Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 24

Siamo infine giunti al termine del nostro “Calendario avventato”, un’idea concepita dai ragazzi del Blend di Castelfranco Veneto, che hanno avuto la generosità di coinvolgerci in questa esperienza e inodarci di misteriosi sample in questo dicembre. Oggi dietro l’ultima casellina troviamo un Mortlach 13 yo imbottigliato da Cadenhead’s nel 2017 dopo 13 anni di invecchiamento in una botte ex sherry. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Intanto buon Natale!

48383186_2002707926693949_1795072497507368960_nVerosimilmente a grado pieno (in effetti è a 55,1%). Nota meaty, con punte sulfuree e un ficcante tabasco (sensazione tra l’aceto, lo speziato, il piccantino…). Arancia quasi andata. Fogliame umido, foglia di tabacco. Una mela cotta, anzi: una compôte di pesca. Fichi secchi, forse. Il palato rimane con note agrumate/acidule, con punte sporche… Ma ha anche note di frutta calda zuccherina, che ci fanno venire in mente una crostata troppo cotta, con la marmellata quasi bruciacchiata. Tanta ciliegia, frutta rossa e prugne secche (Zucchetti dice überfrutta, e noi gli crediamo) . Punte pepate. Il finale è lungo, si riverberano note acidule e di una composta di frutta rossa.

Avevamo in mente un imbottigliamento ben preciso, il Mortlach 27 di Cadenhead’s, Authentic Collection 1988, che abbiamo assaggiato nell’occasione in cui abbiamo conosciuto i ragazzi del BLEND… Abbiamo sbagliato di poco, ma resta il fatto che il Calendario avventato si conclude davvero col botto, con un whisky completo e che ha ben poco da invidiare a qualsiasi whisky della sua categoria (ovvero sherry monster esplosivi e con note graffianti). Il nostro voto è 90/100.

 

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 18

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere Kilchoman Sanaig, assemblaggio di barili ex sherry ed ex bourbon lanciato qualche anno fa dalla distilleria di Anthony Wills. Tenete conto cheIMG-20181203-WA0013 l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina. Il rischio di farsi male è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #18

48361522_1999056140392461_5307003629801046016_nDiremmo di star leggendo un manuale che spiega come si fa un whisky isolano a prevalenza bourbon. Ci sono vaniglia, crema, limone, eucalipto, torba con alghe e mare. Ci cattura una suggestione di pastiglie Leone salvia e limone. In bocca è molto dolce ma si salva dalla stucchevolezza grazie a note agrumate e fresche che ricordano il lime. La torba è ben presente, sul legno bruciato, mentre la marinità completa senza strafare. Il corpo è un po’ debole, non ci sono guizzi di incredibile intensità, ma nel complesso ci sembra un whisky ben fatto, equilibrato, senza difetti. Caol Ila, forse? In ogni caso per noi è 83/100.

Dopo che ci è stata rivelata l’identità siamo soddisfatti a metà. Caol Ila e Kilchoman non sono poi distillerie così lontane per stile e quindi l’errore non è poi così catastrofico. Rimaniamo invece abbastanza perplessi nel rileggere le nostre tasting notes, perché non troviamo nessun riferimento all’invecchiamento in sherry, le cui botti sono peraltro in maggioranza nella “ricetta” del Sanaig; è pur vero che tutte le botti ex-bourbon sono come di consueto di primo riempimento e quindi molto fresche, ma accidenti qui ci tiriamo una bacchettata sulle mani da soli. Fa male, fa molto male…

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 17

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un Ole Smoky Moonshine White Lightnin’. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #17

Avevamo capito che c’era qualcosa di strano… Qualsiasi cosa sia, la domanda è: perché? È olfattivamente abbastanza piatto con sentori che spaziano dall’acqua della giardiniera alla buccia di patata, dall’amido a un candito informe. Al palato patata cruda con granelli di zucchero bianco gettati lì. Molto alcolico e asciutto.

