieri, dalla dolcezza sicuramente più spiccata e che quindi potrebbe aver preso a cazzotti i nostri sensi. Sia detto infine che su whiskybase la media di oltre mille votazioni è piuttosto bassina, circa 85 punti, ma comunque non possiamo autoassolverci e dobbiamo dichiararci in disaccordo con noi stessi. Insomma, se volete sfatare miti sul whisky ed evocare i vostri demoni interiori più incofessabili, la cosa migliore da fare è sicuramente degustare col bicchiere muto, solo voi e le infinite possibilità che questo distillato regala.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 15

Il “Calendario Avventato” al giorno 15 ci regala Hudson Manhattan Rye, una chicca

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il calendario avventato entra nel vivo!

prodotta dalla Tuthilltown Spirits, distilleria dello stato di New York fondata nel 2001. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #15

48045808_1997398670558208_1679498260466630656_nDiremmo che non si tratta di scotch single malt, ha più un profilo da whiskey sull’altra sponda dell’Atlantico. Zenzero fresco, matita temperata, solvente tipo varnish, banana matura. Una sensazione di granaglie dolci. Grain? Bourbon? Rye? Un drammatico scherzo dei ragazzi terribili del Blend? Beh comunque è gradevole. In bocca stupisce la mancanza di cremosità, mentre dominano ancora sentori legnosi, di spezie e di solvente: bitter all’arancia. La dolcezza ricorda il mais, che si alterna di continuo a un lato più amaricante di legno tostato e buccia di mandorla. Particolare, spiazzante, da provare, oppure da miscelare per non pensarci più. Il voto, sempre ipotizzando si tratti di un whiskey, è più che lusinghiero e si attesta su un 85/100. La bottiglia è costosetta: siamo sui 40 euro per 35 cl.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 13

Il “Calendario Avventato” al giorno n.13 ci regala Kilkerran 8 yo Cask Strength. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #13

Che bel profilo terroso e minerale, la torba leggera pennella un velo che va e viene. Ah, il fascino del vedo non vedo. Lascia presagire una bella sapidità. Il lato fruttato è di frutta bianca fresca e zuccherina (mela, pera, melone bianco). Vaniglia il giusto e un bel chicco d’orzo. In bocca è pazzesco l’impatto salato, davvero sferzante. Pulito, maltoso, con un bel corpo esplosivo e avvolgente. Arriva poi una dolcezza burrosa quasi da ganache bianca, cioccolato bianco, ancora vaniglia. La torba si fa leggera e insiste sul terroso. Zenzero e pepe bianco. Un whisky senza difetti e con tanti pregi: personalità, spigoli da scotch vero.

Assaggiandolo così alla cieca, ci orienteremmo verso quei sentori tipici dei whisky di Campbeltown… Uno di noi si è messo a collezionare Kilkerran, e scommetterebbe i suoi due centesimi proprio sull’amata microdistilleria: l’altro conferma, ed entrambi siamo concordi nel puntare sull’edizione 8 anni Cask Strength, vista l’evidenza dell’alcol (se fosse a grado ridotto, sarebbe un problema). Nel non volerci sbilanciare troppo, rosi dal dubbio della cantonata, ci sentiamo di dare un 88/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 10

Il “Calendario Avventato” al giorno n.10 ci regala un pezzo di storia dello Scotch, IMG_20181210_102103 Bushmills Black Bush, Nas della distilleria irlandese invecchiato in botti ex-bourbon ed ex-sherry Oloroso . Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Durante tutta la degustazione ci aveva assillato il dubbio che potesse trattarsi di un irish whiskey, ma alla fine siamo rimasti sul vago, limitandoci a registrare quella tipica nota floreale che tornava con insistenza.

Whisky #10

47471622_1991444751153600_6974127471012610048_nEsibisce fin da subito nitide note ingenue di pera e mela gialla profumata, tipo la mela raschiata col cucchiaino. Assieme troviamo una nota di acetone aromatizzato alla mandorla e ad avvolgere il tutto sentori di fiori freschi e miele qua e là. Una suggestione di zucchero liquido e confetto. Al palato l’ingresso è francamente un po’ troppo in punta di piedi, quasi acquoso, e si ripropone una morbidezza facilona a base di sciroppo di zucchero. Il confetto alla mandorla, da suggestione che era, diventa solida realtà. Conserva anche una qualche gradevolezza floreale, con leggere note di miele, ma si perde completamente ogni dimensione fruttata, che al naso invece offrirà qualche soddisfazione. Tra l’altro il muro gustativo si sgretola davvero troppo in fretta, il finale è breve, su pera e millefiori, e non privo di una virata sull’amaro che, davvero, lascia l’amaro in bocca.

Amiamo i whisky semplici che non hanno paura di denunciare la loro età, amiamo i peccati di gioventù e i fiori freschi che durano una notte. Ma anche la giovinezza è un abito che si deve saper portare. Qui davvero la timidezza vince e non convince: 77/100. Tra l’altro alla cieca non abbiamo praticamente mai sentito l’influsso delle botti ex-Oloroso, ma sicuramente è un problema nostro. Va detto, infine, che a circa 25 euro rimane un whiskey con un bel rapporto qualità/prezzo.