La nostra idea era orientata verso un Poitin (e avevamo pronte sapide battute sessiste sul distillare patate), e non verso un Moonshine di cereali, ma tant’è: in ogni caso non è qualcosa che berremmo mai, davvero, se non per una scommessa persa. 40/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 16

Il “Calendario Avventato” oggi ci fa bere un grande classico come Talisker 10, imbottigliamento un tempo molto diffuso anche nella grande distribuzione e oggi invece presente solo nelle enoteche. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, il rischio di cadute colossali è dietro l’angolo, ma vediamo.

Whisky #16

48374980_1998359833795425_8867382495704776704_nChe strano giovincello! Ha come uno schermo di eucalipto che lo rende fresco, agilmente erbaceo. Al contempo però sì palesa un lato farmy (provolone?), anche terroso. La torba sembra leggera, con un tocco di marinità. Mela gialla. Non cattivo, ma sicuramente poco complesso. Al palato si nota- inattesa- una certa eccessiva pungenza alcolica. Torba ‘verde’ in aumento e nitide note di malto e miele. In un secondo momento torna il mentolato, che regala un finale fresco e ancora un po’ spirity. Bene, oggi dopo aver scoperto di whisky si trattasse, ci siamo dovuti immergere fino al collo nel fatidico bagno d’umiltà. Questo Talisker, bevuto qui nel 2012 ci aveva decisamente convinto, perché lo avevamo trovato magistrale nel suo unire distillato isolano a ricche note fruttate e speziate in stile “tarte tatin”. A distanza di 6 anni e assaggiato alla cieca, invece ha prevalso una percezione di gioventù, quella freschezza e quella grande facilità di bevuta che tutti del resto riconoscono a questo imbottigliamento. Il voto di oggi è 81/100 (!!!) e a nostra discolpa possiamo solo dire che l’abbiamo bevuto cinque minuti dopo l’Hudson Manhattan Rye pubblicato ieri, dalla dolcezza sicuramente più spiccata e che quindi potrebbe aver preso a cazzotti i nostri sensi. Sia detto infine che su whiskybase la media di oltre mille votazioni è piuttosto bassina, circa 85 punti, ma comunque non possiamo autoassolverci e dobbiamo dichiararci in disaccordo con noi stessi. Insomma, se volete sfatare miti sul whisky ed evocare i vostri demoni interiori più incofessabili, la cosa migliore da fare è sicuramente degustare col bicchiere muto, solo voi e le infinite possibilità che questo distillato regala.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 15

Il “Calendario Avventato” al giorno 15 ci regala Hudson Manhattan Rye, una chicca

IMG-20181203-WA0014
il calendario avventato entra nel vivo!

prodotta dalla Tuthilltown Spirits, distilleria dello stato di New York fondata nel 2001. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #15

48045808_1997398670558208_1679498260466630656_nDiremmo che non si tratta di scotch single malt, ha più un profilo da whiskey sull’altra sponda dell’Atlantico. Zenzero fresco, matita temperata, solvente tipo varnish, banana matura. Una sensazione di granaglie dolci. Grain? Bourbon? Rye? Un drammatico scherzo dei ragazzi terribili del Blend? Beh comunque è gradevole. In bocca stupisce la mancanza di cremosità, mentre dominano ancora sentori legnosi, di spezie e di solvente: bitter all’arancia. La dolcezza ricorda il mais, che si alterna di continuo a un lato più amaricante di legno tostato e buccia di mandorla. Particolare, spiazzante, da provare, oppure da miscelare per non pensarci più. Il voto, sempre ipotizzando si tratti di un whiskey, è più che lusinghiero e si attesta su un 85/100. La bottiglia è costosetta: siamo sui 40 euro per 35 cl.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 13

Il “Calendario Avventato” al giorno n.13 ci regala Kilkerran 8 yo Cask Strength. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #13

Che bel profilo terroso e minerale, la torba leggera pennella un velo che va e viene. Ah, il fascino del vedo non vedo. Lascia presagire una bella sapidità. Il lato fruttato è di frutta bianca fresca e zuccherina (mela, pera, melone bianco). Vaniglia il giusto e un bel chicco d’orzo. In bocca è pazzesco l’impatto salato, davvero sferzante. Pulito, maltoso, con un bel corpo esplosivo e avvolgente. Arriva poi una dolcezza burrosa quasi da ganache bianca, cioccolato bianco, ancora vaniglia. La torba si fa leggera e insiste sul terroso. Zenzero e pepe bianco. Un whisky senza difetti e con tanti pregi: personalità, spigoli da scotch vero.

Assaggiandolo così alla cieca, ci orienteremmo verso quei sentori tipici dei whisky di Campbeltown… Uno di noi si è messo a collezionare Kilkerran, e scommetterebbe i suoi due centesimi proprio sull’amata microdistilleria: l’altro conferma, ed entrambi siamo concordi nel puntare sull’edizione 8 anni Cask Strength, vista l’evidenza dell’alcol (se fosse a grado ridotto, sarebbe un problema). Nel non volerci sbilanciare troppo, rosi dal dubbio della cantonata, ci sentiamo di dare un 88/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 10

Il “Calendario Avventato” al giorno n.10 ci regala un pezzo di storia dello Scotch, IMG_20181210_102103 Bushmills Black Bush, Nas della distilleria irlandese invecchiato in botti ex-bourbon ed ex-sherry Oloroso . Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Durante tutta la degustazione ci aveva assillato il dubbio che potesse trattarsi di un irish whiskey, ma alla fine siamo rimasti sul vago, limitandoci a registrare quella tipica nota floreale che tornava con insistenza.

Whisky #10

47471622_1991444751153600_6974127471012610048_nEsibisce fin da subito nitide note ingenue di pera e mela gialla profumata, tipo la mela raschiata col cucchiaino. Assieme troviamo una nota di acetone aromatizzato alla mandorla e ad avvolgere il tutto sentori di fiori freschi e miele qua e là. Una suggestione di zucchero liquido e confetto. Al palato l’ingresso è francamente un po’ troppo in punta di piedi, quasi acquoso, e si ripropone una morbidezza facilona a base di sciroppo di zucchero. Il confetto alla mandorla, da suggestione che era, diventa solida realtà. Conserva anche una qualche gradevolezza floreale, con leggere note di miele, ma si perde completamente ogni dimensione fruttata, che al naso invece offrirà qualche soddisfazione. Tra l’altro il muro gustativo si sgretola davvero troppo in fretta, il finale è breve, su pera e millefiori, e non privo di una virata sull’amaro che, davvero, lascia l’amaro in bocca.

Amiamo i whisky semplici che non hanno paura di denunciare la loro età, amiamo i peccati di gioventù e i fiori freschi che durano una notte. Ma anche la giovinezza è un abito che si deve saper portare. Qui davvero la timidezza vince e non convince: 77/100. Tra l’altro alla cieca non abbiamo praticamente mai sentito l’influsso delle botti ex-Oloroso, ma sicuramente è un problema nostro. Va detto, infine, che a circa 25 euro rimane un whiskey con un bel rapporto qualità/prezzo.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 9

Il “Calendario Avventato” al giorno n.9 ci regala Kilchoman Machir Bay,IMG-20181208-WA0012 l’imbottigliamento entry-level della famiglia Kilchoman. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post.

Whisky #9

47316602_1991444174486991_9081419442121867264_nQui abbiamo di fronte un torbato, sicuramente piuttosto giovane, fresco e vivace. Annusando ci pare di sentire un fumo molto acre e intenso, con un sottofondo vegetale, molto cerealoso e ‘naked’, con aromi primari di cereale, di fermentazione. All’inizio ci sembrava di riconoscere una spiccata marinità, ma man mano che il tempo passa quella prima suggestione svanisce e ci viene il dubbio di averla confusa con una decisa nota di limone… Anche dello zenzero fresco. Al palato l’intensità è buona, e replica pedissequamente il naso: se la torba è brace e cenere intensa, ancora si agita una dolcezza deliziosa, onesta e giovane, di cereale (proprio il chicco d’orzo torbato che ti fanno assaggiare in distilleria all’inizio dei tour…). Punte pepate. Il finale è intenso e lungo, anche se a durare è soprattutto il fumo, mentre la dolcezza di malto immerso in limone svanisce abbastanza rapidamente.

Un buon whisky semplice, onesto, che non prova neppure a nascondere la sua gioventù e la sua natura profondamente basica, oseremmo dire materica. La poca marinità ci fa dubitare della sua provenienza: molto probabilmente è una distilleria di Islay, ma potrebbe anche essere un whisky di distillerie “di terra”. Il giudizio è positivo, anche se numericamente tiene conto dei peccati di gioventù: 84/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 8

Il “Calendario Avventato” al giorno n.8 ci regala Puni Sole, whisky italiano che maturaIMG-20181203-WA0008 due anni in botti ex bourbon e altri due in ex Pedro Ximenez. Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #8

47395305_1991443727820369_8674536119062233088_nIl naso è molto timido ed erbaceo, sostanziabile solo con del cereale macerato, un malto giovane, acidino. Solo dopo un po’ vengono fuori zaffatine di vaniglia, molto trattenute e molto ‘ideali’. Il palato torna sulle stesse zone: si conferma la nudità stilistica, ma compaiono note di panna rappresa, ancora di cereale, di lievito, con dei leggeri sentori di mela e di vaniglia. Perfino dell’anice. Il finale non è lunghissimo, anche qui diviso tra erbaceo, mela e panna/latte.

L’abbiamo trovato molto esile, molto candito, molto evanescente, covando addirittura il dubbio che fosse un distillato diverso dal whisky. Al contrario ci era piaciuto un po’ di più nella degustazione standard, dove in effetti l’avevamo descritto come più ricco, fruttato e in definitiva influenzato dalle botti di Pedro Ximenez. Possiamo ipotizzare che in una degustazione blind le note giovani di cereale tendano a risaltare maggiormente, perché chi beve le va a cercare e le “sopravvaluta” per stabilire la (giovane) età di un whisky. Alla cieca gli diamo l’insufficienza, ma a questo punto siamo curiosi di fare un terzo assaggio per un giudizio definitivo: 76/100.

Whisky Revolution “calendario avventato” – Day 6

Il “Calendario Avventato” al giorno n.6 ci regala Glendronach 12 yo, e questa è la nostraIMG-20181203-WA0004 recensione… Tenete conto che l’abbiamo assaggiato blind, alla cieca, e la sua identità ci è stata rivelata solo stamattina, pochi istanti prima di pubblicare questo post. Abbiate pietà di noi.

Whisky #6

47469718_1991442401153835_8723996429867024384_nIl naso è particolare, con elementi diciamo compositi: uvetta sotto spirito, frutta secca (noce), panna cotta, e una leggera nota di metallo. Brioche di cereali ai frutti rossi (frutta rossa in generale crescita man mano che sta nel bicchiere). Il palato mostra i muscoli dello sherry, con mela rossa, caramello (anzi: caramelle Alpenliebe), un che di confettura di fragola; esplosivo in una dolcezza che supera le attese. Restano le note di cui sopra, con una punta metallica e di noce. Molto molto dolce, di una dolcezza appassita da Pedro Ximenez. Il finale è medio-lungo, un po’ allappante e ancora molto zuccheroso.

La grande intensità salva il profilo complessivo, che – intendiamoci – è ben fatto, ben confezionato, ben cesellato. Però banalmente non è il tipo di profilo sherried che rientra al 100% nel nostro gusto, e dunque pur riconoscendogli una certa qualità, non possiamo salire sopra 83/100. Poi oh, magari è un Aberlour 18 anni, noi non abbiamo digerito la pizza e non ci abbiamo capito niente.

Il commento alla cieca era quello che avete appena letto. Rispetto ai timori dell’ultima frase dobbiamo dire che in realtà la pizza l’avevamo metabolizzata bene e concordiamo in tutto e per tutto coi noi stessi di qualche giorno fa, perché “l’incoerenza è il peggior carcere di se stessi”, diceva il poeta o il filosofo, non ricordiamo più.